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Lieve Entità Del Fatto

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69 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Lieve entità del fatto: no allo sconto per 4000 dosi di eroina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata a quattro anni di reclusione per traffico di stupefacenti. La donna trasportava eroina a bordo di una motonave proveniente dall'estero in cambio di denaro. La difesa invocava la qualificazione del reato come lieve entità del fatto. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando l'elevata quantità della sostanza, pari a ben 4.786 dosi, l'ottima qualità della droga e le modalità del trasporto internazionale effettuato da un soggetto insospettabile. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna originaria e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità del fatto: no allo sconto se c’è il libro mastro
Il Ricorrente, condannato per detenzione e spaccio di stupefacenti, ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato nell'ipotesi di lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'ingente quantitativo di droga (oltre novemila dosi di hashish e duecento di cocaina), la disponibilità di un box adibito a laboratorio per il crack e la tenuta di una vera e propria contabilità dei clienti escludono categoricamente la lieve entità del fatto. Tali elementi dimostrano infatti una condotta professionale e organizzata. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Porto di coltello: precedente per rapina nega la lieve entità
Un uomo viene condannato per aver portato con sé un coltello di 17 cm. L'imputato presenta ricorso in Cassazione, chiedendo il riconoscimento della 'lieve entità del fatto' per ottenere una pena più bassa. La Corte Suprema, però, respinge la richiesta. I giudici sottolineano che per valutare la gravità del reato non basta guardare all'oggetto, ma bisogna considerare anche la personalità di chi lo commette. In questo caso, un precedente penale per rapina a carico dell'uomo è stato ritenuto un elemento sufficiente a escludere il beneficio della lieve entità del fatto, confermando così la condanna.
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Spaccio di lieve entità: No con 100g di hashish e precedenti
Un uomo, condannato per detenzione di un ingente quantitativo di droga, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riconoscere l'ipotesi di spaccio di lieve entità. Sosteneva che la droga fosse per uso personale in vista di un viaggio. La Corte ha respinto il ricorso. La grande quantità di stupefacente (un panetto di hashish da 100 grammi ad alta purezza e altre dosi), le modalità di confezionamento e un precedente penale specifico sono stati ritenuti elementi incompatibili con la qualifica di spaccio di lieve entità. La condanna è stata quindi confermata, stabilendo che tali indizi dimostrano una professionalità nel crimine e non un fatto occasionale e di minima gravità.
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Rapina con coltello: no al porto d’armi di lieve entità
Un uomo, condannato per rapina aggravata e porto abusivo di un coltello, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato chiedeva una pena più mite, lamentando una disparità di trattamento rispetto a un complice e invocando l'applicazione dell'attenuante del porto d'armi di lieve entità. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: l'uso di un coltello durante una rapina è un fatto intrinsecamente grave e pericoloso, incompatibile con la 'lieve entità'. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Spaccio di 3 anni fa: carcere oggi? L’attualità esigenze cautelari
Un indagato per spaccio di cocaina, avvenuto nel 2019, viene sottoposto a custodia in carcere nel 2022. L'uomo si oppone, sostenendo che il tempo trascorso rende non più valide le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio importante: l'attualità delle esigenze cautelari non dipende solo dal tempo, ma dalla pericolosità complessiva del soggetto. La sua fitta rete di contatti, i precedenti specifici e la professionalità nello spaccio dimostrano un rischio concreto e attuale di reiterazione del reato, giustificando il carcere anche a distanza di anni dai fatti contestati.
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Spaccio di Lieve Entità: No Sconto se Vendi Droga da Casa
Un uomo, arrestato per detenzione e cessione di stupefacenti, ha contestato la custodia in carcere sostenendo si trattasse di spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando la decisione dei giudici precedenti. Secondo la Corte, la valutazione complessiva dei fatti escludeva la lieve entità. Elementi decisivi sono stati il ritrovamento di due tipi di droghe pesanti, un bilancino di precisione, sostanze da taglio, una notevole somma di denaro e la testimonianza di un acquirente che aveva comprato eroina in dieci diverse occasioni. Questi indizi, uniti alla mancanza di un lavoro lecito, delineavano un'attività di spaccio non marginale, giustificando così la misura cautelare più severa.
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Spaccio e lieve entità del fatto: droga in dosi nega lo sconto
Un uomo condannato per spaccio di eroina e cocaina ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione dell'attenuante della **lieve entità del fatto**. La Corte ha respinto la richiesta, giudicandola inammissibile. Secondo i giudici, una quantità considerevole di droga, già suddivisa in dosi e accompagnata dal possesso di denaro, è un sintomo sicuro di un'attività di spaccio su larga scala. Questo singolo elemento, il dato quantitativo, è sufficiente per escludere la **lieve entità del fatto**, senza che sia necessario valutare altri parametri. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento di una sanzione.
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Lieve entità del fatto: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violazione della normativa sugli stupefacenti. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento della Lieve entità del fatto e contestava la dosimetria della pena e l'applicazione della recidiva. Gli Ermellini hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e si limitavano a riproporre questioni di merito già ampiamente vagliate nei precedenti gradi di giudizio. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito per la rivalutazione delle prove. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità del fatto: no con precedenti penali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando il diniego dell'attenuante della lieve entità del fatto per il porto di un taglierino. La decisione è stata motivata dalla presenza di numerosi e gravi precedenti penali e dalla conseguente valutazione di personalità negativa del soggetto, elementi ritenuti sufficienti a escludere la minor gravità del reato.
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Particolare tenuità del fatto: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per porto abusivo di un coltello. La Corte ha stabilito che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non può essere concessa se non richiesta nei gradi di merito e in presenza di precedenti penali specifici, che indicano un'abitualità nel reato. Inoltre, ha chiarito che l'attenuante della 'lieve entità' non implica automaticamente il riconoscimento della 'particolare tenuità'.
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Estorsione lieve entità: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza 9820/2024, ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per estorsione. Pur riconoscendo l'applicabilità teorica dell'attenuante per l'estorsione lieve entità, introdotta dalla Corte Costituzionale, ha escluso che potesse applicarsi al caso di specie. Le ragioni risiedono nella premeditazione del reato, commesso ai danni di una persona anziana, e nella biografia criminale dell'imputato, che deponevano contro la natura occasionale e la minor gravità del fatto.
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Lieve entità del fatto: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La richiesta di applicazione della 'lieve entità del fatto' è stata respinta a causa della detenzione di tre diversi tipi di stupefacenti (cocaina, hashish, marijuana), della notevole quantità di droga pesante (quasi 100 grammi di cocaina, per 542 dosi) e del possesso di strumenti per il taglio e confezionamento. Questi elementi, valutati complessivamente, sono stati considerati ostativi al riconoscimento della minore gravità del reato.
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Detenzione cannabis light: quando è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione a fini di spaccio di un individuo trovato a confezionare oltre 5 kg di marijuana. Sebbene la sostanza, legalmente acquistata, avesse un THC inferiore allo 0,2%, la Corte ha stabilito che la detenzione cannabis light è reato quando le circostanze, come il confezionamento in dosi e la grande quantità totale di principio attivo (98 grammi di THC), dimostrano la destinazione alla vendita e la concreta capacità drogante del prodotto.
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Rapina impropria: quando la violenza è minima?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41513/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina impropria. La Corte ha stabilito che anche una minima violenza, come uno strattonamento, è sufficiente per configurare il reato. Inoltre, ha escluso l'attenuante della lieve entità del fatto a causa della personalità negativa dell'imputato e dell'intensità del dolo.
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Rapina lieve entità: la Consulta introduce attenuante
Due individui, condannati per rapina aggravata, ricorrono in Cassazione contestando il loro riconoscimento. La Suprema Corte rigetta i motivi legati alle prove, ma accoglie una nuova istanza basata sulla sentenza della Corte Costituzionale n. 86/2024. Tale pronuncia ha introdotto l'attenuante della rapina di lieve entità, dichiarando parzialmente incostituzionale l'art. 628 c.p. La Cassazione, quindi, annulla la sentenza limitatamente alla determinazione della pena, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo calcolo alla luce della nuova attenuante.
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Lieve entità del fatto: no se la droga è tanta
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha negato la configurabilità della lieve entità del fatto a causa dell'ingente quantitativo di droga sequestrata, considerato un elemento ostativo assorbente. Ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche per l'assenza di elementi positivi a favore dell'imputato, condannandolo al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Lieve entità fatto: la purezza della droga è decisiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7640/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La richiesta di qualificare il reato come 'lieve entità del fatto' è stata respinta, poiché l'elevata purezza della cocaina (105 grammi con purezza dell'85,18%), da cui si potevano ricavare oltre 560 dosi, è un elemento decisivo che esclude la minore gravità della condotta.
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Lieve entità del fatto: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nell'ipotesi di lieve entità del fatto, ma la Corte ha respinto la richiesta, considerandola una mera contestazione dei fatti già valutati. La decisione si è basata sulla grande quantità di dosi ricavabili (eroina, cocaina e hashish) e sulle modalità di occultamento della droga in un'auto a noleggio, elementi incompatibili con la lieve entità del fatto.
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Lieve entità del fatto: no alla rapina con mannaia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per rapina. L'imputato richiedeva l'applicazione dell'attenuante della lieve entità del fatto, ma la Corte ha respinto la richiesta a causa della gravità oggettiva della condotta, caratterizzata dall'uso di una mannaia, dall'ingente somma sottratta e dalla lucida pianificazione. La decisione sottolinea che la valutazione della gravità del reato esclude la concessione di tale attenuante quando i fatti dimostrano una spiccata capacità criminale.
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