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Regresso

61 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Regresso, dal latino regredior, nel significato di andare/ritornare ad una posizione precedente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Insinuazione al passivo fallimentare e imposta di registro
Una società acquirente ha acquistato un complesso aziendale da una clinica successivamente fallita. In seguito, la società ha chiesto l'insinuazione al passivo fallimentare per recuperare sia una somma pagata a un terzo creditore, sia l'imposta di registro versata per l'atto di acquisto. Il Giudice Delegato e il Tribunale hanno ammesso con riserva il primo importo, ma hanno escluso le spese fiscali di registro perché il contratto di vendita poneva i tributi a carico esclusivo dell'acquirente. Durante la causa in Cassazione, la società ha incassato interamente la somma ammessa con riserva tramite i riparti fallimentari. I Giudici di Legittimità hanno dichiarato estinta la lite sul credito rimborsato e hanno confermato l'esclusione definitiva delle spese di registro, rigettando le pretese della società acquirente e condannandola alle spese processuali.
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Lite temeraria: il cliente paga le spese legali nonostante il decreto revocato
Una veterinaria ottenne un decreto ingiuntivo per prestazioni professionali. Il cliente si oppose, e il decreto fu parzialmente revocato, con il cliente condannato a pagare una somma minore e a ricevere un cane come compensazione. Successivamente, il cliente contestò il pagamento dell'imposta di registrazione del decreto ingiuntivo, ritenendola non dovuta poiché il decreto era stato revocato. I giudici di merito respinsero l'opposizione, affermando che l'imposta era dovuta indipendentemente. Il cliente ricorse in Cassazione, impugnando anche una condanna per lite temeraria (uso pretestuoso del processo) inflittagli per aver ritardato la conclusione del giudizio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando sia l'obbligo di pagare l'imposta di registrazione sia la condanna per lite temeraria, sottolineando l'uso strumentale del diritto all'impugnazione. Il cliente deve ora pagare le spese legali.
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Responsabilità Solidale Illecito: Estinzione Autore non Libera l’Azienda
La Corte di Cassazione ha chiarito importanti aspetti sulla responsabilità solidale illecito amministrativo. Il Ministero del Lavoro aveva impugnato una sentenza che annullava un'ordinanza-ingiunzione contro una società, perché l'autore materiale dell'illecito non era stato citato e la sua obbligazione si era estinta. La Cassazione ha stabilito che l'obbligazione del responsabile solidale è autonoma rispetto a quella dell'autore materiale. Pertanto, l'estinzione dell'obbligazione per quest'ultimo (ad esempio per mancata notifica tempestiva) non libera automaticamente il responsabile solidale. La Corte ha accolto il ricorso, rinviando la causa alla Corte d'Appello per un nuovo esame basato su questi principi.
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Debiti condominiali parziari: pagare per altri non dà rimborso
Una condomina ha pagato all'amministratore oltre trentatremila euro per coprire le quote di altri proprietari morosi, evitando così che l'impresa sospendesse i lavori di manutenzione dell'edificio. Successivamente, ha chiesto il rimborso ai condomini inadempienti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna. I giudici hanno chiarito che i debiti contratti dal condominio verso terzi sono debiti condominiali parziari, ossia divisi tra i singoli proprietari in proporzione ai millesimi. Di conseguenza, chi paga volontariamente la quota altrui, sapendo di non essere debitore, non può utilizzare l'azione di regresso o la surrogazione legale per recuperare le somme. L'unico rimedio possibile in questi casi è l'azione per ingiustificato arricchimento contro i condomini che hanno beneficiato del pagamento.
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Perdite e obblighi informativi dell’intermediario finanziario
Due risparmiatori subiscono perdite finanziarie dopo aver acquistato quote di fondi comuni consigliate da un promotore. Il cessionario del credito agisce contro la banca per il risarcimento dei danni. La banca chiama in causa il promotore. La Corte d'Appello condanna la banca al risarcimento e il promotore a rifondere il 50% alla banca, ritenendo violati gli obblighi informativi dell'intermediario finanziario. La Cassazione dichiara inammissibili sia il ricorso del promotore sia quello della banca. I giudici confermano che la semplice consegna del prospetto informativo non basta ad assolvere i doveri di informazione attiva e passiva. La banca e il promotore devono risarcire il danno in quanto non hanno provato di aver informato adeguatamente i clienti sui rischi specifici dell'operazione.
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Azione revocatoria ordinaria: donare alle mogli non salva i soci
Un professionista, condannato in solido con una società costruttrice e i suoi soci per gravi difetti edilizi, subisce la minaccia di precetto da parte dei creditori. Prima della sentenza definitiva, i soci donano i propri immobili alle mogli per sottrarli all'esecuzione. Il professionista promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali donazioni, vantando un'aspettativa di regresso. La Corte di Cassazione conferma la revoca delle donazioni: l'azione revocatoria ordinaria spetta anche a chi vanta un credito eventuale o litigioso, come il diritto di regresso tra coobbligati solidali. La solvibilità degli altri debitori o la presenza di polizze assicurative non escludono il pregiudizio del creditore, rendendo legittima la tutela del suo patrimonio.
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Revoca del beneficio pubblico: lo Stato batte le banche
Un'azienda riceve un mutuo bancario garantito da un ente pubblico per un progetto di internazionalizzazione. A seguito dell'inadempimento dell'azienda e del suo successivo fallimento, l'ente pubblico paga la banca e dispone la revoca del beneficio pubblico. L'ente chiede quindi l'insinuazione tardiva al passivo per recuperare la somma, ma il Tribunale rigetta la domanda applicando le regole della fideiussione ordinaria. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ente pubblico, stabilendo che la revoca del beneficio fa nascere un credito restitutorio autonomo di natura pubblicistica. Di conseguenza, non si applicano i limiti della legge fallimentare previsti per la fideiussione, consentendo all'ente di insinuarsi al passivo anche se la banca ha già richiesto l'intero credito.
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Ripartizione imposta di registro: accordo privato contro Fisco
Un Fondo Pensioni e una Società Immobiliare realizzano un'operazione complessa (conferimento di immobili in una nuova società e successiva vendita delle quote) per beneficiare di agevolazioni fiscali. L'Agenzia delle Entrate riqualifica l'operazione come un'unica compravendita immobiliare, richiedendo oltre 110 milioni di euro di imposte. Le parti si conciliano pagando il 50% ciascuna, ma poi si fanno causa pretendendo l'una dall'altra il rimborso della propria quota. La Corte di Cassazione rigetta entrambi i ricorsi, confermando che la riqualificazione fiscale rileva solo nei confronti del Fisco. Nei rapporti interni tra le parti, in mancanza di pattuizioni specifiche per l'imposta riqualificata, si applica la regola della solidarietà paritaria. Pertanto, la Ripartizione imposta di registro deve avvenire in parti uguali (50% ciascuno).
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Diritto di regresso: l’impresa edile vince contro il produttore
I proprietari di una villetta subiscono gravi infiltrazioni d'acqua a causa della rottura del tetto in plastica dopo una grandinata. L'impresa edile che ha eseguito i lavori viene condannata a risarcire i proprietari, ma chiede di essere tenuta indenne dal produttore dei materiali difettosi. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del produttore, confermando che l'impresa edile ha il pieno diritto di regresso nei suoi confronti ai sensi del Codice del Consumo. Questo diritto si applica anche se il rapporto originario derivava da un contratto di appalto, poiché la legge equipara l'appalto alla vendita quando l'obiettivo è la fornitura di beni di consumo. Il produttore deve quindi rimborsare l'impresa edile per i danni risarciti ai clienti.
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Regresso tra cofideiussori: prove carenti e rimborso negato
Un socio accomandatario e una socia accomandante garantiscono con fideiussione un mutuo bancario della loro società. Dopo la cancellazione della società, il socio dichiara di aver estinto personalmente il debito residuo e promuove un'azione di regresso tra cofideiussori contro la socia per ottenere la sua quota. La Corte d'Appello riduce la somma dovuta dalla donna, ritenendo provati solo i pagamenti tracciabili dal conto personale del socio, escludendo quelli privi di chiara provenienza poiché il possesso delle ricevute era giustificato dal suo ruolo di amministratore. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del socio, che pretendeva una nuova valutazione dei fatti, e inefficace il ricorso incidentale della socia. Il socio perde definitivamente e deve pagare le spese di giudizio.
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Liberazione del fideiussore: accordi segreti e debiti cancellati
Un garante ha chiesto la liberazione del fideiussore ai sensi dell'articolo 1956 del Codice Civile. I creditori avevano infatti stipulato un accordo transattivo con la società debitrice principale, concedendole una dilazione di ventiquattro mesi per pagare e sospendendo le azioni esecutive, senza chiedere l'autorizzazione del garante stesso. La Corte d'Appello ha omesso di valutare se questo accordo costituisse una nuova concessione di credito idonea ad aggravare il rischio del garante. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del garante, stabilendo che la nozione di "far credito" comprende qualsiasi comportamento del creditore che aumenti l'esposizione al rischio del debitore principale, rendendo più difficile il successivo recupero delle somme da parte del garante. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Responsabilità civile della pubblica amministrazione: stop causa
Una cittadina ha chiesto il risarcimento per la perdita della madre nell'alluvione del 1998. Il Tribunale ha condannato in solido l'ex Sindaco, lo Stato e il Comune. Successivamente, lo Stato ha chiesto il regresso contro il Comune. La Corte d'Appello ha condannato il Comune a pagare un terzo della somma. Il Comune ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato che la notifica del ricorso alle amministrazioni statali è stata eseguita erroneamente presso l'Avvocatura Distrettuale anziché presso l'Avvocatura Generale dello Stato. Trattandosi di un vizio di notifica, la Corte ha ordinato la rinnovazione della notifica entro sessanta giorni, rinviando la causa. Il caso tocca il tema della responsabilità civile della pubblica amministrazione per i danni derivanti da calamità naturali e la corretta procedura di notifica agli organi statali.
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Poca colpa, intero risarcimento: la responsabilità solidale
A seguito di gravi infiltrazioni d'acqua in un immobile ristrutturato, il Proprietario ha chiesto il risarcimento dei danni all'Impresa Appaltatrice, al Direttore dei Lavori e al Progettista Strutturale. La Corte d'Appello ha escluso la responsabilità solidale del Progettista Strutturale, limitando il suo debito a una quota minima, e ha ritenuto non più contestabile la perizia tecnica d'ufficio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Direttore dei Lavori. I giudici hanno stabilito che le contestazioni alla perizia possono essere sollevate per la prima volta anche in appello. Inoltre, in tema di responsabilità solidale, se più condotte autonome causano lo stesso danno-conseguenza (le infiltrazioni), tutti i soggetti rispondono per l'intero nei confronti del danneggiato, a prescindere dalle singole quote di colpa interne.
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Prescrizione azione di regresso: il termine decennale
La Corte d'Appello ha stabilito che la prescrizione azione di regresso esercitata da una banca contro i propri ex esponenti per sanzioni amministrative pagate è decennale. Contrariamente al primo grado, la Corte ha chiarito che il debito di regresso è un'obbligazione autonoma ex lege, non soggetta ai termini brevi del diritto societario o delle sanzioni stesse. La decisione ribalta la sentenza di primo grado che aveva erroneamente applicato il termine quinquennale, dichiarando invece tempestiva l'azione avviata entro i dieci anni dal pagamento.
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Impugnazione incidentale tardiva nel fallimento
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società agricola che contestava l'esclusione di alcuni crediti dal passivo fallimentare di una cooperativa, eccependo l'errata valutazione delle prove e della compensazione. Mentre i primi motivi di ricorso sono stati dichiarati inammissibili poiché riguardanti il merito della valutazione probatoria, la Corte ha accolto il motivo relativo alla impugnazione incidentale tardiva proposta dal curatore fallimentare. La sentenza chiarisce che, nel regime fallimentare previgente, non è ammessa la possibilità per il curatore di contestare un credito tramite impugnazione incidentale oltre i termini perentori previsti dall'art. 99 l.fall., essendo tale rito autonomo e non equiparabile a un ordinario giudizio di appello.
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Immedesimazione organica: regresso e responsabilità PA
La Corte di Cassazione ha esaminato la responsabilità della Pubblica Amministrazione in seguito a un evento alluvionale catastrofico. Il nucleo della controversia riguarda il diritto di regresso dello Stato verso un Comune per i risarcimenti versati ai familiari delle vittime. La Corte ha stabilito che l'omissione del Sindaco nel dare l'allarme e disporre l'evacuazione configura una responsabilità diretta dell'ente locale per immedesimazione organica. Tale principio permette allo Stato, condannato in solido, di agire in regresso contro il Comune, poiché l'inerzia nell'esercizio di poteri autoritativi non è un mero fatto materiale del dipendente, ma un atto illecito imputabile direttamente all'amministrazione.
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Responsabilità solidale: guida al risarcimento
La Corte di Cassazione ha chiarito l'applicazione della responsabilità solidale in caso di sinistro marittimo. Un'imbarcazione era stata danneggiata a causa della collisione con un altro natante ormeggiato male e per l'inadeguatezza delle strutture portuali. Nonostante la colpa fosse divisa tra il proprietario del natante e l'ente gestore, la Corte ha stabilito che il danneggiato ha diritto a richiedere l'intero risarcimento a ciascuno dei responsabili, in virtù dell'unicità del danno subito.
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Responsabilità infiltrazioni lastrico solare: chi paga
La Corte d'Appello ha confermato la condanna solidale di un gestore telefonico, di un architetto e di un'impresa edile per la responsabilità infiltrazioni lastrico solare. La decisione stabilisce che il danno arrecato agli appartamenti sottostanti deriva dal concorso di colpe tra la presenza di impianti pesanti, una progettazione insufficiente e un'esecuzione dei lavori non a regola d'arte.
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Solidarietà tributaria: il pagamento estingue la lite
La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento dell'imposta di registro effettuato da un coobbligato in solido determina la cessazione della materia del contendere per tutti i debitori coinvolti. Nel caso analizzato, una contribuente impugnava un avviso di liquidazione relativo a una sentenza civile, ma il debito era stato estinto da un altro soggetto obbligato. La Suprema Corte ha chiarito che la **solidarietà tributaria** comporta l'estinzione dell'obbligazione per tutti una volta avvenuto l'adempimento, facendo venir meno l'interesse ad agire nel processo, indipendentemente dalla volontà di una parte di ottenere una pronuncia di illegittimità dell'atto.
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Cofideiussione: surroga e regresso tra garanti
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di una garante in un caso di cofideiussione, rigettando il ricorso che contestava l'interpretazione del termine eredi in una scrittura privata. La ricorrente sosteneva di dover essere inclusa tra i beneficiari di un accordo transattivo in quanto erede in senso lato, ma i giudici hanno privilegiato il significato letterale del contratto. La sentenza ribadisce che il diritto di surroga e regresso spetta anche agli eredi del garante che ha estinto il debito, permettendo loro di agire contro gli altri cogaranti per il recupero delle somme versate.
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