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Pericolosità Sociale — Anno 2025

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252 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Pericolosità Sociale

Provvedimenti

Pericolosità sociale e 41-bis: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto sottoposto al regime del 41-bis, confermando la proroga della misura di sicurezza dell'assegnazione a una casa di lavoro. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale deve basarsi su una visione complessiva che include la gravità dei reati commessi, la condotta carceraria negativa e l'assenza di un percorso di risocializzazione, ritenendo irrilevanti la concessione della liberazione anticipata o il tempo trascorso. La decisione sottolinea che la pericolosità sociale persiste finché non vi sono prove concrete di un definitivo distacco dall'ambiente criminale.
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Detenzione domiciliare speciale e interesse del minore
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della detenzione domiciliare speciale a una madre, condannata per l'omicidio della suocera, nonostante la presenza di due figli minori, di cui uno con grave disabilità. La decisione si fonda sulla prevalenza della pericolosità sociale della donna, affetta da un vizio parziale di mente, sull'interesse dei figli a crescere con lei. La Corte ha stabilito che l'interesse del minore, sebbene prioritario, non è assoluto e deve essere bilanciato con le esigenze di difesa sociale.
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Inammissibilità ricorso per espulsione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un cittadino straniero contro la sentenza d'appello che confermava la sua colpevolezza per la violazione di un ordine di espulsione. La Corte ha ritenuto le censure infondate, confermando la corretta identificazione dell'imputato, la sua pericolosità sociale e la legittimità della recidiva pluriaggravata, data la sua manifesta indifferenza verso le decisioni giudiziarie.
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Pericolosità sociale: il valore della buona condotta
La Corte di Cassazione è chiamata a decidere sul ricorso di un condannato contro l'ordinanza del Magistrato di Sorveglianza che gli ha negato un beneficio. Il diniego era fondato sulla valutazione di pericolosità sociale del soggetto, valutazione che la difesa contesta sulla base di prove documentali attestanti la regolare condotta tenuta sia durante la carcerazione che agli arresti domiciliari. Il caso solleva la questione del peso da attribuire agli elementi sopravvenuti e positivi nel giudizio sulla pericolosità di un individuo.
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Espulsione straniero: quando è legittima per reati?
Un cittadino straniero, condannato per spaccio di eroina, ha impugnato la sentenza che ne disponeva l'espulsione dal territorio nazionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità della misura dell'espulsione straniero. Secondo la Corte, la pericolosità sociale dell'imputato era stata correttamente valutata sulla base della gravità del reato e dei precedenti. Inoltre, la difesa non ha fornito elementi concreti sui legami familiari o sociali dell'imputato, necessari per un bilanciamento tra la sicurezza pubblica e il suo interesse a rimanere in Italia.
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Impresa illecita: la confisca per collusione mafiosa
La Corte di Cassazione ha confermato le misure di prevenzione della sorveglianza speciale e della confisca nei confronti di un imprenditore. La sua attività è stata classificata come 'impresa illecita' a causa di una collusione sistemica con un'associazione mafiosa, che ne ha favorito lo sviluppo e l'espansione. I giudici hanno ritenuto la pericolosità sociale ancora attuale, nonostante il periodo di custodia cautelare, e hanno confermato che l'intera azienda, essendo 'contaminata', dovesse essere confiscata.
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Pericolosità sociale: valutazione completa e misure
La Corte di Cassazione conferma la misura di sicurezza del ricovero in REMS per un soggetto prosciolto per vizio di mente. La sentenza chiarisce che la valutazione della pericolosità sociale non può limitarsi al singolo reato, ma deve considerare la personalità complessiva del soggetto, la sua storia criminale e la sua resistenza alle cure, basandosi su tutti i parametri dell'art. 133 cod. pen. Viene inoltre dichiarata inammissibile la doglianza su vizi procedurali del processo di cognizione, poiché esula dalla competenza del Tribunale di Sorveglianza.
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Differimento pena: salute e pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto che chiedeva il differimento della pena per motivi di salute. La Corte ha stabilito che, in assenza di una patologia di gravità tale da essere incompatibile con il regime carcerario, è corretto che il giudice bilanci le esigenze di salute con la pericolosità sociale del soggetto, soprattutto se elevata, negando il beneficio.
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Confisca di prevenzione: i limiti temporali
La Corte di Cassazione interviene sulla confisca di prevenzione, annullando un provvedimento che aveva colpito beni acquistati prima del periodo di 'pericolosità sociale' accertato. La sentenza ribadisce che la misura ablativa deve rispettare un preciso perimetro temporale e non può fondarsi su motivazioni apparenti o illogiche, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Regime 41-bis: Cassazione, inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. Nonostante una precedente assoluzione per associazione mafiosa, la Corte ha ritenuto che la decisione del Tribunale di Sorveglianza fosse corretta, in quanto basata su nuovi e gravi indizi, tra cui una nuova ordinanza di custodia cautelare, che dimostravano la persistente pericolosità sociale del soggetto e i suoi attuali legami con la criminalità organizzata.
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Pericolosità sociale: valutazione post-pena
Un uomo, terminata la pena per associazione mafiosa e altri reati, si vede applicare la misura di sicurezza della libertà vigilata. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che la valutazione sulla pericolosità sociale deve basarsi su un'analisi complessiva della biografia criminale, della condotta e dell'atteggiamento del soggetto, non essendo sufficiente il buon comportamento tenuto in carcere o l'assenza di pendenze recenti per escluderla.
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Confisca di prevenzione: annullata per difetto di prova
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una confisca di prevenzione relativa a quote societarie e al compendio aziendale di una società. La decisione è stata motivata dalla mancanza di una prova rigorosa che dimostrasse l'effettiva disponibilità dei beni da parte dell'imprenditore, proposto per la misura, al momento della richiesta. Anni prima, l'imprenditore aveva donato le quote ai propri familiari. La Corte ha sottolineato che, per giustificare la confisca, non è sufficiente basarsi su elementi passati, ma è necessaria una prova attuale del controllo di fatto esercitato dal proposto sulla società, nonostante l'intestazione formale a terzi.
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Pericolosità sociale: valutazione concreta e non presunta
Un soggetto ricorreva in Cassazione contro la sentenza d'appello che, pur riconoscendo la sua collaborazione con la giustizia, gli negava le attenuanti generiche e applicava una misura di sicurezza. Il ricorrente sosteneva che la collaborazione dovesse escludere la sua attuale pericolosità sociale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la valutazione della pericolosità sociale deve essere sempre concreta e basata su tutti gli elementi disponibili, senza alcun automatismo derivante dalla sola collaborazione. La decisione del giudice di merito è stata ritenuta correttamente motivata.
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Pericolosità sociale: annullata condanna per cauzione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per mancato versamento della cauzione legata alla sorveglianza speciale. La decisione si fonda sul principio che la misura di prevenzione perde efficacia se, dopo una lunga detenzione del soggetto, non viene effettuata una nuova valutazione della sua attuale pericolosità sociale. Senza questa rivalutazione, la violazione dell'obbligo non costituisce reato.
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Pericolosità sociale: quando non basta il pentimento
Un soggetto, sottoposto a misura di prevenzione per la sua lunga carriera in reati di narcotraffico e riciclaggio, ha impugnato il provvedimento sostenendo di essere cambiato, portando come prove una confessione e un'autobiografia. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per superare una presunzione di pericolosità sociale radicata nel tempo, non bastano le dichiarazioni di pentimento. È necessario dimostrare con fatti concreti e tangibili, osservati per un congruo periodo, un cambiamento di vita definitivo e irreversibile.
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Sorveglianza speciale e ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. Il ricorrente lamentava una valutazione della sua pericolosità sociale basata su fatti non recenti. La Corte ha stabilito che l'appello era volto a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, dove il controllo è limitato alla sola violazione di legge. La decisione dei giudici di merito, basata su una valutazione complessiva di vari elementi (ruolo in un'associazione a delinquere, assenza di redditi leciti), è stata ritenuta adeguatamente motivata.
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Pericolosità sociale: anche l’incensurato rischia
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per un giovane incensurato accusato di spaccio di stupefacenti. Nonostante un'offerta di lavoro a tempo indeterminato, i giudici hanno ritenuto prevalente la sua pericolosità sociale, desunta dall'ingente quantitativo di droga e dalle modalità professionali del trasporto. La sentenza sottolinea come la gravità del fatto possa dimostrare una capacità a delinquere che rende recessivi elementi positivi come l'assenza di precedenti.
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Pericolosità Sociale: Cassazione e misure di prevenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo, ritenuto figura di spicco della criminalità organizzata, contro il decreto che confermava la sua pericolosità sociale e la misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che la valutazione dei giudici di merito era ben motivata, avendo correttamente bilanciato la persistenza del vincolo associativo e la condanna per reati mafiosi con elementi positivi, come la buona condotta parziale in carcere e l'iscrizione all'università, ritenuti non sufficienti a dimostrare un reale distacco dal contesto criminale.
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Pericolosità sociale e assoluzione: la decisione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'assoluzione in sede penale non esclude automaticamente la valutazione di pericolosità sociale ai fini delle misure di prevenzione. Nel caso esaminato, un imprenditore, pur assolto dal reato di bancarotta per un vizio di forma, si è visto confermare la confisca dei beni. La Corte ha ribadito il principio di autonomia del procedimento di prevenzione, che consente al giudice di valutare autonomamente i fatti e le condotte, basandosi su un quadro indiziario, anche se in sede penale non è stata raggiunta la prova per una condanna.
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Pericolosità sociale: basta il tempo per escluderla?
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di prevenzione della sorveglianza speciale nei confronti di un individuo con un ruolo di spicco in un'associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che il mero trascorrere del tempo dai reati commessi non è sufficiente a escludere la sua attuale pericolosità sociale, in assenza di prove concrete di un distacco dall'ambiente criminale.
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