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Lieve Entità Del Fatto

69 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Circostanza attenuante nei reati di droga che comporta una riduzione della pena quando i mezzi, le modalità o le circostanze dell'azione, ovvero la qualità e quantità delle sostanze, dimostrino una ridotta offensività della condotta.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lieve entità del fatto: Ricorso inammissibile per mancata contestazione
La Corte Suprema ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per resistenza a pubblico ufficiale. L'appellante contestava che la Corte d'Appello non avesse valutato la 'lieve entità del fatto' (Art. 131-bis cod. pen.). La Corte Suprema ha stabilito che questa questione non era stata sollevata nei gradi precedenti di giudizio e che, in ogni caso, implicava una ricostruzione dei fatti non consentita in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'appellante è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Porto ingiustificato di arma: condanna confermata, ricorso inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per porto ingiustificato di arma, avendo portato un coltello con lama appuntita vicino al Tribunale. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, escludendo la lieve entità del fatto e le attenuanti generiche a causa della pericolosità del soggetto e delle modalità dell'azione. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore, confermando la condanna e la pena. La decisione ha ribadito che la valutazione della pericolosità e la negazione delle attenuanti erano corrette, data la natura dell'arma e il contesto.
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Giudizio Immediato Custodiale: Difesa Negata o Rito Legittimo?
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di droga (Art. 73 DPR 309/1990) a quattro anni e sei mesi di reclusione e una multa. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la legittimità del giudizio immediato custodiale che non prevedeva l'udienza preliminare, l'assenza di un avviso per la perquisizione e la mancata riqualificazione del fatto come reato di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito la costituzionalità del giudizio immediato custodiale, la validità della perquisizione senza preavviso e ha escluso la lieve entità del fatto, considerando la quantità di droga e la recidiva del Lavoratore. Il Lavoratore ha perso ed è stato condannato alle spese processuali.
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Pistola Carica e Precedenti: Diniego Circostanze Attenuanti Confermato
Un individuo è stato condannato per aver portato illegalmente una pistola funzionante con un colpo in canna. Ha cercato di ottenere il riconoscimento delle circostanze attenuanti, sia per la "lieve entità del fatto" che quelle "generiche", sostenendo la difesa personale. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando il diniego circostanze attenuanti. I giudici hanno ritenuto che la pistola avesse un'elevata potenzialità letale e che l'individuo avesse una notevole propensione criminale, come dimostrato dai suoi precedenti. La sua condotta processuale non ha mostrato alcun segno di ravvedimento. Pertanto, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, e l'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità del fatto: la quantità di droga esclude l’attenuante
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un individuo per detenzione illecita di 50,150 grammi di cocaina. L'Accusato ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della circostanza attenuante della "lieve entità del fatto" e contestando la pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che una quantità considerevole di droga, come nel caso specifico, può da sola precludere la "lieve entità del fatto", indicando un'elevata potenzialità offensiva. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione della pena, anche se prossima al minimo edittale. L'Accusato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Porto Abusivo di Coltello: Quando la Lieve Entità del Fatto Non Salva
Un Individuo è stato condannato per porto abusivo di un coltello artigianale con lama di tredici cm, detenuto fuori dalla sua abitazione. La Corte d'Appello ha valutato la potenziale offensività dell'arma e le circostanze del fatto, avvenuto di notte, in stato di agitazione e in presenza di terzi. Ha escluso la **lieve entità del fatto**, ritenendo la condotta penalmente rilevante e non minimale. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Individuo, confermando la condanna e le spese processuali.
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Coltello e precedenti: negata la non punibilità per tenuità del fatto
Un Ricorrente è stato condannato per aver portato un coltello a serramanico con lama di 8 cm. Ha chiesto l'applicazione della non punibilità per tenuità del fatto, ma la Corte d'Appello ha respinto la richiesta. La Corte ha considerato la natura dell'arma e i gravi precedenti penali del Ricorrente. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che i precedenti penali e le caratteristiche dell'arma impediscono di considerare il fatto di lieve entità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Rapina impropria: furto fallito o reato consumato?
Due soggetti hanno asportato una cassa automatica da un negozio e l'hanno caricata su un'auto. All'arrivo della polizia, gli autori hanno aggredito gli agenti per garantirsi la fuga dopo aver abbandonato il bottino. La difesa ha chiesto la riqualificazione della condotta in tentato furto con resistenza, escludendo la rapina impropria consumata e invocando la lieve entità del danno. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne precedenti. La Suprema Corte ha chiarito che il reato di rapina impropria si perfeziona nel momento esatto in cui i soggetti acquisiscono un dominio autonomo sul bene, anche per pochi istanti. La violenza successiva, attuata per fuggire, mantiene intatta la continuità operativa con la sottrazione, rendendo legittima la condanna.
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Estorsione e lieve entità: la Cassazione nega lo sconto
L'Imputata ha chiesto la riduzione della pena per il reato di tentata estorsione e lieve entità, richiamando la sentenza della Corte Costituzionale n. 120 del 2023. La difesa sosteneva che la somma pretesa fosse modesta (500 euro), che la vittima avesse avvisato subito le forze dell'ordine senza pagare e che l'Imputata avesse un ruolo marginale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la lieve entità non si applica automaticamente in caso di reato tentato. La presenza di un complice e l'esecuzione di pressioni reiterate contro un imprenditore aumentano la forza intimidatoria e dimostrano un'organizzazione illecita. La Cassazione ha confermato che tali elementi escludono la minore gravità del fatto, confermando la pena e condannando la ricorrente alle spese processuali.
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Lieve entità del fatto: lo sconto di pena che blocca il ricorso
L'Imputato, condannato per estorsione, ha proposto ricorso lamentando il mancato giudizio di prevalenza della circostanza attenuante della lieve entità del fatto rispetto alla recidiva qualificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno rilevato che la Corte d'appello aveva già concretamente applicato la riduzione di pena per la lieve entità del fatto nella misura massima di un terzo, rendendola di fatto prevalente sulla recidiva. Di conseguenza, l'Imputato non aveva un reale interesse a impugnare la decisione sul punto. La Suprema Corte ha confermato anche il diniego delle attenuanti generiche, giustificato dalla gravità della condotta e dai precedenti dell'uomo, condannandolo al pagamento delle sole spese processuali senza sanzioni aggiuntive, a causa della formulazione ambigua della sentenza di secondo grado.
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Lieve entità del fatto: niente sconti per lo spaccio organizzato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per detenzione di stupefacenti e munizioni. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nella lieve entità del fatto, ma i giudici hanno respinto la richiesta a causa dell'ingente quantitativo di droga, della diversità delle sostanze e della presenza di strumenti per il confezionamento. Negate anche le attenuanti generiche per mancanza di reale pentimento, avendo L'Imputato confessato solo davanti all'evidenza delle prove. Infine, è stata confermata la responsabilità per la detenzione di munizioni rinvenute in un locale chiuso a lui accessibile. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Droga in panetti e contanti: niente lieve entità del fatto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e il diniego delle circostanze attenuanti generiche, dopo essere stato condannato per detenzione di stupefacenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la detenzione di 432 grammi di droga, suddivisa in panetti e con un elevato principio attivo, unita al possesso di denaro non giustificato dal reddito, esclude la lieve entità del fatto a causa della professionalità dell'attività di spaccio. Inoltre, i precedenti penali specifici dell'uomo giustificano pienamente il diniego delle attenuanti generiche. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità del fatto: no al ricorso generico in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza d'appello che lo condannava per reati in materia di stupefacenti. Il ricorrente lamentava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e la mancata qualificazione del reato come lieve entità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi del ricorso erano del tutto generici e si limitavano a riproporre le medesime censure già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la decisione precedente, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità del fatto: quando il ricorso generico costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza d'appello che gli aveva negato la qualificazione del reato di droga come lieve entità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e si limitavano a riproporre questioni di fatto già ampiamente e correttamente esaminate dal giudice di secondo grado. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità del fatto: quando il ricorso ripetitivo costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità del fatto in relazione a un reato in materia di sostanze stupefacenti, oltre a criticare la severità della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno stabilito che le contestazioni erano generiche e ripetitive di argomenti già respinti nei gradi precedenti. Inoltre, la determinazione della pena non può essere ridiscussa in Cassazione se la motivazione dei giudici d'appello è logica e completa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità del fatto: bilancino e più droghe negano lo sconto
Il Tribunale di Catania ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per L'Imputato, accusato di detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, chiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità del fatto, sostenendo che la pluralità di droghe non escludesse automaticamente tale attenuante. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accertamento della lieve entità del fatto richiede una valutazione globale. Elementi come la varietà delle sostanze, il quantitativo complessivo e il possesso di un bilancino di precisione giustificano l'esclusione del beneficio, poiché anche un solo indizio negativo può impedire la concessione dell'attenuante. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità del fatto: no allo sconto per la droga in lavatrice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per reati di droga. La donna nascondeva nella lavatrice 125 dosi di eroina e cocaina, insieme a strumenti di confezionamento e denaro contante. La ricorrente chiedeva la riqualificazione del reato nella lieve entità del fatto e l'applicazione dell'attenuante della collaborazione per aver indicato il nascondiglio della sostanza. I giudici hanno respinto le richieste: le modalità di conservazione e la quantità escludono la lieve entità del fatto. Inoltre, la semplice indicazione del nascondiglio, senza rivelare i fornitori, non configura una reale collaborazione. L'imputata perde il ricorso e viene condannata a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità del fatto: un chilo di cocaina costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato a quattro anni di reclusione per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità del fatto. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando il ruolo rilevante del condannato nella detenzione di un ingente quantitativo di droga, pari ad almeno un chilogrammo di cocaina, in concorso con un altro soggetto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna originaria e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità del fatto negata: ricorso ripetitivo e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello che lo aveva condannato per reati in materia di stupefacenti. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano inammissibili poiché si limitavano a riprodurre le stesse contestazioni già esaminate e respinte in secondo grado con motivazione logica e coerente. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Lieve entità del fatto negata: ricorso inammissibile e multa
Tre imputati, condannati per spaccio di sostanze stupefacenti in concorso, hanno proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata concessione della circostanza attenuante della lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi poiché i motivi presentati riproducevano semplicemente le censure già esaminate e respinte dai giudici di merito, senza muovere critiche specifiche alla sentenza d'appello. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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