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Fatto Di Lieve Entità

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617 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Droga in ascensore, spaccio organizzato: non è fatto di lieve entità
Un uomo nascondeva la droga nel vano ascensore di un condominio per poi venderla. Condannato per spaccio, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità per ottenere una pena minore. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo un principio importante: un'attività di spaccio organizzata e continuativa, svolta in un luogo frequentato come un palazzo, non può mai essere considerata un fatto di lieve entità, a prescindere dalla quantità delle singole dosi cedute. L'organizzazione e la modalità della condotta dimostrano una pericolosità sociale che esclude qualsiasi attenuante. L'imputato ha perso il ricorso e la sua condanna è diventata definitiva.
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Ricorso Patteggiamento per Droga: Inutile se l’Errore non è Palese
Un imputato, dopo aver concordato una pena (patteggiamento) per tentato omicidio e spaccio di varie droghe, presenta ricorso in Cassazione. Chiede di re-interpretare lo spaccio come 'fatto di lieve entità'. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La legge limita fortemente il ricorso patteggiamento, ammettendolo solo per errori palesi. In questo caso, la detenzione di hashish, eroina e cocaina in quantità consistenti e già suddivise in dosi rende impossibile, in modo evidente, qualificare il fatto come lieve. L'accordo iniziale e la relativa pena sono quindi confermati in via definitiva.
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Fatto di lieve entità: No con droga, pistola e videosorveglianza
La Corte di Cassazione ha negato la qualifica di fatto di lieve entità per la detenzione di stupefacenti. Un uomo è stato trovato in possesso di hashish, cocaina e una pistola modificata, con l'abitazione protetta da videosorveglianza. Secondo i giudici, la valutazione non può basarsi solo sulla quantità di droga. La presenza contemporanea di droghe leggere e pesanti, un'arma e un sistema di controllo indicano una pericolosità e un'organizzazione tali da escludere l'ipotesi del piccolo spaccio. Di conseguenza, la richiesta di attenuare la misura cautelare è stata respinta, confermando la detenzione in carcere.
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Fatto di lieve entità negato: ricorso generico, condanna certa
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due persone condannate per un reato di droga. Gli imputati chiedevano di qualificare il reato come un 'fatto di lieve entità', che prevede pene più miti. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I motivi presentati erano troppo generici e non contestavano in modo specifico e logico le ragioni della condanna decisa dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali e una multa.
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Fatto di lieve entità: Cassazione blocca ricorso generico
Un imputato, condannato per spaccio di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento del 'fatto di lieve entità', che avrebbe comportato una pena minore. La Corte Suprema ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto le motivazioni troppo generiche e hanno sottolineato che la Corte d'Appello aveva già correttamente valutato e motivato l'esclusione di tale ipotesi. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Club o centrale di spaccio? Condanna con prova indiziaria
La Cassazione conferma la condanna per spaccio di droga nei confronti dei gestori di un circolo ricreativo, trasformato in una vera e propria centrale di smercio di hashish. La difesa sosteneva la mancanza di prove dirette, come il sequestro della sostanza ceduta. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che lo spaccio di droga con prova indiziaria è pienamente valido. Le videoriprese che mostravano un continuo e rapido viavai di acquirenti, unite a precedenti specifici e all'organizzazione dell'attività, costituiscono indizi gravi, precisi e concordanti. Viene esclusa l'ipotesi del 'fatto di lieve entità' a causa della professionalità e continuità dello spaccio. La condanna degli imputati è quindi definitiva.
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Fatto di lieve entità negato: 86g di cocaina non sono pochi
La Corte di Cassazione ha escluso la configurabilità del reato di spaccio come 'fatto di lieve entità' nel caso di un uomo trovato in possesso di 86 grammi di cocaina purissima, un bilancino di precisione e 11.200 euro in contanti. Secondo i giudici, la notevole quantità di droga (pari a 290 dosi), le modalità di confezionamento e l'ingente somma di denaro sono elementi che, valutati nel loro complesso, indicano un'attività criminale non marginale. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, rendendo la sua condanna definitiva e obbligandolo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto di lieve entità negato per 2 kg di droga: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha escluso la possibilità di qualificare come **fatto di lieve entità** la detenzione di due chilogrammi di marijuana. Secondo i giudici, un quantitativo così ingente, da cui si possono ricavare oltre 22.000 dosi, è incompatibile con l'ipotesi di reato minore. La Corte ha sottolineato che per valutare la lieve entità non basta guardare alla sola quantità, ma a tutto il contesto, incluse le modalità dell'azione che indicavano un chiaro inserimento dell'imputato in un contesto di narcotraffico. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile e la condanna confermata.
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Spaccio di droga di lieve entità negato: 147 dosi sotto il divano
Le Forze dell'Ordine trovano 119 grammi di cocaina, divisi in 147 dosi, nascosti sotto il divano di casa dell'Imputato. Insieme alla droga ci sono un bilancino e materiale per il confezionamento. L'Imputato viene condannato a quattro anni di carcere. L'uomo fa ricorso in Cassazione. Egli chiede di considerare il reato come spaccio di droga di lieve entità per ottenere uno sconto di pena. La Corte di Cassazione respinge il ricorso. I giudici spiegano che la quantità di droga, pari a 542 dosi singole, il bilancino e il materiale dimostrano un'attività professionale. Non si tratta quindi di un fatto di lieve entità. Inoltre, i precedenti penali dell'Imputato impediscono di concedere sconti di pena. L'Imputato perde la causa in via definitiva. Egli deve pagare le spese processuali, una multa di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende e dovrà scontare la condanna originaria.
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Estorsione di lieve entità negata: poco profitto, molta violenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per estorsione. La difesa richiedeva l'applicazione dell'attenuante per l'estorsione di lieve entità, argomentando che il profitto economico ottenuto fosse estremamente modesto. La Suprema Corte ha respinto tale tesi, confermando che il basso valore del bottino non è sufficiente a qualificare il fatto come lieve quando la condotta è caratterizzata da gravi violenze, minacce ripetute e lesioni fisiche ai danni della vittima. I giudici hanno inoltre ritenuto corretto il bilanciamento delle pene effettuato nei precedenti gradi di giudizio, considerando l'aggravante dell'azione commessa da più persone riunite. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione patteggiamento: tra accordo e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione patteggiamento presentato da un imputato condannato per la detenzione di 478 grammi di hashish. L'uomo aveva concordato una pena basata sulla fattispecie ordinaria di spaccio, ma successivamente ha impugnato la sentenza sostenendo che il fatto dovesse essere qualificato come di lieve entità. I giudici di legittimità hanno ribadito che, in caso di applicazione della pena su richiesta delle parti, il ricorso è limitato a casi tassativi. La contestazione sulla qualificazione giuridica è ammessa solo se questa risulta palesemente eccentrica rispetto al capo di imputazione. Nel caso di specie, la quantità di droga e le circostanze del fatto rendevano la qualificazione originaria corretta e non manifestamente errata, portando al rigetto del ricorso e alla condanna al pagamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di stupefacenti: no alla lieve entità con troppi contanti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un giovane trovato in possesso di droga ad alta concentrazione e oltre 20.000 euro in contanti. La difesa sosteneva la natura lieve del fatto e l'origine lecita del denaro, attribuito a regali di nozze mai documentati. I giudici hanno respinto il ricorso, sottolineando che l'elevata purezza della sostanza e l'assenza di redditi leciti giustificano sia l'esclusione dell'attenuante della lieve entità sia la confisca del denaro per sproporzione patrimoniale. La recidiva è stata applicata correttamente data la vicinanza temporale con precedenti condanne e la gravità della condotta.
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Spaccio: il fatto di lieve entità salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due fratelli condannati per spaccio di cocaina. La difesa ha contestato il rifiuto dei giudici di merito di qualificare i reati come fatto di lieve entità, nonostante si trattasse di piccole dosi vendute in strada. La Suprema Corte ha accolto questa tesi, stabilendo che la ripetizione delle vendite e un'organizzazione minima non impediscono di riconoscere la tenuità del fatto se l'offensività complessiva rimane bassa. Grazie a questa riqualificazione giuridica, le pene massime previste sono diminuite drasticamente. Di conseguenza, è maturato il termine di prescrizione, poiché erano trascorsi più di dieci anni dai fatti contestati. La sentenza è stata quindi annullata senza rinvio, estinguendo ogni accusa a carico dei ricorrenti.
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Fatto di lieve entità: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione del **fatto di lieve entità** in una vicenda riguardante lo spaccio di stupefacenti. Il ricorrente contestava la mancata applicazione dell'attenuante, ma i giudici hanno ribadito che la valutazione deve considerare globalmente qualità, quantità e modalità dell'azione. Nel caso specifico, l'inserimento del soggetto in una rete di spaccio collaudata e il dato ponderale della droga sono stati ritenuti elementi negativamente assorbenti, rendendo il ricorso inammissibile e comportando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto di lieve entità e coltivazione di droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti, negando la configurabilità del fatto di lieve entità in un caso di coltivazione organizzata. La decisione sottolinea che l'elevato numero di dosi ricavabili, l'altezza delle piante e la loro capacità di rivegetazione, uniti ai precedenti specifici dell'imputato, escludono una condotta di minima offensività. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva censure di merito già ampiamente vagliate nei precedenti gradi di giudizio.
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Lieve entità e spaccio: quando viene esclusa?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, rigettando la richiesta di applicazione della lieve entità. Il ricorrente era stato trovato in possesso di hashish e marijuana sufficienti per 2600 dosi medie singole, oltre a strumenti per il taglio e il confezionamento. La Suprema Corte ha stabilito che l'elevato numero di dosi e la disponibilità di attrezzature specifiche indicano un inserimento stabile nel circuito dello spaccio, rendendo il fatto incompatibile con la nozione giuridica di lieve entità.
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Spaccio in coppia: non è un ‘fatto di lieve entità’ se è un business
Una coppia viene condannata per spaccio continuato di cocaina e hashish. Lui riceveva gli ordini e consegnava, lei custodiva e preparava le dosi. In Cassazione, chiedono di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità' per ottenere una pena minore. La Corte respinge la richiesta. L'attività era stabile, organizzata e serviva numerosi clienti su un vasto territorio. Questi elementi, valutati nel loro insieme, escludono la possibilità di considerare lo spaccio un fatto di lieve entità, confermando la condanna originaria. Anche il ruolo della donna non è stato ritenuto marginale, ma pienamente partecipe all'attività illecita.
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Droga parlata: condanna per spaccio via messaggio, non per auto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di cocaina a carico di due persone, basata principalmente su intercettazioni telefoniche. La difesa sosteneva che i messaggi, tra cui uno con la sigla '5 k', si riferissero alla compravendita di auto e non di droga. La Corte ha respinto questa tesi, ritenendo la ricostruzione dei giudici precedenti logica e coerente. Viene così riaffermato il principio della 'droga parlata', secondo cui una condanna per spaccio è legittima anche senza il sequestro della sostanza, se il contenuto delle conversazioni e il contesto generale forniscono una prova certa del reato.
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Droga parlata: Cassazione su prova e lieve entità
Due individui sono stati condannati per spaccio di stupefacenti basandosi principalmente su intercettazioni telefoniche, un caso di cosiddetta 'droga parlata', senza che la sostanza fosse mai stata sequestrata. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'insufficienza delle prove per determinare la quantità e la natura della droga e chiedendo la riqualificazione del reato come fatto di lieve entità. La Corte Suprema ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando che l'interpretazione logica delle conversazioni intercettate da parte dei giudici di merito costituisce prova sufficiente. Ha inoltre stabilito che un'attività di spaccio continuativa e organizzata non può essere considerata di lieve entità, anche in assenza di sequestri.
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Fatto di lieve entità: quando lo spaccio non è lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di un individuo trovato in possesso di 53 grammi di cocaina, rigettando la richiesta di qualificare il reato come fatto di lieve entità. La decisione si basa su una valutazione complessiva che include la quantità, la purezza della sostanza (sufficiente per 232 dosi), la suddivisione in involucri e il possesso di una notevole somma di denaro, elementi ritenuti incompatibili con un'attività di spaccio minore.
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