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Lieve Entità Del Fatto

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69 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Lieve entità del fatto: quando il ricorso generico costa caro
L'Imputato è stato condannato per reati in materia di stupefacenti. Ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità del fatto e la concessione del beneficio della non menzione della condanna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il primo motivo, relativo alla lieve entità del fatto, è stato ritenuto generico e privo di una reale critica alla sentenza d'appello. Il secondo motivo, riguardante la non menzione, non era stato precedentemente proposto in appello, risultando quindi precluso in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità del fatto: no allo sconto se il ricorso è ripetitivo
L'Imputato è stato condannato per reati in materia di stupefacenti. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati riproducevano semplicemente le stesse contestazioni già esaminate e correttamente respinte dalla Corte di Appello. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna dell'Imputato, disponendo anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: no sconti per 6000 dosi
Due imputati, condannati per detenzione illecita di sostanze stupefacenti da cui erano ricavabili ben 6080 dosi, hanno proposto ricorso in Cassazione. I ricorrenti lamentavano la mancata riqualificazione del reato nella fattispecie di minore gravità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando che l'elevato quantitativo di droga sequestrato, le modalità allarmanti dell'attività e gli indici di professionalità escludono categoricamente la concessione della circostanza attenuante della lieve entità dello spaccio. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Terapia o spaccio? No alla lieve entità del fatto per il metadone
Un uomo, in cura presso il SerT, è stato condannato per spaccio di metadone ed eroina. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità del fatto, sostenendo che la cessione fosse occasionale e amichevole e che il metadone fosse detenuto legalmente per uso terapeutico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'imputato cedeva abitualmente metadone, utilizzando anche le scorte terapeutiche fornite dal servizio sanitario, come confermato da chat WhatsApp e dal rinvenimento di flaconi non giustificati. La ripetitività delle cessioni e il valore economico escludono l'applicazione della lieve entità del fatto. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità dello spaccio: condanna anche con la confessione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna a quattro anni di reclusione per spaccio di stupefacenti. L'Imputato era stato sorpreso con 28,4 grammi di eroina (pari a 105 dosi) mentre si recava a consegnare la sostanza a un soggetto agli arresti domiciliari. La difesa richiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, valorizzando la confessione del reo. I giudici hanno invece escluso la lieve entità dello spaccio a causa della quantità della droga, delle modalità della consegna pianificata e dei precedenti penali specifici dell'uomo, elementi che dimostrano una condotta non occasionale. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità del fatto: no a sconti per spaccio dai domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di droga. L'imputato chiedeva il riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità del fatto per una cessione di hashish. La Suprema Corte ha confermato il rifiuto dell'attenuante: l'uomo ha venduto la sostanza mentre si trovava agli arresti domiciliari, sapendo che la droga era destinata a un detenuto in carcere. Questi elementi escludono la minima offensività della condotta. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità del fatto: niente sconti con 157 bustine di droga
L'Imputato è stato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti (ketamina e shaboo). Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della circostanza attenuante della lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la lieve entità del fatto può essere riconosciuta solo in presenza di una minima offensività penale della condotta. Nel caso specifico, la presenza di 157 bustine di droga, l'elevato principio attivo delle sostanze, l'abitualità della condotta e i contatti con esponenti della criminalità organizzata escludono categoricamente l'applicazione dell'attenuante. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità del fatto: sì alla riduzione anche con armi in casa
Il Ricorrente veniva condannato per detenzione di marijuana e hashish, possesso di un fucile a canne mozze rubato, munizioni e distintivi di polizia. Proponeva ricorso lamentando l'assenza di efficacia drogante delle sostanze e chiedendo la riqualificazione del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi sulle armi e sull'offensività della droga, ma ha accolto il ricorso sul secondo punto. I giudici di merito avevano infatti negato la circostanza della lieve entità del fatto basandosi su elementi non corretti, come i precedenti penali, e omettendo di valutare il bassissimo principio attivo dello stupefacente. La Suprema Corte ha quindi riqualificato il reato di droga in ipotesi lieve, annullando la sentenza limitatamente alla pena e rinviando alla Corte d'appello per la sua rideterminazione.
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Lieve entità del fatto e ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che contestava il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto in relazione a un reato in materia di stupefacenti. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulla gravità del reato spetta esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, la richiesta di una nuova valutazione dei fatti non può trovare spazio nel giudizio di legittimità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità del fatto: spaccio o uso personale in casa?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto nella sua abitazione circa 197 grammi di droga, banconote di vario taglio, un bilancino elettronico e messaggi telefonici riconducibili all'attività di spaccio. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nella lieve entità del fatto, sostenendo l'uso personale e l'occasionalità della condotta. I giudici hanno invece confermato la gravità del reato, escludendo la lieve entità del fatto a causa della quantità di droga, della disponibilità di strumenti per il confezionamento e della presenza di una rete stabile di contatti con gli acquirenti. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di cocaina: no alla lieve entità del fatto se c’è fuga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per detenzione di circa 99 grammi di cocaina (pari a oltre 610 dosi). I ricorrenti chiedevano la riqualificazione del reato nell'ipotesi di lieve entità del fatto e lamentavano la violazione del diritto di difesa per accertamenti chimici non condivisi tempestivamente. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo la lieve entità del fatto a causa dell'elevato quantitativo di droga, del tentativo di fuga e dello stato di sorveglianza speciale di uno dei soggetti. I motivi relativi alla difesa sono stati ritenuti inammissibili perché proposti per la prima volta in sede di legittimità. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità del fatto: spaccio eterogeneo e condanna
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di Appello che escludeva l'applicazione della lieve entità del fatto per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici di merito hanno correttamente negato l'attenuante valutando insieme la quantità non indifferente della droga, la diversità delle sostanze sequestrate e le modalità della condotta. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna del Ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, ribadendo che la riproposizione di motivi già respinti rende il ricorso inammissibile.
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Ruolo di spicco ed esclusione della lieve entità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per importazione di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità del fatto, sostenendo un vizio di motivazione della sentenza d'appello. I giudici di legittimità hanno invece confermato la decisione precedente, evidenziando il ruolo di spicco ricoperto dall'uomo nell'attività di importazione della droga. Tale circostanza esclude categoricamente l'applicazione della circostanza attenuante della lieve entità del fatto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Droga e lieve entità del fatto: la Cassazione fissa i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per reati in materia di stupefacenti. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulla lieve entità del fatto richiede un esame complessivo di tutti gli elementi, in cui la quantità della sostanza detenuta ha un peso decisivo, mentre il comportamento collaborativo post-reato non influisce su questa qualificazione. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Lieve entità del fatto esclusa se lo spaccio è organizzato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di spaccio nella fattispecie di lieve entità del fatto. L'imputato contestava la decisione della Corte d'Appello di Napoli, che aveva confermato la responsabilità penale per traffico di stupefacenti. I giudici di legittimità hanno evidenziato che la richiesta era generica e non si confrontava con le prove emerse, quali la disponibilità di diverse tipologie di droga e il collegamento della condotta a una piazza di spaccio organizzata con attrezzature specifiche. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità del fatto: 304g di marijuana escludono lo sconto
L'Imputato è stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione e a 4.000 euro di multa per detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto, il bilanciamento tra attenuanti e recidiva, e la misura della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la lieve entità del fatto non può essere concessa a causa del dato quantitativo, ossia il possesso di ben 304 grammi di marijuana, che esclude la minima offensività della condotta. Anche la determinazione della pena e il giudizio di equivalenza con la recidiva sono stati ritenuti corretti e adeguatamente motivati. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità del fatto: quando la droga in dosi costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la condanna per detenzione di stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano sequestrato oltre 60 grammi di cocaina e circa 29 grammi di marijuana. La difesa invocava l'attenuante della lieve entità del fatto. I giudici hanno chiarito che questa attenuante non si applica automaticamente basandosi solo sulla quantità. Occorre valutare complessivamente l'azione, i mezzi e il contesto. Nel caso specifico, la varietà delle sostanze e la suddivisione in dosi dimostrano l'inserimento del soggetto in un circuito criminale strutturato. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla cassa delle ammende.
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Lieve entità del fatto: la recidiva blocca i benefici
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per spaccio di stupefacenti, contestando il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e della particolare tenuità, oltre all'applicazione della recidiva. Ha inoltre eccepito l'inattendibilità del narcotest per identificare la marijuana. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la recidiva e l'abitualità escludono la particolare tenuità del fatto, specie considerando i precedenti specifici e la detenzione di eroina. Inoltre, la natura della sostanza (marijuana suddivisa in dosi) è stata validamente accertata tramite le concrete modalità della condotta, rendendo superfluo un ulteriore esame chimico. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità del fatto: quando gli strumenti negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di sostanze stupefacenti, circa cinquantacinque grammi di canapa indiana. L'imputato richiedeva la riqualificazione del reato nell'ipotesi attenuata di lieve entità del fatto. I giudici hanno confermato che per riconoscere la lieve entità del fatto non basta valutare solo il quantitativo di droga, ma occorre un esame complessivo. Nel caso specifico, il possesso di strumenti per il confezionamento, come bilancino di precisione, nastro isolante e alluminio, e la suddivisione in dosi escludono l'applicazione dell'attenuante. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità del fatto: quando il peso della droga nega lo sconto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per reati in materia di stupefacenti, contestando il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla lieve entità del fatto spetta al giudice di merito, il quale ha legittimamente negato il beneficio basandosi sul peso netto della droga e sul numero elevato di dosi ricavabili. Anche il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto corretto, essendo sufficiente che il giudice indichi gli elementi decisivi che giustificano la scelta. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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