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Ratione Temporis — Anno 2024

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690 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ratione Temporis

Provvedimenti

IMU immobile occupato: no esenzione se c’è incuria
Una società immobiliare ha richiesto il rimborso dell'IMU per un immobile ritenuto inagibile a causa di atti vandalici e occupazioni occasionali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il principio di esenzione per l'IMU su un immobile occupato non si applica se lo stato di degrado e inutilizzo è causato principalmente dall'incuria e dalla mancata diligenza del proprietario nel proteggere e manutenere il bene. La Corte ha distinto questa situazione da un vero e proprio spossessamento derivante da un'occupazione abusiva, che invece giustificherebbe l'esenzione.
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Notifica domicilio fiscale: 60 giorni, non 30
La Corte di Cassazione chiarisce la disciplina della notifica domicilio fiscale in caso di cambio di residenza. Un contribuente si opponeva a una cartella di pagamento, sostenendo la nullità della notifica dell'atto di accertamento prodromico, avvenuta al vecchio indirizzo dopo il suo trasferimento in un altro Comune. La Corte ha stabilito che, in caso di variazione del domicilio fiscale (trasferimento in altro Comune), la legge concede all'Amministrazione Finanziaria 60 giorni per notificare validamente al vecchio indirizzo. Poiché la notifica è avvenuta entro tale termine, è stata ritenuta valida, con conseguente rigetto del ricorso del contribuente.
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Accertamento sintetico: quando è legittimo?
Un contribuente impugna un accertamento sintetico per l'anno d'imposta 2008. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, confermando la validità dell'atto. La Corte chiarisce che per un accertamento sintetico è sufficiente che lo scostamento di reddito sia rilevato su due annualità, anche se l'atto impositivo riguarda un solo anno. Inoltre, i motivi di nullità non sollevati nei gradi di merito, come il difetto di firma, sono inammissibili se proposti per la prima volta in Cassazione.
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Contratti a termine agricoltura: stop agli abusi
Un lavoratore agricolo, impiegato per decenni da un ente pubblico con continui contratti a termine, ha visto riconosciuto il proprio diritto. La Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che un ente pubblico non economico non è un imprenditore agricolo e non può abusare delle deroghe sui contratti a termine agricoltura. L'eccezione della stagionalità va interpretata in modo restrittivo e la prova spetta al datore di lavoro.
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Contratti a termine agricoli: limiti e stagionalità
La Corte di Cassazione interviene sulla questione della reiterazione dei contratti a termine agricoli stipulati da un ente pubblico. Con l'ordinanza n. 14251/2024, ha stabilito che un ente pubblico non economico non può essere qualificato come "imprenditore agricolo" e, pertanto, non può beneficiare delle deroghe previste per il settore. La Corte ha inoltre fornito un'interpretazione restrittiva del concetto di "stagionalità", escludendo le attività continuative. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Reiterazione illegittima contratti: i limiti per enti
Un lavoratore agricolo ha contestato la reiterazione illegittima contratti a termine da parte di un ente pubblico. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello, stabilendo che un ente pubblico non economico non può essere considerato imprenditore agricolo e non beneficia delle deroghe sui limiti di durata dei contratti a termine se non per attività strettamente stagionali, il cui onere della prova spetta al datore di lavoro.
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Competenza tribunale minorenni: la data di deposito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14104/2024, ha stabilito che per determinare la competenza tra Tribunale per i minorenni e Tribunale ordinario, nel regime transitorio della Riforma Cartabia, si deve fare riferimento alla data di deposito del ricorso. Se il procedimento è stato instaurato prima del 22 giugno 2022, la competenza del tribunale minorenni resta radicata, anche se un giudizio di separazione tra le stesse parti è iniziato successivamente. La nuova 'vis attractiva' del tribunale ordinario non ha effetto retroattivo.
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Impugnazione imputato assente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per furto. Il motivo è la mancanza di uno specifico mandato ad impugnare, rilasciato dopo la sentenza, come richiesto dalla Riforma Cartabia per l'impugnazione dell'imputato assente. La Corte ha ritenuto la norma pienamente legittima, respingendo le questioni di costituzionalità sollevate dalla difesa riguardo alla presunta violazione del diritto di difesa e del principio di parità delle armi.
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Responsabilità presidente associazione: Cassazione chiarisce
Una locatrice ha citato in giudizio un'associazione sportiva e il suo ex presidente per canoni di locazione non pagati. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ribadendo la responsabilità personale e solidale di chi agisce in nome dell'ente, secondo l'art. 38 c.c. L'ordinanza chiarisce i limiti processuali per sollevare eccezioni e per contestare la valutazione dei fatti in sede di legittimità, consolidando i principi sulla responsabilità presidente associazione.
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Notifica avviso accertamento: firma digitale e posta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13995/2024, ha stabilito che la notifica di un avviso di accertamento firmato digitalmente è valida anche se effettuata a mezzo posta tradizionale e non esclusivamente tramite PEC. Il caso riguardava una società che aveva impugnato un atto di recupero di un credito d'imposta, sostenendo la nullità della notifica. I giudici di merito avevano dato ragione alla società, ma la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. È stato chiarito che la normativa sulla digitalizzazione (CAD) si applica agli atti impositivi e che una copia cartacea conforme all'originale informatico, attestata da un pubblico ufficiale, ha pieno valore legale. La Corte ha sottolineato che la notifica via posta era la procedura corretta per il periodo in questione (2016), poiché l'obbligo di notifica via PEC per tali atti è stato introdotto solo successivamente.
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Esenzione IMU enti non commerciali: la prova concreta
Un comune ha contestato l'esenzione IMU concessa a un'associazione sportiva per un'area edificabile. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14002/2024, ha accolto il ricorso del comune, stabilendo che per beneficiare dell'esenzione IMU per enti non commerciali non è sufficiente la previsione statutaria. È indispensabile fornire la prova concreta e fattuale che l'immobile sia utilizzato esclusivamente per attività non commerciali. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Indennità di risoluzione agente: quando è dovuta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13946/2024, ha stabilito che l'indennità di risoluzione agente spetta anche in caso di recesso non motivato da giusta causa, se un accordo collettivo prevede condizioni più favorevoli rispetto alla legge. La Corte ha inoltre dichiarato nullo un patto di non concorrenza perché troppo generico e non conforme ai requisiti dell'art. 1751 bis c.c., accogliendo così le ragioni dei subagenti contro l'agenzia generale preponente.
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Riscatto pensione: quando matura il diritto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13925/2024, ha respinto il ricorso di un ex dipendente che chiedeva un ricalcolo del riscatto della pensione complementare. La Corte ha stabilito che il diritto al riscatto pensione sorge al momento della cessazione del rapporto di lavoro, e non quando si maturano i requisiti per la pensione statale. Di conseguenza, il calcolo della somma da liquidare deve basarsi sui dati certi al momento della cessazione del lavoro, come il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia, e non su requisiti contributivi futuri e incerti.
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Clausola compromissoria: quando è nulla e inefficace?
Una struttura sanitaria pubblica ha citato in giudizio una società di servizi per una restituzione milionaria. La società ha eccepito l'incompetenza del tribunale a favore di un arbitrato, basandosi su una clausola compromissoria nel contratto. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale clausola, sebbene stipulata prima della Legge 190/2012, è diventata inefficace per la mancata autorizzazione motivata richiesta da tale legge. L'abrogazione successiva di questa norma non ha effetto retroattivo, pertanto la giurisdizione spetta al tribunale ordinario.
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Soccombenza e spese legali: la Cassazione decide
In una complessa vicenda ereditaria, la Corte di Cassazione si è pronunciata sui principi di soccombenza e spese legali. La Corte ha chiarito che la parte soccombente si determina in base all'esito complessivo della lite, non sul numero di motivi di appello accolti. Ha inoltre corretto un errore nel calcolo dei compensi professionali, annullando la liquidazione per una fase processuale non prevista in Cassazione e riaffermando i criteri per l'aumento del compenso in caso di assistenza a più parti.
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Credito d’imposta ricerca e sviluppo: l’obbligo del form
Una società si è vista negare un credito d'imposta per ricerca e sviluppo perché, pur avendolo maturato nel 2007, lo ha utilizzato nel 2009 senza presentare un formulario introdotto da una legge del 2008. La Corte di Cassazione ha stabilito che il fattore decisivo per l'obbligo di presentazione del modello è la data di fruizione del credito, non quella di maturazione. Utilizzando il credito dopo il 1° gennaio 2009, la società era tenuta a rispettare la nuova procedura, pena la decadenza dal beneficio.
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Aumento figurativo pensione: la Cassazione decide
Un ex militare aveva richiesto il riconoscimento di un aumento figurativo dei contributi per il periodo di servizio a bordo di navi. I tribunali di primo e secondo grado avevano accolto la sua richiesta. L'ente previdenziale ha però fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha ribaltato le decisioni precedenti, stabilendo che l'aumento figurativo non spetta se il lavoratore ha cessato il servizio senza aver già maturato il diritto alla pensione, in quanto tale beneficio è un trattamento di favore legato alla particolarità del servizio prestato e non un elemento automatico della posizione assicurativa.
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Contratto part-time: l’orario deve essere preciso
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità delle clausole di un contratto part-time che non specificavano in modo puntuale la collocazione temporale della prestazione lavorativa. In un caso riguardante un esattore di pedaggio, la Corte ha stabilito che la mera indicazione del monte ore mensile e della fascia oraria giornaliera non è sufficiente. Il contratto part-time deve definire con precisione giorni, settimane e mesi di lavoro per permettere al dipendente di organizzare la propria vita e altre eventuali attività lavorative, escludendo la possibilità per il datore di lavoro di decidere unilateralmente la programmazione dei turni. La decisione si fonda sulla normativa vigente al momento della stipula del contratto (D.Lgs. 61/2000).
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Ricostruzione carriera ex lettori: sì al divisore 500
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13488/2024, ha stabilito un principio fondamentale per la ricostruzione carriera ex lettori di lingua straniera. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva avallato un calcolo retributivo basato su un divisore orario di 750 ore, derivato da una normativa successiva e non pertinente (L. 240/2010). È stato invece affermato che il corretto parametro, ai sensi della L. 63/2004, è il divisore di 500 ore, che rappresenta l'impegno orario annuo pieno per tale categoria, da rapportare alla retribuzione del ricercatore confermato a tempo definito. La sentenza ha inoltre ribadito che il diritto alla ricostruzione della carriera non è precluso da precedenti giudicati formatisi su diverse basi normative.
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Rendita vitalizia: legittima revoca per legge nuova
Un dipendente comunale si è visto revocare una rendita vitalizia, precedentemente concessa per infermità da causa di servizio, a seguito di una nuova legge. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13236/2024, ha stabilito che la revoca è legittima. La nuova norma, pur non potendo cancellare il diritto sorto in passato (fatto generatore), può disciplinare diversamente gli effetti futuri del rapporto, come l'erogazione delle somme. Pertanto, l'interruzione dei pagamenti a partire dall'entrata in vigore della nuova legge non viola il principio di irretroattività.
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