LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Ius Superveniens — Anno 2022

Pagina 12 di 13

252 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ius Superveniens

Provvedimenti

Agevolazioni tributarie sisma: stop ai rimborsi automatici
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva a una società commerciale il rimborso delle imposte versate per il triennio 1990-1992 a seguito del terremoto in Sicilia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che le agevolazioni tributarie sisma concesse alle imprese costituiscono aiuti di Stato incompatibili con il mercato europeo, a meno che non rispettino i limiti del regime de minimis o compensino danni effettivi e diretti senza sovra-compensazioni. La prova di tali requisiti spetta al contribuente. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
Continua »
Rimborso tasse sisma 1990: fisco contro imprese in Cassazione
Un imprenditore siciliano ha chiesto il rimborso del novanta per cento delle imposte (IVA, IRPEF e ILOR) versate per gli anni dal 1990 al 1992, avvalendosi delle agevolazioni per le vittime del terremoto del 1990. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato la richiesta. La Corte di Cassazione ha stabilito che il rimborso tasse sisma 1990 non spetta per l'IVA, poiché contrasta con il diritto europeo. Per le altre imposte, il rimborso a favore delle imprese costituisce un potenziale aiuto di Stato illegittimo. Di conseguenza, i giudici hanno accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, rinviando la causa alla Commissione tributaria regionale. Quest'ultima dovrà verificare se l'agevolazione rispetti i limiti comunitari del "de minimis" o se compensi danni reali e diretti causati dal sisma, senza generare ingiustificati arricchimenti.
Continua »
Giudizio di rinvio: il giudice non può azzerare le sanzioni
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società un'operazione elusiva di compravendita azionaria. La Cassazione, con una prima sentenza, ha confermato il debito d'imposta ma ha rinviato la causa alla Commissione Tributaria Regionale solo per ricalcolare le sanzioni applicando una legge successiva più favorevole. Tuttavia, nel successivo giudizio di rinvio, i giudici di merito hanno annullato del tutto le sanzioni per presunta incertezza della norma. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato questa decisione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di rinvio non può riesaminare l'intera controversia o annullare le sanzioni, ma deve limitarsi a ricalcolarle secondo le precise istruzioni ricevute. La sentenza è stata cassata con nuovo rinvio.
Continua »
Vittoria senza appello incidentale nel processo tributario
Un'azienda ha impugnato un avviso di mora per il pagamento di accise sugli alcolici, ottenendo ragione in primo grado. In appello, il concessionario della riscossione ha presentato nuovi documenti per provare la notifica della cartella. I giudici di secondo grado hanno accolto l'appello del concessionario, dichiarando inammissibili le altre difese dell'azienda perché non aveva proposto un appello incidentale nel processo tributario. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che il contribuente interamente vittorioso in primo grado non deve proporre un appello incidentale nel processo tributario per riproporre le eccezioni rimaste assorbite, ma è sufficiente che le richiami espressamente nei suoi scritti difensivi. Per questo motivo, la Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, annullato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo esame delle difese assorbite.
Continua »
Giudizio di ottemperanza: il fisco dimezza i rimborsi ma la Cassazione frena
Un contribuente, colpito dal terremoto in Sicilia del 1990, ha ottenuto una sentenza definitiva per il rimborso del 90% delle imposte pagate. L'Agenzia delle Entrate ha rimborsato solo il 50%, applicando una legge successiva che limitava i fondi. Il contribuente ha quindi avviato un giudizio di ottemperanza per ottenere la restante metà, ottenendo ragione in appello. L'amministrazione finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la prevalenza della nuova norma retroattiva. La Corte di Cassazione, rilevando una questione di legittimità costituzionale pendente sulla stessa normativa, ha sospeso la decisione immediata e ha rimesso la causa alla Quinta Sezione per la trattazione in pubblica udienza.
Continua »
Presunzione di cessione: bilancio non basta contro il fisco
L'Azienda riceveva un accertamento fiscale per IVA e IRAP. L'Agenzia delle Entrate contestava la mancanza di beni per venti milioni di euro e l'illegittima deduzione di costi per royalties e rettifiche di prezzo. La Corte di Cassazione ha chiarito che la nota integrativa al bilancio può far scattare la presunzione di cessione dei beni non rinvenuti in azienda, ma non basta da sola a fornire la prova contraria, richiedendosi documenti di trasporto o registri specifici. Tuttavia, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'ufficio sulle rettifiche di prezzo, confermando la correttezza dei costi dedotti dall'Azienda. Infine, ha accolto la richiesta di ricalcolo delle sanzioni in base alla legge successiva più favorevole, rinviando la causa al giudice d'appello.
Continua »
Deducibilità delle royalties: ricavi salvi ma stop ai costi extra
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società multinazionale la deducibilità delle royalties pagate alla controllante estera per l'uso di marchi e brevetti, ritenendole calcolate in eccesso sul fatturato IVA anziché sulle vendite nette. Inoltre, ha contestato una riduzione di ricavi da dieci milioni di euro legata a un accordo di transfer pricing con una consociata estera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ufficio sulla rettifica dei ricavi, ritenendo valido l'aggiustamento contrattuale a seguito di fusione societaria. Ha però confermato il recupero fiscale sulle royalties, giudicando inattendibile la contabilità della Società che non ha provato il corretto calcolo dei costi. Infine, la Corte ha accolto la richiesta della Società di ricalcolare le sanzioni applicando la legge successiva più favorevole.
Continua »
Inversione contabile: errore formale ma nessuna sanzione massima
L'Agenzia delle entrate ha contestato a una società l'errata applicazione del regime di inversione contabile per una fattura emessa da un fornitore estero, richiedendo il pagamento dell'IVA e una pesante sanzione. La Commissione tributaria regionale ha ridotto la sanzione, ritenendo la violazione puramente formale poiché l'imposta era stata comunque annotata nei registri e non vi era alcun danno per lo Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che l'applicazione dell'inversione contabile, seppur irregolare, esclude la sanzione più grave se l'obbligo d'imposta è stato sostanzialmente assolto e non vi è debito d'imposta residuo. Di conseguenza, la sanzione ridotta è corretta e il contribuente vince la causa.
Continua »
Accertamento della plusvalenza: il valore di registro non basta
Una contribuente ha venduto due terreni edificabili di cui era comproprietaria. L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento richiedendo maggiori imposte IRPEF. L'ufficio ha calcolato la plusvalenza basandosi esclusivamente sul valore dei terreni rettificato ai fini dell'imposta di registro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, stabilendo che l'accertamento della plusvalenza non può fondarsi solo sul valore di registro. Secondo le norme vigenti, il fisco deve individuare ulteriori indizi gravi, precisi e concordanti per dimostrare l'incasso di un prezzo maggiore. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente e ha rinviato la causa alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
Continua »
Esenzione ILOR negata ma sanzioni ridotte: la decisione
La Società Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento pretendendo l'esenzione ILOR decennale per un opificio nel Mezzogiorno. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il beneficio poiché l'impianto non era pronto entro il termine perentorio del 31 dicembre 1993. La Corte di Cassazione ha confermato che, per ottenere l'esenzione ILOR, lo stabilimento deve essere concretamente "atto all'uso", ossia idoneo alla produzione, entro la scadenza, non bastando il solo inizio dei lavori o l'acquisto di macchinari non installati. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni. Ha stabilito che i giudici devono rideterminare le sanzioni applicando la nuova legge tributaria più favorevole sopravvenuta durante il processo, in base al principio del favor rei. La causa torna quindi alla Commissione Tributaria Regionale per ricalcolare le sanzioni ridotte.
Continua »
Operazioni soggettivamente inesistenti: Fisco batte finta buona fede
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale la partecipazione a una frode carosello nel settore della telefonia, contestando la detrazione IVA e la deduzione dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici d'appello avevano dato ragione alla società, ritenendo che avesse realmente acquistato la merce a prezzi di mercato e che mancasse la prova di un accordo fraudolento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici di legittimità hanno chiarito che, per negare la detrazione IVA, l'Amministrazione finanziaria deve dimostrare, anche tramite indizi, che il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere della frode usando l'ordinaria diligenza. Inoltre, per dedurre i costi di tali operazioni, il giudice deve verificare i requisiti generali di effettività e inerenza. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Imposta unica sulle scommesse: nullo l’accertamento retroattivo
L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto a una Ricevitoria il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2008, per l'attività di raccolta scommesse svolta per conto di un bookmaker estero privo di concessione statale in Italia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Ricevitoria. I giudici hanno applicato una fondamentale decisione della Corte Costituzionale, la quale ha dichiarato illegittima la tassazione retroattiva per gli anni precedenti al 2011. Prima di tale data, infatti, le ricevitorie non potevano rivalersi sul bookmaker estero per recuperare l'imposta, poiché i loro compensi erano già definiti. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato definitivamente l'atto di accertamento fiscale emesso contro la contribuente, compensando le spese legali tra le parti.
Continua »
Condono tombale negato ma il fisco perde sulla plusvalenza
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una società di persone e dei suoi soci contro gli avvisi di accertamento emessi dal fisco. La società riteneva valido il proprio condono tombale, ma aveva versato solo cento euro anziché i cinquecento euro minimi previsti dalla legge. La Suprema Corte ha stabilito che il condono tombale non si perfeziona in caso di pagamento insufficiente e che l'ufficio non deve sollecitare integrazioni. Tuttavia, i giudici hanno accolto le doglianze dei contribuenti su due aspetti fondamentali: l'illegittimità dell'accertamento automatico della plusvalenza basato solo sul valore definito per l'imposta di registro e la nullità della sentenza d'appello per motivazione apparente sui costi di gestione. La causa è stata cassata con rinvio.
Continua »
Accertamenti bancari: il fisco perde contro il professionista
L'Ufficio Finanziario ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un Professionista, contestando un prestito personale e un prelievo non giustificati emersi da verifiche sui conti correnti. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo provata l'estraneità delle somme grazie a una dichiarazione del beneficiario del prestito e alla mancata contestazione dell'Ufficio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ufficio Finanziario. I giudici hanno chiarito che, in tema di accertamenti bancari, la presunzione legale sui prelievi non si applica ai lavoratori autonomi. Inoltre, per i versamenti, la dichiarazione scritta di un terzo, unita alla mancata contestazione dell'amministrazione finanziaria, costituisce una prova sufficiente a superare la presunzione di maggior reddito. Il Professionista vince definitivamente la causa e l'Ufficio Finanziario viene condannato a pagare le spese processuali.
Continua »
Autotutela tributaria: il fisco corregge ma deve motivare
L'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento emesso dall'Agenzia delle Entrate per il recupero di imposte su costi ritenuti inesistenti. Tale atto sostituiva un precedente avviso annullato d'ufficio. L'Azienda contestava l'illegittimo esercizio del potere di autotutela tributaria, ritenendo che un precedente giudizio non definitivo bloccasse il potere del fisco, e lamentava la carenza di motivazione sulla reale esistenza dei lavori. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'autotutela sostitutiva è legittima se non si è ancora formato un giudicato definitivo. Tuttavia, ha accolto il ricorso dell'Azienda poiché il giudice d'appello ha rigettato le difese del contribuente senza alcuna reale motivazione, omettendo di verificare se le operazioni fossero solo soggettivamente inesistenti, circostanza che avrebbe consentito la deduzione dei costi. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Deducibilità dei costi: fisco battuto sulle fatture soggettive
L'Azienda riceveva avvisi di accertamento per indebita detrazione IVA e recupero IRES/IRAP, basati su fatture emesse da una società cartiera. L'Ufficio emetteva tali atti in sostituzione di precedenti provvedimenti annullati in autotutela. L'Azienda contestava l'accertamento invocando il condono tombale e la violazione del giudicato. La Corte di Cassazione rigetta gran parte dei motivi, ma accoglie il ricorso in relazione alla deducibilità dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti. Grazie all'applicazione di una legge successiva favorevole (ius superveniens), la Corte stabilisce che la deducibilità dei costi è ammessa se le operazioni sono solo soggettivamente inesistenti e i costi sono reali. La sentenza viene cassata con rinvio per una nuova valutazione.
Continua »
Patrocinio autorizzato: l’ente vince contro il no dei giudici
Un contribuente impugna un fermo amministrativo. La Commissione Tributaria Regionale dichiara inammissibile l'appello dell'Agenzia delle Entrate - Riscossione, ritenendo che l'ente non potesse farsi difendere da un avvocato del libero foro ma dovesse necessariamente ricorrere all'Avvocatura dello Stato. L'Agenzia propone ricorso in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, chiarendo le regole sul patrocinio autorizzato. I giudici stabiliscono che l'ente di riscossione ha la facoltà di scegliere in via alternativa tra l'Avvocatura dello Stato e i difensori privati, senza necessità di particolari formalità o delibere preventive, salvo casi specifici. Di conseguenza, la Cassazione annulla la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo giudizio.
Continua »
Accertamento analitico-induttivo: un lapsus calami non è prova
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso tra la Società Contribuente e l'Amministrazione Finanziaria riguardante un avviso di accertamento IVA. L'ufficio contestava una presunta sottofatturazione in operazioni infragruppo tramite un accertamento analitico-induttivo, oltre a un'indebita detrazione IVA per un'operazione di triangolazione nazionale. La Cassazione ha accolto sia il ricorso della società sia quello incidentale dell'ufficio. Ha stabilito che i giudici d'appello hanno motivato in modo insufficiente e contraddittorio: da un lato, hanno scambiato un semplice errore di scrittura della società per un'ammissione di colpa sulle operazioni infragruppo; dall'altro, hanno sbrigativamente escluso l'evasione nella triangolazione senza analizzare i reali requisiti dell'operazione. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Imposta unica sulle scommesse: annullata la tassa retroattiva
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto a una ricevitoria il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2009. La ricevitoria raccoglieva giocate per conto di un bookmaker estero privo di concessione italiana. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società intermediaria. I giudici hanno applicato la sentenza della Corte Costituzionale numero 27 del 2018, che ha dichiarato illegittima la tassazione retroattiva per le annualità precedenti al 2011. Prima di tale data, infatti, le ricevitorie non potevano trasferire l'onere economico dell'imposta sul bookmaker estero, poiché le commissioni erano già stabilite. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato definitivamente l'avviso di accertamento fiscale emesso nei confronti della ricevitoria.
Continua »
Costi da reato: il Fisco batte la frode del carburante in nero
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società di distribuzione carburanti un articolato sistema di frode fiscale e truffa, basato sulla vendita in nero di carburante sottratto ai clienti ufficiali. L'ufficio ha recuperato a tassazione i costi ritenuti indeducibili e ha imputato ai soci gli utili extracontabili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che l'indeducibilità dei costi da reato si applica a tutti i fattori produttivi direttamente collegati all'illecito penale. Inoltre, per le società a ristretta base familiare, opera la presunzione di distribuzione dei guadagni in nero ai soci, inclusi i soci occulti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
Continua »