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Lieve Entità — Anno 2025

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101 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Lieve entità nella rapina: quando si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la mancata applicazione dell'attenuante della lieve entità in un caso di rapina. La Corte ha confermato la decisione di merito che escludeva tale attenuante in base al valore economico non esiguo dei beni sottratti e alla gravità del danno causato alla persona offesa, ritenendo questi elementi sufficienti a negare la particolare tenuità del fatto.
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Ricorso inammissibile stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile stupefacenti presentato da tre imputati condannati per spaccio. La Corte ha ritenuto le motivazioni dell'appello generiche e ha confermato la validità delle prove basate su intercettazioni telefoniche, ritenute non equivoche se lette nel contesto investigativo complessivo.
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Ricorso generico stupefacenti: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di stupefacenti, definendolo generico e reiterativo. L'imputato contestava la mancata applicazione dell'ipotesi di lieve entità e delle attenuanti generiche. La Corte ha stabilito che non ci si può limitare a contestare il solo dato quantitativo della sostanza, ma è necessario confrontarsi con tutti gli elementi probatori, come il possesso di attrezzature per il confezionamento, che indicano un'attività organizzata e non un semplice spaccio di basso livello. Un ricorso generico stupefacenti che ignora tali elementi è destinato all'inammissibilità.
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Ricorso inammissibile: perché i motivi devono essere specifici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per spaccio di lieve entità. La decisione si fonda sulla totale mancanza di specificità dei motivi di appello, che non argomentavano né la richiesta di proscioglimento né quella di una diversa qualificazione giuridica. Tale genericità ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per coltivazione di sostanze stupefacenti. La richiesta di riconoscere il fatto di lieve entità è stata respinta, poiché la Corte ha ritenuto che l'ingente quantitativo di principio attivo (oltre 45 grammi, per più di 1800 dosi), il numero di piante (107) e l'organizzazione dell'attività (pompe, fertilizzanti, piante a diverso stadio di crescita) fossero elementi oggettivi sufficienti a escludere la minore gravità del reato, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Porto di coltello: quando è reato? Cassazione spiega
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il porto di coltello. L'arma era in un'auto non di sua proprietà, ma di cui aveva le chiavi. Decisiva la disponibilità del veicolo e la mancata giustificazione del possesso, rendendo irrilevante la sua posizione esatta nell'abitacolo. La Corte ha escluso la lieve entità del fatto per l'offensività dell'arma (lama da 20 cm).
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Lieve entità: quando il ricorso in Cassazione è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ha ribadito che non può riesaminare le prove, ma solo verificare la correttezza giuridica della sentenza. Inoltre, ha confermato che per riconoscere la lieve entità del reato è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli elementi, e che la professionalità nello spaccio è un fattore che può escludere tale attenuante.
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Lieve entità: quando è esclusa per professionalità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. L'imputato chiedeva l'applicazione dell'ipotesi di lieve entità, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che la presenza di elementi di professionalità e non estemporaneità nell'attività di spaccio è sufficiente per escludere tale beneficio, anche in presenza di altri fattori meno gravi. La valutazione per la lieve entità deve essere complessiva e rigorosa.
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Lieve entità: quando è esclusa dalla Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per spaccio di droga. La richiesta di qualificare il reato come di lieve entità è stata respinta perché la valutazione complessiva dell'azione, inclusa la professionalità dimostrata, indicava una significativa offensività. Anche il motivo sulla recidiva è stato respinto, confermando la condanna.
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Spaccio lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ha confermato che la qualificazione di spaccio lieve entità non è applicabile quando la condotta dell'imputato, come i rapporti con acquirenti in altre regioni e la successiva detenzione di ingenti quantitativi, dimostra una capacità operativa significativa che contrasta con la natura minore del reato.
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Ricorso inammissibile: reiterazione dei motivi d’appello
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in materia di stupefacenti. La decisione si fonda su due principi: la non ammissibilità della mera riproposizione dei motivi d'appello e la carenza di interesse ad agire quando la richiesta non è supportata dalla legge, come nel caso della sostituzione della pena detentiva. L'ordinanza conferma che la qualificazione di 'lieve entità' del reato va esclusa in presenza di quantitativi non irrilevanti.
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Reato di lieve entità: no se la droga è tanta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti, confermando l'esclusione del reato di lieve entità. La decisione si fonda sulla notevole quantità di cocaina detenuta (quasi 21 grammi), sull'elevata purezza (70,3%) e sul numero di dosi ricavabili (140), elementi che, uniti alla condizione personale dell'imputato, indicavano una significativa potenzialità diffusiva e un inserimento in circuiti criminali più ampi.
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Spaccio lieve entità: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il caso in esame non rientrava nell'ipotesi di spaccio lieve entità a causa della non occasionalità della condotta, dei legami con i canali di approvvigionamento e della quantità di stupefacente. Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio lieve entità: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione di merito che escludeva l'ipotesi di spaccio lieve entità, valorizzando le modalità astute della condotta, consistite nell'utilizzare un corriere espresso durante l'emergenza epidemiologica per trasportare la droga, approfittando delle minori restrizioni alla circolazione per tali veicoli. Questa circostanza, unita alla reiterazione dei fatti, ha impedito il riconoscimento sia della lieve entità sia delle attenuanti generiche.
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Lieve entità spaccio: no se ci sono precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto con numerosi precedenti penali, condannato per detenzione a fini di spaccio di un quantitativo di hashish corrispondente a 1264 dosi. L'ipotesi di lieve entità spaccio è stata esclusa a causa dell'ingente quantitativo, dell'ampio raggio d'azione dell'attività illecita e della vasta clientela, elementi che delineano un'operatività criminale non trascurabile.
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Spaccio di lieve entità: quando non è concesso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità. La decisione si fonda sulla valutazione di elementi concreti come la notevole quantità di cocaina, sufficiente per 229 dosi, il ritrovamento di una cospicua somma di denaro e di un registro contabile dell'attività illecita. Tali fattori, secondo i giudici, dimostrano un'attività di spaccio professionale e non occasionale, escludendo così la possibilità di applicare l'attenuante della lieve entità.
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Lieve entità: quando è esclusa per droga? Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti, il quale richiedeva l'applicazione dell'ipotesi di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo la lieve entità sulla base di plurimi elementi: l'ingente quantitativo di cocaina (200 grammi), l'elevato principio attivo (86,7%), il notevole valore economico (circa 16.000 euro) e le modalità organizzate dell'azione, che suggerivano un inserimento in contesti criminali più ampi.
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Lieve entità spaccio: quando è esclusa dalla Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per spaccio di stupefacenti, escludendo l'ipotesi di lieve entità. La decisione si basa sulla significativa quantità di cocaina ed eroina detenuta (per un totale di 446 dosi) e sul possesso di una considerevole somma di denaro, ritenuta provento dell'attività illecita. Questi elementi, secondo i giudici, delineano un'attività di spaccio non occasionale, incompatibile con l'attenuante della lieve entità spaccio, portando alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso.
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Lieve entità spaccio: no se c’è pervicacia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha escluso l'ipotesi di lieve entità spaccio a causa della notevole quantità e varietà della droga, della somma di denaro rinvenuta e della pervicacia dell'imputato, che continuava a spacciare nonostante fosse agli arresti domiciliari per reati simili. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Violazione arresti domiciliari: la lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un imputato che aveva violato gli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che la violazione degli arresti domiciliari non era di 'lieve entità', considerando l'orario notturno, il luogo (una nota piazza di spaccio), i precedenti penali e la condotta del soggetto. La giustificazione di essersi allontanato per gettare l'immondizia è stata ritenuta non credibile, consolidando il principio che la valutazione della gravità dipende dal contesto complessivo e non solo dal singolo atto.
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