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Inadempimento — Anno 2026

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109 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Inadempimento

Provvedimenti

Rivalutazione ISTAT e calcolo pensione forense
La Corte di Cassazione ha stabilito che la Rivalutazione ISTAT dei redditi per il calcolo della pensione forense deve decorrere dal 1980. Tuttavia, l'importo della prestazione pensionistica è strettamente vincolato alla contribuzione effettivamente versata. In assenza del principio di automaticità delle prestazioni, il professionista non può ottenere una pensione calcolata su redditi rivalutati se non ha corrisposto i relativi maggiori contributi, indipendentemente dall'eventuale prescrizione del credito della Cassa.
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Inadempimento contrattuale e servizi funebri
Una società di onoranze funebri ha agito in giudizio per ottenere il pagamento di un servizio di cremazione. La cliente ha eccepito l'inadempimento contrattuale, sostenendo che le ceneri del defunto fossero state mescolate e disperse in modo illecito. Il Tribunale ha rigettato la domanda di pagamento basandosi su prove atipiche tratte da un procedimento penale collegato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che il giudice civile può valutare autonomamente i fatti e utilizzare presunzioni semplici basate su una visione d'insieme degli indizi, anche in presenza di un provvedimento di archiviazione in sede penale.
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Sosta a pagamento: multa valida anche senza POS
La Corte di Cassazione ha stabilito che la sosta a pagamento non diventa gratuita qualora il parchimetro sia sprovvisto di lettore per carte di credito o debito (POS). Nonostante l'obbligo normativo per i Comuni di adeguare i dispositivi, il conducente non può invocare l'eccezione di inadempimento contrattuale, poiché il rapporto ha natura pubblicistica e non privatistica. La violazione costituisce un illecito amministrativo. Per annullare la sanzione, l'automobilista deve dimostrare l'impossibilità oggettiva di pagare in contanti, provando di aver agito con l'ordinaria diligenza senza successo.
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Contratto preliminare: risoluzione e spese legali
La Suprema Corte ha esaminato una complessa controversia originata da un contratto preliminare per la vendita di un compendio immobiliare. Il venditore è stato dichiarato inadempiente a causa della natura demaniale di parte dei beni e della mancanza di regolarità edilizia. L'acquirente ha richiesto il risarcimento per lucro cessante, sostenendo di aver perso l'opportunità di rivendere il bene a un prezzo superiore. Tuttavia, la Corte ha confermato il rigetto di tale domanda per difetto di prova scritta della proposta del terzo. Di contro, è stato accolto il ricorso dell'acquirente sulla liquidazione delle spese legali, stabilendo che il valore della causa deve essere parametrato all'intero valore del contratto preliminare e non alla sola caparra.
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Risoluzione contrattuale e fallimento: le Sezioni Unite
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto un contrasto giurisprudenziale riguardante il tema della risoluzione contrattuale e fallimento. La Corte ha stabilito che, se un'azione di risoluzione per inadempimento relativa a beni immobili è stata trascritta prima del fallimento, il giudizio ordinario diviene improcedibile se finalizzato a ottenere restituzioni o risarcimenti dalla massa. Tali domande devono essere riproposte dinanzi al giudice fallimentare secondo il rito dell'accertamento del passivo. La decisione del giudice delegato non ha natura incidentale, ma produce gli effetti tipici della risoluzione, permettendo la continuità delle trascrizioni nei registri immobiliari.
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Responsabilità professionale: tutela nel licenziamento
Due lavoratori hanno agito contro un'organizzazione sindacale e un legale esterno per accertare la responsabilità professionale derivante dalla mancata impugnazione giudiziale di un licenziamento collettivo. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, evidenziando che il sindacato non aveva fornito prova valida della tempestività dell'impugnazione stragiudiziale, poiché il duplicato postale prodotto era privo della firma del ricevente. Inoltre, è stata rilevata una carenza informativa: il sindacato non ha dimostrato di aver avvisato i lavoratori del parere negativo del legale in tempo utile per consentire loro di rivolgersi a un altro professionista.
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NASpI: dimissioni per contributi non versati
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto alla NASpI per una lavoratrice dimessasi per giusta causa a seguito del mancato versamento dei contributi previdenziali per circa quattro anni. L'ente previdenziale aveva negato l'anticipazione del trattamento, sostenendo l'insussistenza della giusta causa. I giudici hanno invece stabilito che l'omissione contributiva prolungata lede irrimediabilmente il rapporto fiduciario, rendendo legittimo il recesso immediato. La presenza di tutele alternative, come il principio di automaticità delle prestazioni, non sana la gravità della condotta datoriale ai fini della risoluzione del contratto.
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Cessazione della materia del contendere e transazione
Una società fornitrice e un ente di servizi hanno raggiunto un accordo transattivo durante il giudizio di legittimità, portando alla cessazione della materia del contendere. La controversia originaria riguardava la risoluzione di un contratto di fornitura tipografica e le relative richieste risarcitorie. La Suprema Corte ha stabilito che i difensori, anche senza procura speciale per la rinuncia agli atti, possono legittimamente comunicare l'avvenuta transazione, poiché tale dichiarazione costituisce una mera attestazione di fatti che determinano il venir meno dell'interesse alla decisione giudiziale.
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Forza maggiore e crisi di liquidità tributaria
Una società di servizi ha impugnato un avviso bonario relativo all'IVA, contestando sanzioni e interessi. La tesi difensiva si basava sulla forza maggiore, causata da una grave crisi di liquidità dovuta al mancato pagamento da parte di importanti debitori istituzionali finiti in amministrazione straordinaria. Sebbene i giudici di merito avessero inizialmente annullato le sanzioni, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. La Suprema Corte ha chiarito che la crisi finanziaria non costituisce automaticamente una causa di esclusione della responsabilità, richiedendo invece la prova di un'impossibilità oggettiva e dell'adozione di ogni misura possibile per evitare l'omesso versamento.
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Giusta causa: NASpI per mancati straordinari
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore a percepire la NASpI a seguito di dimissioni per giusta causa. Il dipendente aveva interrotto il rapporto a causa del mancato pagamento sistematico di straordinari, indennità festive e di trasferta. La Suprema Corte ha stabilito che l'inadempimento datoriale, se protratto e cumulato oltre la normale tollerabilità, integra la giusta causa, rendendo irrilevante il principio di immediatezza se inteso in senso assoluto, poiché la valutazione della gravità spetta al giudice di merito.
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Inadempimento contratti pubbliche forniture: guida.
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un amministratore di una società edile condannato per inadempimento contratti pubbliche forniture a causa della mancata ultimazione di un presidio sanitario. La responsabilità è stata ravvisata nella grave negligenza dell'imputato, che non aveva predisposto un servizio di vigilanza nel cantiere, permettendo il furto di materiali essenziali già pagati dalla pubblica amministrazione. Sebbene la Corte abbia confermato la sussistenza del fatto e la colpa dell'imprenditore, ha dovuto dichiarare l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Tuttavia, sono state confermate le statuizioni civili, obbligando l'imputato al risarcimento dei danni in favore dell'ente pubblico.
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Risoluzione contrattuale: guida al calcolo dei danni
La Corte di Cassazione ha confermato i criteri per la quantificazione del danno a seguito di una risoluzione contrattuale per inadempimento. Il principio fondamentale stabilisce che il risarcimento deve essere calcolato al netto del valore dei beni che, per effetto della risoluzione, tornano nella disponibilità del venditore. Nel caso specifico, riguardante la cessione di dossier farmaceutici e forniture di medicinali, la Corte ha validato la detrazione del valore residuo delle autorizzazioni commerciali dal prezzo totale pattuito. La decisione ribadisce che il creditore non deve trovarsi in una posizione di indebito vantaggio rispetto all'ipotesi di corretto adempimento.
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Responsabilità professionale: niente compenso advisor
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di ammissione al passivo di un professionista per l'attività di advisor. Il cuore della decisione risiede nella responsabilità professionale del consulente, il quale ha predisposto un piano di concordato preventivo basato su dati contabili palesemente inattendibili. Poiché il professionista era consapevole dell'inutilità della prestazione, la Corte ha ritenuto legittima l'applicazione dell'eccezione di inadempimento, negando il diritto al compenso per un'attività rivelatasi del tutto improduttiva per la società cliente.
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Responsabilità professionale e lettera di incarico
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per un credito di 160.000 euro relativo a perizie di stima effettuate per un gruppo societario. Il curatore fallimentare ha sollevato un'eccezione di inadempimento, sostenendo che la stima fosse inidonea poiché priva di valutazioni sull'avviamento negativo e sulla continuità aziendale. Sebbene il Tribunale avesse inizialmente accolto la domanda del professionista, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, ravvisando una possibile responsabilità professionale. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice di merito non può definire l'oggetto dell'incarico basandosi solo sulla prestazione effettivamente resa, ma deve obbligatoriamente esaminare la lettera di incarico per verificare se il professionista abbia rispettato gli accordi contrattuali originari.
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Lieve inadempimento: limite 7 giorni è tassativo
La Corte di Cassazione ha chiarito i confini del concetto di lieve inadempimento in ambito tributario. Una società aveva versato la prima rata di un piano di ammortamento con nove giorni di ritardo. Sebbene i giudici di merito avessero ritenuto tale ritardo tollerabile, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. Secondo i giudici di legittimità, il limite di sette giorni previsto dall'art. 15-ter del d.P.R. n. 602/1973 è tassativo. Superare tale soglia, anche solo di due giorni, comporta la decadenza dal beneficio della rateazione e l'obbligo di versare l'intero carico tributario residuo con sanzioni e interessi.
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Diploma magistrale: risarcimento per mancata assunzione
Una docente in possesso di diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 1994/95 ha agito contro il Ministero per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla mancata assunzione a tempo indeterminato nel piano straordinario 2015/2016. Nonostante l'iniziale esclusione dalle Graduatorie ad Esaurimento (GAE), una sentenza del Consiglio di Stato aveva riconosciuto il suo diritto all'inserimento con effetto retroattivo. La Corte d'Appello ha accolto la domanda risarcitoria, ravvisando un inadempimento contrattuale del Ministero. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso ministeriale, poiché le censure mosse non contestavano efficacemente le ragioni della decisione territoriale, confermando così il diritto della lavoratrice al ristoro economico per le retribuzioni non percepite.
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Business plan inattendibile e compenso professionale
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della richiesta di compenso di un professionista per la redazione di un business plan inattendibile. Il piano, basato su dati contabili aziendali del tutto inattendibili, è stato considerato privo di utilità per la procedura di concordato. La Corte ha statuito che la diligenza professionale include il dovere di verificare la veridicità dei dati di partenza.
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Inadempimento contrattuale: tutele e risarcimento
La sentenza analizza un caso di inadempimento contrattuale in cui una parte non ha onorato gli obblighi di fornitura pattuiti. Il Tribunale ha accertato la responsabilità del debitore, condannandolo al risarcimento dei danni e alla risoluzione del contratto per grave inadempimento contrattuale, ribadendo i criteri di riparto dell'onere della prova tra le parti.
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Responsabilità ufficiale giudiziario: la competenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino che contestava la competenza territoriale in una causa di responsabilità ufficiale giudiziario. La Corte ha stabilito che, indipendentemente dalla natura contrattuale o extracontrattuale della responsabilità, il foro competente è quello dove l'obbligazione doveva essere eseguita o dove risiede il debitore, confermando la competenza del giudice del luogo di residenza del funzionario.
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Risoluzione contratto animazione: guida al caso
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione contratto animazione tra una società turistica e un'agenzia di servizi. Il caso nasce dal mancato pagamento delle rate pattuite da parte della struttura ricettiva, che ha spinto l'agenzia a interrompere il servizio. La Corte ha stabilito che l'inadempimento finanziario giustifica il recesso e il pagamento del residuo pattuito, rigettando le contestazioni sulla qualità del servizio basate su testimonianze ritenute inattendibili o valutative.
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