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Pericolosità Sociale — Anno 2025

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252 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Pericolosità Sociale

Provvedimenti

Pericolosità sociale: obbligo di rivalutazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte dei giudici di merito, di aver effettuato la necessaria rivalutazione della pericolosità sociale dell'imputato dopo un lungo periodo di detenzione. Senza tale verifica, la misura di prevenzione non è efficace e la sua violazione non costituisce reato.
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Pericolosità sociale: valutazione dopo lunga detenzione
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione di una misura di sorveglianza speciale a un individuo precedentemente condannato per associazione di tipo mafioso, anche dopo un lungo periodo di detenzione di nove anni. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla persistenza della pericolosità sociale deve essere attuale e concreta. Nel caso specifico, il percorso di rieducazione in carcere e la successiva attività lavorativa non sono stati ritenuti elementi sufficienti a dimostrare una definitiva rottura con l'ambiente criminale, giustificando così la misura di prevenzione.
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Confisca di prevenzione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di confisca di prevenzione per oltre 80.000 euro, originariamente confermato dalla Corte d'Appello di Milano. La decisione è stata motivata da un'errata valutazione della 'pericolosità sociale' del soggetto, basata su fatti datati e su un procedimento archiviato non adeguatamente analizzato. Inoltre, la Suprema Corte ha censurato l'inversione dell'onere della prova, ribadendo che spetta all'accusa dimostrare la provenienza illecita dei beni e non al proposto fornire una prova 'diabolica' della loro origine lecita. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Pericolosità sociale: quando la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga della misura di sicurezza. La valutazione della pericolosità sociale, basata su un passato criminale grave e legami attuali con l'ambiente mafioso, è stata ritenuta logica e ben motivata, superando le dichiarazioni di dissociazione dell'interessato.
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Pericolosità sociale: no a misure senza continuità
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di misure di prevenzione personali e patrimoniali nei confronti di un soggetto. La decisione si fonda sul principio che la pericolosità sociale richiede l'abitualità' delle condotte delittuose, ovvero una continuità nel tempo. La presenza di lunghi intervalli temporali senza attività criminali provate impedisce di considerare sussistente tale requisito, non potendo tali 'vuoti' essere colmati da mere congetture. La sentenza ribadisce la necessità di un approccio rigoroso e tassativo, in linea con i principi costituzionali.
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Esigenze cautelari: tempo e pericolosità sociale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per traffico di droga che chiedeva la revoca delle misure cautelari. La sentenza ribadisce che le esigenze cautelari, in particolare il pericolo di reiterazione del reato, non vengono meno automaticamente per il solo decorso del tempo o per il periodo di detenzione già scontato. La valutazione deve basarsi sulla pericolosità sociale complessiva dell'individuo, specialmente in contesti di criminalità organizzata.
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Confisca di prevenzione: beni post-pericolosità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro una confisca di prevenzione di immobili. I beni, intestati ai figli di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso, erano stati acquistati anni dopo la cessazione di tale pericolosità. La Corte ha confermato che la confisca è legittima se si prova, tramite indizi gravi, precisi e concordanti, che i beni derivano da capitali illeciti accumulati durante il periodo di attività criminale, superando così il divario temporale.
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Espulsione straniero: quando è misura facoltativa?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Procuratore Generale contro la mancata applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione straniero. La Corte ha ribadito che tale misura è facoltativa e la sua non applicazione da parte del giudice di merito implica una valutazione negativa sulla pericolosità sociale del condannato, non richiedendo una motivazione esplicita.
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Confisca per sproporzione: acquisto con mutuo
La Corte di Cassazione annulla con rinvio la decisione di una Corte d'Appello che aveva escluso dalla confisca per sproporzione alcuni immobili acquistati con mutuo prima dell'accertato periodo di pericolosità sociale del proposto. La Cassazione ha ravvisato una totale carenza di motivazione, poiché i giudici di secondo grado non hanno adeguatamente considerato il principio secondo cui la valutazione di illecita provenienza delle risorse va estesa anche alla capacità di rimborsare le rate del mutuo nel periodo di pericolosità sociale.
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Ingiusta detenzione: negata se c’è colpa grave
La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento per ingiusta detenzione a un soggetto che, pur essendo stato successivamente assolto, aveva violato una misura di prevenzione ritenuta illegittima. La Corte ha stabilito che la scelta di trasgredire l'ordine, invece di contestarlo nelle sedi legali, costituisce una 'colpa grave' che osta al riconoscimento dell'indennizzo, poiché il cittadino non può farsi giustizia da sé contro un provvedimento dell'autorità, anche se viziato.
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Ricorso inammissibile: quando la recidiva lo determina
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato con numerosi precedenti penali. La decisione si fonda sulla valutazione della crescente pericolosità sociale del soggetto, desunta dalla reiterazione di condotte delittuose. La Corte ha confermato la logicità della motivazione del giudice di merito, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, evidenziando le gravi conseguenze di un ricorso inammissibile.
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Confisca di prevenzione: la prova della sproporzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro una confisca di prevenzione, confermando che i beni di valore sproporzionato rispetto al reddito di un soggetto socialmente pericoloso devono essere confiscati. La sentenza chiarisce che i redditi da evasione fiscale e i prestiti bancari non possono giustificare la provenienza lecita dei beni, e l'uso dei dati ISTAT per calcolare le spese familiari è legittimo.
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Confisca mafiosa: l’azienda si perde per intero
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca mafiosa di un'intera attività commerciale. La sentenza stabilisce che l'intervento di esponenti di associazioni criminali per acquisire il controllo di un'impresa ne contamina l'intero patrimonio, rendendo irrilevante la pregressa e legittima detenzione di quote da parte del soggetto proposto per la misura di prevenzione. L'intera azienda è stata quindi considerata "a partecipazione mafiosa" e soggetta a confisca totale.
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Pericolosità sociale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro la decisione che confermava la sua attuale pericolosità sociale. La Corte ha ritenuto il ricorso generico, poiché non contestava efficacemente la valutazione della Corte d'appello, basata su una recente denuncia per un grave reato, considerata un elemento sufficiente a dimostrare la persistenza della pericolosità nonostante il percorso lavorativo intrapreso dal soggetto.
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Pericolosità sociale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego della detenzione domiciliare. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta da reati commessi in passato, anche dopo la concessione di altre misure, e dal parere negativo dell'équipe trattamentale del carcere. L'appello è stato giudicato generico e non in grado di contestare le specifiche motivazioni dell'ordinanza impugnata.
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Pericolosità sociale: il vincolo mafioso è attuale?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. La Corte ha ritenuto che la passata appartenenza a un'associazione mafiosa costituisca un indicatore di attuale pericolosità sociale, data la natura stabile e persistente di tali legami criminali.
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Pericolosità sociale: quando il giudice può cambiarla?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a misura di prevenzione. La Corte ha stabilito che un giudice può modificare la qualificazione giuridica della pericolosità sociale rispetto a quella inizialmente contestata, a condizione che la decisione si basi sugli stessi fatti e sia garantito il diritto di difesa. Ha inoltre ribadito che non può riesaminare nel merito i fatti, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Revocazione confisca: l’assoluzione non basta
La Cassazione Penale stabilisce che la revocazione confisca di prevenzione non è automatica dopo un'assoluzione. Se la sentenza assolutoria, pur prosciogliendo da un reato specifico, conferma l'esistenza di attività illecite che generano profitto, non vengono meno i presupposti della pericolosità sociale che giustificano la misura patrimoniale. Il ricorso è stato rigettato.
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Confisca di prevenzione: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di alcuni beni immobiliari nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso e della sua consorte. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione della provenienza lecita dei fondi utilizzati per gli acquisti e sulla correlazione temporale tra il periodo di pericolosità dell'uomo (dal 1995 al 2018) e l'accumulo patrimoniale sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. La Corte ha rigettato i ricorsi, sottolineando che non è necessario provare un nesso causale diretto tra un singolo reato e uno specifico acquisto, essendo sufficiente una congruenza ragionevole tra le attività criminose e il valore dei beni confiscati.
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Pericolosità sociale attuale: Cassazione annulla misura
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che il Tribunale del Riesame non ha valutato correttamente gli elementi che indicavano la cessazione della pericolosità sociale attuale dell'indagato, come la sua assoluzione da un reato collegato e le dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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