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Pericolosità Sociale — Anno 2024

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357 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Pericolosità Sociale

Provvedimenti

Confisca di prevenzione: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza 22233/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro una confisca di prevenzione di un immobile intestato fittiziamente a un terzo. La Corte ha ribadito che il giudice della prevenzione può valutare autonomamente la pericolosità sociale di un soggetto, anche sulla base di fatti emersi in un processo penale conclusosi con la prescrizione. Inoltre, ha chiarito i limiti delle difese esperibili sia dal soggetto proposto per la misura, sia dal terzo intestatario del bene.
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Pericolosità sociale: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la misura della libertà vigilata per due soggetti condannati per spaccio, ritenendo adeguata la motivazione del giudice sulla loro attuale pericolosità sociale. La valutazione si basa sull'intensità dell'attività criminale, l'assenza di lavoro lecito e i precedenti, considerati sufficienti a giustificare la misura di sicurezza.
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Revoca della confisca: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21985/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso per la revoca della confisca di due immobili. I ricorrenti avevano invocato una sentenza della Corte Costituzionale non pertinente al loro caso. La confisca originale era stata disposta per pericolosità sociale legata a proventi da attività delittuosa, una base legale non intaccata dalla pronuncia costituzionale citata. La Corte ha quindi confermato la decisione, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese.
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Revocazione confisca: la Cassazione chiarisce i termini
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che riteneva tardiva la richiesta di revocazione confisca presentata da un imprenditore. Dopo essere stato assolto in sede di revisione dalle accuse che avevano fondato la misura di prevenzione, l'imprenditore ne chiedeva la revoca. La Cassazione ha chiarito che il termine per la richiesta decorre dalla propria sentenza definitiva di assoluzione e non da precedenti sentenze riguardanti i coimputati. La sentenza sottolinea l'importanza del principio di non contraddizione tra giudicato penale e misure di prevenzione.
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Misure alternative: Cassazione su pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza di applicare la detenzione domiciliare. La Corte ha confermato che, in presenza di un'elevata pericolosità sociale, evidenziata da precedenti penali e carichi pendenti, è legittima la scelta di una misura alternativa più contenitiva rispetto all'affidamento in prova, rispettando il principio di gradualità del trattamento rieducativo.
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Misure alternative: discrezionalità del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che aveva negato l'affidamento in prova, optando per la detenzione domiciliare. La scelta è giustificata dall'elevata pericolosità sociale del condannato, basata su precedenti e frequentazioni. La Suprema Corte ribadisce che la valutazione del giudice di merito sulle misure alternative alla detenzione è insindacabile se non manifestamente illogica.
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Misure alternative: no se c’è pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego delle misure alternative alla detenzione. La decisione si fonda sulla valutazione della sua residua pericolosità sociale, desunta dalla gravità dei reati pregressi e dai numerosi precedenti penali. Nonostante la buona condotta carceraria, i giudici hanno ritenuto prevalenti gli elementi negativi, sottolineando l'importanza di un percorso rieducativo graduale prima di concedere benefici come l'affidamento in prova.
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Misure alternative: no alla prova se c’è pericolosità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che gli aveva concesso la detenzione domiciliare invece dell'affidamento in prova. La scelta tra le diverse misure alternative è stata confermata in quanto basata sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta dai suoi numerosi precedenti e dalla ritenuta inadeguatezza del programma rieducativo proposto. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione del giudice di merito non è sindacabile se non manifestamente illogica.
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Pericolosità sociale: quando studio e lavoro non bastano
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per presunti legami mafiosi ha contestato la sua attuale pericolosità sociale, evidenziando il suo percorso di studi e reinserimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che tali elementi positivi non bastano a superare solidi indizi di un ruolo centrale ancora attivo in un'organizzazione criminale. La valutazione della pericolosità sociale deve essere complessiva e l'attualità del pericolo è stata ritenuta correttamente motivata dai giudici di merito.
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Pericolosità sociale: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un soggetto la cui pericolosità sociale era stata confermata dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha ribadito che, in materia di misure di prevenzione, il ricorso per cassazione è consentito solo per violazione di legge e non per contestare la logicità della motivazione, a meno che questa non sia totalmente assente o meramente apparente. Nel caso specifico, la motivazione del giudice di merito è stata ritenuta adeguata, in quanto basata sulla mancata dissociazione dal passato criminale e sul ritorno nel territorio di influenza dell'organizzazione di appartenenza.
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Espulsione e irreperibilità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro una misura di sicurezza di espulsione, basata sulla sua pericolosità sociale. Il caso verteva sulla legittimità della procedura di notifica per irreperibili. La Corte ha stabilito che una precedente dichiarazione di irreperibilità non è superata da una presenza sporadica sul territorio o da tentativi di notifica falliti presso l'abitazione di un parente, in assenza di una formale elezione di domicilio. Di conseguenza, l'espulsione e l'irreperibilità sono state confermate come procedure corrette.
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Affidamento in prova e pericolosità residua: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego della misura alternativa dell'affidamento in prova. La decisione si fonda sulla valutazione del Tribunale di Sorveglianza, che, pur riconoscendo alcuni segnali positivi, ha ritenuto persistente una 'pericolosità residua' a causa della gravità dei reati recenti e della pendenza di altri procedimenti. La Suprema Corte ha ribadito che la sua funzione non è rivalutare i fatti, ma solo la logicità della motivazione e la corretta applicazione della legge.
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Pericolosità sociale: no alla detenzione domiciliare
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di un'istanza di detenzione domiciliare, stabilendo che la valutazione sulla pericolosità sociale del condannato è un elemento decisivo e prevalente. Anche in presenza di un potenziale errore nel calcolo della pena residua, la prognosi negativa basata su gravi precedenti, condotta carceraria negativa e assenza di revisione critica, giustifica il mantenimento della detenzione in carcere per tutelare la collettività.
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Misure di sicurezza: il giudice deve sempre indagare
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che prorogava le misure di sicurezza per un detenuto, stabilendo che il giudice ha il dovere di compiere sempre un'indagine approfondita e attuale sulla pericolosità sociale del soggetto, anche d'ufficio. La Corte ha chiarito che il principio del doppio grado di giudizio non può essere usato come pretesto per evitare l'acquisizione di nuove prove in appello, ribadendo che la valutazione sulla persistenza della pericolosità deve essere concreta e non basata su mere presunzioni o carenze informative.
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Pericolosità sociale: Cassazione annulla misura sicurezza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che imponeva la libertà vigilata a un condannato. La decisione è stata criticata perché la valutazione della pericolosità sociale si basava unicamente sulla gravità del reato commesso, ignorando la condotta positiva tenuta dall'individuo dopo la condanna. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione deve essere attuale e complessiva, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Libertà vigilata: la Cassazione sulla proroga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro la proroga della misura di sicurezza della libertà vigilata. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale dell'individuo, desunta dai suoi gravi precedenti penali, legami con la criminalità organizzata e la mancata dissociazione dal suo passato deviante.
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Espulsione e patteggiamento: obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20364/2024, ha annullato l'ordine di espulsione emesso nell'ambito di un patteggiamento per traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la misura di sicurezza dell'espulsione richiede una motivazione specifica e concreta sulla pericolosità sociale dell'individuo, non essendo sufficiente un generico richiamo. La decisione chiarisce anche l'inammissibilità di una richiesta di sostituzione della pena non inclusa nell'accordo di espulsione e patteggiamento.
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Libertà vigilata: la Cassazione conferma la misura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per associazione mafiosa, confermando l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata per tre anni. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del ricorrente, desunta dalla sua affiliazione a una famiglia mafiosa e dal suo ruolo di fiducia all'interno del clan. La Suprema Corte ha ritenuto la valutazione del Tribunale di Sorveglianza corretta e la misura un giusto equilibrio tra la prevenzione di nuovi reati e i diritti individuali.
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Foglio di via obbligatorio: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione del foglio di via obbligatorio. L'imputato, trovato per due volte nel comune da cui era stato allontanato, ha tentato di ottenere un riesame dei fatti, ma la Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo è limitato alla valutazione della legittimità giuridica, confermando la condanna e le motivazioni della Corte d'Appello basate su prove inequivocabili e sulla pericolosità sociale del soggetto.
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Foglio di via obbligatorio: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione del foglio di via obbligatorio. L'ordinanza sottolinea come la richiesta di un nuovo esame dei fatti non sia consentita in sede di legittimità e conferma la validità della valutazione sulla pericolosità sociale basata sui precedenti di polizia.
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