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Ratione Temporis — Anno 2023

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498 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ratione Temporis

Provvedimenti

Tassazione pensione integrativa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sulla tassazione pensione integrativa. Un contribuente aveva richiesto un rimborso Irpef, sostenendo l'applicabilità di un'aliquota agevolata del 15%. L'Agenzia delle entrate si è opposta. La Corte ha stabilito che il regime fiscale agevolato previsto dal D.Lgs. 252/2005 si applica solo ai montanti maturati a partire dal 1° gennaio 2007. Per i capitali accumulati in date antecedenti, continuano a valere le normative fiscali previgenti, generalmente meno vantaggiose. Di conseguenza, la sentenza del giudice di merito è stata cassata.
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Risarcimento vittime reati violenti: la direttiva UE
Un cittadino, vittima di un grave reato violento nel 1990, ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento basato sulla tardiva attuazione della Direttiva europea 2004/80/CE. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il diritto al risarcimento per vittime di reati violenti, previsto dalla normativa di recepimento, spetta solo per i fatti accaduti dopo il 30 giugno 2005. La Corte ha chiarito che la direttiva stessa permetteva agli Stati membri di limitarne l'applicazione temporale, opzione legittimamente esercitata dall'Italia.
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Pensione integrativa: no al doppio trattamento INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che i pensionati iscritti a un fondo speciale, come il Fondo Esattorie, non hanno diritto a una pensione integrativa separata se il trattamento pensionistico calcolato secondo le regole generali dell'INPS risulta più vantaggioso. La Corte ha chiarito che il sistema prevede un trattamento pensionistico unico e complessivo, erogando la prestazione di importo superiore tra le due, senza possibilità di cumulare o frammentare le prestazioni. È stata inoltre negata la restituzione dei contributi versati al fondo speciale, in virtù del principio solidaristico del sistema previdenziale.
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Protezione umanitaria: integrazione e comparazione
Un cittadino del Bangladesh ha ottenuto la protezione umanitaria dalla Corte d'Appello grazie alla sua integrazione sociale e lavorativa in Italia. Il Ministero dell'Interno ha impugnato la decisione, sostenendo la necessità di una comparazione con la situazione nel paese di origine. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che per la concessione della protezione umanitaria, un elevato livello di integrazione può giustificare la tutela, secondo un principio di proporzionalità inversa, anche senza una vulnerabilità estrema nel paese d'origine.
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Reato permanente: quando si applica la nuova legge
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30145/2023, ha chiarito importanti principi sul reato permanente. In un caso di maltrattamenti in famiglia, l'imputato è stato condannato applicando una legge più severa entrata in vigore durante la commissione del reato. La Corte ha stabilito che, in caso di 'contestazione aperta', il reato si considera esteso fino alla sentenza, legittimando l'applicazione della nuova normativa per le condotte successive alla sua emanazione, anche in sede di giudizio abbreviato. L'appello è stato dichiarato inammissibile.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e limiti
Una società di servizi ha presentato ricorso contro la riqualificazione di un contratto di appalto in rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché i motivi presentati erano generici e miravano a una rivalutazione dei fatti, compito che non spetta al giudice di legittimità. La decisione sottolinea l'importanza di formulare ricorsi specifici e tecnicamente corretti.
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Indumenti da lavoro: quando sono DPI e chi paga?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10378/2023, ha stabilito che gli indumenti da lavoro forniti a un operatore ecologico devono essere considerati Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), anche se privi di specifica certificazione. Ciò che conta è la loro funzione protettiva concreta contro i rischi per la salute. Di conseguenza, il datore di lavoro è obbligato a farsi carico della loro manutenzione e lavaggio, non potendo trasferire tale onere sul lavoratore.
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Abuso contratti a termine: sì al risarcimento danni
Un lavoratore, precedentemente impiegato in lavori socialmente utili (LSU), è stato assunto da un comune con una serie di contratti a termine. Dopo aver contestato la reiterazione abusiva dei contratti, la Corte di Cassazione ha stabilito che anche i rapporti di lavoro finalizzati alla stabilizzazione di personale LSU sono soggetti alle normative europee che vietano l'abuso contratti a termine. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per determinare il diritto al risarcimento del danno, tenendo conto della successiva assunzione a tempo indeterminato del lavoratore.
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Abuso contratti a termine LSU: la Cassazione decide
Una lavoratrice, impiegata per anni da un Comune con contratti a termine successivi a un periodo di lavori socialmente utili (LSU), ha chiesto il risarcimento per l'illegittima reiterazione dei contratti. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, qualificando i contratti come parte di una speciale normativa regionale di stabilizzazione, non soggetta alle tutele europee. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza, affermando che la normativa regionale non può derogare ai principi UE contro l'abuso dei contratti a termine LSU. Il caso è stato rinviato per valutare il diritto al risarcimento, anche alla luce della successiva stabilizzazione della lavoratrice.
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Contratti a termine LSU: la Cassazione e il diritto UE
Un lavoratore, precedentemente impiegato in lavori socialmente utili (LSU), ha impugnato la legittimità di una serie di contratti a termine stipulati con un Comune. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9560/2023, ha annullato la decisione della Corte d'Appello, la quale aveva escluso l'applicabilità delle tutele contro l'abuso dei contratti a termine previste dalla normativa nazionale ed europea. La Suprema Corte ha stabilito che le leggi regionali speciali per la stabilizzazione degli LSU non possono derogare ai principi fondamentali dell'Unione Europea, affermando che il giudice deve valutare la natura effettiva del rapporto di lavoro e riconoscere il diritto al risarcimento del danno (cd. danno comunitario) in caso di reiterazione abusiva, anche se il lavoratore è stato successivamente stabilizzato.
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Cessione credito IRES: la forma è sostanza per il Fisco
Una società si è vista negare la possibilità di compensare un debito fiscale tramite una cessione credito IRES infragruppo a causa di omissioni nella dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che i requisiti formali previsti dalla legge in vigore al momento dei fatti erano essenziali per l'efficacia della cessione nei confronti del Fisco. La Corte ha inoltre censurato la sentenza d'appello per aver applicato erroneamente una norma successiva e più favorevole, priva di efficacia retroattiva, e per aver annullato l'intero atto di riscossione pur in presenza di una parziale ammissione del debito.
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Compenso avvocato: decisum o disputatum? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7224/2023, ha stabilito che il compenso dell'avvocato va calcolato sulla base della somma effettivamente liquidata dal giudice (decisum) e non su quella inizialmente richiesta (disputatum), specialmente quando la domanda include la formula 'o la maggiore o minore somma'. La Corte ha rigettato il ricorso di alcuni clienti che contestavano l'onorario del loro legale, liquidato su un'indennità di esproprio molto superiore a quella domandata, sottolineando il principio di adeguatezza del compenso al risultato ottenuto.
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Esenzione IMU enti non commerciali: la prova decisiva
Un istituto religioso si è visto negare l'esenzione IMU per alcuni immobili destinati a scuola paritaria e attività assistenziali. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha stabilito un principio cruciale sull'esenzione IMU per enti non commerciali: la prova della non commercialità non può basarsi sul rispetto formale di decreti ministeriali, ma deve derivare da un'analisi concreta e fattuale. È onere del contribuente dimostrare che i corrispettivi richiesti sono simbolici o nettamente inferiori ai costi, configurando così un'attività non di mercato.
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Omissione di pronuncia: annullata sentenza tributaria
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito per omissione di pronuncia. Un'associazione sportiva si era vista contestare i benefici fiscali dall'Amministrazione Finanziaria per aver ricevuto pagamenti in contanti oltre la soglia di legge. I giudici di secondo grado avevano ignorato questa specifica eccezione, portando la Suprema Corte a cassare la decisione e a rinviare il caso a un nuovo collegio per un esame completo della questione tralasciata.
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Sottofatturazione doganale: la responsabilità dell’importatore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3060/2023, ha chiarito la responsabilità dell'importatore in caso di sottofatturazione doganale. Nel caso esaminato, un'azienda importatrice di prodotti ittici è stata sanzionata per aver dichiarato un valore inferiore della merce importata, a causa di una doppia fatturazione da parte del fornitore estero. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che l'importatore, in qualità di dichiarante in dogana, è sempre responsabile della correttezza dei dati, anche se ignaro della frode. La buona fede non è sufficiente a escludere la responsabilità, se non si dimostra di aver agito con la massima diligenza. Inoltre, la Corte ha confermato che l'atto di accertamento è valido anche senza allegare la fattura a maggior valore, se la contestazione è descritta in modo chiaro e permette al contribuente di difendersi.
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ICI aree edificabili: la tassazione delle cave
Una società contesta un avviso di accertamento ICI per un terreno destinato a cava. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2284/2023, chiarisce tre punti cruciali. Primo, rigetta l'eccezione di giudicato esterno, poiché una precedente sentenza basata su un vizio di motivazione non vincola sul merito della pretesa tributaria. Secondo, conferma che un'area destinata a cava rientra tra le ICI aree edificabili data la sua potenzialità edificatoria, ma precisa che il suo valore venale deve essere determinato considerando tutte le delibere comunali pertinenti, anche quelle successive, che operano come presunzioni semplici. Terzo, accoglie il ricorso sul cumulo giuridico delle sanzioni, stabilendo che per violazioni identiche e ripetute su più annualità si applica un'unica sanzione aumentata, non la somma delle singole sanzioni.
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IMU aree estrattive: la guida della Cassazione
Una società che gestisce un'area estrattiva ha contestato un avviso di accertamento IMU per gli anni 2012-2014. La Corte di Cassazione ha chiarito due punti fondamentali: primo, un'area destinata a cava è considerata 'edificabile' ai fini IMU e il suo valore può essere contestato dal contribuente usando come prova anche delibere della giunta comunale successive a quelle del consiglio; secondo, in caso di mancato pagamento per più annualità, si applica il 'cumulo giuridico', ovvero una sanzione unica aumentata e non la somma delle singole sanzioni annuali.
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Assimilazione rifiuti speciali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 4423/2023, ha accolto il ricorso di tre società contro un Comune, stabilendo un principio fondamentale in materia di tassa sui rifiuti (TARSU). La Corte ha chiarito che l'assimilazione dei rifiuti speciali a quelli urbani, decisa da un regolamento comunale, è illegittima se si basa solo su un criterio qualitativo (la tipologia di rifiuto) e non prevede anche un limite quantitativo. Di conseguenza, il regolamento deve essere disapplicato dal giudice. La causa è stata rinviata alla corte territoriale per una nuova valutazione basata su questo principio, applicando la disciplina precedente che prevede l'esenzione dalla tassa per le sole superfici dove si producono esclusivamente rifiuti speciali non assimilati.
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