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Pericolosità Sociale

1662 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La probabilità che un soggetto, avendo già commesso un reato, possa compierne altri in futuro.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

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Provvedimenti

Permesso di soggiorno per coesione familiare e reati
La Questura ha respinto l'istanza presentata da un cittadino straniero volta a ottenere il permesso di soggiorno per coesione familiare con i propri parenti in Italia. L'amministrazione ha fondato il diniego sulla presenza di condanne penali e nuovi arresti per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Lo straniero ha impugnato il provvedimento, lamentando la violazione dei propri legami familiari e la non definitività di parte dei procedimenti penali. I giudici di merito hanno confermato il rifiuto, accertando la pericolosità sociale attuale dell'interessato, la totale assenza di attività lavorativa e la mancata prova del suo contributo al mantenimento del nucleo familiare. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso del cittadino straniero, validando la piena legittimità del diniego.
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Decreto di Espulsione: Integrazione Ignorata, Ricorso Estinto
Un cittadino straniero ha ricevuto un decreto di espulsione dal Prefetto, motivato dalla sua presunta pericolosità sociale per gravi reati passati. Ha contestato la decisione, sostenendo che il Giudice di pace non aveva adeguatamente valutato il suo percorso di integrazione sociale, lavorativa e affettiva in Italia. Tuttavia, prima della decisione finale della Cassazione, il ricorrente ha rinunciato al ricorso. La Corte ha quindi dichiarato estinto il giudizio e ha condannato il ricorrente a pagare le spese legali alla parte controricorrente. La vicenda evidenzia l'importanza della valutazione dell'integrazione nel contesto di un decreto di espulsione.
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Espulsione: la Valutazione Pericolosità Sociale non è solo precedenti
Un Cittadino Straniero ha contestato il decreto di espulsione emesso dall'Autorità Amministrativa. Il Giudice di pace aveva respinto l'opposizione, ritenendo l'espulsione automatica per i precedenti penali del Cittadino e non provata la violazione del diritto all'unità familiare. La Corte di Cassazione ha rigettato i primi due motivi del ricorso del Cittadino, che lamentavano l'insufficienza della motivazione e l'omessa valutazione dei legami familiari. Tuttavia, ha accolto il terzo motivo. La Cassazione ha stabilito che la Valutazione pericolosità sociale non può basarsi solo sui precedenti penali. Richiede un'analisi complessiva della personalità e della condotta attuale dello straniero per accertare la sua reale pericolosità. La sentenza è stata annullata e il caso rinviato al Giudice di pace per una nuova valutazione.
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Espulsione Straniero: Convivenza familiare non basta senza prova cittadinanza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Cittadino Straniero contro un decreto di **espulsione straniero**. Il Prefetto aveva disposto l'allontanamento a causa della pericolosità sociale del soggetto, con precedenti penali. Il Giudice di Pace aveva confermato l'espulsione, pur notando la convivenza del Cittadino Straniero con la sorella, ma senza accertare la cittadinanza italiana di quest'ultima. Il ricorrente lamentava che il Giudice di Pace avesse valutato la pericolosità sociale e non avesse considerato la convivenza con la sorella italiana. La Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile. Ha chiarito che il presupposto della cittadinanza italiana della sorella non era stato provato, rendendo irrilevante la convivenza ai fini dell'applicazione delle norme che impediscono l'espulsione.
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Espulsione per pericolosità sociale: Cassazione conferma l’inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Cittadino Straniero contro il decreto di espulsione per pericolosità sociale. Il Cittadino Straniero, di nazionalità albanese, aveva contestato la decisione del Giudice di Pace che aveva confermato l'allontanamento, basato su un ingresso irregolare in Italia e su precedenti penali per furto e stupefacenti. La Cassazione ha ritenuto le sue argomentazioni generiche e non in grado di scalfire la valutazione di pericolosità sociale, confermando la legittimità dell'espulsione.
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Espulsione straniero: Pericolosità Sociale prevale sui Legami Familiari
A un cittadino straniero è stato emesso un decreto di **espulsione straniero** per pericolosità sociale, basato su precedenti penali e segnalazioni di polizia, oltre alla mancanza di documenti. Il Giudice di Pace ha confermato l'espulsione. Il cittadino ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua pericolosità non era stata valutata correttamente e che non si era tenuto conto dei suoi legami familiari e lavorativi in Italia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la pericolosità sociale era stata correttamente accertata e che i legami familiari, seppur presenti, non erano sufficientemente forti o dimostrati per impedire l'espulsione, in assenza di un effettivo radicamento. Ha anche ritenuto che la conoscenza della lingua italiana fosse stata dimostrata.
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Espulsione stranieri: Precedenti Penali vs. Legami Familiari
Un cittadino straniero ha contestato l'espulsione dal territorio italiano, decisa dalla Prefettura a causa della sua ritenuta pericolosità sociale, basata su precedenti penali per spaccio di stupefacenti. Il Giudice di Pace aveva confermato l'espulsione stranieri, ritenendo insufficienti le prove di legami familiari stabili. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del cittadino, affermando che la valutazione della pericolosità e dei legami familiari spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in Cassazione. Ha inoltre ribadito che le autodichiarazioni non hanno valore probatorio.
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Procura speciale per Cassazione: rinvio alle Sezioni Unite per l’espulsione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. Il Giudice di Pace aveva respinto l'opposizione, ritenendo la pericolosità sociale un ostacolo al permesso di soggiorno. La questione principale sollevata in Cassazione riguardava un difetto nella procura speciale per Cassazione, ovvero l'autorizzazione data all'avvocato. La Corte ha rilevato che la procura era su un foglio separato e non menzionava il provvedimento impugnato. Per risolvere questo dubbio procedurale cruciale sull'applicabilità della procura speciale, la Cassazione ha rinviato la decisione alle Sezioni Unite, in attesa di un loro pronunciamento definitivo.
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Espulsione Straniero: La Cassazione Annulla per Legami Familiari
Un Cittadino Straniero ha ricevuto un decreto di espulsione per ingresso irregolare e precedenti penali. Il Giudice di Pace ha confermato tale provvedimento. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che le autorità devono effettuare una valutazione concreta e attuale della pericolosità sociale dell'individuo, senza basarsi solo su precedenti. È fondamentale bilanciare la sicurezza pubblica con il diritto alla vita privata e ai legami familiari. Il Giudice di Pace non ha correttamente valutato questi aspetti, portando alla cassazione e al rinvio del caso per una nuova decisione sull'espulsione straniero e legami familiari.
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Evasione e recidiva: quando i precedenti penali prevalgono sulle attenuanti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione di un Lavoratore, già gravato da precedenti penali. Il caso verteva sul riconoscimento della recidiva e sul suo bilanciamento con le attenuanti generiche. Il Lavoratore aveva violato una misura di restrizione poco dopo essergli stata concessa, dimostrando una persistente inclinazione al crimine. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione della recidiva non può basarsi solo sui precedenti, ma deve considerare la concreta pericolosità sociale del reo e il legame tra i fatti. Ha ritenuto corretta la decisione dei giudici di merito che hanno dato prevalenza alla recidiva, giudicando inammissibile il ricorso.
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Pericolosità Sociale: Ricorso Inammissibile per Nuova Valutazione
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Milano che aveva confermato una misura di sicurezza detentiva, basata sulla sua presunta pericolosità sociale e delinquenza abituale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il Lavoratore cercava una nuova valutazione di merito sui presupposti della misura, ma il ricorso non individuava vizi specifici del provvedimento. La Corte ha ritenuto logica la valutazione della pericolosità sociale, considerando le condotte criminose reiterate dopo un'espulsione.
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Pericolosità sociale: la condotta non cancella le violazioni
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato l'applicazione della misura di sicurezza della colonia agricola per un anno nei confronti di un uomo detenuto, ritenendo sussistente la sua pericolosità sociale. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando che i giudici avessero considerato solo le sue condanne passate e le recenti violazioni, ignorando la sua buona condotta in carcere e i permessi premio ottenuti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici di merito hanno motivato adeguatamente la decisione, evidenziando come i comportamenti negativi e le violazioni commesse prevalgano sugli elementi positivi nell'accertamento della pericolosità sociale. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Misure alternative alla detenzione: negato l’affidamento
Il Detenuto ha richiesto la concessione di misure alternative alla detenzione, nello specifico l'affidamento in prova al servizio sociale e la detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza evidenziando la persistente pericolosità sociale dell'uomo e la mancanza di un concreto percorso di revisione critica rispetto ai reati commessi. Il Detenuto ha quindi proposto ricorso in Cassazione lamentando violazioni di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la correttezza della motivazione del Tribunale, sottolineando che le censure sollevate richiedevano una inammissibile rivalutazione dei fatti. Di conseguenza, la Corte ha condannato Il Detenuto al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Affidamento in prova negato: pericolosità sociale prevale sul reinserimento
Un condannato ha chiesto l'applicazione dell'affidamento in prova al servizio sociale per scontare la sua pena fuori dal carcere. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la richiesta, ritenendo il soggetto socialmente pericoloso. Questa decisione si basava su reati recenti, precedenti giudiziari pendenti e una scarsa collaborazione del condannato, che non aveva dimostrato un concreto percorso di risocializzazione. L'offerta di lavoro presentata non era ritenuta idonea. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del condannato inammissibile, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Il condannato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Revoca misura di prevenzione: Detenzione non basta, serve interesse concreto
Un Lavoratore, già collaboratore di giustizia e detenuto fino al 2036, aveva richiesto la revoca di una misura di prevenzione (sorveglianza speciale) la cui esecuzione era sospesa. Sosteneva che il suo status di collaboratore eliminasse la sua pericolosità sociale. La Corte d'Appello aveva dichiarato la richiesta inammissibile per mancanza di un interesse concreto e attuale. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la `revoca misura di prevenzione` è possibile anche in detenzione, ma solo se l'interessato dimostra un interesse concreto e attuale, cosa che il Lavoratore non aveva fatto. Il ricorso è stato rigettato.
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Precedenti penali e giudizio di comparazione delle circostanze
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale e possesso di strumenti da scasso. Il ricorrente contestava la motivazione della corte territoriale sul giudizio di comparazione delle circostanze. I giudici di merito avevano negato la prevalenza delle attenuanti a causa dei precedenti penali specifici e recenti del condannato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato e privo di elementi concreti. Il collegio ha confermato che la presenza di precedenti giustifica la valutazione di maggiore pericolosità sociale. L'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Negate Misure Alternative: La Pericolosità Sociale Frena la Libertà
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un condannato le **misure alternative alla detenzione**, come l'affidamento in prova o la detenzione domiciliare, a causa di una persistente pericolosità sociale e del rischio di nuovi reati. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione della legge e la motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione della pericolosità sociale è una questione di fatto non riesaminabile in sede di legittimità. Il condannato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza Speciale: Stile di Vita Criminale vs. Ricorso Infondato
Un individuo ha impugnato la "Sorveglianza speciale" di Pubblica Sicurezza, una misura preventiva di un anno, ma la Cassazione ha rigettato il ricorso. La Corte ha confermato la pericolosità sociale dell'individuo, basata sulla sua "dedizione abituale al crimine". Nonostante la difesa sostenesse la lieve entità dei reati e la loro occasionalità, la Suprema Corte ha riconosciuto un "stile di vita" criminale, evidenziato da una pluralità di reati (detenzione di droga e armi, resistenza a pubblico ufficiale) commessi in un arco temporale significativo, che ledono la sicurezza pubblica. La sentenza ha così ribadito la legittimità della "Sorveglianza speciale".
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Affidamento in Prova Negato: Cassazione Chiede Motivazione Chiara
Il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha negato a un condannato l'affidamento in prova al servizio sociale, concedendogli invece la detenzione domiciliare per fatti di bancarotta. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il Tribunale non ha motivato adeguatamente il diniego dell'affidamento in prova, limitandosi a un'affermazione generica sulla pericolosità sociale. La sentenza ribadisce l'importanza di una motivazione specifica e approfondita per escludere l'affidamento in prova al servizio sociale, specialmente quando i precedenti sono datati e la relazione sociale è positiva.
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Revoca affidamento in prova: il carcere annulla la misura
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca affidamento in prova per Il Condannato dopo l'emissione di una misura di custodia cautelare in carcere. Tale arresto derivava dall'aggravamento di una precedente misura per reati di spaccio commessi nell'estate 2020. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la prova non era ancora iniziata e che i fatti erano di lieve entità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sopravvenienza di nuovi elementi di pericolosità e la violazione delle prescrizioni giustificano pienamente la revoca della misura alternativa, anche se l'affidamento non ha ancora avuto effettivo inizio.
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