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Lieve Entità — Anno 2023

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438 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Confisca: quando il denaro va restituito
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la confisca di una somma di denaro precedentemente disposta nei confronti di un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti di lieve entità. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di prove dirette di un'attività di spaccio e trattandosi di un reato minore, non è possibile applicare la confisca per sproporzione o presumere che il denaro sia il profitto del reato. La decisione ribadisce la necessità di un nesso causale certo tra il bene sequestrato e la specifica condotta criminosa accertata.
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Uso personale stupefacenti: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità, respingendo la tesi difensiva basata sull'uso personale stupefacenti. Il caso riguardava un soggetto sorpreso con 14 grammi di hashish che aveva tentato di disfarsi della sostanza durante un controllo. La Corte ha ritenuto che la quantità non trascurabile e l'assenza di redditi leciti del ricorrente fossero elementi sufficienti per escludere la destinazione al consumo esclusivamente personale, dichiarando il ricorso inammissibile.
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Detenzione di stupefacenti: quando non è lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti e violazione della sorveglianza speciale a carico di un soggetto sorpreso a disfarsi di 50 grammi di cocaina. La difesa ha tentato di invocare la fattispecie della lieve entità, ma i giudici hanno ritenuto il fatto grave data la possibilità di ricavare ben 270 dosi medie giornaliere. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su motivi di fatto già ampiamente analizzati nei gradi precedenti e per la mancanza di elementi idonei a giustificare la concessione delle attenuanti generiche.
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Spaccio di lieve entità: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico di un imputato sorpreso con nove dosi di marijuana e denaro contante non giustificato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su contestazioni puramente fattuali e generiche riguardanti la visibilità notturna degli agenti operanti. La Corte ha ritenuto pienamente attendibili le testimonianze delle forze dell'ordine, valorizzando il possesso della sostanza e la mancanza di redditi leciti documentati.
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Spaccio di stupefacenti: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di circa 100 grammi di cocaina. Il ricorso, basato sulla presunta illegittimità della perquisizione e sulla richiesta di riqualificazione del fatto come di lieve entità, è stato dichiarato inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'elevato grado di purezza della sostanza (78%) e la quantità detenuta indicano una chiara contiguità con ambienti criminali organizzati, escludendo l'applicazione di attenuanti o del vincolo della continuazione con fatti remoti.
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Lieve entità: quando lo spaccio non è un fatto minore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di due soggetti, rigettando la richiesta di riqualificazione del reato come lieve entità. L'attività non è stata considerata occasionale a causa del sequestro di oltre 700 dosi tra eroina e derivati, della stabilità dei canali di approvvigionamento e della presenza di una clientela fissa. La Suprema Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, evidenziando come la negazione della responsabilità di fronte a prove schiaccianti e la mancanza di un reale ravvedimento precludano benefici sulla pena.
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Lieve entità e spaccio: quando la purezza conta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche nella loro massima estensione. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, evidenziando che il possesso di circa 100 grammi di cocaina con un principio attivo del 74% è incompatibile con la qualificazione di lieve entità, data l'elevata potenzialità offensiva della sostanza.
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Lieve entità e obbligo di motivazione penale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti, annullando parzialmente la sentenza d'appello. Il punto centrale riguarda il mancato esame della richiesta di riconoscimento della lieve entità del fatto. Nonostante l'imputato avesse rinunciato al motivo di appello sull'assoluzione, la difesa aveva mantenuto ferma l'istanza di riqualificazione del reato. La Suprema Corte ha stabilito che il silenzio del giudice di merito su tale punto costituisce un vizio di motivazione. Al contrario, è stata confermata l'esclusione della continuazione con precedenti condanne, poiché i reati erano stati commessi in contesti territoriali e temporali differenti, indicando un'abitudine criminale piuttosto che un piano unitario.
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Confisca stupefacenti: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha analizzato il ricorso di un uomo condannato per detenzione di cocaina, focalizzandosi sulla legittimità della confisca stupefacenti applicata a denaro e veicoli. Mentre la Corte ha confermato la gravità del reato e la confisca del denaro per sproporzione reddituale, ha annullato con rinvio la decisione riguardante il furgone utilizzato per il trasporto. Secondo i giudici, per confiscare un veicolo non basta l'uso occasionale per il reato, ma occorre dimostrare un collegamento stabile e duraturo tra il mezzo e l'attività illecita, elemento mancante nella motivazione della sentenza impugnata.
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Confisca di denaro e detenzione di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato per detenzione di hashish ai fini di spaccio, confermando la sua responsabilità penale ma annullando la **Confisca** del denaro rinvenuto. Sebbene il quantitativo di droga e gli strumenti di confezionamento provassero l'attività illecita, i giudici hanno stabilito che per il reato di mera detenzione non è possibile procedere automaticamente al sequestro delle somme di denaro. La sentenza chiarisce che manca il nesso necessario tra la condotta di possesso e il denaro, a differenza di quanto avviene nei casi di cessione o vendita accertata.
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Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro una sentenza di patteggiamento relativa alla detenzione di 90 grammi di cocaina. Il ricorrente lamentava la mancata qualificazione del fatto come reato di lieve entità. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribadito che, in caso di patteggiamento, il ricorso è limitato a casi tassativi che non includono la rivalutazione del merito o della qualificazione giuridica del fatto, portando alla condanna del ricorrente anche al pagamento di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Lieve entità e droga: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento che riconosceva la lieve entità in un caso di detenzione di stupefacenti. L'imputato, recidivo, era stato trovato in possesso di diverse tipologie di droghe (cocaina, eroina, metadone) e strumenti per il confezionamento. La Suprema Corte ha stabilito che la riqualificazione operata dal giudice di merito era priva di motivazione adeguata e palesemente eccentrica rispetto agli indici di professionalità emersi, quali la disponibilità di bilancini e materiali per il taglio.
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Sostanze stupefacenti: inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un reato legato alle sostanze stupefacenti di lieve entità, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dalla difesa. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e vizi di motivazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che le doglianze erano meramente ripetitive di quanto già espresso in appello e non affrontavano le prove concrete, quali il possesso di materiale per il confezionamento e i precedenti penali specifici del soggetto.
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Sostanze stupefacenti: quando il ricorso è inutile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per traffico di sostanze stupefacenti. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della lieve entità e l'attendibilità di un complice. La Corte ha confermato che la quantità e la qualità della droga, unitamente ai riscontri oggettivi dei pedinamenti, giustificano la condanna piena, escludendo l'ipotesi attenuata e sanzionando il ricorso come meramente riproduttivo di fatti già accertati.
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Lieve entità: quando lo spaccio non è attenuato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti, rigettando la richiesta di riconoscimento della lieve entità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati erano generici e non contrastavano efficacemente le prove raccolte. La decisione si fonda sulla quantità di droga, sulla presenza di somme di denaro significative e sull'organizzazione professionale dell'attività illecita, elementi che escludono l'applicazione dell'attenuante prevista dal Testo Unico Stupefacenti.
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Detenzione stupefacenti: rito cartolare e attenuanti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di hashish e marijuana. Il ricorrente lamentava l'illegittima adozione del rito cartolare durante il periodo di transizione post-emergenziale, ma la Suprema Corte ha ritenuto l'eccezione tardiva poiché non sollevata tempestivamente in appello. Sono stati inoltre negati il riconoscimento della lieve entità e delle attenuanti generiche, evidenziando la gravità delle condotte reiterate e la presenza di precedenti penali specifici, rendendo il ricorso inammissibile.
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Lieve entità e spaccio: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato accusato di spaccio di diverse sostanze stupefacenti e lesioni personali aggravate. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i giudici di merito hanno correttamente escluso la lieve entità del reato di droga. Tale decisione si fonda sulla ripetitività delle cessioni e sulla natura organizzata dell'attività, elementi che dimostrano una pericolosità sociale superiore alla soglia minima. Inoltre, la Suprema Corte ha negato il vincolo della continuazione tra lo spaccio e l'aggressione con coltello, definendo quest'ultima come un atto violento isolato e non programmato nell'ambito dell'attività di spaccio.
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Detenzione illecita: i limiti della lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione illecita di cocaina a carico di un soggetto trovato in possesso di 28 grammi di sostanza suddivisa in 89 dosi. La difesa ha tentato di invocare l'ipotesi della lieve entità e l'attenuante della collaborazione, sostenendo che la droga fosse un residuo di un precedente sequestro. I giudici hanno rigettato il ricorso, evidenziando che la semplice consegna dello stupefacente non integra la collaborazione qualificata e che il possesso di denaro in banconote di piccolo taglio conferma l'attività di spaccio.
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Traffico di stupefacenti: corriere e associazione
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per un soggetto accusato di traffico di stupefacenti in forma associativa. L'indagato, impiegato come corriere presso una ditta di spedizioni, utilizzava il furgone aziendale per consegnare quotidianamente cocaina a vari spacciatori. La difesa contestava la natura associativa del reato e chiedeva la riqualificazione in lieve entità. La Corte ha stabilito che la continuità delle consegne e il ruolo di collegamento tra i vertici e la rete di spaccio integrano pienamente il reato associativo, escludendo la lieve entità a causa della struttura organizzata e della frequenza quotidiana delle attività illecite.
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Associazione a delinquere finalizzata allo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della custodia cautelare per un'indagata accusata di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. La difesa sosteneva l'assenza di una struttura organizzativa complessa e richiedeva la riqualificazione dei fatti come di lieve entità. Gli Ermellini hanno chiarito che per configurare il reato associativo è sufficiente un'organizzazione rudimentale, purché stabile e dotata di mezzi idonei, come basi logistiche e ruoli definiti. L'ingente volume di stupefacenti movimentato settimanalmente ha escluso l'applicazione delle attenuanti per fatti di minore gravità.
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