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Lieve Entità — Anno 2025

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101 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Spaccio di stupefacenti: intercettazioni e prove
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ha confermato che la prova dello spaccio può derivare da intercettazioni telefoniche e altri elementi, non solo dal ritrovamento della sostanza. Nel caso specifico, le conversazioni intercettate, seguite dal ritrovamento di 36 dosi di cocaina, sono state ritenute sufficienti per dimostrare un'attività sistematica, escludendo l'ipotesi di reato di lieve entità.
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Lieve entità: i criteri per la valutazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti, il quale chiedeva la riqualificazione del reato nell'ipotesi di lieve entità. La Corte ha ribadito che per tale valutazione non è sufficiente considerare solo il peso della sostanza, ma è necessario un esame complessivo che includa il principio attivo, il numero di dosi ricavabili (in questo caso 547) e le modalità della condotta, come lo spaccio in luogo pubblico. La decisione conferma un orientamento consolidato, sottolineando che una condotta con tali caratteristiche non può essere considerata di minima offensività.
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Tentato acquisto di stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato acquisto di stupefacenti. Secondo i giudici, anche una trattativa non conclusa per la fornitura di droga costituisce un atto idoneo e univoco a configurare il reato di tentativo, escludendo in questo caso l'ipotesi di lieve entità per la non occasionalità della condotta.
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Detenzione di stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la detenzione congiunta di una piccola quantità di droga 'pesante' e una grande quantità di droga 'leggera' non rientra nell'ipotesi di lieve entità, in quanto indica una professionalità nell'attività illecita. La detenzione di stupefacenti deve essere valutata nel contesto complessivo dell'azione.
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Lieve entità droga: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di non riconoscere l'ipotesi di 'lieve entità droga', a causa della presenza di due diversi tipi di stupefacenti, dell'elevato principio attivo e della suddivisione in dosi. È stata inoltre confermata la valutazione sulla pericolosità sociale legata alla recidiva specifica.
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Coltivazione domestica stupefacenti: i limiti legali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per coltivazione di sostanze stupefacenti. La Corte ha stabilito che la coltivazione domestica stupefacenti non può essere considerata per uso personale, e quindi non punibile, quando il quantitativo ricavabile (in questo caso 388 dosi), unito al ritrovamento di un bilancino di precisione e bustine per il confezionamento, indica una destinazione allo spaccio e non a un consumo strettamente personale.
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Ricorso inammissibile: limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ribadisce il proprio ruolo di giudice di legittimità, sottolineando che non può riesaminare i fatti del caso, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La richiesta di una nuova valutazione delle prove rende il ricorso inammissibile, confermando la condanna dei giudici di merito.
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Lieve entità: quando è esclusa per professionalità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La Corte ha stabilito che la qualifica di lieve entità del reato può essere negata se emergono elementi di professionalità nell'attività criminosa, anche a fronte di altri indicatori di minor gravità. Viene inoltre ribadito che la Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo giudicare la legittimità della decisione.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se generico
Un individuo, condannato per coltivazione e detenzione di stupefacenti, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. I motivi erano l'errata applicazione del concorso di reati e il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile, poiché i motivi erano generici, limitandosi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza un confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata. La Corte ha inoltre confermato che la valutazione sulla lieve entità era stata correttamente motivata sulla base della professionalità dell'attività di spaccio.
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Lieve entità: Cassazione rigetta i ricorsi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre imputati condannati per spaccio. La richiesta di riqualificazione del reato in fatto di lieve entità è stata respinta, poiché la Corte ha ritenuto corretta la valutazione del giudice di merito che ha evidenziato la professionalità dell'attività illecita, escludendo la minima offensività.
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Lieve entità: quando è escluso il reato minore?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati. In particolare, chiarisce che la qualifica di reato di lieve entità per spaccio di stupefacenti non può essere riconosciuta quando l'attività presenta caratteri di professionalità, anche a fronte di altri elementi meno gravi. La Corte ha ritenuto adeguata la valutazione del giudice di merito che ha negato il beneficio basandosi sulla non occasionalità della condotta.
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Lieve entità: quando è esclusa per droga?
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando che l'ingente quantitativo di stupefacente (3.600 dosi) e il materiale per il confezionamento escludono la destinazione a uso personale e l'ipotesi di lieve entità. La Corte ha ritenuto logica e congrua la motivazione dei giudici di merito, che avevano valutato tutti gli elementi fattuali del caso.
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Associazione per delinquere: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di tre individui per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza chiarisce i criteri distintivi tra un'organizzazione criminale stabile e il semplice concorso in singoli reati. La Corte ha ritenuto provata l'esistenza di una struttura organizzata, seppur rudimentale, con una chiara divisione dei ruoli e un programma delittuoso a tempo indeterminato, rigettando le tesi difensive che parlavano di episodi isolati e privi di un vincolo associativo stabile.
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Custodia cautelare droga: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per droga. La decisione si fonda sulla professionalità dimostrata dagli indagati nel custodire e confezionare stupefacenti per conto terzi. Tale modalità operativa esclude l'ipotesi del reato di 'lieve entità' e giustifica la misura del carcere per interrompere i legami con l'ambiente criminale e prevenire la reiterazione del reato, anche in assenza di precedenti penali.
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Spaccio di droga: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato per spaccio di droga. La decisione si fonda sulla grande quantità di stupefacente (oltre 1.700 dosi), sull'inverosimiglianza del prezzo d'acquisto dichiarato e sulla condizione personale del ricorrente, che giustificava l'applicazione della recidiva e l'esclusione dell'ipotesi di lieve entità.
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Rapina lieve entità: l’occasionalità è decisiva
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'attenuante della rapina lieve entità a un condannato. Nonostante il basso valore del bottino, il carattere non occasionale e abituale della condotta criminale, unito al potere di intimidazione, esclude l'applicabilità del beneficio anche a seguito della pronuncia della Corte Costituzionale.
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Porto d’armi abusivo: no a lieve entità e tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per porto d'armi abusivo di un soggetto trovato in possesso di un coltello a serramanico. I giudici hanno respinto il ricorso, negando sia la circostanza della lieve entità del fatto sia la causa di non punibilità per particolare tenuità, valorizzando i precedenti penali dell'imputato, le caratteristiche dell'arma e il suo comportamento.
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Legittimo impedimento difensore nel rito cartolare
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. Si stabilisce che il legittimo impedimento difensore, come una grave malattia, non giustifica un rinvio nel rito cartolare d'appello, dove la difesa si esercita per iscritto. Viene inoltre confermato che la detenzione di 95 grammi di hashish non costituisce un fatto di 'lieve entità'.
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Dosimetria pena: no al riesame dei fatti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti. L'imputato chiedeva una riqualificazione del reato in 'lieve entità' e una revisione della dosimetria pena. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione dei fatti e che la determinazione della pena è una prerogativa discrezionale del giudice di merito, insindacabile se logicamente motivata, come nel caso di specie dove la pena era già stata fissata ai minimi edittali.
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Valutazione della recidiva: la Cassazione spiega
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso contro una condanna per spaccio. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato come 'lieve entità' e contestava l'applicazione della recidiva. La Corte ha dichiarato inammissibile il primo motivo e ha respinto il secondo, ribadendo che la valutazione della recidiva non è automatica. Deve basarsi su un'analisi concreta che dimostri una perdurante inclinazione al delitto, valutando il legame tra il nuovo reato e le condanne precedenti.
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