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Fatto Di Lieve Entità

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617 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Fatto di lieve entità e droga: la condanna resta ferma
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. La difesa contesta la condanna per detenzione di stupefacenti chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità per 490 grammi di hashish, oltre all'applicazione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che il peso della sostanza e il coinvolgimento in un'attività di spaccio organizzata impediscono di concedere la lieve entità. Inoltre, le doglianze difensive risultano generiche e dirette a un riesame del merito non consentito in sede di legittimità. L'Imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di Lieve Entità: Quando il Reato Non È Così Leggero
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due individui condannati per spaccio di stupefacenti. I ricorrenti sostenevano che il loro comportamento dovesse essere qualificato come "fatto di lieve entità", invocando una pena minore. La Corte d'Appello aveva già escluso questa possibilità, considerando la quantità e qualità delle sostanze, la strumentazione per il confezionamento e l'organizzazione dell'attività. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, dichiarando i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che la valutazione della lieve entità deve considerare tutti gli elementi complessivamente, e nel caso specifico, l'offensività non era minima. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio e fatto di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per detenzione di stupefacenti. L'imputato chiedeva il riconoscimento della fattispecie di spaccio e fatto di lieve entità, l'eliminazione della recidiva e la conservazione della sospensione della pena. I giudici hanno confermato la gravità dei fatti. L'uomo deteneva oltre 88 grammi di cocaina ad alta purezza, due bilancini, cellulari, un quaderno di contabilità e tremila euro in contanti. Tali elementi dimostrano un'attività organizzata e professionale. Inoltre, la commissione di un nuovo delitto determina la revoca automatica dei benefici precedenti. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali insieme a una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Reato di Stupefacenti: Quando il “Fatto di Lieve Entità” non Attenua la Pena
Un cittadino è stato condannato per reati legati agli stupefacenti. Ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo che il suo caso fosse riqualificato come un "fatto di lieve entità", che prevede pene meno severe. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse già motivato in modo corretto e completo il perché non fosse possibile applicare la fattispecie del fatto di lieve entità. Il ricorrente aveva semplicemente riproposto argomenti già esaminati. La condanna originaria è stata quindi confermata, con l'aggiunta delle spese processuali a carico del ricorrente.
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Patteggiamento e Ricorso in Cassazione: quando l’accordo vincola
Un imputato, condannato per detenzione di eroina, ha presentato un ricorso in Cassazione dopo aver raggiunto un concordato in appello (patteggiamento) che aveva ridotto la sua pena. Il ricorso contestava il mancato riconoscimento del "fatto di lieve entità" per il reato di droga. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'accordo di patteggiamento implica la rinuncia a sollevare ulteriori questioni, anche quelle rilevabili d'ufficio, salvo eccezioni specifiche non presenti nel caso. Pertanto, la richiesta dell'imputato di riconsiderare la gravità del reato era estranea all'accordo già raggiunto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Traffico di stupefacenti e dosi minime: confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio continuato di cocaina. La difesa chiedeva la riqualificazione dei fatti in reati di lieve entità e contestava i gravi indizi dell'esistenza di una consorteria criminale organizzata, evidenziando il ruolo marginale dell'accusato e la vendita di singole dosi. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze, sottolineando che l'attività si inseriva in una struttura organizzata stabile, dotata di basi logistiche e telefoni dedicati, con un volume di affari incompatibile con la lieve entità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Genericità dell’Imputazione: Quando l’Accusa Vaga non Salva il Reo
Due individui, condannati per numerosi episodi di detenzione e vendita di cocaina, hanno presentato ricorso in Cassazione. Essi contestavano la "genericità dell'imputazione" e l'insufficienza della motivazione della sentenza. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che l'eccezione di "genericità dell'imputazione" è una nullità relativa e va sollevata prima dell'inizio del dibattimento, altrimenti si considera sanata. La Corte ha ritenuto adeguate le motivazioni dei giudici precedenti, specialmente riguardo all'interpretazione delle intercettazioni e alla non applicabilità del fatto di lieve entità, data la sistematicità della condotta e l'ampia disponibilità di droga. Ha confermato anche la recidiva per uno dei ricorrenti, data la sua storia criminale.
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Lieve entità spaccio esclusa: ricorso respinto e sanzione
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la condanna per reati di droga e chiedendo il riconoscimento della fattispecie attenuata del reato. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, respingendo la richiesta difensiva. Per configurare la lieve entità spaccio, i giudici devono analizzare complessivamente la qualità, la quantità della sostanza, i mezzi adoperati e le modalità dell'azione. Quando anche un solo parametro presenta una gravità determinante, come un'organizzazione strutturata o una consistente quantità di sostanze immesse sul mercato, tale fattore impedisce la concessione dell'ipotesi attenuata. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la pena principale e condannandolo al pagamento delle spese di giudizio oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità escluso per oltre dieci chili di droga
L'Imputato è stato condannato per la detenzione illecita di oltre dieci chilogrammi di hashish, corrispondenti a circa centomila dosi individuali. Il medesimo ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere il riconoscimento del fatto di lieve entità, il diniego delle attenuanti generiche e la cancellazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'enorme quantitativo di droga sequestrato esclude la minima offensività della condotta. Un singolo elemento di elevata gravità, come l'ingente peso della sostanza, assorbe ogni altro parametro e impedisce la qualificazione come fatto di lieve entità. I precedenti penali giustificano la recidiva e il mancato sconto di pena. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla cassa delle ammende.
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Spaccio e criminalità: escluso il fatto di lieve entità
L'Imputato ha impugnato la condanna per spaccio chiedendo il riconoscimento dell'ipotesi del fatto di lieve entità e delle attenuanti generiche. I giudici di merito hanno escluso l'attenuante analizzando la quantità della sostanza, il confezionamento e il pieno inserimento del soggetto in reti criminali non marginali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso confermando integralmente la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di lieve entità: quando lo spaccio non è più ‘minore’
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. L'imputato contestava la mancata applicazione del **reato di lieve entità** da parte della Corte d'Appello. La Cassazione ha confermato che la gravità del fatto, basata sulla quantità di sostanza stupefacente, sulle dosi ricavabili e sul possesso di un bilancino e denaro, giustificava l'esclusione della lieve entità. Il ricorso è stato ritenuto generico e non ha specificamente confutato le motivazioni della sentenza precedente. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: una dose venduta ma 800 nascoste
Le forze dell'ordine hanno arrestato un soggetto intento a cedere una singola dose di stupefacente. Le perquisizioni successive hanno portato al rinvenimento di oltre 260 grammi di cannabis, divisi tra la sella di una bicicletta e un borsello nascosto su un albero. I giudici di merito hanno condannato l'imputato a due anni di reclusione, negando la qualificazione del fatto come spaccio di lieve entità e rifiutando le attenuanti generiche. Il ricorrente ha impugnato la condanna davanti alla Corte di Cassazione, lamentando una decisione fondata unicamente sul peso della droga. La Suprema Corte ha confermato la condanna dichiarando inammissibile il ricorso: l'elevato quantitativo di principio attivo, pari a oltre 800 dosi, e l'abitualità desumibile dall'ampia scorta escludono la tenuità dell'offesa e impediscono sconti di pena.
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Spaccio o consumo di gruppo: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un uomo per detenzione e cessione illecita di hashish, respingendo la tesi difensiva del consumo di gruppo. L'imputato aveva ceduto 98 dosi medie a un acquirente e ne deteneva ulteriori 399, insieme a un bilancino di precisione. La difesa sosteneva che la droga derivasse da un accordo collettivo per uso personale condiviso. I giudici hanno invece stabilito che l'elevato quantitativo di stupefacente, il rapido deperimento della sostanza e il contatto telefonico preventivo dimostrano una classica attività di spaccio. Non sussiste il consumo di gruppo né l'attenuante della lieve entità quando mancano le prove del mandato collettivo all'acquisto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità negato: peso e trasporto confermano reato
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. La difesa contestava la mancata riqualificazione del reato di cessione di stupefacenti nella fattispecie di spaccio di lieve entità. I giudici di merito avevano accertato un ingente quantitativo di droga e il trasporto della sostanza fuori città. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che il quantitativo rilevante e il trasporto extraurbano dimostrano l'inserimento dell'autore nei circuiti criminali, escludendo la fattispecie attenuata. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di droga: quando il fatto di lieve entità non è riconosciuto
Un soggetto è stato condannato per spaccio di droga e ha presentato ricorso in Cassazione. Chiedeva il riconoscimento del 'fatto di lieve entità', sostenendo che la Corte d'Appello avesse errato nel negare tale attenuante, in quanto marijuana e cannabis sono la stessa cosa e la diversità di sostanze non dovrebbe precludere la qualificazione meno grave. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il 'fatto di lieve entità' si applica solo per condotte di minima offensività, valutando quantità, qualità delle droghe (diverse tipologie come cocaina, marijuana e cannabis), mezzi e circostanze. La detenzione di più tipi di stupefacenti e il possesso di denaro proveniente dallo spaccio escludono la lieve entità. La sentenza conferma il principio di una valutazione unitaria della condotta.
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Fatto di lieve entità nello spaccio: 150 grammi negano lo sconto
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di 150 grammi di hashish, suddivisi in due panetti e idonei a ricavare 880 dosi singole. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato rinvio dell'udienza per legittimo impedimento del difensore e richiedendo la riqualificazione del reato come fatto di lieve entità nello spaccio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che, durante la normativa emergenziale, la richiesta di rinvio trasmessa senza istanza di trattazione orale non impedisce lo svolgimento del processo. Inoltre, il rigetto della riduzione di pena è stato confermato non solo per il quantitativo, ma anche per l'assenza di redditi leciti, i contatti consolidati con clienti e fornitori e l'ammissione dell'attività illecita per sanare difficoltà economiche. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: condanna ferma anche al primo giorno
Le forze dell'ordine hanno fermato L'Imputato con 7,5 grammi di cocaina ad elevata purezza. L'Imputato ha ammesso di aver accettato di vendere la droga per conto di terzi dietro compenso di 80 euro al giorno. La difesa ha sostenuto che la sostanza fosse destinata all'uso personale e che l'attività non fosse ancora iniziata. I giudici hanno escluso l'uso personale ma hanno riconosciuto il reato di spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Imputato. I giudici di legittimità hanno confermato la pena superiore al minimo edittale. L'accordo per un compenso giornaliero dimostra infatti una condotta professionale inserita in contesti criminali. L'Imputato deve quindi pagare le spese processuali e la multa inflitta.
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Espulsione dello straniero e spaccio di cocaina: la sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e la misura di sicurezza della espulsione dello straniero a carico di un cittadino extracomunitario. Le forze dell'ordine avevano sorpreso l'uomo in possesso di 55 grammi di cocaina, suddivisa in ventitré involucri termosaldati pronti allo smercio. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità ed escludeva la pericolosità sociale. I Supremi Giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. Il quantitativo rilevante e il confezionamento escludono la lieve entità. Inoltre, la recidiva specifica e l'assenza di legami sul territorio giustificano l'allontanamento forzato dallo Stato.
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Fuga pericolosa e spaccio: la Resistenza a pubblico ufficiale non paga
Due fratelli, fermati dalla polizia, si sono dati a una fuga ad alta velocità, gettando droga dal finestrino e causando un incidente. Sono stati condannati per Resistenza a pubblico ufficiale e detenzione di droga a fini di spaccio. Hanno presentato ricorso, sostenendo che la fuga non fosse resistenza e che la droga fosse per uso personale. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando che la fuga pericolosa costituisce Resistenza a pubblico ufficiale e che la modesta quantità di droga, se suddivisa e in un contesto di fuga, non esclude la destinazione allo spaccio. Entrambi i fratelli sono stati ritenuti responsabili.
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Coltivazione di Cannabis: il fatto di lieve entità non regge in Cassazione
Il Giudice dell'udienza preliminare ha condannato un imputato per furto aggravato e coltivazione di cannabis, applicando la pena su richiesta delle parti (patteggiamento). L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione giuridica del fatto relativa alla coltivazione, sostenendo che dovesse rientrare nella fattispecie di "fatto di lieve entità". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che, in caso di patteggiamento, l'errore nella qualificazione giuridica deve essere "manifesto" per giustificare un ricorso. Nel caso specifico, la coltivazione di oltre 350 piante e 245 germogli, con allacciamento abusivo alla rete elettrica, non permetteva di considerare il fatto di lieve entità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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