LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Naspi

80 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Indennità mensile di disoccupazione erogata ai lavoratori subordinati che hanno perso involontariamente l'occupazione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sfruttamento del lavoro: c’è reato anche con assunzione regolare
La Procura ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva revocato gli arresti domiciliari a due amministratori di un distributore di carburanti, indagati per sfruttamento del lavoro. I giudici territoriali avevano escluso lo stato di bisogno dei dipendenti perché regolarmente assunti, possessori di auto e potenzialmente idonei a richiedere la disoccupazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la formale assunzione o il possesso di beni minimi non escludono la vulnerabilità economica dei lavoratori. La Suprema Corte ha annullato il provvedimento e disposto un nuovo esame per verificare la condizione individuale di ogni persona offesa.
Continua »
Calcolo della NASpI: l’INPS perde per un vizio di forma
Un lavoratore ha chiesto il ricalcolo della NASpI anticipata, pretendendo che nella base imponibile fosse inclusa anche la retribuzione persa durante la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ordinando all'INPS di ricalcolare l'indennità. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che per il calcolo della NASpI rilevassero solo i redditi effettivamente percepiti e non quelli teorici persi a causa della sospensione lavorativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità e per contraddittorietà rispetto alle difese precedentemente assunte dall'ente nei gradi di merito. Di conseguenza, l'INPS perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali, confermando il diritto del lavoratore a un calcolo più favorevole.
Continua »
Calcolo della NASpI: lavoratrice vince contro il ricorso INPS
Una lavoratrice ha chiesto il ricalcolo della NASpI anticipata, pretendendo che nella retribuzione imponibile venisse conteggiata anche la retribuzione teorica persa durante la Cassa Integrazione (CIGS). L'INPS si è opposto, sostenendo che rilevasse solo il reddito effettivamente percepito. La Corte d'Appello ha dato ragione alla lavoratrice. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità, non avendo l'ente previdenziale esposto chiaramente i fatti e i conteggi specifici, e avendo mutato la propria linea difensiva rispetto ai gradi di merito. Di conseguenza, la decisione favorevole alla lavoratrice sul calcolo della NASpI è stata confermata e l'INPS è stato condannato alle spese.
Continua »
NASpI lavoratori marittimi: diritto e regole UE
La Corte d'Appello conferma il diritto alla NASpI lavoratori marittimi per i residenti in Italia imbarcati su navi comunitarie. Anche se i contributi non sono stati versati in Italia, il Regolamento UE 883/2004 stabilisce che la prestazione deve essere erogata dallo Stato di residenza.
Continua »
Requisiti NASpI 2025: nuove regole dopo dimissioni
Il Tribunale di Brescia ha confermato la legittimità dei nuovi requisiti NASpI 2025 introdotti dalla Legge di Bilancio. Il caso riguarda una lavoratrice licenziata durante il periodo di prova dopo essersi dimessa volontariamente da un precedente impiego. La domanda di disoccupazione è stata rigettata per mancanza delle 13 settimane di contributi maturate nel nuovo rapporto, requisito ritenuto non retroattivo e costituzionalmente legittimo.
Continua »
Requisiti Pensione e NASpI: Stop Automatico e Obbligo di Restituzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza NASpI per requisiti pensione è automatica e immediata. Un lavoratore aveva continuato a percepire l'indennità di disoccupazione anche dopo aver maturato il diritto alla pensione anticipata. L'Ente Previdenziale ha quindi richiesto la restituzione delle somme. La Corte ha confermato questa richiesta, chiarendo che il diritto alla NASpI cessa nel momento esatto in cui si raggiungono i requisiti per la pensione, a prescindere da quando si presenti la domanda o si riceva il primo assegno. Le somme percepite dopo tale data sono considerate un indebito e vanno restituite.
Continua »
Indebita percezione NASpI: reato anche se le rate sono piccole
Un lavoratore, dopo aver trovato un nuovo impiego, ometteva di comunicarlo all'INPS, continuando a ricevere l'indennità di disoccupazione. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per indebita percezione NASpI, stabilendo un principio fondamentale. Anche se ogni singola rata mensile è inferiore alla soglia di punibilità penale (circa 4.000 euro), il reato scatta se la somma totale degli importi indebitamente incassati supera tale limite. La Corte ha chiarito che queste condotte costituiscono un unico reato, il cui importo va calcolato complessivamente. L'appello del lavoratore è stato quindi respinto.
Continua »
Trasferimento a Catania: niente NASpI senza colpa dell’azienda
Un lavoratore si dimette a seguito di un trasferimento da Genova a Catania e chiede l'indennità di disoccupazione. La Corte di Cassazione interviene sul tema delle dimissioni per giusta causa e NASpI, stabilendo un principio fondamentale. La sola distanza geografica del trasferimento non è sufficiente per giustificare le dimissioni e ottenere la NASpI. È necessario dimostrare che il trasferimento era illegittimo, ovvero che l'azienda non aveva comprovate ragioni tecniche, organizzative o produttive per disporlo. Senza la prova di un grave inadempimento del datore di lavoro, la disoccupazione non può essere considerata 'involontaria'. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente che concedeva l'indennità, rinviando il caso per una nuova valutazione.
Continua »
NASpI e prova nel pubblico: assunto indeterminato ma senza indennità
Un dipendente pubblico, assunto con contratto a tempo indeterminato, viene licenziato per mancato superamento del periodo di prova e richiede l'indennità di disoccupazione. La Corte di Cassazione ha negato il suo diritto alla prestazione. Il principio sancito è che i dipendenti pubblici a tempo indeterminato sono esclusi per legge dalla NASpI. Il contratto si considera a tempo indeterminato fin dalla stipulazione, non solo dopo il superamento della prova. Di conseguenza, il licenziamento durante questo periodo non cambia la natura del rapporto e non dà diritto alla NASpI, confermando la regola generale per il pubblico impiego.
Continua »
NASpI e Lavoro Effettivo: Ferie Valide, l’INPS Perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di NASpI e lavoro effettivo. Un lavoratore si era visto negare l'indennità di disoccupazione dall'Istituto Previdenziale perché, nel calcolo delle 30 giornate lavorative richieste, non erano state incluse le ferie godute. La Corte ha dato ragione al lavoratore, affermando che i giorni di ferie, essendo retribuiti e coperti da contributi, devono essere considerati 'lavoro effettivo'. Questo perché le ferie sono un momento essenziale del rapporto di lavoro, finalizzato al recupero delle energie del dipendente. Di conseguenza, l'Istituto Previdenziale ha perso la causa e il suo ricorso è stato respinto.
Continua »
Decadenza indennità NASpI: salvo il sussidio con reddito errato
Un lavoratore autonomo, dopo aver perso il suo impiego da dipendente, richiede la NASpI dichiarando contestualmente la sua attività e il reddito presunto. L'Istituto Previdenziale nega il sussidio per reddito 'incompatibile'. Il lavoratore rettifica l'importo e ottiene ragione in tribunale. L'Istituto ricorre in Cassazione sostenendo la decadenza indennità NASpI per mancata comunicazione. La Corte Suprema respinge il ricorso, stabilendo un principio chiave: la comunicazione dell'attività lavorativa, anche se preesistente, fatta insieme alla domanda di NASpI, è sufficiente a impedire la decadenza. L'eventuale errore sul reddito, poi corretto, non fa perdere il diritto al sussidio.
Continua »
Sgravio contributivo liste di mobilità: vince l’azienda, anche con NASpI
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante punto sullo sgravio contributivo per le assunzioni dalle liste di mobilità. Un'azienda aveva assunto una lavoratrice iscritta in queste liste, la quale però percepiva l'indennità NASpI e non quella di mobilità. L'INPS aveva negato il beneficio, sostenendo che si dovesse applicare una norma meno favorevole. La Corte ha dato ragione all'azienda, stabilendo che per le assunzioni perfezionate entro il 31 dicembre 2016, l'unico requisito per ottenere il più vantaggioso sgravio contributivo liste di mobilità era l'iscrizione del lavoratore in tali elenchi, a prescindere dal tipo di sussidio di disoccupazione percepito. L'INPS ha perso la causa.
Continua »
Decadenza NASpI attività preesistente: obbligo di comunicazione
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla decadenza NASpI per attività preesistente. Un lavoratore, che svolgeva già un'attività autonoma, ha perso il diritto all'indennità di disoccupazione per non aver comunicato tale attività all'Ente Previdenziale al momento della domanda. La Corte ha chiarito che l'obbligo di comunicazione non riguarda solo le nuove attività intraprese durante la percezione del sussidio, ma anche quelle già esistenti. Il fattore decisivo è la contemporaneità tra il godimento della NASpI e lo svolgimento di un'altra attività lavorativa, anche se iniziata in precedenza. La mancata comunicazione comporta la perdita del beneficio.
Continua »
Sgravio contributivo con NASpI: l’azienda vince contro l’INPS
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante principio sullo sgravio contributivo per assunzione. Un'azienda aveva assunto una lavoratrice iscritta nelle liste di mobilità che percepiva l'indennità NASpI. L'Ente Previdenziale negava lo sgravio, sostenendo che si applicasse una norma meno favorevole. La Corte ha dato ragione all'azienda, stabilendo che per le assunzioni avvenute entro il 31 dicembre 2016, l'unico requisito per ottenere il beneficio più vantaggioso era l'iscrizione del lavoratore nelle liste di mobilità. La percezione di un diverso sussidio di disoccupazione, come la NASpI, è irrilevante. Di conseguenza, l'azienda ha vinto e ha ottenuto il diritto allo sgravio.
Continua »
NASpI Lavoro Intermittente: Durata Reale Batte Durata Formale
Un lavoratore con più contratti intermittenti, di durata formale superiore a sei mesi ma con giornate lavorate effettive inferiori, si è visto contestare il diritto alla NASpI dall'Ente Previdenziale. L'Ente sosteneva la decadenza dal beneficio. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, stabilendo un principio fondamentale sulla decadenza NASpI lavoro intermittente: ai fini del calcolo del limite di sei mesi, si deve considerare la durata effettiva del lavoro prestato e non quella, più lunga, prevista dal contratto. Se i giorni di lavoro effettivo sono meno di sei mesi, il diritto alla disoccupazione non si perde.
Continua »
Decadenza NASpI: Attività Preesistente Non Comunicata, Sostegno Perso
Un lavoratore, già socio di un'impresa, ha richiesto e ottenuto la NASpI senza dichiarare la sua attività preesistente. L'INPS ha chiesto la restituzione delle somme. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: l'obbligo di informare l'INPS vale anche per le attività autonome già esistenti al momento della domanda. La mancata dichiarazione entro 30 giorni comporta la decadenza NASpI per mancata comunicazione, indipendentemente dal reddito prodotto. La Corte ha quindi dato ragione all'INPS, annullando la decisione precedente e affermando che la trasparenza è un requisito non derogabile per mantenere il diritto all'indennità di disoccupazione.
Continua »
Decadenza NASpI: Lavoro non comunicato, indennità perduta
Una lavoratrice, mentre percepiva l'indennità di disoccupazione, ha iniziato un nuovo rapporto di lavoro senza comunicarlo all'Ente Previdenziale. L'Ente ha quindi interrotto l'erogazione del sussidio. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di questa interruzione, stabilendo la Decadenza NASpI. Il principio chiave è che spetta al lavoratore dimostrare di aver effettuato la comunicazione obbligatoria del nuovo reddito. In assenza di tale prova, la perdita del beneficio è automatica. L'Ente Previdenziale vince la causa perché la lavoratrice non ha adempiuto al suo onere probatorio.
Continua »
NASpI per giusta causa: non basta la diffida, la Cassazione vuole la prova
Una lavoratrice si dimette per un grave comportamento del datore di lavoro e chiede l'indennità di disoccupazione. La Corte di Cassazione interviene sul tema della NASpI per dimissioni per giusta causa, stabilendo un principio fondamentale. Non è sufficiente dimostrare la semplice volontà di agire legalmente contro l'ex datore di lavoro, come suggerito da una circolare dell'Ente Previdenziale. Il lavoratore ha l'onere di provare in tribunale i fatti specifici che costituiscono la giusta causa delle dimissioni. La legge sull'onere della prova prevale su qualsiasi disposizione amministrativa interna. Di conseguenza, il diritto alla NASpI non è automatico ma deve essere supportato da prove concrete.
Continua »
Lavoro in Famiglia e INPS: La Prova del Lavoro Subordinato
Una lavoratrice ha citato in giudizio l'INPS per ottenere il pagamento delle ultime retribuzioni dal Fondo di garanzia e il riconoscimento della disoccupazione, a seguito del fallimento dell'azienda di cui era socia e in cui il coniuge era socio accomandatario. L'Istituto aveva disconosciuto il rapporto lavorativo, chiedendo la restituzione delle somme già erogate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della donna. I giudici hanno stabilito che, a fronte della contestazione dell'ente, spetta al dipendente fornire la rigorosa prova del lavoro subordinato. Nel caso specifico, la lavoratrice non ha dimostrato di essere soggetta al potere direttivo e disciplinare dell'azienda, godendo di ampie libertà giustificate dal vincolo familiare. Senza tale prova, decade ogni diritto alle prestazioni previdenziali.
Continua »
Indennità NASpI e amministratore: il diritto al sussidio
Una lavoratrice ha richiesto l'Indennità NASpI dopo la cessazione del rapporto di lavoro, ma l'INPS ha negato il beneficio contestando la mancata comunicazione della carica di amministratrice unica di una società. L'ente previdenziale riteneva che tale ruolo configurasse l'inizio di un'attività lavorativa autonoma soggetta a obbligo informativo entro trenta giorni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo che la mera titolarità di una carica sociale gratuita, senza effettivo svolgimento di attività lavorativa né produzione di reddito, non comporta la decadenza dal sussidio. La decisione conferma che il rapporto societario non equivale automaticamente a un'attività lavorativa produttiva di reddito ai fini previdenziali.
Continua »