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Pericolosità Sociale — Anno 2024

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357 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Pericolosità Sociale

Provvedimenti

Misura di sicurezza: inammissibile il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto contro la proroga di un anno della misura di sicurezza della libertà vigilata. La Corte ha stabilito che la valutazione del Tribunale di Sorveglianza era ben motivata e che la diversa conclusione di un altro organo giudiziario (sezione Misure di Prevenzione) non è rilevante, poiché basata su parametri normativi differenti. Il ricorso è stato respinto in quanto mirava a una rilettura dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Pericolosità sociale: il passato criminale conta
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di prevenzione di sorveglianza speciale nei confronti di un individuo, ritenendo che la sua pericolosità sociale fosse attuale. La decisione si fonda su un grave episodio recente (tentato omicidio) che, sebbene avvenuto dopo un lungo periodo di apparente inattività criminale, è stato collegato a un significativo passato di reati gravi, tra cui associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che un nuovo, eclatante delitto può dimostrare la persistenza di una personalità criminale strutturata, rendendo irrilevante il lasso di tempo intercorso.
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Rischio di recidiva: no alla detenzione domiciliare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna contro il diniego della detenzione domiciliare. La decisione si fonda sulla valutazione di un elevato rischio di recidiva, desunto da numerosi precedenti penali per furti e truffe, soprattutto ai danni di anziani. La Corte ha ritenuto che il passato criminale e la persistente pericolosità sociale prevalgano sul buon comportamento carcerario, giustificando la prosecuzione della detenzione in carcere per tutelare la collettività.
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Confisca di prevenzione: no a redditi da evasione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un provvedimento di confisca di prevenzione. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: i beni di valore sproporzionato rispetto al reddito dichiarato non possono essere giustificati adducendo proventi da evasione fiscale. La Corte ha sottolineato che anche i redditi non dichiarati al fisco costituiscono un'attività illecita e, pertanto, non possono legittimare un patrimonio la cui origine non è chiara. La decisione conferma sia la misura della sorveglianza speciale per la pericolosità sociale del soggetto, sia la confisca dei beni intestati a familiari ma ritenuti nella sua disponibilità.
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Revoca confisca: limiti alla prova nuova in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva la revoca di una confisca di prevenzione. La Corte stabilisce che una diversa interpretazione della durata della pericolosità sociale, già definita in precedenti gradi di giudizio, non costituisce una 'prova nuova' idonea a riaprire il caso. Viene ribadito il principio del 'giudicato interno', che impedisce di ridiscutere questioni già decise in via definitiva.
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Permesso di necessità: la pericolosità non è un ostacolo
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di un Tribunale di Sorveglianza che negava un permesso di necessità a un detenuto per visitare la tomba della nonna. La Suprema Corte ha stabilito un principio cruciale: la pericolosità sociale del richiedente non può essere usata per negare il permesso, ma deve essere considerata solo al fine di stabilire le adeguate misure di sicurezza, come la scorta, durante l'uscita.
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Confisca beni e pericolosità: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per la revoca di una confisca beni. La sentenza stabilisce un principio cruciale: per la confisca è determinante la pericolosità sociale del soggetto al momento dell'acquisto dei beni, non la sua pericolosità attuale. Quest'ultima è rilevante solo per le misure di prevenzione personali. La decisione conferma quindi la piena autonomia tra misure patrimoniali e personali.
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Pericolosità sociale: quando si confisca un bene
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro la confisca di un immobile. La decisione si basa sulla conclamata pericolosità sociale del ricorrente, provata da reati di spaccio, e sulla sproporzione tra i redditi leciti e il valore del bene, acquistato con proventi illeciti e intestato fittiziamente alla moglie.
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Permesso premio a non collaborante: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto in regime di ergastolo per reati di mafia, confermando il diniego del permesso premio. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta dalla mancanza di prove concrete della rottura dei legami con l'organizzazione criminale di appartenenza, nonostante la buona condotta carceraria.
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Pericolosità sociale: Cassazione e misure di sicurezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'applicazione della libertà vigilata. La Corte ha confermato che la valutazione sulla pericolosità sociale spetta al giudice di merito, che può considerare anche precedenti penali risalenti. La presenza di elementi positivi, come l'integrazione familiare, può giustificare una riduzione della durata della misura, ma non la sua totale esclusione se permane un concreto rischio di recidiva.
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Pericolosità sociale: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione conferma una misura di prevenzione e confisca di beni nei confronti di un imprenditore, ritenendo sussistente la sua pericolosità sociale nonostante un lungo intervallo temporale senza condanne. La Corte ha stabilito che la valutazione deve essere complessiva e unitaria, considerando l'intera carriera criminale del soggetto come un continuum, anche in presenza di assoluzioni per singoli reati. I ricorsi dell'imprenditore e dei suoi familiari, intestatari di beni e società, sono stati dichiarati inammissibili.
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Misure alternative: quando il giudice le nega?
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza di negare le misure alternative a un condannato, ritenendo legittima la valutazione basata sulla sua persistente pericolosità sociale e sull'assenza di un percorso di emenda. La pronuncia sottolinea l'ampia discrezionalità del giudice di merito nel valutare la personalità del soggetto e il rischio di recidiva, rendendo inammissibile un ricorso che non individui vizi logici specifici nella motivazione.
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Pericolosità sociale: quando la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha confermato la misura di sicurezza della libertà vigilata, ritenendo ancora attuale la sua pericolosità sociale. Secondo i giudici, la gravità dei reati commessi, i legami mai recisi con il clan di appartenenza e una lunga storia criminale prevalgono sul tempo trascorso e sul corretto comportamento tenuto durante l'espiazione della pena.
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Sorveglianza speciale: quando non si rivaluta?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36069/2024, ha stabilito che la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, se sospesa per un lungo periodo di custodia cautelare, riprende la sua efficacia alla cessazione della custodia senza che sia necessaria una nuova valutazione della pericolosità sociale del soggetto. Questo principio differenzia la custodia cautelare dall'espiazione di una pena detentiva ultra-biennale, per la quale invece la legge prevede tale rivalutazione. La Corte ha quindi confermato la condanna per guida con patente revocata di un individuo sottoposto a tale misura.
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Intestazione fittizia: la Cassazione e la confisca
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36574/2024, ha rigettato i ricorsi contro un decreto di confisca di prevenzione. La Corte ha confermato la legittimità della confisca di beni ritenuti oggetto di intestazione fittizia a favore dell'ex compagna e della figlia di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La decisione si fonda sulla valutazione di indizi quali il legame familiare, la sproporzione economica degli intestatari e l'ingerenza del proposto nella gestione dei beni, anche oltre le presunzioni legali biennali.
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Affidamento in prova: valutazione post-reato è cruciale
Un condannato per corruzione si è visto negare la misura dell'affidamento in prova a causa di una ritenuta pericolosità sociale basata su un'altra pendenza giudiziaria. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la valutazione per l'affidamento in prova deve essere completa e orientata al futuro. Il giudice non può ignorare gli elementi positivi della condotta post-reato, come la stabilità lavorativa e familiare, che dimostrano un percorso di risocializzazione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che tenga conto di tutti questi aspetti.
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Pericolosità sociale: quando è giustificata la misura
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata a un soggetto che, pur avendo concluso positivamente un percorso di affidamento in prova, presentava ancora elementi di pericolosità sociale residua. La Corte ha stabilito che la valutazione deve essere complessiva, bilanciando i progressi recenti con la storia criminale e penitenziaria pregressa, legittimando una misura contenitiva temporanea per saggiare la solidità del percorso di emenda.
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Misure alternative: ricorso generico inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una madre contro il diniego di misure alternative alla detenzione. L'appello è stato giudicato generico sulla pericolosità sociale e inammissibile per carenza di interesse, poiché la ricorrente era già stata ammessa alla detenzione domiciliare.
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Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un individuo condannato per riciclaggio. La decisione si fonda sull'impossibilità per la Corte di rivalutare i fatti del processo, un compito riservato ai giudici di merito. L'ordinanza ribadisce che il giudizio di legittimità si limita a verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione, respingendo le doglianze che mirano a una diversa ricostruzione probatoria.
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Affidamento in prova: valutazione della pericolosità
La Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di affidamento in prova per un condannato per tentata estorsione. La decisione si basa su una valutazione complessiva della sua pericolosità sociale, evidenziata da precedenti penali, dalla gravità del reato e da un recente episodio di minacce, ritenuti prevalenti rispetto agli elementi positivi come il lavoro svolto.
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