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Ratione Temporis — Anno 2024

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690 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ratione Temporis

Provvedimenti

Retroattività norme tributarie: no all’esenzione pre-2014
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14950/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla retroattività norme tributarie. Il caso riguardava la richiesta di rimborso di imposte su una cessione di contratto di finanziamento. La Corte ha chiarito che la modifica legislativa del 2014 (D.L. 91/2014), che ha esteso l'esenzione fiscale a tali operazioni, ha natura innovativa e non interpretativa. Di conseguenza, non può essere applicata retroattivamente a fatti avvenuti prima della sua entrata in vigore, confermando il principio generale di irretroattività delle leggi fiscali.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti per enti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14924/2024, ha stabilito che un ente pubblico non economico non può essere qualificato come imprenditore agricolo. Di conseguenza, non può beneficiare delle deroghe previste per i contratti a termine agricoltura. La Corte ha ribadito che il concetto di 'stagionalità' deve essere interpretato in senso restrittivo, escludendo le attività continuative. La sentenza di secondo grado, che aveva giustificato la reiterazione di contratti a termine, è stata cassata con rinvio.
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Contratti a termine agricoltura: Limiti e Stagionalità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14922/2024, interviene sulla questione dei contratti a termine in agricoltura stipulati da un ente pubblico. La Corte ha stabilito che le deroghe alla durata massima dei contratti a termine nel settore agricolo si applicano solo per attività genuinamente stagionali e non per mansioni continuative. Ha chiarito che un ente pubblico agricolo non è un 'imprenditore agricolo' e che l'onere di provare la natura stagionale del rapporto grava sul datore di lavoro. La sentenza della Corte d'Appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti per l’ente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14921/2024, ha stabilito che un ente pubblico non economico operante nel settore agricolo non può essere qualificato come 'imprenditore agricolo'. Di conseguenza, non può avvalersi delle deroghe più ampie previste per i contratti a termine agricoltura. La Corte ha chiarito che la reiterazione di tali contratti è illegittima se mira a coprire esigenze lavorative stabili e non genuinamente stagionali, anche nel settore agricolo. L'onere di provare la natura stagionale delle mansioni ricade sul datore di lavoro. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Scorrimento graduatorie: no al diritto soggettivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14917/2024, ha stabilito che lo scorrimento delle graduatorie nel pubblico impiego non costituisce un diritto soggettivo per i candidati idonei. Il caso riguardava due dipendenti pubblici risultati idonei in una procedura di progressione verticale, i quali chiedevano l'assunzione tramite scorrimento. La Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione, affermando che la sopravvenuta normativa (D.Lgs. 150/2009), che impone il concorso pubblico per tali progressioni, prevale e impedisce l'utilizzo di graduatorie derivanti da procedure interamente interne, anche se bandite in precedenza.
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Esclusività pubblico impiego e obblighi di comunicazione
Un dipendente di un ente previdenziale è stato sanzionato per non aver comunicato un incarico esterno. La Cassazione ha confermato la sanzione, ribadendo l'importanza del principio di esclusività pubblico impiego e l'obbligo di preventiva comunicazione per consentire al datore di lavoro di valutare eventuali incompatibilità, a prescindere dalla gratuità dell'incarico.
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Nullità notificazione: sanatoria e conseguenze
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14810/2024, ha stabilito che un errore procedurale, come la mancata cancellazione della causa dal ruolo, può essere sanato se le parti dimostrano con il loro comportamento di voler proseguire il giudizio. Il caso analizza la nullità della notificazione agli eredi e il principio della sanatoria per raggiungimento dello scopo, rigettando il ricorso e confermando che la prova della residenza effettiva prevale sulla semplice consegna a mani avvenuta in passato.
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Visto di conformità infedele: la competenza
Un professionista è stato sanzionato per l'emissione di un visto di conformità infedele. La Corte di Cassazione ha annullato l'atto sanzionatorio perché emesso da un ufficio territorialmente incompetente. Secondo la Corte, la competenza a sanzionare il professionista spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del luogo in cui il professionista ha il domicilio fiscale, e non a quella del contribuente assistito. Questa regola, prevista dall'art. 39 del D.Lgs. 241/1997, ha carattere funzionale ed esclusivo e la sua violazione determina l'illegittimità dell'atto.
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Visto di conformità infedele: la competenza territoriale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14792/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di visto di conformità infedele. In caso di errore da parte del professionista, l'ufficio dell'Agenzia delle Entrate competente a irrogare la sanzione non è quello del domicilio fiscale del contribuente, bensì la direzione regionale dell'Agenzia individuata in base al domicilio fiscale del professionista stesso. La Corte ha ritenuto illegittimo l'atto emesso dall'ufficio territorialmente incompetente, accogliendo il ricorso del professionista e annullando la pretesa fiscale.
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Visto di conformità infedele: l’ufficio competente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14787/2024, ha stabilito che la competenza a sanzionare un professionista per l'emissione di un visto di conformità infedele spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del domicilio fiscale del professionista stesso, e non a quella del contribuente. Un atto emesso da un ufficio territorialmente incompetente è nullo. Il caso riguardava un professionista sanzionato dall'ufficio provinciale competente per il contribuente assistito. La Corte ha accolto il ricorso del professionista, annullando l'atto impositivo per difetto di competenza.
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Visto di conformità infedele: la competenza è decisiva
La Corte di Cassazione ha annullato una cartella di pagamento emessa nei confronti di un professionista per un visto di conformità infedele. La decisione si fonda su un vizio di incompetenza territoriale dell'ufficio dell'Agenzia delle Entrate che ha emesso l'atto. Secondo la Corte, la competenza esclusiva per l'iscrizione a ruolo spetta alla direzione regionale dell'Agenzia individuata in base al domicilio fiscale del professionista trasgressore, e non all'ufficio competente per il contribuente assistito. La violazione di tale regola di competenza determina la nullità dell'atto.
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Canone pubblicitario: la Cassazione chiarisce su IVA
Una società di pubblicità ha contestato degli avvisi di pagamento per un canone pubblicitario emessi da un Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo principi chiave: il canone per la locazione di impianti comunali è un'attività commerciale soggetta a IVA; il suo importo si calcola sulla superficie espositiva e non sul suolo occupato. La Corte ha inoltre respinto le eccezioni procedurali della società relative alla prescrizione e all'omesso esame di prove.
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Visto di conformità infedele: l’ufficio competente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14750/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di visto di conformità infedele. In caso di errore, la competenza a sanzionare il professionista responsabile non appartiene all'ufficio locale del contribuente, ma esclusivamente alla direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate del domicilio fiscale del professionista stesso. La Corte ha chiarito che questa regola sulla competenza non è derogabile, pena la nullità dell'atto emesso dall'ufficio incompetente. La responsabilità del professionista, inoltre, è stata qualificata come avente anche una funzione punitiva.
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Visto di conformità infedele: la competenza del Fisco
Un professionista ha contestato una cartella di pagamento emessa per un visto di conformità infedele. La Corte di Cassazione ha annullato l'atto, stabilendo un principio fondamentale sulla competenza: l'ufficio autorizzato a procedere è la direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate del domicilio fiscale del professionista, non quella del contribuente. La violazione di questa regola di competenza rende l'atto illegittimo e quindi nullo.
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Canone pubblicitario: la Cassazione fa chiarezza
Una società pubblicitaria contesta il canone pubblicitario richiesto da un Ente Locale per l'uso di impianti comunali. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo la distinzione tra canone di locazione di impianti pubblici e canone di concessione di suolo pubblico, confermando l'assoggettabilità ad IVA e i criteri di calcolo differenziati.
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Visto di conformità infedele: la competenza dell’Agenzia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14699/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di visto di conformità infedele. In caso di errore da parte del professionista, la competenza per l'irrogazione delle sanzioni e il recupero delle somme non è dell'ufficio locale del contribuente, ma spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del luogo in cui il professionista ha il proprio domicilio fiscale. Di conseguenza, un atto emesso da un ufficio incompetente è da considerarsi illegittimo e nullo.
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Confisca per sproporzione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di un Tribunale che applicava la confisca del denaro trovato in possesso di un soggetto condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ha ritenuto legittima sia la confisca diretta, come provento del reato, sia la confisca per sproporzione sulla somma residua, data l'assenza di una giustificazione credibile sulla sua provenienza. La difesa dell'imputato, basata sulla vendita di un'auto avvenuta molto tempo prima, è stata giudicata inattendibile.
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Responsabilità socio srl cancellata: i limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14575/2024, ha chiarito i limiti della responsabilità del socio di srl cancellata. Il caso riguardava un ex socio condannato a risarcire i debiti della società fino al valore di un immobile ricevuto durante la liquidazione. La Corte ha stabilito che anche i beni trasferiti ai soci prima del bilancio finale, a titolo di 'anticipo sulla liquidazione', rientrano nelle somme riscosse che determinano il limite della loro responsabilità verso i creditori insoddisfatti, a meno che il socio non provi rigorosamente la natura di tale trasferimento come rimborso di un credito legittimo e non postergato.
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Incentivo progettazione: serve il regolamento interno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14551/2024, ha stabilito che il diritto del dipendente pubblico all'incentivo progettazione, previsto dalla Legge Merloni, sorge solo se l'ente che ha conferito l'incarico ha adottato un apposito regolamento interno. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva riconosciuto il compenso basandosi sul regolamento di un altro ente, successivamente incorporato nello stesso consorzio datore di lavoro. Secondo la Suprema Corte, la successione tra enti non può sanare la mancanza originaria del presupposto normativo richiesto per l'erogazione del compenso.
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Revoca rinuncia riserva appalti: la Cassazione decide
In un caso riguardante un appalto pubblico, un'impresa aveva rinunciato a una riserva per maggiori costi. La Corte d'Appello ha ritenuto tale rinuncia irrevocabile. L'impresa ha contestato questa decisione, sostenendo la natura provvisoria della rinuncia. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione di diritto sulla revoca della rinuncia alla riserva, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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