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Ratione Temporis — Anno 2025

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709 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ratione Temporis

Provvedimenti

Notifica società cancellata: la regola dei 5 anni
La Corte di Cassazione chiarisce la validità della notifica a una società cancellata. In ambito fiscale, grazie a una norma speciale, una società si considera 'viva' per cinque anni dopo la cancellazione dal Registro delle Imprese. L'ordinanza stabilisce che l'avviso di accertamento notificato all'ex legale rappresentante in questo lasso di tempo è pienamente legittimo, poiché la società, per il Fisco, non è ancora estinta. La decisione ribalta un precedente verdetto che riteneva la notifica nulla.
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Spese di sponsorizzazione: prova e deducibilità fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5317/2025, ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento che negava la deducibilità di spese di sponsorizzazione a favore di associazioni sportive. La Corte ha stabilito che, per ottenere la deduzione, il contribuente deve fornire una prova concreta e documentale dell'effettiva attività pubblicitaria svolta dall'associazione sponsorizzata. Non sono sufficienti il contratto di sponsorizzazione e la prova del pagamento. La presunzione di inerenza e congruità prevista dalla legge per tali spese non esonera il contribuente dal dimostrare l'esistenza del costo e la sua effettiva finalità promozionale.
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Pensione lavoratori spettacolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5360/2025, interviene su un caso di ricalcolo della pensione per i lavoratori dello spettacolo. La Corte ha stabilito che si applica la decadenza triennale per le richieste di riliquidazione, ma con un meccanismo 'mobile' che salva i ratei futuri. Inoltre, ha confermato che per il calcolo della 'quota B' della pensione, maturata dopo il 1992, vige ancora il limite massimo di retribuzione pensionabile previsto da una legge del 1971. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione e Riforma Orlando: il calcolo corretto
La Corte di Cassazione rigetta un ricorso straordinario, chiarendo il calcolo della prescrizione per un reato contravvenzionale commesso nel 2019. Applicando i principi della "Prescrizione e Riforma Orlando", come stabilito dalle Sezioni Unite, la Corte ha calcolato il termine massimo, includendo la sospensione processuale, e ha concluso che il reato non era ancora estinto al momento della decisione impugnata. La sentenza sottolinea la corretta applicazione delle norme succedutesi nel tempo.
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Impugnazione contratto a termine: la Cassazione decide
Una lavoratrice, dopo una lunga serie di contratti a termine con una pubblica amministrazione, ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento del danno da reiterazione abusiva. Sebbene vittoriosa in primo grado, la sua domanda è stata dichiarata inammissibile in appello e in Cassazione. Il motivo è stato il mancato rispetto del termine di decadenza per l'impugnazione contratto a termine. La Suprema Corte ha precisato che per contestare la successione illecita di contratti è necessario impugnare almeno l'ultimo rapporto entro i termini di legge, cosa che nel caso di specie non era avvenuta.
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Ius Postulandi: la PA non può difendersi da sola
Un ex detenuto ha citato in giudizio il Ministero della Giustizia per mancati pagamenti relativi al lavoro svolto in carcere. Il Ministero si è difeso tramite un proprio funzionario, sollevando l'eccezione di prescrizione. La Corte di Cassazione ha stabilito che il funzionario non aveva il diritto di rappresentare l'ente in questo tipo di causa (difetto di ius postulandi), rendendo nulla la sua difesa. Di conseguenza, l'eccezione di prescrizione è stata invalidata e il Ministero è stato condannato al pagamento dell'intera somma richiesta.
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Notifica viziata: rinvio della causa per Cassazione
La Corte di Cassazione ha rinviato una causa tributaria a nuovo ruolo a causa di una notifica viziata nei confronti di una società rimasta senza difensore. La notifica dell'udienza non ha rispettato il termine minimo di 60 giorni previsto dalla legge, violando il diritto di difesa della parte. L'ordinanza interlocutoria ha quindi disposto il rinnovo della comunicazione per garantire il corretto svolgimento del processo.
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Ente pubblico economico: quando il contratto si converte
Un consorzio ha impugnato la decisione che convertiva il contratto a termine di un lavoratore in un rapporto a tempo indeterminato. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la natura di ente pubblico economico del consorzio. Tale qualificazione, basata su criteri di gestione imprenditoriale ed economicità, rende inapplicabile il divieto di conversione dei contratti previsto per le pubbliche amministrazioni, legittimando la stabilizzazione del lavoratore.
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Poteri amministratore società: limiti e terzi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni, confermando che i limiti ai poteri dell'amministratore di una società, derivanti da statuto o delibere, non sono opponibili ai terzi contraenti in buona fede. Il caso riguardava un contratto d'appalto per lavori edili in cui si contestava che l'amministratore della società committente avesse superato il tetto di spesa autorizzato. La Corte ha ribadito che, secondo l'art. 2384 c.c., tali limiti non inficiano la validità del contratto verso l'esterno, a meno che il terzo non abbia agito intenzionalmente a danno della società.
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Esenzione IVA attività turistiche: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha negato l'esenzione IVA a una società cooperativa che organizza escursioni fluviali a scopo turistico. La Corte ha stabilito che tale servizio non rientra né nel "trasporto urbano" né nelle "visite a parchi" ai fini dell'esenzione IVA attività turistiche, poiché quest'ultima è riservata a enti senza scopo di lucro che perseguono finalità culturali e non a imprese commerciali.
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Operazioni sospette: obbligo di segnalazione bancaria
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una Corte d'Appello che aveva escluso la responsabilità di un direttore di filiale per la mancata segnalazione di operazioni sospette. La Suprema Corte ha stabilito che l'obbligo di segnalazione non richiede la prova di un illecito, ma scaturisce da una valutazione complessiva di tutti gli indici di anomalia (come importi elevati, trasferimenti contestuali, controparti estere), imponendo un approccio olistico e non frammentato alla gestione del rischio di riciclaggio.
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Registrazione conversazione collega e diritto di difesa
Una dottoressa riceve una sanzione disciplinare dal suo Ordine professionale per aver effettuato la registrazione di una conversazione con un collega senza autorizzazione. La professionista si è difesa sostenendo che la registrazione era necessaria per tutelare i propri diritti in un procedimento penale. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo che il diritto di difesa prevale sulla violazione della privacy, rendendo lecita la registrazione se finalizzata a raccogliere prove per un giudizio.
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Deposito ricorso tributario: la PEC non fa decorrere
Una società immobiliare impugna una cartella di pagamento, presentando prima l'istanza di reclamo-mediazione. L'Agenzia Fiscale rigetta l'istanza con una comunicazione via PEC. La società procede al deposito del ricorso tributario dopo 30 giorni dalla PEC, ma entro il termine calcolato dalla scadenza dei 90 giorni per la mediazione. L'Agenzia ne eccepisce la tardività. La Corte di Cassazione dà ragione alla società, stabilendo che la notifica via PEC, avvenuta in un'epoca in cui il processo tributario telematico non era ancora in vigore (2013), è giuridicamente inesistente e non idonea a far decorrere il termine breve per il deposito. Il ricorso era quindi tempestivo.
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Sanzioni compliance bancaria: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità delle sanzioni compliance bancaria irrogate dall'autorità di vigilanza a un responsabile della funzione di conformità di un istituto di credito per carenze nei controlli interni. La Corte ha respinto la tesi della violazione del 'ne bis in idem', chiarendo che la sanzione dell'autorità di vigilanza bancaria e quella dell'autorità di vigilanza del mercato finanziario colpiscono condotte diverse a tutela di beni giuridici distinti: la stabilità patrimoniale da un lato e la trasparenza verso gli investitori dall'altro.
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Atto abnorme: richiesta via PEC, la Cassazione chiarisce
La Procura ricorre contro un'ordinanza che ha annullato una richiesta di rinvio a giudizio. Il motivo era il mancato interrogatorio di un imputato, che lo aveva richiesto tramite un indirizzo PEC non corretto. La Procura sosteneva che l'ordinanza fosse un atto abnorme, data l'inefficacia della richiesta secondo le nuove norme telematiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che, sebbene l'ordinanza del giudice potesse essere viziata da un errore di diritto, non configurava un atto abnorme in quanto non creava una stasi processuale irrisolvibile.
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Prescrizione reato: notifica tardiva e annullamento
Un imputato, condannato per lesioni personali in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando, tra le altre cose, la tardività della notifica del decreto di citazione per il giudizio d'appello. La Corte di Cassazione, accertata la violazione dei termini procedurali e constatata l'intervenuta prescrizione del reato, ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio, dichiarando il reato estinto.
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Termine impugnazione tardivo: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso una sentenza di condanna, in quanto presentato oltre il termine perentorio di 45 giorni. La Corte ha chiarito che il termine impugnazione tardivo non può essere esteso di 15 giorni nel caso di procedimenti camerali non partecipati, poiché non equiparabili a un giudizio in assenza. La tardività ha comportato la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca spaccio lieve entità: decisione Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di una somma di denaro nei confronti di un imputato il cui reato era stato riqualificato come spaccio di lieve entità. La decisione si fonda sul principio che la legge applicabile è quella in vigore al momento del fatto. All'epoca, la norma sulla confisca escludeva espressamente i casi di spaccio lieve, rendendo illegittimo il provvedimento. La parola chiave del caso è confisca spaccio lieve entità.
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Uso nome ex band: quando è reato? Cassazione chiarisce
Un ex musicista è stato definitivamente assolto dall'accusa di aver violato un'ordinanza del giudice per aver menzionato la sua passata militanza in una famosa band nel materiale promozionale. La Corte di Cassazione ha confermato che il mero riferimento storico alla propria carriera artistica, specificando il periodo di attività, non integra il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice (art. 388 c.p.), in quanto non costituisce una condotta elusiva dell'ordine che vieta l'uso del nome della band e non genera confusione nel pubblico. L'appello relativo all'uso nome ex band è stato quindi rigettato.
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Revocazione confisca: i limiti delle prove nuove
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per la revocazione di una confisca di prevenzione, chiarendo i rigidi confini del concetto di 'prove nuove'. La sentenza sottolinea che non è possibile utilizzare questo strumento per presentare elementi che, con ordinaria diligenza, potevano essere prodotti nel procedimento originario. La decisione conferma che la revocazione confisca non è un'ulteriore istanza di giudizio, ma un rimedio straordinario per correggere errori giudiziari basati su prove genuinamente e incolpevolmente scoperte solo in un momento successivo.
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