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Ius Superveniens — Anno 2022

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252 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ius Superveniens

Provvedimenti

Accertamento bancario lavoratori autonomi: stop tasse sui prelievi
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento basato su indagini bancarie nei confronti di un libero professionista. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente stabilendo un principio fondamentale in tema di accertamento bancario lavoratori autonomi. A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 228/2014, non esiste più la presunzione legale che equipara i prelevamenti ingiustificati dal conto corrente a compensi tassabili per i lavoratori autonomi. Mentre per i versamenti resta l'onere del contribuente di provarne l'estraneità al reddito, per i prelevamenti spetta al fisco dimostrare che tali somme siano state impiegate per acquisti inerenti alla produzione di reddito. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Agevolazione IMU coltivatori diretti: pensionati contro Comuni
Il Contribuente, pensionato ma attivo come coadiuvante nell'azienda agricola del figlio, ha impugnato l'avviso di accertamento IMU per il 2012 emesso dal Comune. Il Contribuente rivendicava il diritto all'agevolazione IMU coltivatori diretti, in quanto iscritto alla previdenza agricola. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto il ricorso, ritenendo che la pensione escludesse il beneficio. In Cassazione, le parti hanno discusso l'applicazione di una nuova norma di interpretazione autentica (art. 78-bis d.l. 104/2020), che estende l'agevolazione ai pensionati attivi. Poiché il Comune ha sollevato dubbi di costituzionalità e mancano precedenti chiari, la Corte ha rinviato la decisione alla pubblica udienza.
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Inquadramento del personale ATA: stipendio salvo ma senza aumenti
Una lavoratrice, trasferita dall'ente locale ai ruoli dello Stato, ha chiesto il riconoscimento integrale dell'anzianità di servizio maturata e il pagamento delle differenze salariali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità delle norme sull'inquadramento del personale ATA. I giudici hanno chiarito che il passaggio non comporta un diritto al miglioramento dello stipendio, ma solo alla conservazione del trattamento economico precedente. Poiché la lavoratrice ha percepito un assegno ad personam per evitare perdite economiche, non ha subito alcun peggioramento retributivo sostanziale. La legge di interpretazione autentica che regola la materia è pienamente legittima e rispetta i principi costituzionali ed europei.
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Anzianità di servizio: no al ricalcolo se lo stipendio sale
Una lavoratrice, trasferita da un ente locale al Ministero dell'Istruzione, ha richiesto il riconoscimento integrale dell'anzianità di servizio maturata presso l'ente di provenienza e il pagamento delle differenze retributive. La Corte d'Appello, in sede di rinvio, ha respinto la domanda accertando che il trasferimento non aveva comportato alcun peggioramento economico, ma anzi un incremento stipendiale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice, confermando la legittimità costituzionale e convenzionale delle norme sull'inquadramento basato sul trattamento economico in godimento anziché sull'anzianità di servizio pregressa. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice di rinvio si è correttamente attenuto al principio di diritto precedentemente stabilito, escludendo qualsiasi danno economico concreto per la dipendente.
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Anzianità di servizio nel pubblico impiego: diritti contro bilanci
Un dipendente di un ente locale, trasferito nei ruoli del Ministero dell'Istruzione come personale amministrativo, ha richiesto il riconoscimento integrale dell'anzianità di servizio maturata presso l'amministrazione di provenienza per ottenere differenze retributive. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, confermando la legittimità del suo inquadramento economico. I giudici hanno chiarito che il mancato riconoscimento automatico dell'anzianità di servizio nel pubblico impiego non è illegittimo se non comporta un peggioramento retributivo globale e sostanziale. Nel caso specifico, il lavoratore non ha dimostrato di aver subito un danno economico effettivo, considerando anche l'assegno ad personam ricevuto. La Corte ha inoltre escluso profili di incostituzionalità della norma interpretativa retroattiva, giustificata da motivi imperativi di interesse generale e di parità di trattamento tra i dipendenti della scuola.
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Difesa Agenzia delle Entrate Riscossione: sì ad avvocati privati
Una società in liquidazione ha impugnato ventitré cartelle esattoriali. Nei gradi di merito, i giudici tributari hanno dichiarato inammissibile l'appello dell'ente di riscossione perché si era costituito tramite un avvocato privato anziché avvalersi dell'Avvocatura dello Stato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente pubblico, stabilendo un principio fondamentale sulla difesa Agenzia delle Entrate Riscossione. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'ente può legittimamente affidarsi ad avvocati del libero foro senza dover dimostrare preventivamente la sussistenza di presupposti o autorizzazioni speciali. Di conseguenza, la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado per un nuovo giudizio.
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Rimborso IRPEF sisma 1990: il fisco può dimezzare il dovuto?
Il Contribuente ha ottenuto il diritto al rimborso IRPEF sisma 1990 nella misura del 90% con sentenza definitiva. L'Agenzia delle Entrate ha pagato solo il 50%, applicando una legge successiva che dimezza i rimborsi per carenza di fondi. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione al cittadino, ritenendo che il limite del 50% valga solo per i rimborsi in via amministrativa e non per quelli stabiliti da un giudice. L'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, vista la complessità della questione sul rimborso IRPEF sisma 1990 e l'applicazione della nuova legge nel giudizio di ottemperanza, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione definitiva.
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Falsa testimonianza: la bugia stradale che nega la prescrizione
Tre soggetti sono stati condannati per il reato di falsa testimonianza per aver mentito in una causa civile di risarcimento danni nata da un incidente stradale. I testimoni avevano falsamente affermato che l'incidente era stato causato da un furgone fantasma, per coprire la responsabilità del reale conducente. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e chiedendo la prescrizione del reato o la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno stabilito che l'inammissibilità del ricorso impedisce la costituzione di un valido rapporto processuale di impugnazione. Di conseguenza, non è possibile rilevare né la prescrizione del reato maturata successivamente, né applicare norme di favore sopravvenute. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali.
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Lavoro: la Cassazione difende i minimi tariffari inderogabili
Una lavoratrice ha ottenuto il riconoscimento della nullità del termine apposto al suo contratto di lavoro, con la conseguente trasformazione in rapporto a tempo indeterminato. Tuttavia, la Corte d'Appello ha liquidato le spese legali in misura inferiore ai minimi di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo che le cause di accertamento del rapporto di lavoro sono di valore indeterminabile. Di conseguenza, il giudice non può scendere sotto i minimi tariffari inderogabili previsti dai decreti ministeriali senza una specifica e dettagliata motivazione. La Suprema Corte ha quindi rideterminato le spese legali per tutti i gradi di giudizio, condannando l'azienda al pagamento delle somme corrette.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: fisco battuto sui costi
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società di commercio auto la detrazione dell'IVA e la deduzione dei costi per l'acquisto di veicoli, ritenendo che si trattasse di operazioni soggettivamente inesistenti inserite in una frode carosello. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che, per negare la detrazione IVA, il Fisco deve dimostrare che il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere della frode. Inoltre, per le imposte dirette (IRES e IRAP), i costi delle operazioni soggettivamente inesistenti sono deducibili se reali e inerenti all'attività d'impresa, anche se l'acquirente era consapevole del carattere fraudolento della vendita, purché i beni non siano stati usati per commettere un reato. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: s a deduzione dei costi
Due ex soci di una società di capitali estinta impugnano gli avvisi di accertamento con cui il Fisco contestava l'indebita deduzione di costi legati a operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei contribuenti chiarendo che, in tema di imposte sui redditi, i costi derivanti da operazioni soggettivamente inesistenti sono deducibili se effettivamente sostenuti e coerenti con i principi di inerenza e certezza, anche se l'acquirente era consapevole della frode. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza d'appello, rinviando la causa al giudice di merito per verificare la sussistenza di tali requisiti di deducibilità.
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Rimborso imposte sisma: imprese escluse senza prova del danno
Un contribuente, titolare di reddito d'impresa, ha richiesto il rimborso imposte sisma per il 90% delle tasse pagate negli anni 1990-1992 a seguito del terremoto in Sicilia. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato la richiesta. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione al contribuente, ritenendo tardive le difese dell'ufficio e legittimo il rimborso. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ufficio. I giudici hanno chiarito che le contestazioni basate sull'anagrafe tributaria sono mere difese sempre ammissibili. Inoltre, per i titolari di reddito d'impresa, il rimborso imposte sisma costituisce un aiuto di Stato. Pertanto, il giudice deve verificare rigorosamente il rispetto dei limiti europei (regola de minimis) o la prova del danno effettivo subito, per evitare una sovvenzione illegittima. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Operazioni oggettivamente inesistenti: quando l’azienda vince a metà
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'azienda la deduzione di costi e la detrazione IVA per prestazioni ritenute fittizie, qualificandole come operazioni oggettivamente inesistenti. L'azienda si è difesa esibendo un contratto scritto e sostenendo la regolarità formale dei documenti. La Corte di Cassazione ha confermato che, a fronte degli indizi gravi forniti dal fisco, spetta al contribuente dimostrare l'effettivo svolgimento delle prestazioni, non bastando la mera regolarità contabile. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'azienda limitatamente a un vizio di omessa pronuncia da parte dei giudici d'appello, i quali non avevano deciso sulla deducibilità degli ammortamenti di un capannone industriale concesso in locazione. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame su questo specifico punto e per il ricalcolo delle sanzioni.
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Detrazione IVA non dovuta: il Fisco vince contro l’aeroporto
Una società di gestione aeroportuale ha detratto l'IVA pagata sulle fatture di manutenzione. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, ritenendola non imponibile per difetto di territorialità e richiedendo la restituzione dell'imposta. La Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la detrazione IVA non dovuta non è consentita per operazioni totalmente esenti o non imponibili. La sanatoria che permette di mantenere la detrazione pagando solo una sanzione si applica infatti esclusivamente nei casi di applicazione di un'aliquota errata più alta, e non quando l'imposta non era affatto dovuta. Di conseguenza, la sentenza favorevole alla società è stata cassata con rinvio.
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Rimborso imposte sisma 1990: il Fisco perde contro il cittadino
L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso del 90% delle imposte versate negli anni 1990-1992 a un cittadino colpito dal terremoto del 1990. L'ente pubblico sosteneva che una legge successiva avesse ridotto l'indennizzo al 50% in base ai fondi statali disponibili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando il diritto del cittadino al rimborso. I giudici hanno chiarito che le nuove restrizioni di bilancio non cancellano il diritto al Rimborso imposte sisma 1990, ma incidono solo sulla fase esecutiva del pagamento. Il Contribuente vince la causa.
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Incertezza normativa oggettiva: sanzioni confermate al contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'indebito utilizzo di un'agevolazione IRAP regionale, applicando le relative sanzioni. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato tali sanzioni ritenendo che vi fosse una situazione di buona fede e incertezza nell'applicazione delle norme europee sugli aiuti di Stato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che non sussisteva alcuna incertezza normativa oggettiva. Per i giudici, le regole sul regime "de minimis" erano chiare e l'agevolazione si considera concessa nel momento in cui sorge il diritto a riceverla. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la decisione precedente e ha confermato la validità delle sanzioni inflitte al contribuente, condannando la curatela fallimentare al pagamento delle spese di giudizio.
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Inversione contabile: sanzioni piene o ridotte per acquisti fittizi?
L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato un'azienda di commercio all'ingrosso di rottami per omessa regolarizzazione di acquisti fittiziamente attribuiti a privati inesistenti. Secondo il fisco, l'imposta andava assolta tramite il meccanismo dell'inversione contabile. La società ha impugnato l'atto chiedendo l'applicazione di sanzioni ridotte introdotte da una riforma successiva. Registrando un contrasto interno sulla possibilità di applicare il trattamento sanzionatorio più favorevole alle operazioni soggettivamente inesistenti in regime di inversione contabile, la Cassazione ha rimesso la questione al Primo Presidente per l'assegnazione alle Sezioni Unite.
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Rimanenze di magazzino: scontro tra costo storico e ferro vecchio
Un commerciante al dettaglio ha impugnato l'avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate relativo alla rideterminazione del valore delle rimanenze di magazzino per gli anni dal 2005 al 2007. Il contribuente sosteneva che la valutazione dovesse basarsi sul costo storico di acquisto e che, essendo decorso il termine decennale di conservazione delle scritture contabili, non spettasse a lui l'onere della prova. La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso del contribuente sia quello incidentale del Fisco. I giudici hanno chiarito che le rimanenze di magazzino obsolete e deteriorate vanno valutate al minore tra il costo e il valore di mercato (valore del materiale ferroso), confermando la riduzione del valore al 50% operata dai giudici d'appello.
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Competenza territoriale tributaria: nuova legge salva la causa
Una società proponeva ricorso contro il rigetto di un interpello disapplicativo. La Commissione Tributaria Regionale dichiarava l'incompetenza del giudice di Lecce a favore di quello di Bari. La Cassazione accoglie il ricorso della società, stabilendo che la competenza territoriale tributaria spetta al giudice di Lecce. Infatti, anche se inizialmente incompetente, una nuova legge sopravvenuta ha attribuito la competenza al tribunale del domicilio fiscale del contribuente. La Corte applica il principio per cui le novità legislative salvano la competenza del giudice originariamente adito se questo è diventato competente in corso di causa. Viene inoltre dichiarata inammissibile la protesta del difensore per la mancata sospensione dell'udienza per sciopero, poiché comunicata il giorno stesso dell'udienza e non con il preavviso di due giorni.
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Patrocinio avvocato del libero foro: AdER vince senza prove
Un contribuente ha impugnato alcune cartelle di pagamento per IRPEF e sanzioni stradali. I giudici d'appello hanno dichiarato inammissibile la difesa dell'ente di riscossione perché quest'ultimo si era costituito tramite un avvocato privato senza dimostrare le ragioni della mancata scelta dell'Avvocatura dello Stato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente pubblico. I giudici hanno stabilito che il patrocinio avvocato del libero foro da parte dell'ente di riscossione non richiede una prova specifica della scelta in atti. La costituzione in giudizio presuppone infatti in modo implicito la sussistenza dei requisiti di legge. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altra sezione.
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