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Decadenza NASpI: Lavoro non comunicato, indennità perduta

Una lavoratrice, mentre percepiva l’indennità di disoccupazione, ha iniziato un nuovo rapporto di lavoro senza comunicarlo all’Ente Previdenziale. L’Ente ha quindi interrotto l’erogazione del sussidio. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di questa interruzione, stabilendo la Decadenza NASpI. Il principio chiave è che spetta al lavoratore dimostrare di aver effettuato la comunicazione obbligatoria del nuovo reddito. In assenza di tale prova, la perdita del beneficio è automatica. L’Ente Previdenziale vince la causa perché la lavoratrice non ha adempiuto al suo onere probatorio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 8576 Anno 2026
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Pubblicato il 18 aprile 2026 in Giurisprudenza Civile

Nuovo lavoro e NASpI: la comunicazione è tutto

Trovare un nuovo impiego mentre si percepisce l’indennità di disoccupazione è una buona notizia, ma richiede attenzione. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: la mancata comunicazione del nuovo reddito all’Ente Previdenziale comporta la Decadenza NASpI. Questo significa perdere il diritto al sussidio. La vicenda analizzata chiarisce che la responsabilità di informare l’ente è esclusivamente del lavoratore, con conseguenze molto serie in caso di omissione.

La vicenda: un nuovo impiego non comunicato

I fatti sono semplici e molto comuni. Una Lavoratrice percepiva regolarmente la sua indennità di disoccupazione NASpI. Durante questo periodo, ha iniziato un nuovo rapporto di lavoro subordinato. Tuttavia, ha omesso di comunicare all’Ente Previdenziale (INPS) l’inizio della nuova attività e il relativo reddito presunto, come invece richiesto dalla legge.

Di conseguenza, l’Ente Previdenziale ha interrotto l’erogazione della prestazione. La questione è finita in tribunale, dove l’erede della Lavoratrice, nel frattempo deceduta, ha proseguito la causa. Il punto centrale del contendere era stabilire chi avesse ragione: l’Ente che aveva bloccato i pagamenti o la Lavoratrice che li pretendeva?

L’obbligo di comunicazione per chi percepisce la NASpI

La legge che regola la NASpI (Decreto Legislativo n. 22/2015) è molto chiara. Il lavoratore che trova una nuova occupazione durante il periodo di fruizione dell’indennità deve comunicare all’Ente il reddito annuo previsto entro trenta giorni dall’inizio dell’attività. Questo obbligo serve all’Ente per ricalcolare l’importo della prestazione o, in alcuni casi, per sospenderla o revocarla.

Se il nuovo reddito è inferiore a una certa soglia, il lavoratore può mantenere una NASpI ridotta. Se è superiore, il diritto si perde. La comunicazione è quindi un passaggio cruciale per gestire correttamente la propria posizione ed evitare problemi.

La Decadenza NASpI in caso di omessa comunicazione

La normativa stabilisce espressamente che l’omessa comunicazione dell’inizio di una nuova attività lavorativa subordinata provoca la Decadenza NASpI. Non si tratta di una sanzione discrezionale applicata dall’Ente, ma di una conseguenza diretta e automatica prevista dalla legge. Il diritto al sussidio cessa dal momento in cui il lavoratore inizia il nuovo lavoro senza averlo notificato nei termini.

Questo meccanismo protegge l’interesse pubblico, evitando che vengano erogate prestazioni non dovute a chi ha ritrovato una fonte di reddito. La trasparenza da parte del cittadino è quindi un requisito essenziale per continuare a beneficiare del sostegno.

Le motivazioni: la prova della comunicazione spetta al lavoratore

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’erede, confermando la decisione dei giudici precedenti. Il principio giuridico (la ratio decidendi) è netto: l’onere di provare l’avvenuta comunicazione all’Ente Previdenziale spetta unicamente al lavoratore. Non è l’Ente a dover dimostrare di non aver ricevuto nulla; è il cittadino a dover provare di aver inviato la comunicazione nei modi e nei tempi previsti.

Nel caso specifico, la Lavoratrice non ha fornito alcuna prova di aver informato l’Ente. Documenti come l’UNILAV (la comunicazione di assunzione fatta dal datore di lavoro) non sono sufficienti, perché non provengono dal lavoratore e non contengono l’informazione cruciale del reddito presunto. Di fronte a questa mancanza di prova, la Decadenza NASpI è stata ritenuta corretta e inevitabile.

Le conclusioni: l’Ente Previdenziale vince la causa

L’esito finale è la vittoria dell’Ente Previdenziale. La richiesta di pagamento delle somme residue di NASpI è stata definitivamente respinta. La Corte ha stabilito che, senza la prova della comunicazione, l’interruzione del sussidio era legittima. Questa sentenza serve da monito: chi percepisce la NASpI e inizia un nuovo lavoro deve agire con diligenza e informare subito l’Ente. Ignorare questo obbligo significa perdere con certezza un importante sostegno al reddito.

Se trovo un nuovo lavoro mentre prendo la NASpI, cosa devo fare?
Devi comunicare all’Ente Previdenziale (INPS) il reddito annuo presunto entro 30 giorni dall’inizio della nuova attività lavorativa.

Cosa succede se non comunico il nuovo lavoro all’INPS?
Si perde il diritto all’indennità di disoccupazione (decadenza dalla NASpI) a partire dalla data di inizio del nuovo rapporto di lavoro.

In un processo, chi deve dimostrare di aver fatto la comunicazione all’INPS?
L’onere della prova spetta sempre al lavoratore. È lui che deve dimostrare di aver correttamente informato l’Ente Previdenziale nei termini di legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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