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Naspi

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80 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Liquidazione anticipata NASpI: no se già percepita
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31398/2024, ha stabilito che la liquidazione anticipata NASpI, prevista come incentivo all'autoimprenditorialità, non può essere richiesta da chi ha già iniziato a percepire l'indennità di disoccupazione mensile. Il beneficio è configurato come un'anticipazione e presuppone che l'erogazione del trattamento ordinario non sia ancora cominciata.
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NASpI soci cooperativa: no ai contributi pre-2013
Una lavoratrice, socia di una cooperativa, ha richiesto che la sua indennità di disoccupazione (NASpI) fosse calcolata includendo i contributi versati prima del 2013. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che per i soci di specifiche cooperative, la copertura assicurativa contro la disoccupazione, e quindi i contributi utili al calcolo della NASpI, decorrono esclusivamente dal 1° gennaio 2013, data di entrata in vigore della riforma legislativa. Pertanto, i periodi precedenti non possono essere considerati per determinare la durata del trattamento.
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Lavoro effettivo e NASpI: le ferie valgono come giorni
La Corte di Cassazione ha stabilito che i giorni di ferie goduti e retribuiti devono essere inclusi nel calcolo delle trenta giornate di 'lavoro effettivo' richieste per accedere all'indennità di disoccupazione NASpI. Un istituto previdenziale aveva negato il sussidio a una lavoratrice, ma i giudici hanno respinto il ricorso, affermando che le ferie sono una componente essenziale e non una semplice assenza dal lavoro, consolidando così un importante principio a tutela dei lavoratori.
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Lavoro effettivo NASpI: ferie e CIGS contano?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13532/2025, ha stabilito che per il requisito del lavoro effettivo NASpI, necessario per l'indennità di disoccupazione, si devono contare anche i giorni di ferie, festività e permessi retribuiti. La Corte ha inoltre chiarito che i periodi di sospensione del lavoro, come la Cassa Integrazione (CIGS), vanno 'neutralizzati', ovvero non si contano nel calcolo dei dodici mesi di riferimento, estendendo di fatto il periodo utile per maturare il diritto. La decisione rigetta il ricorso dell'ente previdenziale, confermando il diritto del lavoratore a percepire l'indennità.
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Lavoro effettivo NASpI: sì anche senza prestazione
Un lavoratore, licenziato e poi reintegrato per ordine del giudice, non veniva riammesso in servizio ma continuava a percepire retribuzione e contributi. Dopo un secondo licenziamento, l'INPS negava la NASpI per mancanza del requisito del "lavoro effettivo". La Cassazione ha stabilito che il concetto di lavoro effettivo NASpI ha valenza giuridica: il requisito è soddisfatto ogni volta che sussiste il diritto a retribuzione e contribuzione, anche se la prestazione lavorativa è rifiutata ingiustamente dal datore di lavoro.
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APE sociale: ok con lavori brevi dopo licenziamento
Un lavoratore, licenziato collettivamente e poi rioccupato con contratti a termine inferiori a sei mesi, si vede negare l'APE sociale dall'ente previdenziale. La Corte di Cassazione conferma il suo diritto, stabilendo che i lavori brevi non interrompono lo stato di disoccupazione originario, che resta il presupposto valido per accedere alla prestazione.
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Decadenza NASpI per socio amministratore: no al rischio
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza NASpI non si applica al socio amministratore di una S.r.l. che omette di comunicare la propria carica all'ente previdenziale. La norma sulla decadenza, essendo di stretta interpretazione, riguarda solo lo svolgimento effettivo di un'attività di lavoro autonomo o d'impresa individuale, e non la mera titolarità di una carica sociale.
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Anticipo NASpI: no alla restituzione integrale
Un lavoratore aveva ricevuto l'anticipo NASpI per avviare un'attività autonoma ma aveva poi svolto un breve lavoro subordinato. L'ente previdenziale chiedeva la restituzione dell'intera somma. La Corte di Cassazione, richiamando le sentenze della Corte Costituzionale, ha stabilito che la restituzione non deve essere integrale, ma proporzionale alla durata del rapporto di lavoro subordinato, annullando la rigidità della normativa e introducendo un principio di ragionevolezza e proporzionalità.
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Risarcimento del danno: la NASpI non si detrae
La Corte di Cassazione ha stabilito che la NASpI, indennità di disoccupazione, non può essere sottratta dal risarcimento del danno spettante al lavoratore per licenziamento illegittimo. La Corte ha rigettato il ricorso di una cooperativa, confermando che le somme percepite a titolo di NASpI non costituiscono 'aliunde perceptum', ma prestazioni del sistema di sicurezza sociale, eventualmente ripetibili dall'INPS.
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Decadenza NASpI: comunicazione reddito è decisiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 374/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di indennità di disoccupazione. Il caso riguardava una lavoratrice che, dopo aver perso uno dei suoi due lavori part-time, aveva richiesto la NASpI, omettendo di comunicare tempestivamente il reddito derivante dall'altro impiego. La Corte ha chiarito che la mancata comunicazione del reddito da lavoro preesistente entro 30 giorni dalla domanda comporta la decadenza NASpI, ovvero la perdita definitiva del diritto alla prestazione. Questa interpretazione rigorosa del termine previsto dalla legge mira a garantire la certezza dei rapporti con l'ente previdenziale.
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NASpI e partita IVA: diritto se l’attività è inattiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2402/2025, ha stabilito che la mera titolarità di una partita IVA non preclude il diritto a percepire l'indennità di disoccupazione NASpI, se non corrisponde a un'effettiva attività lavorativa autonoma. Il ricorso dell'ente previdenziale è stato dichiarato inammissibile perché non contestava il punto cruciale della decisione di merito: l'assenza di qualsiasi attività produttiva di reddito da parte del lavoratore, rendendo irrilevante la questione sulla comunicazione di un'attività inesistente. Il principio chiave è che conta la sostanza (l'attività effettiva) e non la forma (la titolarità della partita IVA).
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Decadenza NASPI e lavoro autonomo: la Cassazione
La Corte di Cassazione stabilisce la decadenza NASPI per chi non comunica entro 30 giorni dalla domanda il reddito da lavoro autonomo già esistente. La Corte ha chiarito che l'obbligo di comunicazione sussiste anche per le attività preesistenti alla disoccupazione, con il termine che decorre dalla data della richiesta del sussidio, e non solo per quelle avviate durante la fruizione del beneficio.
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NASpI lavoro carcerario: sì al sussidio per i detenuti
La Corte di Cassazione ha stabilito che i detenuti hanno diritto alla NASpI per lavoro carcerario quando il loro contratto a termine scade. La cessazione è considerata involontaria, equiparando il lavoro in carcere a quello libero ai fini previdenziali, respingendo le tesi dell'Ente Previdenziale.
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Decadenza NASpI per attività autonoma preesistente
Un lavoratore, già socio di una società, si è visto negare la NASpI per non aver comunicato il reddito presunto entro 30 giorni dalla domanda. La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza NASpI si applica anche in caso di attività autonoma preesistente. Il termine per la comunicazione decorre dalla data della domanda di indennità. La Corte ha chiarito che non si tratta di un'applicazione analogica vietata, ma di un'interpretazione sistematica della norma, finalizzata a verificare la compatibilità del sussidio con altre fonti di reddito. Il caso è stato rinviato per accertare la natura effettiva dell'attività svolta dal lavoratore (imprenditoriale o di mero amministratore).
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NASpI e lavoro autonomo: obbligo di comunicazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che chi percepisce l'indennità NASpI e svolge un'attività di lavoro autonomo preesistente deve comunicare il reddito presunto all'ente previdenziale entro 30 giorni dalla domanda. L'omissione o il ritardo in questa comunicazione comporta la decadenza dal diritto al sussidio. Questa ordinanza chiarisce che l'obbligo di comunicazione, finalizzato a verificare lo stato di bisogno effettivo, si applica non solo alle nuove attività ma anche a quelle già in essere al momento della richiesta della NASpI.
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Contratto a progetto nullo: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito che avevano dichiarato la nullità di un contratto a progetto, convertendolo in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. L'ordinanza analizza gli indici della subordinazione e chiarisce un punto fondamentale sul risarcimento del danno: l'indennità di disoccupazione (NASpI) percepita dal lavoratore non può essere detratta dalle somme dovute dal datore di lavoro. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, condannandola al pagamento delle spese legali.
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Responsabilità patronato: risarcimento anche con colpa
Una lavoratrice perde l'indennità NASPI per una domanda errata presentata da un patronato. Il Tribunale di Venezia riconosce la responsabilità professionale del patronato, ma la riduce del 50% per il concorso di colpa della lavoratrice, che aveva omesso di dichiarare un secondo rapporto di lavoro. La sentenza stabilisce un risarcimento basato sul danno effettivo, ripartendo la colpa tra le parti.
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NASpI e nuovo lavoro: conta la durata effettiva
Un lavoratore in NASpI accetta un contratto di 12 mesi ma viene licenziato dopo 5 mesi. L'ente previdenziale revoca il sussidio, ma la Corte di Cassazione interviene stabilendo un principio chiave: ai fini della compatibilità tra NASpI e nuovo lavoro, si deve considerare la durata effettiva del rapporto e non quella pattuita. Se il lavoro cessa prima dei sei mesi, la prestazione va solo sospesa e non revocata.
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Lavoro effettivo: anche senza prestazione per colpa datoriale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19630/2025, ha stabilito che il requisito del "lavoro effettivo" per l'accesso all'indennità NASpI è soddisfatto anche quando il dipendente è impossibilitato a svolgere la propria mansione a causa di un ingiustificato rifiuto da parte del datore di lavoro. Secondo la Corte, il concetto di "lavoro effettivo" ha una valenza giuridica e non meramente naturalistica, comprendendo tutti i periodi in cui il rapporto di lavoro è attivo e dà diritto a retribuzione e contribuzione. Di conseguenza, è stata annullata la decisione della Corte d'Appello che richiedeva la presenza fisica del lavoratore, penalizzandolo per una condotta illecita del datore.
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Decadenza NASpI: no se si è amministratori
Una lavoratrice in NASpI si è vista richiedere la restituzione dei sussidi a causa del suo ruolo di amministratore in un'azienda pubblica, non comunicato all'ente previdenziale. Il Tribunale di Trento ha stabilito che la carica di amministratore non costituisce attività di lavoro autonomo ai fini della normativa NASpI, annullando la richiesta di rimborso e la Decadenza NASpI. La decisione si basa sul principio di immedesimazione organica tra amministratore ed ente, escludendo l'obbligo di comunicazione.
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