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Liquidazione Controllata

58 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Procedura concorsuale prevista dal Codice della Crisi d'Impresa per i soggetti non fallibili (come consumatori, professionisti, imprese minori e start-up innovative) che si trovano in stato di sovraindebitamento, finalizzata a liquidare il patrimonio per soddisfare i creditori.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Liquidazione controllata: guida alla nuova procedura
Il Tribunale ha disposto l'apertura della liquidazione controllata per un debitore in stato di crisi. La sentenza nomina gli organi della procedura e stabilisce i termini per i creditori, confermando la regolarità della documentazione prodotta ai sensi del Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza.
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Liquidazione controllata: riassunzione del processo
La Corte d'Appello ha dichiarato estinto un giudizio di appello poiché la riassunzione, a seguito dell'apertura di una liquidazione controllata a carico dell'appellante, non è stata effettuata dal soggetto legittimato. La sentenza chiarisce che la capacità processuale spetta al liquidatore della procedura, salvo casi eccezionali di inerzia.
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Liquidazione controllata: guida alla procedura
Il Tribunale di Firenze ha dichiarato l'apertura della liquidazione controllata per una debitrice con oltre 200.000 euro di debiti, principalmente fiscali. Con un reddito annuo modesto e priva di immobili, la ricorrente è stata ammessa alla procedura. Il tribunale ha inoltre chiarito l'esclusione della prededuzione per i crediti dei professionisti che assistono il debitore nella fase iniziale.
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Liquidazione controllata: guida alla procedura civile
Il Tribunale ha decretato l'apertura della liquidazione controllata per un debitore in stato di sovraindebitamento, titolare di un'impresa individuale inattiva classificata come impresa minore. La decisione si fonda sull'accertata insolvenza e sulla relazione positiva del gestore della crisi, portando alla nomina di un liquidatore e alla sospensione delle azioni esecutive individuali.
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Liquidazione controllata: la guida alla procedura
Il Tribunale ha disposto l'apertura della liquidazione controllata per un debitore con un debito superiore a 3 milioni di euro derivante da garanzie e attività passate. La sentenza stabilisce un limite di mantenimento di 1.300 euro mensili, disponendo la liquidazione della nuda proprietà di un immobile e di parte dello stipendio per soddisfare i creditori.
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Liquidazione controllata: guida alla procedura
Il Tribunale di Ancona ha accolto il ricorso per l'apertura della liquidazione controllata presentato da una debitrice in stato di sovraindebitamento. La sentenza definisce i requisiti necessari per l'accesso alla procedura, nomina i professionisti incaricati e stabilisce la quota di reddito mensile non pignorabile destinata al mantenimento del nucleo familiare.
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Concordato minore: negato all’ex imprenditore cancellato
Un'ex imprenditrice individuale, dopo aver cancellato la propria attività dal registro delle imprese, ha proposto un concordato minore di tipo liquidatorio per risolvere i suoi debiti. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno inizialmente approvato la proposta, ritenendo che il divieto di accesso a questa procedura si applicasse solo alle società e non ai singoli imprenditori. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la domanda di concordato minore presentata da un imprenditore già cancellato dal registro delle imprese è sempre inammissibile. Di conseguenza, i giudici hanno revocato l'omologazione del piano, chiarendo che chi cessa volontariamente l'attività perde il diritto di accedere a strumenti negoziali di risoluzione della crisi, potendo ricorrere solo alla liquidazione controllata.
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Liquidazione controllata: la notifica via PEC accorcia i tempi
Una debitrice ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che aveva confermato l'apertura della procedura di liquidazione controllata a suo carico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine di trenta giorni. Questo termine breve decorre dalla comunicazione integrale del provvedimento inviata via PEC dalla cancelleria del tribunale, che equivale alla notifica formale. Inoltre, la Corte ha chiarito che a questa materia non si applica la sospensione feriale estiva dei termini. Di conseguenza, la debitrice perde la causa e deve pagare il doppio del contributo unificato, mentre la procedura di liquidazione controllata viene definitivamente confermata.
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Liquidazione controllata: debiti reali contro crediti incerti
Il Creditore ha chiesto l'apertura della liquidazione controllata nei confronti del Debitore, insolvente per oltre 72.000 euro. Il Debitore si è opposto, sostenendo che l'iniziativa fosse un abuso del diritto volto a sottrargli una causa di risarcimento pendente e che il proprio credito litigioso escludesse l'insolvenza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso del Debitore. La Suprema Corte ha chiarito che l'avvio della procedura è legittimo se il debitore è insolvente e che un credito litigioso e non esigibile non può evitare la procedura né compensare i debiti reali.
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Liquidazione controllata: il debitore non può impugnare i debiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un debitore sottoposto a liquidazione controllata. Il debitore aveva impugnato il decreto del Tribunale che ammetteva al passivo il credito di una società. I giudici hanno stabilito che, nella procedura di liquidazione controllata, il debitore non ha la legittimazione attiva per contestare lo stato passivo o impugnare le decisioni del giudice delegato. Tale potere spetta in via esclusiva al liquidatore, che rappresenta l'intera massa dei creditori, e non al debitore, il quale perde la capacità processuale sui propri rapporti patrimoniali compresi nella procedura.
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Concordato minore negato all’ex imprenditore: vince il creditore
La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di accesso alla procedura di concordato minore presentata da un imprenditore già cancellato dal registro delle imprese è sempre inammissibile. Nel caso di specie, i debitori (ex titolari di una ditta individuale cancellata) avevano proposto un piano di concordato minore di tipo liquidatorio, omologato nei primi gradi di giudizio. La società creditrice ha impugnato l'omologazione, sostenendo la violazione del Codice della Crisi d'Impresa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del creditore, chiarendo che il divieto previsto dalla legge ha carattere assoluto e letterale. Non rileva, quindi, la distinzione tra piano in continuità o liquidatorio. Di conseguenza, la Cassazione ha revocato l'omologazione del piano precedentemente concesso ai debitori, accogliendo definitivamente il reclamo del creditore.
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Liquidazione controllata: la Corte apre la procedura
Una coppia di coniugi, ex imprenditori ora qualificabili come consumatori, ha impugnato il rigetto della domanda di liquidazione controllata. Il Tribunale aveva inizialmente negato l'accesso alla procedura per presunte incertezze sul debito e vizi formali. La Corte di Appello ha ribaltato la decisione, stabilendo che la liquidazione controllata deve essere aperta se sussiste il sovraindebitamento, indipendentemente da contestazioni su singoli beni.
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Liquidazione controllata: come funziona la procedura
Il Tribunale di Venezia ha decretato l'apertura della liquidazione controllata per un ex imprenditore in stato di sovraindebitamento. Nonostante un precedente fallimento non concluso con l'esdebitazione, il giudice ha ammesso il debitore alla procedura, consentendo la gestione di un debito superiore a 200.000 euro attraverso i beni attuali e parte dei redditi futuri.
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Rimessione in termini: no se la busta PEC è troppo pesante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Ente Pubblico che chiedeva la rimessione in termini per un deposito telematico tardivo. L'Ente aveva tentato di depositare un reclamo per rivendicare beni immobili all'interno di una procedura di liquidazione controllata, ma l'invio era fallito a causa del superamento dei limiti dimensionali della busta telematica (terza PEC negativa). La Suprema Corte ha stabilito che il superamento dei limiti di dimensione non costituisce un fatto ostativo assoluto e imprevedibile, bensì una mera difficoltà superabile con l'invio di più buste. Di conseguenza, non sussistono i presupposti per la rimessione in termini, e il reclamo originario resta inammissibile per tardività.
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Domanda tardiva di rivendicazione: la conoscenza reale vince
Una società terza ha proposto una domanda tardiva di rivendicazione per ottenere la restituzione di arredi e opere d'arte inventariati nell'ambito della liquidazione controllata del debitore. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la richiesta poiché presentata oltre il termine perentorio di sessanta giorni da quando la società aveva avuto effettiva conoscenza della procedura. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'effettiva conoscenza della procedura da parte dell'amministratore della società (moglie del debitore) fa decorrere il termine perentorio per la domanda tardiva di rivendicazione, rendendo irrilevante la mancanza di una notifica formale. La società ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e a sanzioni pecuniarie per lite temeraria.
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Liquidazione Controllata: Ricorso Respinto, la Cassazione chiude
Un debitore si vede negare l'accesso alla procedura di liquidazione controllata sia in primo grado che in appello. Decide quindi di rivolgersi alla Corte di Cassazione, ma il suo tentativo fallisce. La Suprema Corte ha stabilito un principio fondamentale sull'inammissibilità del ricorso per la liquidazione controllata. La decisione della Corte d'Appello che nega l'apertura della procedura è definitiva e non può essere ulteriormente impugnata. Questo perché, secondo i giudici, alla liquidazione controllata si applicano le stesse regole della più grande 'liquidazione giudiziale', che prevede espressamente questo divieto. La Cassazione ha quindi chiuso la porta a ulteriori appelli in questa materia.
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Liquidazione: Debitore non può impugnare lo stato passivo
Un debitore, soggetto alla procedura di liquidazione controllata, ha tentato di contestare l'elenco dei suoi debiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La sentenza stabilisce un principio chiaro: l'impugnazione dello stato passivo da parte del debitore non è permessa. Con l'apertura della procedura, il debitore perde la 'legittimazione processuale' su questioni patrimoniali. Questo potere passa interamente al liquidatore, che agisce per conto di tutti i creditori. La liquidazione controllata, pur essendo una procedura semplificata, condivide le regole fondamentali della liquidazione giudiziale (ex fallimento), dove tale principio è consolidato.
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Liquidazione Controllata: Ricorso Inammissibile se il Giudice Nega
Una coppia di coniugi ha chiesto di accedere alla procedura di liquidazione controllata per risolvere una situazione di sovraindebitamento. Il Tribunale ha respinto la loro richiesta. I coniugi hanno impugnato la decisione fino alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito un principio importante: il decreto che nega l'apertura della liquidazione controllata non è impugnabile con ricorso per cassazione. La decisione si basa sul fatto che la legge richiama le norme della liquidazione giudiziale, le quali escludono espressamente questo tipo di appello. La sentenza ha quindi confermato l'inammissibilità del ricorso per liquidazione controllata, chiudendo definitivamente la questione per i debitori.
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Liquidazione controllata: apertura e requisiti
Il Tribunale di Venezia ha disposto l'apertura di una liquidazione controllata per un debitore con oltre 126.000 euro di debiti. La procedura si basa sul reddito futuro da lavoro, garantendo al soggetto una quota per il mantenimento dignitoso e destinando l'eccedenza ai creditori, confermando l'accesso al gratuito patrocinio.
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Ammissibilità Liquidazione Controllata: Accesso senza merito?
Un debitore chiede di accedere alla liquidazione controllata. L'Agenzia delle Entrate si oppone, sostenendo che non sia stata valutata la sua diligenza nell'assumere i debiti. La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale per l'ammissibilità liquidazione controllata: sebbene la 'meritevolezza' del debitore non sia un requisito per avviare la procedura, la relazione dell'esperto (OCC) deve obbligatoriamente indicare le cause del debito e la diligenza usata. L'assenza di queste informazioni rende la domanda inammissibile. La Corte accoglie quindi il ricorso dell'Agenzia, sottolineando l'importanza della trasparenza informativa come presupposto per l'accesso alla procedura.
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