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Art. 268 Codice della Crisi d'Impresa

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Liquidazione controllata: guida alla nuova procedura
Il Tribunale ha disposto l'apertura della liquidazione controllata per un debitore in stato di crisi. La sentenza nomina gli organi della procedura e stabilisce i termini per i creditori, confermando la regolarità della documentazione prodotta ai sensi del Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza.
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Liquidazione controllata: la guida alla procedura
Il Tribunale ha disposto l'apertura della liquidazione controllata per un debitore con un debito superiore a 3 milioni di euro derivante da garanzie e attività passate. La sentenza stabilisce un limite di mantenimento di 1.300 euro mensili, disponendo la liquidazione della nuda proprietà di un immobile e di parte dello stipendio per soddisfare i creditori.
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Liquidazione controllata: guida alla procedura
Il Tribunale di Ancona ha accolto il ricorso per l'apertura della liquidazione controllata presentato da una debitrice in stato di sovraindebitamento. La sentenza definisce i requisiti necessari per l'accesso alla procedura, nomina i professionisti incaricati e stabilisce la quota di reddito mensile non pignorabile destinata al mantenimento del nucleo familiare.
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Liquidazione controllata: debiti reali contro crediti incerti
Il Creditore ha chiesto l'apertura della liquidazione controllata nei confronti del Debitore, insolvente per oltre 72.000 euro. Il Debitore si è opposto, sostenendo che l'iniziativa fosse un abuso del diritto volto a sottrargli una causa di risarcimento pendente e che il proprio credito litigioso escludesse l'insolvenza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso del Debitore. La Suprema Corte ha chiarito che l'avvio della procedura è legittimo se il debitore è insolvente e che un credito litigioso e non esigibile non può evitare la procedura né compensare i debiti reali.
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Liquidazione controllata: la Corte apre la procedura
Una coppia di coniugi, ex imprenditori ora qualificabili come consumatori, ha impugnato il rigetto della domanda di liquidazione controllata. Il Tribunale aveva inizialmente negato l'accesso alla procedura per presunte incertezze sul debito e vizi formali. La Corte di Appello ha ribaltato la decisione, stabilendo che la liquidazione controllata deve essere aperta se sussiste il sovraindebitamento, indipendentemente da contestazioni su singoli beni.
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Liquidazione: Debitore non può impugnare lo stato passivo
Un debitore, soggetto alla procedura di liquidazione controllata, ha tentato di contestare l'elenco dei suoi debiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La sentenza stabilisce un principio chiaro: l'impugnazione dello stato passivo da parte del debitore non è permessa. Con l'apertura della procedura, il debitore perde la 'legittimazione processuale' su questioni patrimoniali. Questo potere passa interamente al liquidatore, che agisce per conto di tutti i creditori. La liquidazione controllata, pur essendo una procedura semplificata, condivide le regole fondamentali della liquidazione giudiziale (ex fallimento), dove tale principio è consolidato.
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Liquidazione Controllata: Ricorso Inammissibile se il Giudice Nega
Una coppia di coniugi ha chiesto di accedere alla procedura di liquidazione controllata per risolvere una situazione di sovraindebitamento. Il Tribunale ha respinto la loro richiesta. I coniugi hanno impugnato la decisione fino alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito un principio importante: il decreto che nega l'apertura della liquidazione controllata non è impugnabile con ricorso per cassazione. La decisione si basa sul fatto che la legge richiama le norme della liquidazione giudiziale, le quali escludono espressamente questo tipo di appello. La sentenza ha quindi confermato l'inammissibilità del ricorso per liquidazione controllata, chiudendo definitivamente la questione per i debitori.
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Liquidazione controllata: apertura e requisiti
Il Tribunale di Venezia ha disposto l'apertura di una liquidazione controllata per un debitore con oltre 126.000 euro di debiti. La procedura si basa sul reddito futuro da lavoro, garantendo al soggetto una quota per il mantenimento dignitoso e destinando l'eccedenza ai creditori, confermando l'accesso al gratuito patrocinio.
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Ammissibilità Liquidazione Controllata: Accesso senza merito?
Un debitore chiede di accedere alla liquidazione controllata. L'Agenzia delle Entrate si oppone, sostenendo che non sia stata valutata la sua diligenza nell'assumere i debiti. La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale per l'ammissibilità liquidazione controllata: sebbene la 'meritevolezza' del debitore non sia un requisito per avviare la procedura, la relazione dell'esperto (OCC) deve obbligatoriamente indicare le cause del debito e la diligenza usata. L'assenza di queste informazioni rende la domanda inammissibile. La Corte accoglie quindi il ricorso dell'Agenzia, sottolineando l'importanza della trasparenza informativa come presupposto per l'accesso alla procedura.
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Liquidazione controllata: i presupposti per l’apertura
Il Tribunale di Venezia ha dichiarato aperta la liquidazione controllata nei confronti di un debitore pensionato in stato di sovraindebitamento. La Corte ha stabilito che la pendenza di opposizioni a precetto non impedisce l'apertura della procedura, poiché spetta al liquidatore valutare l'incapienza patrimoniale e la gestione dei debiti.
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Liquidazione controllata: guida al sovraindebitamento
Il Tribunale ha dichiarato aperta la liquidazione controllata per un ex imprenditore in grave stato di sovraindebitamento, causato da problemi di salute e perdita del lavoro. Nonostante l'assenza di patrimonio immobiliare, la procedura è stata avviata grazie al contributo economico mensile del figlio. La decisione conferma inoltre il diritto al patrocinio a spese dello Stato per tali procedure.
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Liquidazione controllata: analisi del Tribunale
Il Tribunale di Cagliari ha disposto l'apertura della liquidazione controllata per una debitrice in stato di sovraindebitamento, con un'esposizione debitoria superiore a 155.000 euro. La decisione segue la verifica della documentazione prodotta dall'OCC, confermando l'assenza di altre procedure pendenti e la sussistenza dei requisiti previsti dal Codice della Crisi.
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Liquidazione controllata: quando può essere aperta
Il Tribunale ha accolto la richiesta di liquidazione controllata presentata da una debitrice con debiti superiori a 56.000 euro. Nonostante il valore incerto dei beni immobili e l'esiguità del reddito, la sola titolarità di quote di proprietà è stata ritenuta sufficiente per l'avvio della procedura, demandando al liquidatore la successiva valutazione economica.
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Liquidazione controllata: guida al sovraindebitamento
Il Tribunale di Trieste ha accolto la domanda di liquidazione controllata presentata da una consumatrice in stato di grave sovraindebitamento. La crisi economica è stata causata dal divorzio e da problemi di salute che hanno compromesso la sua capacità lavorativa. La sentenza analizza la gestione del patrimonio residuo, inclusa una quota di immobile già espropriata, per soddisfare parzialmente i creditori.
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Tardività ricorso cassazione: le conseguenze
Una società radiofonica ha impugnato una sentenza che confermava la sua liquidazione controllata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile a causa della tardività del ricorso per cassazione, presentato sei mesi dopo la notifica invece che entro il termine perentorio di trenta giorni. La Corte ha inoltre condannato la società e il suo legale rappresentante in solido per lite temeraria, ravvisando la mala fede nella proposizione di un ricorso tardivo e palesemente infondato.
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Liquidazione controllata per debiti dell’ex impresa
Il Tribunale di Milano ha aperto una procedura di liquidazione controllata per una debitrice, ex titolare di un'impresa individuale. Nonostante un passivo di oltre 300.000 euro, il tribunale ha ritenuto sussistenti i presupposti, dato che la ricorrente percepisce un reddito da lavoro dipendente e una pensione di reversibilità. La decisione stabilisce che una quota mensile del suo reddito venga destinata al pagamento dei creditori, permettendole di gestire una situazione di sovraindebitamento derivante dalla precedente attività commerciale.
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Liquidazione controllata: quando è negata?
La Corte d'Appello di Perugia conferma il rigetto di un'istanza di liquidazione controllata presentata da un debitore. La decisione si fonda sulla totale incertezza riguardo alla possibilità di acquisire un attivo sufficiente a soddisfare i creditori. In particolare, il valore delle quote societarie del debitore è stato azzerato a causa di ingenti debiti, le garanzie offerte da terzi sono state ritenute inidonee e la situazione reddituale complessiva del ricorrente è apparsa poco chiara, anche alla luce di precedenti accertamenti fiscali e di una condanna per indebita percezione di benefici statali. Il decreto sottolinea come la ragionevole certezza dell'attivo sia un presupposto fondamentale per l'accesso alla procedura.
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Liquidazione controllata: via libera dal Tribunale
Il Tribunale di Monza ha aperto la procedura di liquidazione controllata per un imprenditore individuale in stato di sovraindebitamento. La corte ha verificato la sussistenza dei requisiti soggettivi e oggettivi previsti dal Codice della Crisi, nominando un liquidatore e autorizzando il debitore a continuare a utilizzare l'automobile per motivi di lavoro, ritenendola un bene strumentale essenziale.
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Liquidazione controllata: accesso dopo revoca concordato
Un professionista, a seguito della revoca di un concordato minore, ha richiesto la conversione in liquidazione controllata. Il Tribunale ha respinto l'istanza, ritenendola irregolare. La Corte d'Appello ha riformato la decisione, affermando il diritto del debitore di accedere alla liquidazione controllata come naturale prosecuzione della procedura, in base all'art. 83 CCII, quando la revoca non deriva da frode o inadempimento.
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Domanda tardiva: la Cassazione sui termini perentori
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto di credito che aveva presentato una domanda tardiva di ammissione al passivo in una procedura di liquidazione controllata. La Corte ha stabilito che, anche in questa procedura, tutti i debiti si considerano scaduti al momento della sua apertura, rendendo il ritardo del creditore non giustificabile e la domanda inammissibile.
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