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Fatto Di Lieve Entità

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617 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di rapina: dalla contestazione al rigetto in Cassazione
L'Imputato è stato condannato per i reati di armi e reato di rapina con l'aggravante della recidiva. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare il fatto in estorsione, di riconoscere la lieve entità del danno e di concedere le attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che ripetere le medesime contestazioni già respinte in appello rende le doglianze generiche e non valutabili. Inoltre, la qualificazione della condotta come reato di rapina risulta corretta e la motivazione sul diniego delle attenuanti appare del tutto solida. L'Imputato deve quindi pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per la vendita di sostanze stupefacenti. La difesa ha contestato il valore delle intercettazioni, eccepito la prescrizione del reato e richiesto la riqualificazione del fatto come spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la solidità delle prove, composte dai controlli della polizia giudiziaria e da intercettazioni chiare su prezzi e quantità. La Cassazione ha escluso lo spaccio di lieve entità per via dei volumi d'affari, della quantità di sostanza e dei contatti dell'imputato con la piazza di spaccio locale. Il Ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Traffico di stupefacenti: confermate le condanne per il sodalizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da più imputati condannati per associazione a delinquere e singoli reati di detenzione e spaccio. Il gruppo gestiva un vasto traffico di stupefacenti importando ingenti quantitativi di hashish dall'estero per rifornire la piazza locale. I giudici di legittimità hanno ribadito che la rinuncia ai motivi di appello preclude ogni successiva contestazione in Cassazione sulla responsabilità o sulla recidiva. Inoltre, l'esistenza del sodalizio criminale non richiede complesse strutture finanziarie, ma soltanto una minima predisposizione di mezzi, una ripartizione dei ruoli e l'intento comune di perseguire un programma illecito duraturo. Respinta anche la richiesta di riqualificazione delle condotte in fatti di lieve entità per via della stabilità dei canali di fornitura.
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Spaccio di lieve entità negato: confermata condanna a quattro anni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione e ventimila euro di multa per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti a carico de L'Imputato. La difesa contestava la mancata qualificazione del reato come spaccio di lieve entità e l'applicazione della recidiva, sostenendo l'esistenza di un unico precedente penale. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso poiché le censure risultavano generiche e miravano a una rivalutazione dei fatti già motivati nei gradi precedenti. La consistente quantità di droga, il contesto operativo, l'organizzazione tra complici e i precedenti penali del soggetto escludono il reato minore e giustificano la pena ordinaria.
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Fatto di lieve entità negato: confermata la condanna per spaccio
L'Imputato ha impugnato in Cassazione la condanna per detenzione di 296 grammi di hashish, chiedendo la qualificazione della condotta come fatto di lieve entità. La difesa ha sostenuto che il peso dello stupefacente fosse inferiore alle soglie di gravità ordinaria e ha lamentato il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'organizzazione complessiva smentisce il fatto di lieve entità: la suddivisione in buste con i nomi dei clienti, gli strumenti di confezionamento e il sequestro di 1.285 euro in contanti dimostrano una chiara professionalità criminale. L'Imputato perde definitivamente la causa, subisce la conferma della reclusione e riceve la condanna a versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: pesa l’allestimento del locale
Un imputato ha presentato ricorso per contestare la condanna e ottenere il riconoscimento del reato come spaccio di lieve entità ai sensi dell'art. 73, comma 5, del Testo Unico Stupefacenti. I giudici di merito avevano respinto la richiesta a causa della presenza di una precisa organizzazione materiale: la vendita di sostanze stupefacenti si svolgeva all'interno di un appartamento specificamente dedicato e attrezzato allo scopo. La Corte di Cassazione ha confermato l'impostazione accusatoria, dichiarando il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. L'esistenza di un'infrastruttura logistica stabile esclude la minima offensività della condotta illecita. L'imputato deve quindi espiare la pena di oltre due anni di reclusione e pagare una pesante multa, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Consulenza tossicologica: valida anche senza cromatogramma
L'Imputato ha subito una condanna per detenzione illecita di oltre quindici grammi di metanfetamina suddivisa in bustine. La difesa ha contestato la regolarità del procedimento perché l'esperto incaricato dall'accusa non ha allegato il tracciato del macchinario alla relazione finale. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha respinto le eccezioni. I giudici hanno chiarito che la consulenza tossicologica priva del grafico costituisce una semplice irregolarità formale e non rende la prova inutilizzabile, in particolar modo durante il rito abbreviato. Inoltre, l'elevata purezza del principio attivo, la disponibilità di un bilancino e il frazionamento dello stupefacente impediscono di qualificare il reato come fatto di lieve entità. L'Imputato deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dosi eccessive e fatto di lieve entità: ricorso respinto
L'Imputata ha impugnato la sentenza d'appello contestando il mancato riconoscimento della fattispecie di fatto di lieve entità per la detenzione di sostanze stupefacenti. Le analisi tecniche avevano accertato la presenza di 174 dosi complessive ricavabili dal materiale sequestrato, suddivise in hashish e marijuana. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per manifesta infondatezza. I giudici hanno chiarito che il superamento del limite quantitativo ragionevole esclude automaticamente l'attenuante speciale, poiché il solo dato ponderale dimostra un pericolo elevato e rende irrilevante qualsiasi altro elemento favorevole alla difesa. L'Imputata ha perso il ricorso ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto di lieve entità nello spaccio: dosi e trasporto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione a fini di spaccio di oltre trenta grammi di eroina, suddivisi in 291 dosi singole. L'interessato trasportava la sostanza occultata sul proprio corpo e nelle cavità corporee. I giudici di legittimità hanno respinto la richiesta di riconoscere il fatto di lieve entità nello spaccio. La Suprema Corte ha chiarito che l'elevato quantitativo di dosi ricavabili, la destinazione a un vasto pubblico di acquirenti e le modalità organizzate di trasporto escludono la minima offensività della condotta. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna penale, il diniego delle attenuanti e l'ordine di espulsione dal territorio nazionale per accertata pericolosità sociale del soggetto.
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Coltivazione cannabis: il fatto di lieve entità non scompare
La Corte d'Appello ha condannato L'Imputato per la coltivazione di 17 piante di cannabis, riqualificando l'accusa nella fattispecie del fatto di lieve entità e riducendo la pena a sei mesi di reclusione e tremila euro di multa. La Procura Generale ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo la natura professionale della coltivazione a causa dell'impianto di irrigazione, della recinzione e della presenza di cani da guardia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'accusa: l'assenza di analisi sul principio attivo e la presenza di normali accorgimenti agricoli impediscono di escludere la lieve entità del reato.
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Spaccio e 364 dosi: escluso il fatto di lieve entità
L'Imputato è stato fermato in una nota piazza di spaccio mentre cedeva droga a diversi acquirenti. Le forze dell'ordine hanno sequestrato 31 involucri di sostanza stupefacente idonei a ricavare 364 dosi singole. La difesa ha chiesto di riqualificare l'illecito come fatto di lieve entità, contestando la recidiva e invocando le circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno escluso la minore gravità a causa del quantitativo di droga, delle modalità seriali dello scambio e del contesto criminale organizzato, confermando la piena pericolosità sociale del soggetto con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità e spaccio: la raffineria condanna
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per reati in materia di stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione dell'addebito nella fattispecie di fatto di lieve entità e contestava la confisca del denaro trovato nell'immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno valorizzato il consistente quantitativo di cocaina e hashish sequestrato e l'impiego dell'abitazione quale vera e propria raffineria organizzata. Tali elementi escludono la minima offensività della condotta. Inoltre, la Corte ha confermato la confisca del denaro suddiviso in banconote di vario taglio, ravvisando un diretto nesso causale con l'attività illecita di spaccio. Ciascun ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità e 100 grammi di hashish: pena ridotta
L'Imputato subiva una condanna per traffico di stupefacenti a seguito del sequestro di cento grammi di hashish. I giudici di merito negavano la qualificazione della condotta come fatto di lieve entità basandosi solo sul quantitativo lordo e sulle milletrecento dosi teoricamente ricavabili. L'Imputato ricorreva in Cassazione lamentando l'assenza di indagini sulle modalità dell'azione e la mancanza di una rete strutturata di spaccio. La Suprema Corte accoglieva il ricorso, affermando che il solo dato ponderale non esclude la minore gravità del reato. I giudici di legittimità valorizzavano studi statistici che considerano cento grammi compatibili con la minima offensività. La Corte annullava la condanna con rinvio per la rideterminazione al ribasso della pena.
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Fatto di lieve entità escluso per spaccio strutturato
L'Imputato ha presentato ricorso per contestare il mancato riconoscimento del fatto di lieve entità in materia di spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte d'Appello aveva escluso la fattispecie attenuata a causa di una vendita continuativa, strutturata e ben organizzata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici supremi hanno evidenziato che la richiesta presentata mirava a una nuova valutazione dei fatti storici, operazione vietata nel giudizio di legittimità. L'attività di spaccio risultava ampiamente descritta e provata come sistematica dai giudici di merito. Il ricorrente deve quindi scontare la pena originaria e versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Fatto di lieve entità escluso per oltre 3400 dosi di droga
I giudici di merito hanno condannato l'imputato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti, avendo rinvenuto 244 grammi di hashish idonei a produrre oltre 3.400 dosi medie singole. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione, richiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità non possono rivalutare le prove o ricostruire i fatti già esaminati nei precedenti gradi di giudizio. La Corte d'Appello ha motivato la propria decisione in modo coerente e logico, escludendo la lieve entità sulla base dell'ingente quantitativo di droga sequestrata. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità stupefacenti negato per 279 dosi
Le forze dell'ordine hanno fermato un furgone con tre persone a bordo, rinvenendo oltre cinquantacinque grammi di cocaina, pari a duecentosettantanove dosi, gettati a terra durante il controllo. All'interno del veicolo gli agenti hanno sequestrato materiale da confezionamento, un bilancino e un coltello. Il conducente ha richiesto la derubricazione dell'accusa in fatto di lieve entità stupefacenti, sostenendo di usare gli strumenti per vendere spezie e di avere un ruolo marginale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno confermato la condanna, escludendo il fatto di lieve entità stupefacenti a causa dell'ingente quantitativo e della pianificazione dell'attività illecita.
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Spaccio e fatto di lieve entità: inammissibile il ricorso
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello, contestando la mancata riqualificazione del reato di spaccio nella fattispecie attenuata di fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la richiesta della difesa puntava a ottenere una nuova valutazione dei fatti storici, operazione preclusa in sede di Cassazione. Poiché i giudici di merito hanno motivato il diniego dell'attenuante in modo logico e coerente, la pronuncia resta ferma. Il ricorrente deve sostenere le spese di giudizio e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione illecita di stupefacenti: uso personale o spaccio
L'imputato subiva una condanna per il reato di detenzione illecita di stupefacenti nella forma attenuata del fatto di lieve entità. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto oltre cinquantatré grammi di cocaina e un bilancino di precisione presso la sua abitazione. Il ricorrente contestava la destinazione allo spaccio, ritenendo insufficiente il possesso del bilancino, ed eccepiva l'intervenuta prescrizione del reato per errato computo delle sospensioni processuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che il quantitativo non irrisorio di sostanza unito allo strumento di pesatura giustifica la finalità di spaccio e che la censura sulla prescrizione risultava generica.
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Fatto di lieve entità negato: poco stupefacente ma troppi indizi
L'imputato deteneva oltre 73 grammi di stupefacenti tra hashish e marijuana, nascosti in uno spazio condominiale. In casa conservava bilancino, cellophane, coltellino e due cellulari con contatti di acquirenti e contabilità dello spaccio. La difesa ha chiesto la riqualificazione nel fatto di lieve entità per il quantitativo contenuto e una maggiore riduzione della pena per le attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il giudice di merito ha valutato correttamente il quadro complessivo: la pluralità di sostanze, gli strumenti di frazionamento, i contatti telefonici e i precedenti specifici escludono la minima offensività della condotta. Il ricorrente deve versare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità: l’organizzazione esclude l’attenuante
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione per un uomo sorpreso con oltre trentuno grammi di eroina e sette grammi di sostanza da taglio. Il difensore chiedeva di riqualificare l'episodio come fatto di lieve entità e invocava il riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto la richiesta a causa della trasferta fuori regione, dell'uso di un cellulare dedicato e della potenziale estrazione di duecentonovanta dosi da vendere sul mercato. Questi elementi dimostrano una vera attività professionale e non un episodio occasionale.
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