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Fatto Di Lieve Entità

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617 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Droga in carcere: non è mai spaccio di lieve entità
La Corte di Cassazione ha escluso la possibilità di qualificare come spaccio di lieve entità la condotta di una donna che ha tentato di introdurre in carcere quasi 64 dosi di hashish. La droga era nascosta nell'orlo di un giaccone destinato al compagno detenuto. Secondo i giudici, la modalità dell'azione, ovvero l'introduzione dello stupefacente in un istituto penitenziario, e la quantità non trascurabile, dimostrano una professionalità e un'offensività incompatibili con l'ipotesi del fatto di lieve entità. La condanna della donna è stata quindi confermata, respingendo il suo ricorso e condannandola al pagamento delle spese processuali.
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Patteggiamento per droga: no lieve entità, condanna confermata
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per un reato di droga, ha presentato ricorso in Cassazione. Egli sosteneva che il reato dovesse essere classificato come 'fatto di lieve entità'. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito un principio importante sul **patteggiamento e qualificazione del fatto**: una sentenza di patteggiamento può essere impugnata per errata classificazione del reato solo in caso di errore palese ed evidente. Nel caso specifico, la sola incensuratezza dell'imputato non era sufficiente a dimostrare un errore manifesto, a fronte di prove come la diversità delle sostanze e il possesso di materiale per il confezionamento. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto.
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Ricorso contro patteggiamento: appello vago, condanna e spese
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per un reato di droga, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che i giudici avessero sbagliato a non riconoscere il suo caso come 'fatto di lieve entità'. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso contro patteggiamento inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione di una sentenza di patteggiamento è consentita solo per motivi molto specifici e tassativi. Una contestazione generica sulla qualificazione del fatto, come quella presentata, non rientra tra questi. Di conseguenza, l'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali e un'ulteriore somma di denaro.
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Notevole scorta di droga: la Cassazione nega lo spaccio di lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità. La richiesta è stata respinta perché la quantità di droga detenuta era una 'notevole scorta'. I giudici hanno stabilito che, per negare la lieve entità, non basta il solo dato della quantità, ma è necessario valutare anche tutte le altre circostanze del fatto. In questo caso, la valutazione complessiva ha escluso la possibilità di qualificare il reato come minore. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Spaccio di lieve entità negato: Cassazione conferma la condanna
Un uomo condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo il riconoscimento del reato di 'spaccio di lieve entità'. Sosteneva che i giudici non avessero considerato adeguatamente la sua condizione di consumatore abituale e le circostanze del fatto. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile perché troppo generico e non specifico. I giudici hanno confermato che la decisione precedente era corretta nel considerare il fatto non lieve, basandosi non solo sulla notevole quantità di droga, ma anche sulle modalità e le circostanze complessive della detenzione. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione.
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Spaccio di Lieve Entità: Ricorso Respinto e Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato aveva presentato ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello, ma i giudici supremi lo hanno respinto. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché le motivazioni erano infondate e non criticavano adeguatamente la decisione precedente. La Cassazione ha confermato che la Corte d'Appello aveva correttamente valutato gli elementi del reato. Di conseguenza, la condanna per spaccio di lieve entità è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Passeggero butta la droga: è concorso in spaccio di stupefacenti
La Cassazione ha confermato la condanna per concorso in spaccio di stupefacenti a carico di un passeggero che, durante un controllo di polizia, aveva gettato dal finestrino dell'auto un involucro con cocaina. Secondo i giudici, questo gesto non rappresenta una semplice connivenza passiva, ma un contributo attivo e consapevole al reato, dimostrando la disponibilità congiunta della droga. È stata inoltre respinta la richiesta di qualificare il fatto come di 'lieve entità'. La Corte ha sottolineato che la valutazione deve essere complessiva, considerando l'elevata purezza della sostanza e la sua idoneità a produrre un alto numero di dosi, elementi che escludono la minore gravità del reato. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Droga: la grande quantità esclude il fatto di lieve entità
Un grossista di farmaci veterinari importa dalla società di un amministratore estero un ingente quantitativo di Ketamina, destinandola al mercato illecito. Entrambi vengono condannati. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la tesi difensiva che chiedeva di riconoscere il reato come 'fatto di lieve entità'. Secondo i giudici, la notevole quantità di sostanza stupefacente (oltre mille dosi) e le modalità organizzate dell'operazione, che prevedevano l'importazione dall'estero, sono elementi di gravità tali da escludere a priori l'applicazione della norma più favorevole.
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Corriere con 100gr di cocaina: non è fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo che agiva come 'fattorino' per la consegna di oltre 100 grammi di cocaina. La difesa chiedeva di riconoscere il reato come 'fatto di lieve entità', data la sua posizione subordinata. Tuttavia, i giudici hanno respinto la richiesta. La Corte ha stabilito che per valutare la lieve entità non basta guardare al ruolo, ma bisogna considerare tutti gli elementi: la quantità non esigua della droga, i precedenti penali dell'imputato e il suo inserimento in un contesto criminale organizzato. Di conseguenza, il reato non poteva essere considerato un fatto di lieve entità e la condanna è diventata definitiva.
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Detenzione di stupefacenti: purezza elevata esclude il reato lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo trovato con 28,5 grammi di cocaina in casa. L'imputato sosteneva che la droga potesse appartenere ad altri conviventi e che, in ogni caso, si trattasse di un fatto lieve. I giudici hanno respinto entrambe le tesi. La responsabilità è stata provata da un nastro adesivo che collegava in modo univoco l'imputato alla droga. Inoltre, l'ipotesi del reato lieve è stata esclusa non tanto per il peso, ma per l'altissima purezza della sostanza (81-82%). Questo elemento, secondo la Corte, indica un acquisto all'ingrosso e un legame con circuiti criminali, rendendo la detenzione di stupefacenti non qualificabile come di lieve entità.
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Spaccio sistematico: non è un fatto di lieve entità, condanna ok
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per spaccio di droga. L'imputato sosteneva che la sua attività dovesse essere considerata un 'fatto di lieve entità', che prevede una pena minore. I giudici hanno respinto questa tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che l'attività di approvvigionamento e smercio sistematico di stupefacenti è incompatibile con l'ipotesi del fatto di lieve entità. La capacità organizzativa dimostrata dall'imputato esclude la possibilità di applicare la norma più favorevole. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e l'imputato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Spaccio di droga senza sequestro: condanna valida con i soli squilli
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due imputati accusati di aver gestito una fiorente attività di spaccio di hashish. La difesa sosteneva l'assenza di prove, dato che il caso si basava solo sulla cosiddetta 'droga parlata', ovvero intercettazioni di telefonate e semplici 'squilli' usati come codice per ordinare la merce. La Corte ha stabilito che lo spaccio di droga senza sequestro può essere provato validamente attraverso questi elementi, se interpretati logicamente. Ha inoltre escluso l'applicazione della pena più lieve per 'fatto di lieve entità', poiché l'attività degli imputati configurava una vera e propria 'piazza di spaccio' per la sua continuità e organizzazione, rendendo irrilevante la mancata individuazione del singolo quantitativo ceduto.
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Spaccio di lieve entità negato: l’agenda svela il business
Un soggetto, condannato per detenzione di cocaina, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riconoscere l'ipotesi di spaccio di lieve entità. La richiesta si basava sulla necessità di una pena più mite. Tuttavia, le prove a suo carico, tra cui una consistente quantità di droga, un'agenda con la contabilità di 48 clienti e una notevole somma di denaro contante, dimostravano un'attività sistematica e redditizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che tali elementi sono incompatibili con la figura dello spaccio di lieve entità, che presuppone un'offensività minima. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese.
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Spaccio di lieve entità: attività abituale non esclude il reato lieve
Un uomo viene condannato per detenzione e spaccio di marijuana. L'imputato sostiene che si tratti di spaccio di lieve entità, data la modesta quantità di droga. I giudici dei primi gradi di giudizio negano questa qualifica, ritenendo l'attività continuativa e organizzata. La Corte di Cassazione, invece, annulla la condanna. I giudici supremi stabiliscono che per negare lo spaccio di lieve entità non basta che l'attività sia abituale. È necessario valutare tutti gli indici: la quantità effettiva di principio attivo, il numero di dosi (molto più basso di quello inizialmente calcolato) e le modalità concrete. La sentenza afferma che anche un'attività non occasionale può rientrare nella fattispecie lieve. Il caso torna quindi alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Coltivazione per spaccio: bilancini e buste incastrano l’imputato
La Cassazione ha confermato la validità di una misura cautelare per un uomo accusato di coltivazione per spaccio. Nonostante l'indagato sostenesse che le piante di marijuana fossero per uso personale, la presenza di una notevole quantità di inflorescenze (1,4 kg), tre bilancini di precisione e bustine per il confezionamento ha costituito un quadro di 'gravi indizi di colpevolezza'. La Corte ha stabilito che, per le misure cautelari, non serve la certezza della colpevolezza, ma una qualificata probabilità. La valutazione complessiva degli elementi, e non la loro analisi isolata, ha reso la tesi dello spaccio più credibile di quella dell'uso personale, giustificando il provvedimento restrittivo.
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Spaccio di Lieve Entità? No con 1 Kg di Droga, dice la Cassazione
Un uomo, condannato per aver ceduto un chilogrammo di sostanza stupefacente, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato chiedeva di qualificare il reato come spaccio di lieve entità per ottenere una pena più bassa. La Corte Suprema ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: una quantità così ingente di droga è oggettivamente incompatibile con l'ipotesi del fatto lieve. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio e fatto di lieve entità: no sconti con legami criminali
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato che chiedeva di riconoscere il reato di spaccio come un fatto di lieve entità. La richiesta è stata negata a causa di elementi aggravanti come la quantità e la varietà delle droghe detenute, il luogo dello spaccio e i legami con ambienti criminali di spessore. Secondo i giudici, queste circostanze nel loro insieme escludono la possibilità di applicare la norma più favorevole. L'impugnazione è stata quindi dichiarata inammissibile, con condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: condannata per aiuto al partner
Una donna viene condannata per concorso in detenzione di stupefacenti per aver nascosto su di sé la droga del compagno all'arrivo della polizia. La Cassazione chiarisce che questo non è un caso di semplice connivenza (conoscenza passiva del reato), ma un contributo attivo che agevola l'attività illecita. Viene inoltre esclusa l'ipotesi del 'fatto di lieve entità', a causa della presenza di diverse droghe, di un'ingente somma di denaro e di altro materiale legato allo spaccio. La Corte conferma quindi la condanna e la confisca del denaro, ritenuto sproporzionato rispetto ai redditi leciti della coppia e di provenienza ingiustificata.
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Fatto di lieve entità: negato per spaccio con ruoli organizzati
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di due imputati condannati per spaccio di droga. Essi chiedevano il riconoscimento del 'fatto di lieve entità' e le attenuanti generiche. La Corte ha stabilito che l'attività, essendo organizzata con una suddivisione dei compiti e un numero significativo di cessioni, non poteva essere considerata di lieve entità. La richiesta di attenuanti è stata giudicata troppo generica. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando la condanna e stabilendo che l'organizzazione dello spaccio esclude la possibilità di una pena ridotta per il fatto di lieve entità.
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Fatto di lieve entità negato per 83g di hashish: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di 83,54 grammi di hashish, da cui si potevano ricavare oltre 1000 dosi. L'imputato chiedeva il riconoscimento del **fatto di lieve entità** per ottenere una pena più bassa. La Corte ha stabilito che la quantità rilevante della sostanza è un elemento decisivo e sufficiente, da solo, a escludere la minore gravità del reato. Anche se altri aspetti (come le modalità dell'azione) fossero meno gravi, il peso notevole dello stupefacente impedisce l'applicazione del beneficio. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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