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Pericolosità Sociale — Anno 2025

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252 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Pericolosità Sociale

Provvedimenti

Affidamento in prova e pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della misura alternativa dell'affidamento in prova a un uomo condannato per lesioni aggravate. La decisione si basa sulla valutazione della persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta non solo dalla gravità del reato, ma anche dalla sua minimizzazione dell'accaduto e dall'assenza di un percorso di revisione critica. Secondo la Corte, per ottenere l'affidamento in prova, non basta l'assenza di precedenti penali, ma è necessaria una prognosi favorevole di reinserimento sociale.
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Permesso Premio: perché la buona condotta non basta
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto condannato per un grave reato. Nonostante i progressi nel percorso rieducativo e l'ammissione al lavoro esterno, la Corte ha ritenuto persistente la sua pericolosità sociale a causa di una mancata, approfondita revisione critica del delitto commesso, in particolare riguardo alla sua premeditazione e gravità. La sentenza chiarisce che la valutazione per il permesso premio è più rigorosa di quella per altri benefici.
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Misure alternative: Cassazione sulla revisione critica
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'accesso a misure alternative alla detenzione. La Corte ha stabilito che, per ottenere benefici come l'affidamento in prova, non è sufficiente dimostrare una possibilità di lavoro. È indispensabile un percorso di revisione critica del proprio passato criminale che sia concreto e significativo, specialmente di fronte a un profilo di elevata pericolosità sociale attestato dalle autorità competenti.
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Affidamento terapeutico: no se c’è pericolosità
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di affidamento terapeutico a un condannato per gravi reati, nonostante la sua presunta alcol-dipendenza. La decisione si fonda sulla valutazione della sua elevata e attuale pericolosità sociale, ritenuta un ostacolo insuperabile per la concessione della misura alternativa, rendendo irrilevante l'accertamento sulla genuinità della dipendenza.
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Affidamento in prova: gradualità e pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'affidamento in prova a un uomo condannato per coltivazione di stupefacenti, concedendogli la detenzione domiciliare. La decisione si fonda sulla valutazione della sua residua pericolosità sociale, desunta dai precedenti penali, dalla mancanza di lavoro e dalla gravità del reato. La sentenza sottolinea l'importanza del principio di gradualità, secondo cui misure più restrittive possono essere un passaggio necessario prima di concedere benefici più ampi.
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Sorveglianza speciale: annullata condanna per assenza
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione della sorveglianza speciale. La decisione si basa sul principio che, dopo un lungo periodo di detenzione, la misura di prevenzione si considera sospesa fino a una nuova valutazione della pericolosità sociale del soggetto. In assenza di tale valutazione, gli obblighi non sono efficaci e la loro violazione non costituisce reato.
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Sorveglianza speciale: stop senza nuova valutazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sul principio, rafforzato da una recente sentenza della Corte Costituzionale, secondo cui dopo un periodo di detenzione, la misura di prevenzione della sorveglianza speciale non può essere riattivata automaticamente. È necessaria una nuova e specifica valutazione della pericolosità sociale del soggetto. In assenza di tale verifica, le prescrizioni non sono efficaci e la loro violazione non costituisce reato.
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Pericolosità sociale: confisca e valutazione prove
La Corte di Cassazione conferma la confisca di beni e la misura di prevenzione della sorveglianza speciale nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La sentenza stabilisce che, per valutare la pericolosità sociale, il giudice può considerare anche elementi provenienti da procedimenti penali non ancora definiti o prescritti, purché non vi sia stata un'assoluzione nel merito. La decisione si fonda sulla palese sproporzione tra il patrimonio accumulato dall'individuo e i suoi redditi quasi inesistenti, ritenendo che vivesse abitualmente dei proventi di attività illecite, come furti di beni di lusso.
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Confisca di prevenzione: i limiti temporali
La Corte di Cassazione annulla una confisca di prevenzione su un immobile acquistato poco prima dell'inizio del periodo di pericolosità sociale accertato. La sentenza sottolinea che, in questi casi, è necessaria una prova rigorosa e univoca del nesso tra il bene e capitali illeciti pregressi, non potendosi basare su mere presunzioni e senza un'adeguata valutazione delle prove difensive sulla liceità dei redditi.
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Aggravamento misura di sicurezza: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che disponeva l'aggravamento di una misura di sicurezza (dalla libertà vigilata alla casa di lavoro). Il caso riguardava un condannato la cui misura era stata inasprita sulla base di reati commessi prima dell'applicazione della misura stessa, ma scoperti successivamente. La Corte ha stabilito che l'aggravamento misura di sicurezza è legittimo solo in caso di trasgressione delle prescrizioni imposte durante l'effettiva esecuzione della misura, e non può basarsi su una semplice rivalutazione della pericolosità sociale fondata su fatti pregressi.
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Espulsione straniero: valutazione della pericolosità
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per reati di droga nei confronti di un cittadino straniero, poiché il giudice di merito aveva omesso di valutare la sua pericolosità sociale ai fini dell'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione. La Corte ha ribadito che, a seguito di una storica sentenza della Corte Costituzionale, l'espulsione dello straniero non è mai automatica ma richiede una specifica e motivata valutazione da parte del giudice circa il rischio che l'imputato commetta nuovi reati.
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Pene sostitutive: no se c’è pericolosità sociale
Un uomo, condannato per violazione delle misure di sorveglianza, si è visto negare le pene sostitutive in appello. La Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo legittima la valutazione negativa basata non solo sui precedenti penali, ma anche sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, che rendeva improbabile il rispetto delle prescrizioni.
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Espulsione dello straniero: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero, anche a fronte di una condanna significativa, non costituisce un errore se il giudice di merito ha implicitamente valutato l'assenza di una specifica pericolosità sociale. Il ricorso del Procuratore Generale, che lamentava l'omessa applicazione della misura nonostante la gravità dei fatti, è stato rigettato, confermando la natura facoltativa e discrezionale della decisione del giudice.
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Pericolosità sociale: valutazione attuale obbligatoria
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che applicava la libertà vigilata a un condannato per associazione di tipo mafioso. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale non può essere automatica o basata solo sulla condanna passata, ma richiede un'analisi concreta e attuale della situazione del soggetto, considerando tutti i nuovi elementi emersi, come la buona condotta e l'esito di altri procedimenti.
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Confisca per pericolosità: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre soggetti contro un'ordinanza di confisca per pericolosità sociale. I ricorrenti avevano lamentato vizi di motivazione e una presunta errata applicazione della legge, ma la Corte ha stabilito che le loro doglianze erano mere riproposizioni di questioni già decise, senza confrontarsi con la dettagliata motivazione del provvedimento impugnato, fondato su concreti elementi di proventi da attività delittuosa.
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Pericolosità sociale: confini temporali e confisca
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di confisca, sottolineando l'errore della Corte d'Appello nel non aver correttamente riconsiderato i limiti temporali della pericolosità sociale dei proposti a seguito della loro assoluzione dal reato associativo. L'assoluzione avrebbe dovuto portare a una nuova e specifica valutazione del periodo in cui si è manifestata la pericolosità, elemento fondamentale per legittimare la misura di prevenzione patrimoniale. La Cassazione ha rinviato il caso per un nuovo giudizio che tenga conto di questo principio.
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Pericolosità sociale: la valutazione dopo la detenzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, dopo un lungo periodo di detenzione, la rivalutazione della pericolosità sociale di un individuo ai fini di una misura di prevenzione è un atto dovuto ma limitato. Il tribunale può solo confermare l'esecuzione della misura sospesa o revocarla, senza poter modificare la categoria di pericolosità o la natura della misura stessa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le censure del ricorrente vertevano sul merito della valutazione, non sindacabile in sede di legittimità, e chiedevano una modifica della misura non consentita dalla procedura specifica.
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Pericolosità sociale e confisca: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di prevenzione, inclusa la sorveglianza speciale e la confisca di beni, nei confronti di un individuo ritenuto socialmente pericoloso. La sentenza ribadisce che la valutazione della pericolosità sociale può basarsi su una carriera criminale estesa nel tempo, purché la condotta sia attuale. Inoltre, chiarisce che il giudice della prevenzione può autonomamente valutare elementi provenienti da procedimenti penali conclusi con archiviazione, poiché il focus è sulla condotta complessiva del soggetto e non sulla singola responsabilità penale. I ricorsi, volti a una rivalutazione dei fatti, sono stati dichiarati inammissibili.
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Permesso sorveglianza speciale: limiti e requisiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale a cui era stato negato un permesso per visitare il figlio in carcere. La decisione conferma che un permesso sorveglianza speciale può essere concesso solo per motivi familiari di eccezionale gravità, urgenza e necessità assoluta, che devono essere specificamente provati, soprattutto in presenza di una qualificata pericolosità sociale del richiedente.
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Pericolosità sociale: rissa e proroga misura sicurezza
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di prorogare una misura di sicurezza di libertà vigilata nei confronti di un soggetto condannato per reati di stampo mafioso. Nonostante un percorso di reinserimento positivo, un recente episodio di rissa condominiale è stato ritenuto un indicatore sufficiente di una persistente pericolosità sociale, giustificando così la continuazione della misura. La Corte ha stabilito che la valutazione deve essere globale e che un singolo evento negativo recente può prevalere su precedenti progressi, se ritenuto sintomatico di un atteggiamento non modificato.
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