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Naspi

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80 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Decadenza NASpI e Partita IVA: la forma non batte la sostanza
Un lavoratore ha impugnato la decisione che gli negava il diritto alla NASpI a causa della mancata comunicazione dei redditi derivanti da una Partita IVA già esistente. I giudici di merito avevano confermato la sanzione, ritenendo che l'obbligo di comunicazione sussistesse anche in assenza di reddito effettivo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che la Decadenza NASpI e Partita IVA non può scattare automaticamente per il solo possesso formale del numero di Partita IVA. Secondo la Suprema Corte, è necessario verificare se l'attività lavorativa sia stata effettivamente esercitata durante il periodo di disoccupazione. Il termine 'intraprendere' implica un impegno concreto e non una mera condizione burocratica preesistente e inattiva. La causa è stata rinviata per accertare l'effettività del lavoro svolto.
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Decadenza dalla NASpI: perché la Partita IVA silente non la causa
Un lavoratore ha impugnato il provvedimento con cui l'ente previdenziale ha dichiarato la decadenza dalla NASpI per l'anno 2017. L'ente contestava l'omessa comunicazione del reddito derivante da attività autonoma, basandosi sulla mera titolarità di una Partita IVA. La Corte d'Appello aveva confermato la sanzione, ritenendo obbligatoria la comunicazione annuale anche in assenza di reddito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che la decadenza dalla NASpI scatta solo in presenza di uno svolgimento effettivo dell'attività lavorativa. La semplice titolarità formale di una posizione fiscale non equivale all'esercizio di un'attività e non giustifica la perdita del sussidio, specialmente se la posizione era già nota all'ente.
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Partita IVA e Decadenza dalla NASpI: il rischio del silenzio
Un lavoratore ha richiesto l'indennità di disoccupazione dopo la fine di un contratto subordinato, omettendo però di comunicare all'ente previdenziale l'esistenza di una partita IVA già attiva. La Corte d'Appello aveva inizialmente dato ragione al cittadino, sostenendo che l'obbligo di comunicazione entro trenta giorni riguardasse solo le attività avviate dopo l'inizio della disoccupazione. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione, sostenendo che il silenzio del beneficiario impedisce i controlli sulla compatibilità del reddito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la Decadenza dalla NASpI opera anche se l'attività autonoma preesisteva al licenziamento. Il termine di trenta giorni per dichiarare il reddito presunto decorre, in questo caso, dalla data di presentazione della domanda amministrativa per ottenere il beneficio.
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Decadenza dalla NASpI: il rischio del lavoro preesistente
Una lavoratrice, dopo aver perso il lavoro subordinato, ha richiesto l'indennità di disoccupazione. L'ente previdenziale ha però contestato la decadenza dalla NASpI poiché la donna non aveva comunicato, entro trenta giorni dalla domanda, il reddito presunto derivante dalla sua carica di amministratore unico di una società, attività iniziata prima della fine del rapporto di lavoro. La Corte d'Appello aveva dato ragione alla lavoratrice, ritenendo che l'obbligo di comunicazione riguardasse solo le attività nate durante la percezione del sussidio e che l'incarico fosse gratuito. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che l'obbligo di informativa sussiste anche per le attività preesistenti, con termine decorrente dalla domanda di indennità, e che la gratuità dell'incarico non esonera dalla comunicazione.
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Restituzione NASpI anticipata: la guida completa
La Corte d'Appello ha confermato l'obbligo di restituzione NASpI anticipata per un lavoratore che ha avviato l'attività autonoma con forte ritardo e ha intrapreso un lavoro subordinato nel frattempo. La sentenza chiarisce che la parziale incostituzionalità della norma non si applica se l'attività imprenditoriale non è stata effettivamente iniziata prima del nuovo impiego.
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NASpI e risoluzione consensuale: limiti e regole
La Corte di Cassazione ha stabilito che la NASpI non spetta in caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro avvenuta in sede sindacale con incentivo all'esodo, a meno che non rientri nelle specifiche procedure previste dalla legge. Nel caso esaminato, un'azienda e una dipendente avevano concordato la fine del rapporto per evitare una lite giudiziaria. L'ente previdenziale ha richiesto la restituzione delle somme erogate, sostenendo l'assenza del requisito della disoccupazione involontaria. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, negando la possibilità di applicare l'analogia per estendere il beneficio a fattispecie non espressamente previste dal legislatore.
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Contributo addizionale NASpI: obblighi università
La Corte di Cassazione ha stabilito che le università non statali sono tenute al versamento del Contributo addizionale NASpI per i rapporti di lavoro a tempo determinato. La controversia nasce dall'opposizione di un noto ateneo privato contro avvisi di addebito dell'ente previdenziale. Mentre i giudici di merito avevano ritenuto l'ateneo esente in virtù di una legge del 1991 che equiparava le università private a quelle statali, la Suprema Corte ha ribaltato l'orientamento. Secondo i giudici, la normativa del 2012 sulla riforma del lavoro ha introdotto un regime speciale che esclude dall'obbligo solo le Pubbliche Amministrazioni in senso stretto, categoria in cui non rientrano le istituzioni universitarie private.
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Contributo addizionale NASPI: obblighi università private
La Corte di Cassazione ha stabilito che le università non statali sono obbligate al versamento del contributo addizionale NASPI per i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato. La controversia nasce dall'opposizione di un noto ateneo privato contro alcuni avvisi di addebito emessi dall'ente previdenziale. Mentre i giudici di merito avevano inizialmente equiparato le università private a quelle statali (esentate dal contributo), la Suprema Corte ha chiarito che la normativa speciale del 2012 prevale sulle leggi precedenti. Poiché le università non statali non rientrano nel perimetro delle pubbliche amministrazioni, esse devono versare la contribuzione addizionale prevista per i rapporti di lavoro flessibili.
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NASpI: il lavoro effettivo include il rifiuto datoriale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una lavoratrice a cui era stata negata la NASpI per il presunto mancato raggiungimento delle trenta giornate di lavoro effettivo nei dodici mesi precedenti la disoccupazione. Il fulcro della controversia riguardava il rifiuto del datore di lavoro di ricevere la prestazione lavorativa nel mese di agosto. La Suprema Corte ha stabilito che il requisito del lavoro effettivo deve essere inteso in senso giuridico e non meramente materiale. Pertanto, se il lavoratore offre la propria prestazione e il datore la rifiuta illegittimamente, tali giornate devono essere conteggiate ai fini del diritto all'indennità di disoccupazione.
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NASpI: i termini per comunicare il lavoro autonomo
La Corte di Cassazione ha stabilito che per mantenere il diritto alla NASpI in caso di avvio di attività lavorativa autonoma, la comunicazione del reddito presunto deve avvenire entro 30 giorni dall'inizio dell'attività. Non è necessario che tale comunicazione preceda la domanda di indennità, essendo valida anche se presentata contestualmente. Nel caso esaminato, un consulente aveva dichiarato il reddito entro otto giorni dall'inizio dell'attività, rispettando i termini legali e scongiurando la decadenza dal beneficio per il primo semestre di percezione.
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NASpI: dimissioni per contributi non versati
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto alla NASpI per una lavoratrice dimessasi per giusta causa a seguito del mancato versamento dei contributi previdenziali per circa quattro anni. L'ente previdenziale aveva negato l'anticipazione del trattamento, sostenendo l'insussistenza della giusta causa. I giudici hanno invece stabilito che l'omissione contributiva prolungata lede irrimediabilmente il rapporto fiduciario, rendendo legittimo il recesso immediato. La presenza di tutele alternative, come il principio di automaticità delle prestazioni, non sana la gravità della condotta datoriale ai fini della risoluzione del contratto.
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NASpI: decadenza automatica con i requisiti pensione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto alla NASpI decade automaticamente al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata. Non rileva la data di presentazione della domanda amministrativa di pensionamento, poiché il lavoratore non può procrastinare la richiesta a proprio piacimento per continuare a percepire l'indennità. La decisione sottolinea che la certezza del diritto e la natura indisponibile degli interessi previdenziali prevalgono sulla convenienza individuale.
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Giusta causa: NASpI per mancati straordinari
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore a percepire la NASpI a seguito di dimissioni per giusta causa. Il dipendente aveva interrotto il rapporto a causa del mancato pagamento sistematico di straordinari, indennità festive e di trasferta. La Suprema Corte ha stabilito che l'inadempimento datoriale, se protratto e cumulato oltre la normale tollerabilità, integra la giusta causa, rendendo irrilevante il principio di immediatezza se inteso in senso assoluto, poiché la valutazione della gravità spetta al giudice di merito.
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Contributo addizionale NASPI: obblighi università
La Corte di Cassazione ha stabilito che le università non statali sono tenute al versamento del Contributo addizionale NASPI per i contratti a tempo determinato. Nonostante una legge del 1991 le equiparasse alle università statali per l'assicurazione contro la disoccupazione, la normativa del 2012 sulla NASPI prevale come norma speciale. Poiché le università private non rientrano tra le pubbliche amministrazioni, non possono beneficiare dell'esenzione prevista per il settore pubblico.
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NASpI e pensione: quando scatta la decadenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto alla NASpI e all'ASpI decade automaticamente nel momento in cui il lavoratore matura i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata. Nel caso esaminato, un cittadino aveva percepito indennità di disoccupazione nonostante avesse già raggiunto i presupposti anagrafici e contributivi per il pensionamento, presentando la domanda amministrativa solo successivamente. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che la decadenza opera dal momento del raggiungimento dei requisiti oggettivi e non dalla data di effettiva percezione della pensione, rendendo le somme percepite nel frattempo un indebito da restituire.
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Dimissioni per giusta causa e contributi INPS
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità delle dimissioni per giusta causa presentate da un lavoratore a causa del mancato versamento dei contributi previdenziali per 16 mesi. Nonostante la tutela del principio di automaticità delle prestazioni, l'omissione contributiva protratta lede il nesso fiduciario tra le parti, rendendo intollerabile la prosecuzione del rapporto.
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Spese di lite: quando paga chi adempie tardi
Un lavoratore si è visto sospendere l'indennità di disoccupazione e ha citato in giudizio l'ente previdenziale. Quest'ultimo ha pagato quanto dovuto solo dopo l'inizio della causa. Il tribunale di primo grado aveva compensato le spese di lite, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, condannando l'ente a pagare tutte le spese legali. La Corte ha applicato il principio della soccombenza virtuale, affermando che il ritardo ingiustificato dell'ente nel pagamento, nonostante avesse ricevuto la documentazione necessaria, rendeva doverosa la sua condanna alle spese di lite.
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Restituzione NASpI: la Cassazione rinvia la decisione
Due lavoratori, dopo un licenziamento illegittimo, optano per l'indennità sostitutiva alla reintegra. L'INPS chiede la restituzione NASpI percepita. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, rinvia la decisione a una pubblica udienza per analizzare l'impatto di recenti sentenze delle Sezioni Unite sulla questione.
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Comunicazione lavoro autonomo NASpI: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11543/2024, ha stabilito che l'obbligo di comunicazione del lavoro autonomo per i percettori di NASpI sussiste anche per le attività preesistenti alla domanda di disoccupazione. La mancata comunicazione all'ente previdenziale entro 30 giorni comporta la decadenza dal beneficio. La Corte ha ritenuto che l'obbligo non riguarda solo le nuove attività intraprese durante la fruizione dell'indennità, ma anche quelle già in essere, per garantire la corretta verifica dei requisiti reddituali.
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Decadenza NASpI: Attività autonoma preesistente
La Corte di Cassazione stabilisce che la mancata comunicazione all'INPS di un'attività di lavoro autonomo, anche se preesistente alla perdita del lavoro dipendente, causa la decadenza dal diritto alla NASpI. Il termine per la comunicazione decorre dalla data della domanda di prestazione. La sentenza chiarisce che ciò che rileva è la contemporaneità tra la percezione dell'indennità e lo svolgimento dell'attività lavorativa, rendendo irrilevante il momento in cui quest'ultima è iniziata.
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