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Fatto Di Lieve Entità

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617 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Concorso in spaccio: condannata anche se solo passeggera in auto
Una coppia viene condannata per spaccio. La donna si difende sostenendo di essere stata solo una passeggera passiva durante le cessioni di droga. La Corte di Cassazione, però, conferma la sua colpevolezza per concorso in spaccio di stupefacenti. Secondo i giudici, il suo ruolo è stato tutt'altro che passivo. Mettendo a disposizione la propria auto, talvolta anche con i figli a bordo, ha fornito una copertura essenziale all'attività illecita, assicurando un'apparenza di normalità. Questo comportamento costituisce una partecipazione attiva al reato, sufficiente per giustificare la condanna. La Corte ha quindi respinto il ricorso.
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Fatto di lieve entità negato: 57g di cocaina sono troppi
La Corte di Cassazione ha escluso la configurabilità del fatto di lieve entità per un uomo trovato in possesso di 57 grammi di cocaina, sufficienti per 260 dosi. Secondo la Corte, un quantitativo così elevato è di per sé decisivo per negare l'ipotesi attenuata, rendendo irrilevanti altre circostanze potenzialmente favorevoli, come l'assenza di precedenti penali. La condanna per detenzione ai fini di spaccio è stata quindi confermata, stabilendo che il superamento di un certo limite quantitativo crea un pericolo tale da impedire il riconoscimento del fatto di lieve entità.
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Fatto di Lieve Entità Negato: Decisive 73 Dosi e Precedenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di un individuo, negando la possibilità di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità'. La decisione si basa su due elementi chiave: l'ingente quantitativo di droga, da cui si potevano ricavare 73 dosi di eroina, e i numerosi precedenti penali specifici dell'imputato. Secondo la Corte, questi fattori dimostrano una pericolosità e un'offensività tali da escludere l'applicazione della norma più favorevole. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché generico.
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Fatto di lieve entità negato: la Cassazione conferma la condanna
Un imputato, condannato per un reato legato agli stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. Chiedeva l'applicazione dell'ipotesi di reato più lieve, il cosiddetto 'fatto di lieve entità', e il riconoscimento di circostanze attenuanti. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la valutazione sulla gravità del fatto spetta al giudice di merito e, in questo caso, era stata motivata in modo logico e corretto. La richiesta dell'imputato era una semplice riproposizione di argomenti già respinti. La condanna è stata quindi confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Fatto di Lieve Entità: No Sconto di Pena con Droga Pura al 70%
Un imputato, condannato per detenzione di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riconoscere il 'fatto di lieve entità' per ottenere una pena minore. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno sottolineato che la richiesta era un tentativo di far rivalutare i fatti, compito che non spetta alla Cassazione. In particolare, l'elevato grado di purezza della sostanza (70%) era già stato correttamente considerato dai giudici di merito come un elemento che escludeva la possibilità di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità'. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Spaccio e fatto di lieve entità: complici ma con pene diverse
Due persone vengono condannate per detenzione di stupefacenti. Uno deteneva piccole quantità di eroina e marijuana, l'altro un ingente quantitativo di hashish, materiale per il confezionamento e una cartuccia. La Cassazione applica il **fatto di lieve entità** solo al primo, sottolineando che la valutazione va fatta individualmente. La condotta del secondo, per quantità e mezzi, indicava un'attività di spaccio strutturata e non poteva essere considerata lieve. La Corte distingue così le posizioni dei due coimputati, annullando con rinvio la sentenza per il primo e dichiarando inammissibile il ricorso del secondo.
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Droga e armi: no all’impugnazione patteggiamento lieve entità
Un imputato, dopo aver concordato una pena (patteggiamento) per il possesso di una notevole quantità di droga, 13.000 euro e due pistole, tenta di contestare l'accordo. Propone ricorso in Cassazione sostenendo che il reato dovesse essere considerato di 'lieve entità'. La Corte Suprema ha respinto la richiesta, dichiarando inammissibile l'impugnazione patteggiamento. I giudici hanno chiarito che tale ricorso è possibile solo per errori giuridici macroscopici ed evidenti, non per rimettere in discussione la gravità dei fatti. La presenza di armi e ingente denaro escludeva a priori ogni ipotesi di lieve entità.
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Fatto di lieve entità negato: Cassazione conferma condanna droga
Un individuo, condannato per un reato legato agli stupefacenti, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. L'imputato chiedeva il riconoscimento del 'fatto di lieve entità' per ottenere una pena più bassa. La Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto i motivi dell'appello troppo generici e non idonei a essere discussi in quella sede. Di conseguenza, la condanna precedente è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione aggiuntiva.
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Coltivazione di stupefacenti: piantagione in casa, condanna certa
Un uomo viene condannato per la coltivazione di stupefacenti e la detenzione di un notevole quantitativo di marijuana e hashish. L'imputato si difende sostenendo che la sua condotta non fosse grave. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, confermando che il numero di piante, la quantità di droga e la presenza di attrezzature per il confezionamento dimostrano un'attività non trascurabile e destinata alla vendita. Viene quindi esclusa sia la possibilità di considerare il fatto di lieve entità, sia la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La condanna diventa definitiva.
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Fatto di lieve entità: No sconti per 500 dosi di droga
Un uomo condannato per detenzione di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo di riconoscere il reato come 'fatto di lieve entità'. La richiesta si basava sulla speranza di ottenere una pena minore. La Corte ha respinto il ricorso, sottolineando che la grande quantità di droga (108 dosi di hashish e 408 di marijuana), la varietà delle sostanze e la loro suddivisione indicavano un'attività abituale e non occasionale. Il contesto, un noto quartiere di Palermo, ha ulteriormente rafforzato questa valutazione. La Cassazione ha quindi confermato che non si trattava di un fatto di lieve entità, rendendo la condanna definitiva.
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Spaccio di lieve entità: negato se l’attività è professionale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di cocaina, negando la qualifica di 'fatto di lieve entità'. Secondo i giudici, per escludere l'ipotesi di spaccio di lieve entità è sufficiente che anche un solo elemento, come la professionalità dell'attività, indichi una certa gravità. Nel caso specifico, l'imputato agiva in modo organizzato, con un ruolo da 'palo' e in collaborazione con altri complici. Questa modalità operativa ha dimostrato una non occasionalità dell'attività di spaccio, giustificando il rigetto della richiesta di attenuante e rendendo il ricorso inammissibile.
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Spaccio: 521 dosi di cocaina non sono un fatto di lieve entità
Un uomo, condannato per spaccio, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la sua condotta dovesse essere considerata un fatto di lieve entità. In casa sua erano state trovate 521 dosi di cocaina, sostanza da taglio, un bilancino di precisione e un quaderno con la contabilità. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che il numero elevato di dosi (centinaia, non decine) e gli strumenti rinvenuti provavano un'attività di spaccio sistematica e su larga scala. Tale attività è incompatibile con l'ipotesi del fatto di lieve entità. La condanna per spaccio è stata quindi confermata in via definitiva.
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Droga pura: non è fatto di lieve entità, condanna confermata
Due persone, condannate per detenzione di stupefacenti, hanno presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riconoscere il 'fatto di lieve entità'. Sostenevano che i mezzi rudimentali e la modesta quantità di droga giustificassero una pena minore. La Corte ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'elevato numero di dosi ricavabili e l'alto grado di purezza della sostanza sono elementi sufficienti per escludere il 'fatto di lieve entità', rendendo irrilevanti gli altri aspetti. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Fatto di lieve entità: negato se lo spaccio è professionale
Un uomo, già agli arresti domiciliari, viene trovato in possesso di cocaina, hashish e marijuana, oltre a tre bilancini di precisione e materiale per il confezionamento. L'imputato chiede il riconoscimento del 'fatto di lieve entità', sostenendo che la quantità fosse compatibile con un piccolo spaccio. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, giudicandolo inammissibile. I giudici sottolineano che la varietà delle droghe, la presenza di strumenti professionali e la condizione di detenuto agli arresti domiciliari dimostrano un'attività di spaccio stabile e organizzata, incompatibile con l'ipotesi del fatto di lieve entità. La condanna a 4 anni e 2 mesi di reclusione e 20.000 euro di multa diventa definitiva.
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Fatto di lieve entità: niente sconti per spaccio se sei recidivo
Un uomo condannato per detenzione di cocaina ai fini di spaccio ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che i giudici avessero sbagliato a non considerare il reato un fatto di lieve entità. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si basa su due elementi chiave: la pericolosità sociale dell'imputato, che era tornato a delinquere pochi mesi dopo una condanna definitiva, e la natura della sostanza. Dieci dosi di cocaina pura, insieme a denaro contante, non costituiscono un'attività marginale. La sentenza conferma quindi che per definire un fatto di lieve entità non basta guardare alla quantità, ma occorre valutare il contesto complessivo, inclusa la condotta passata dell'imputato.
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Fatto di lieve entità negato: 3000 dosi di droga sono troppe
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione di droga ai fini di spaccio. L'imputato aveva richiesto l'applicazione dell'attenuante del 'fatto di lieve entità', ma la sua richiesta è stata respinta. I giudici hanno stabilito che l'ingente quantitativo di stupefacenti (198g di hashish e 152g di marijuana, pari a oltre 3.000 dosi) e l'elevata percentuale di principio attivo erano elementi oggettivi incompatibili con la definizione di lieve entità. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile, rendendo la condanna definitiva e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Spaccio da casa non è fatto di lieve entità: condanna confermata
Un uomo viene condannato per spaccio di cocaina e marijuana. La sua attività era organizzata: usava la propria abitazione come base e un telefono dedicato per gli appuntamenti. Nonostante la difesa sostenesse si trattasse di un fatto di lieve entità, la Cassazione ha respinto la richiesta. I giudici hanno sottolineato che la quantità di droga (100 grammi per 214 dosi), la varietà delle sostanze e la struttura organizzata dell'attività escludono la possibilità di considerare il reato come minore. La condanna a 4 anni di reclusione è stata quindi confermata, stabilendo un principio chiaro sulla distinzione tra spaccio occasionale e attività strutturata.
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Spaccio di 20g di cocaina: non è un fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per spaccio di cocaina, escludendo l'applicazione del 'fatto di lieve entità'. L'imputato era stato accusato di cessioni ripetute di droga, per quantitativi tra i 10 e i 20 grammi. Secondo i giudici, sia il peso della sostanza sia la non occasionalità delle vendite sono elementi incompatibili con la definizione di reato minore. La Corte ha ritenuto che una condotta organizzata e quantitativi significativi dimostrano una gravità tale da non poter beneficiare della pena ridotta prevista per il fatto di lieve entità. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato respinto e la condanna è diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità: No se ci sono bilancino e telecamere
La Corte di Cassazione ha escluso l'ipotesi di spaccio di lieve entità per un uomo trovato in possesso di marijuana e cocaina. Nonostante la difesa sostenesse la minima offensività, i giudici hanno dato peso non solo alla quantità di droga, sufficiente per oltre duemila dosi, ma anche al contesto. La presenza in casa di un bilancino di precisione, denaro contante e un sistema di videosorveglianza, sebbene non funzionante, è stata interpretata come un chiaro indice di un'attività di spaccio non occasionale. La Corte ha quindi confermato la condanna, stabilendo che la valutazione sulla lieve entità deve considerare tutti gli elementi nel loro complesso, non solo il peso della sostanza.
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Fatto di lieve entità: 14g di cocaina non bastano per lo sconto
Un uomo viene condannato per detenzione di oltre 14 grammi di cocaina. In Cassazione, chiede il riconoscimento del **fatto di lieve entità**, sostenendo che la quantità fosse bassa. La Corte Suprema respinge il ricorso. I giudici chiariscono che per valutare la lieve entità non basta guardare la quantità della droga. È necessaria una valutazione complessiva che includa la purezza della sostanza, le modalità dell'azione e gli strumenti utilizzati. Nel caso specifico, l'elevato principio attivo, il possesso di un bilancino, materiale per il confezionamento e appunti con nomi e cifre indicavano un'attività organizzata e non un **fatto di lieve entità**, confermando così la condanna.
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