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Pericolosità Sociale — Anno 2024

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357 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Pericolosità Sociale

Provvedimenti

DASPO: ricorso inammissibile se si contesta il fatto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due soggetti destinatari di un provvedimento DASPO. La Corte ribadisce che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per contestare la ricostruzione dei fatti operata dal giudice di merito. Inoltre, l'esclusione della recidiva non inficia la valutazione sulla pericolosità sociale, che resta il fondamento della misura, se adeguatamente motivata.
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Confisca di prevenzione: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati contro un decreto di confisca di prevenzione. La decisione si fonda sul principio che il ricorso in Cassazione per tali misure è limitato alla sola violazione di legge, escludendo una nuova valutazione del merito. La Corte ha ritenuto che i motivi proposti fossero generici e mirassero a una rilettura dei fatti, confermando la legittimità della confisca basata sulla pericolosità sociale e sulla sproporzione patrimoniale.
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Permesso Premio: No senza revisione critica dei reati
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto in espiazione di una pena di 30 anni per reati di estrema gravità. La decisione si fonda sulla mancanza di una sufficiente e approfondita revisione critica del proprio passato criminale. La Corte ha ribadito che, per la concessione del beneficio, la sola condotta regolare in carcere non è sufficiente, essendo necessario un autentico percorso di introspezione e riconoscimento del disvalore dei fatti commessi, in applicazione del principio di gradualità nel reinserimento sociale.
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Confisca di prevenzione: i limiti per il terzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro un provvedimento di sorveglianza speciale e confisca di prevenzione. La sentenza ribadisce i criteri per accertare la pericolosità sociale del proposto e sottolinea che il terzo intestatario di beni non può giustificarne l'acquisto con proventi da evasione fiscale, confermando la legittimità della misura ablativa quando manca la prova di una lecita provenienza del tutto estranea alle attività del proposto.
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Pericolosità sociale: quando si valuta dopo il carcere?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante una misura di sorveglianza speciale, chiarendo un punto cruciale sulla valutazione della pericolosità sociale. La Corte ha stabilito che, per giudicare la persistenza della pericolosità sociale di un soggetto dopo un lungo periodo di detenzione, il giudice può considerare anche episodi avvenuti in carcere più di due anni prima della scarcerazione. Tale valutazione deve essere attuale, ma si basa sull'intera evoluzione della personalità del soggetto, senza preclusioni temporali sugli elementi da considerare.
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Pericolosità sociale: sì alla sorveglianza speciale
Un soggetto, ritenuto socialmente pericoloso per una serie di reati contro il patrimonio, ha impugnato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, sostenendo la sua inapplicabilità in quanto già detenuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la pericolosità sociale attuale può essere valutata anche considerando la condotta in carcere. La Corte ha inoltre confermato che la misura può essere deliberata durante la detenzione, con l'esecuzione che inizierà solo dopo la scarcerazione.
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Confisca di prevenzione: la sproporzione e la prova
La Corte di Cassazione ha confermato una confisca di prevenzione su beni formalmente intestati all'ex coniuge di una persona ritenuta socialmente pericolosa. La decisione si fonda sulla sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio, e sul collegamento tra le attività illecite della donna e i flussi finanziari dell'ex marito. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili perché miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Pericolosità Sociale: Cassazione sul vincolo mafioso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per la sua passata appartenenza a un clan mafioso. La sentenza ribadisce che, in questi casi, la pericolosità sociale si presume persistente anche dopo una lunga detenzione, a meno che non vi sia una prova positiva e inequivocabile del recesso dal vincolo criminale. La buona condotta carceraria, da sola, non è considerata sufficiente a dimostrare tale distacco.
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Progressione trattamentale: no a benefici senza prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un collaboratore di giustizia contro il diniego della detenzione domiciliare. Nonostante la collaborazione e la buona condotta in carcere, la Corte ha confermato la valutazione di pericolosità sociale basata su gravi comportamenti passati, come la commissione di nuovi reati e l'insofferenza alle regole. La decisione ribadisce l'importanza del principio di progressione trattamentale, secondo cui i benefici penitenziari richiedono un percorso di rieducazione consolidato e non solo un inizio di riflessione critica.
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Pericolosità sociale: quando non basta la buona volontà
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per associazione mafiosa che chiedeva la revoca anticipata della libertà vigilata. Secondo la Corte, una mera dichiarazione di voler prendere in futuro le distanze dal proprio passato criminale non è sufficiente a superare la valutazione di attuale pericolosità sociale, specialmente in presenza di informative di polizia che indicano un inserimento ancora attivo nel contesto malavitoso.
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Affidamento in prova: no se c’è pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna contro il diniego dell'affidamento in prova. La decisione si fonda sulla manifesta pericolosità sociale della ricorrente, dimostrata dalla commissione di nuovi e gravi reati di traffico di droga e armi mentre era in libertà, che prevale su qualsiasi richiesta di misura alternativa.
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Confisca di prevenzione: ok senza condanna penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una coppia contro un decreto di confisca patrimoniale. La sentenza ribadisce che la confisca di prevenzione è legittima se basata sulla pericolosità sociale del soggetto, dimostrabile anche attraverso una significativa e ingiustificata sproporzione tra il patrimonio posseduto e i redditi dichiarati, a prescindere da una condanna penale definitiva per i reati presupposto.
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Confisca di prevenzione: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi contro un provvedimento di confisca di prevenzione. La sentenza ribadisce che la sistematica evasione fiscale fonda un giudizio di pericolosità sociale e che la confisca, essendo una misura di sicurezza, si applica secondo la legge in vigore al momento della decisione. Viene inoltre chiarito l'onere probatorio a carico dei terzi intestatari dei beni, specialmente se legati da rapporti affettivi con il proposto.
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Pericolosità sociale: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro la proroga della libertà vigilata. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta da comportamenti recenti. L'ordinanza sottolinea che il ricorso per cassazione non può contestare la valutazione dei fatti, ma solo la legittimità e la logicità della motivazione del provvedimento impugnato.
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Permesso premio: la Cassazione sui reati ostativi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di un permesso premio. La sentenza sottolinea che, specialmente in caso di reati ostativi e assenza di collaborazione con la giustizia, il ricorso non può limitarsi a contestare singoli aspetti della motivazione, ma deve confrontarsi con la valutazione complessiva del giudice, che include la mancanza di una revisione critica del passato criminale e la prova della rescissione dei legami con la criminalità organizzata.
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Pene sostitutive: no se c’è pericolosità sociale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26580/2024, ha confermato il diniego delle pene sostitutive per un condannato. La decisione si basa sulla valutazione della sua pericolosità sociale, desunta dalla gravità del reato commesso (tentata rapina impropria) e dalla presenza di un'altra condanna per stupefacenti. Secondo la Corte, il giudice dell'esecuzione ha esercitato correttamente la sua discrezionalità, ritenendo la pena sostitutiva inadeguata a fronte di un tale profilo criminale.
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Permesso premio: negato se c’è pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un permesso premio a un detenuto, ritenendo l'appello inammissibile. La decisione si fonda sulla valutazione della sua attuale pericolosità sociale, supportata da una passata evasione durante un precedente permesso, recenti illeciti disciplinari e l'assenza di un percorso di revisione critica. Secondo la Corte, la valutazione del giudice di merito è stata logica e basata su elementi aggiornati.
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Pericolosità sociale: confisca valida anche in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore e dei suoi familiari contro le misure di prevenzione della sorveglianza speciale e della confisca di beni. La sentenza ribadisce che la pericolosità sociale qualificata, legata a vincoli con la criminalità organizzata, può persistere anche durante la detenzione. Inoltre, conferma la legittimità della confisca quando emerge una sproporzione tra i beni intestati ai familiari e i loro redditi, senza una prova credibile della lecita provenienza del patrimonio.
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Confisca di prevenzione: motivazione e onere prova
La Corte di Cassazione annulla un decreto della Corte d'Appello che aveva revocato una confisca di prevenzione. La sentenza sottolinea i gravi vizi di motivazione del giudice di secondo grado, il quale aveva erroneamente ridotto il periodo di pericolosità sociale del proposto e valutato in modo illogico la sproporzione tra redditi e beni acquisiti, ignorando principi consolidati in materia di onere della prova e nesso temporale tra illeciti e acquisti patrimoniali.
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Pena accessoria: durata e limiti nel patteggiamento
Un imputato, condannato con patteggiamento per reati di droga, ha contestato la durata della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, ritenendola eccessiva rispetto alla pena principale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che, per condanne a pene non inferiori a tre anni di reclusione, la durata dell'interdizione è fissata per legge in cinque anni, secondo la norma specifica dell'art. 29 c.p., che prevale sulla regola generale. La valutazione della pericolosità sociale è stata inoltre confermata.
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