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Pericolosità Sociale — Anno 2024

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357 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Pericolosità Sociale

Provvedimenti

Regime 41-bis: proroga legittima per pericolosità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la proroga del regime 41-bis per un detenuto ritenuto figura di vertice di un'organizzazione criminale. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla persistente pericolosità sociale e sulla capacità di mantenere contatti con l'esterno è un apprezzamento di merito del Tribunale di Sorveglianza, non sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato.
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Ricorso inammissibile: nuovi motivi in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché basato su motivi non presentati nel precedente grado di giudizio. La decisione ribadisce il principio che non si possono sollevare nuove questioni in sede di legittimità, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Regime 41-bis: Cassazione su proroga e pericolosità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La Corte ha stabilito che la valutazione della persistente pericolosità sociale e della capacità di mantenere contatti con l'associazione criminale è un apprezzamento di merito, correttamente effettuato dal Tribunale di Sorveglianza. Il ruolo di spicco del ricorrente all'interno del sodalizio, finalizzato al reinvestimento di capitali illeciti, è stato considerato un elemento decisivo per confermare la misura.
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Pericolosità sociale e affidamento in prova: la Cassazione
Un uomo condannato a oltre tre anni di reclusione ha richiesto l'affidamento in prova ai servizi sociali. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza, evidenziando la sua pericolosità sociale a causa di nuovi procedimenti penali avviati per reati commessi dopo la condanna. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, stabilendo che le nuove accuse sono incompatibili con un presunto percorso di riabilitazione, rendendo irrilevanti altri elementi positivi come la disponibilità di un alloggio e di un lavoro.
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Pericolosità sociale: quando è legittima la misura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di sorveglianza speciale, confermando che la pericolosità sociale di un individuo può essere desunta da un quadro complessivo che include precedenti penali, condanne definitive e gravi procedimenti in corso, come quello per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ritenuto le argomentazioni del ricorrente generiche e non idonee a dimostrare una violazione di legge.
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Misure alternative: ricorso inammissibile con pericolosità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego di misure alternative alla detenzione. Nonostante una relazione positiva e un'attività lavorativa, i numerosi precedenti penali e la persistente pericolosità sociale hanno reso la richiesta manifestamente infondata, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza.
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Ricorso inammissibile: genericità e socialità pericolosa
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per violazione delle prescrizioni imposte. L'appello viene giudicato generico e aspecifico, poiché incentrato unicamente sulla mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte conferma la decisione dei giudici di merito, che avevano negato tale beneficio in ragione della pericolosità sociale del soggetto, desunta dai suoi numerosi precedenti penali.
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Pericolosità sociale: legittima la misura preventiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro una misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Nonostante l'assoluzione dall'accusa di associazione a delinquere, la Corte ha ritenuto che la sua pericolosità sociale fosse ampiamente dimostrata da numerose altre condanne e procedimenti pendenti per reati come traffico di stupefacenti, ricettazione e furto. La sentenza chiarisce che la valutazione della pericolosità sociale può basarsi su un quadro complessivo della condotta di vita del soggetto, giustificando la misura preventiva anche in assenza di un vincolo associativo.
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Misure alternative: no senza processo di emenda
La Corte di Cassazione conferma il rigetto di una richiesta di misure alternative (affidamento in prova o detenzione domiciliare) per un condannato per furto aggravato. La decisione si basa sull'elevata pericolosità sociale del soggetto, desunta da numerosi precedenti, un arresto recente e la mancanza di un'occupazione stabile. La Corte ha stabilito che, in presenza di elementi così negativi, il giudice di sorveglianza può decidere anche senza attendere la relazione dei servizi sociali, poiché manca un apprezzabile 'processo di emenda' che giustificherebbe la concessione delle misure alternative.
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Pericolosità sociale: i criteri per la valutazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego dell'affidamento in prova. La decisione sottolinea come la valutazione della pericolosità sociale debba tenere conto non solo di elementi positivi come una nuova attività lavorativa, ma soprattutto di indici negativi quali ulteriori precedenti penali, carichi pendenti e informative di polizia, che in questo caso sono stati ritenuti prevalenti.
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Pericolosità sociale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato contro la valutazione della sua pericolosità sociale. La Corte sottolinea che la buona condotta in carcere non è sufficiente se il ricorso ignora fatti cruciali più recenti, come un arresto per un altro reato avvenuto poco prima dell'inizio della detenzione, che dimostrano la persistenza di legami con ambienti criminali.
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Espulsione straniero: quando il giudice deve motivare
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna limitatamente alla mancata applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione straniero. Sebbene la misura non sia automatica, il giudice non può omettere di pronunciarsi su di essa se, nella stessa sentenza, ha affermato la pericolosità sociale dell'imputato. La Corte ha riscontrato una contraddizione insanabile tra l'aver evidenziato la pericolosità dei condannati e il silenzio sulla conseguente misura di sicurezza, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione sul punto.
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Aggravamento misura di sicurezza: la Cassazione decide
Un soggetto in libertà vigilata ha violato ripetutamente le prescrizioni, usando visite mediche come pretesto per incontrare un noto pregiudicato. La Cassazione ha confermato l'aggravamento della misura di sicurezza, sostituendo la libertà vigilata con la casa di lavoro. La Corte ha ritenuto le trasgressioni sintomo di un'accresciuta e conclamata pericolosità sociale, tale da rendere inefficace la misura meno afflittiva. Il ricorso è stato rigettato.
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Revoca misura di prevenzione: annullata la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna di un individuo per la violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sulla sopravvenuta revoca della misura di prevenzione, disposta con efficacia retroattiva ('ex tunc') a causa della mancanza originaria del presupposto della pericolosità sociale. Tale revoca ha reso penalmente irrilevante la condotta, determinando l'insussistenza del fatto.
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Pericolosità sociale: confisca e limiti temporali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9443/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale, confermando la revoca di una confisca. Il caso riguarda la valutazione della pericolosità sociale di un soggetto e il suo impatto sulla confisca di un'impresa. La Corte ha stabilito che la pericolosità sociale, accertata a partire da un certo anno, non può essere retrodatata per giustificare la confisca di un bene acquisito oltre un decennio prima, soprattutto in presenza di una precedente sentenza di assoluzione per quel periodo storico.
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Pericolosità sociale: valutazione attuale è necessaria
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di un Giudice di Pace che confermava l'espulsione di un cittadino straniero. La decisione si basa sul principio che la valutazione della pericolosità sociale non può fondarsi unicamente su un elenco di precedenti penali, ma richiede un'analisi concreta e attuale della personalità e della condotta di vita del soggetto, che nel caso di specie era mancata.
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Regime 41-bis: la dissociazione non basta a revocarlo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un detenuto sottoposto al regime 41-bis, confermando la proroga del regime detentivo speciale. La Corte ha stabilito che la semplice "dissociazione" dal clan di appartenenza non è sufficiente a dimostrare il venir meno della capacità di mantenere contatti con l'organizzazione criminale, soprattutto in presenza di una persistente pericolosità sociale. La sentenza distingue nettamente la dissociazione dalla collaborazione con la giustizia, ritenendo solo quest'ultima una cesura più netta con il passato criminale.
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Pericolosità sociale: quando è legittima la sorveglianza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9165/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che una condanna per partecipazione ad un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico è un elemento sufficiente a dimostrare l'attuale pericolosità sociale del soggetto, anche se è trascorso del tempo dall'ultimo reato commesso. L'assenza di prove di un recesso dal sodalizio criminale prevale sul mero decorso temporale.
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Ricorso inammissibile: motivi non specifici e oneri
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché i motivi addotti non contestavano il punto centrale della decisione impugnata, ovvero l'elevata pericolosità sociale del condannato. Il ricorrente si era limitato a sollevare una questione secondaria, rendendo l'appello non specifico e quindi inammissibile, con conseguente condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Pericolosità sociale: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'applicazione di una misura di sorveglianza speciale. La difesa sosteneva che la sua pericolosità sociale non fosse attuale, data la lontananza dei precedenti reati. Tuttavia, la Corte ha stabilito che un recente arresto per coltivazione di stupefacenti era una prova sufficiente della persistenza di uno stile di vita basato su proventi illeciti, confermando la decisione dei giudici di merito. La sentenza ribadisce che il ricorso in Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo le violazioni di legge.
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