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Pericolosità Sociale — Anno 2024

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357 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Pericolosità Sociale

Provvedimenti

Misure alternative: la pericolosità sociale prevale
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un detenuto contro il diniego di misure alternative. La decisione si fonda sulla prevalenza della valutazione della pericolosità sociale del soggetto, basata su precedenti penali e condotta, rispetto ad altri elementi come l'idoneità del domicilio o un'offerta di lavoro non concreta. La Corte ha ritenuto irrilevante la mancata istruttoria su un nuovo domicilio comunicato tardivamente, poiché la motivazione principale del rigetto era la persistente tendenza a delinquere del condannato.
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Affidamento in prova: valutazione condotta attuale
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza che negava l'affidamento in prova basandosi unicamente sulla pericolosità sociale desunta da precedenti penali datati. La Suprema Corte ribadisce che per la concessione della misura alternativa è necessaria una valutazione aggiornata e completa della personalità del condannato, che consideri i progressi e i cambiamenti positivi avvenuti dopo la commissione del reato, come il reinserimento lavorativo e l'allontanamento da ambienti criminali.
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Affidamento in prova: quando si può negare?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35490/2024, ha rigettato il ricorso di un detenuto a cui era stato negato l'affidamento in prova. La Corte ha stabilito che, nonostante un precedente provvedimento favorevole, una nuova condanna definitiva per un grave reato costituisce un elemento che aggrava il profilo del condannato, giustificando una nuova valutazione negativa e il diniego della misura alternativa.
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Misure alternative: no se c’è rischio di recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di misure alternative alla detenzione per un condannato, sottolineando che un'elevata pericolosità sociale e un concreto rischio di recidiva giustificano la permanenza in carcere. La decisione si basa su precedenti penali, pendenze giudiziarie e la mancanza di una prospettiva lavorativa, elementi sufficienti a formulare un giudizio prognostico negativo anche in assenza della relazione dei servizi sociali.
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Pericolosità sociale: i requisiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35392/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo sottoposto a sorveglianza speciale. La Corte ha ribadito che la valutazione della pericolosità sociale non richiede condanne definitive, ma si basa su un quadro complessivo di abitualità criminale, anche desunto da procedimenti pendenti, e sulla dimostrazione che il soggetto viva prevalentemente di proventi illeciti, come evidenziato da una sproporzione tra redditi leciti e tenore di vita.
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Pericolosità sociale: valutazione concreta necessaria
Un soggetto condannato per associazione mafiosa ha impugnato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata, sostenendo che la sua pericolosità sociale non fosse attuale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la valutazione della pericolosità sociale non è mai automatica, ma richiede un'analisi concreta degli elementi attuali. In questo caso, una recente ordinanza di custodia cautelare per un omicidio aggravato, sebbene relativo a un fatto passato, è stata considerata un elemento nuovo e decisivo per confermare la pericolosità attuale del soggetto e i suoi legami con l'organizzazione criminale, tuttora attiva.
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Pericolosità sociale: no all’automatismo per la mafia
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34453/2024, si è pronunciata sul tema della pericolosità sociale in relazione a una condanna per associazione di tipo mafioso. Un uomo, condannato per tale reato, aveva impugnato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata, sostenendo che la sua pericolosità fosse stata presunta in modo automatico. La Corte ha ribadito che non esiste un automatismo: il giudice deve sempre compiere una verifica concreta e attuale della pericolosità sociale del soggetto, basandosi su elementi specifici e non sulla sola condanna pregressa. Tuttavia, ha respinto il ricorso, ritenendo che nel caso specifico il Tribunale di Sorveglianza avesse correttamente effettuato tale valutazione, considerando la persistenza dei legami familiari e ambientali con la cosca di appartenenza e la mancata revisione critica del proprio passato criminale da parte del condannato.
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Pericolosità sociale: motivazione apparente annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Corte d'Appello che revocava una misura di sorveglianza speciale. Il motivo è la 'motivazione apparente', in quanto i giudici non hanno analizzato concretamente le nuove prove sulla pericolosità sociale del soggetto, limitandosi a elencarle. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che valuti se l'individuo viva abitualmente con i proventi di attività illecite.
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Recidiva qualificata: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata contro l'applicazione della recidiva qualificata. La Corte ha stabilito che la decisione del giudice di merito era corretta, poiché la motivazione basata sui numerosi precedenti penali specifici dimostrava adeguatamente l'accresciuta pericolosità sociale della ricorrente, giustificando così l'aggravante.
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Foglio di via obbligatorio: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione del foglio di via obbligatorio. La Corte ha stabilito che il giudice penale deve verificare la legittimità del provvedimento amministrativo e disapplicarlo se non si fonda su una concreta pericolosità sociale, come previsto dalla legge. Semplici segnalazioni di polizia o l'essere un assuntore di stupefacenti non sono sufficienti a giustificare una misura di prevenzione così restrittiva della libertà personale.
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Pericolosità sociale: Cassazione annulla confisca
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di confisca di beni, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio. La decisione è fondata sulla mancanza di una motivazione adeguata e concreta riguardo la "pericolosità sociale" del soggetto proposto, in particolare per il periodo compreso tra il 2009 e il 2017, durante il quale era in gran parte detenuto. La Corte ha ritenuto la motivazione del giudice del rinvio meramente "apparente", in quanto non ha superato le criticità già evidenziate in una precedente sentenza di annullamento.
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Giudizio di rinvio: poteri del giudice e motivi assorbiti
La Corte di Cassazione annulla una decisione della Corte d'Appello, chiarendo l'estensione dei poteri del giudice nel giudizio di rinvio. La sentenza sottolinea che, dopo un annullamento, il giudice non deve limitarsi a correggere il vizio specifico rilevato, ma deve riesaminare anche tutte le questioni e i motivi di ricorso precedentemente "assorbiti". Nel caso di specie, relativo a una misura di prevenzione patrimoniale, la Corte d'Appello aveva erroneamente omesso di rivalutare la pericolosità sociale del proposto e la sproporzione patrimoniale, portando a un nuovo annullamento.
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Pericolosità sociale: la detenzione non la cancella
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31942/2024, ha stabilito che un periodo di detenzione, anche superiore a due anni, non comporta automaticamente la cessazione della pericolosità sociale di un individuo. La Corte ha rigettato il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, chiarendo che la valutazione della pericolosità deve essere attuale e complessiva, tenendo conto non solo della detenzione subita ma anche di condotte successive, come il mantenimento di contatti con ambienti criminali, anche se l'interessato ha un lavoro stabile.
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Espulsione straniero: quando non si applica la misura
La Corte di Cassazione ha stabilito che la misura di sicurezza dell'espulsione straniero dopo una condanna non è automatica. Un cittadino rumeno, condannato per truffa aggravata e falso per aver fittiziamente intestato a sé numerosi veicoli, non è stato espulso. Il Procuratore ha fatto ricorso, sostenendo la sua pericolosità sociale. La Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che l'espulsione è una misura discrezionale. Il giudice di merito può non applicarla se, pur in presenza di una condotta grave, non ravvisa una concreta probabilità che l'imputato commetta nuovi reati, bilanciando elementi come la confessione e la gravità del fatto.
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Permesso premio: la Cassazione e la revisione critica
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un detenuto condannato all'ergastolo, confermando il diniego del permesso premio. La Corte ha stabilito che, per la concessione del beneficio, non basta la buona condotta, ma è necessaria una revisione critica del proprio passato criminale. La sola professione di innocenza, in assenza di introspezione, è stata ritenuta un ostacolo alla valutazione di cessata pericolosità sociale.
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Libertà vigilata: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza che applicava la misura di sicurezza della libertà vigilata. La Corte ha ritenuto che la valutazione del Tribunale di Sorveglianza sulla pericolosità sociale del soggetto, basata su violazioni recenti e precedenti penali, fosse logica e non censurabile in sede di legittimità. Il ricorso è stato considerato un mero dissenso, non un'indicazione di vizi di legge, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca di prevenzione: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una confisca di prevenzione. La confisca di un immobile, costruito dopo il periodo di accertata pericolosità sociale del soggetto, è stata ritenuta legittima in quanto le prove hanno dimostrato che i fondi utilizzati per la sua realizzazione erano frutto di attività illecite pregresse e non giustificabili dal reddito lecito dichiarato.
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Pericolosità sociale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato avverso il diniego di misure alternative alla detenzione. La decisione si fonda sulla corretta valutazione della sua pericolosità sociale da parte del Tribunale di Sorveglianza, basata su precedenti penali e recenti denunce, e sul fatto che il ricorso sollevava questioni di merito non ammissibili in sede di legittimità.
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Affidamento in prova negato per pericolosità sociale
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato per rapina contro il diniego di affidamento in prova. La decisione è stata confermata perché, nonostante il lavoro e un contratto d'affitto, la presenza di altre condanne e pendenze delineava un quadro di persistente pericolosità sociale, impedendo una prognosi favorevole per la concessione del beneficio.
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Regime 41-bis: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro l'applicazione del regime 41-bis. La Corte ha stabilito che la sua revisione è limitata alla violazione di legge e non può riesaminare i fatti. La decisione del Tribunale di Sorveglianza è stata ritenuta ben motivata, basandosi sulla persistente pericolosità sociale del soggetto e sui suoi continui legami con l'associazione mafiosa di appartenenza, rendendo il ricorso infondato.
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