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Fatto Di Lieve Entità

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617 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio in pineta: non concorso ma associazione finalizzata allo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un membro di un'organizzazione criminale dedita allo spaccio in una pineta. L'imputato sosteneva di aver solo partecipato occasionalmente, ma i giudici hanno respinto la sua tesi. Le prove, come intercettazioni e riprese video, hanno dimostrato l'esistenza di una vera e propria associazione finalizzata allo spaccio, con una struttura stabile, vedette e un controllo totale del territorio. La Corte ha escluso che si trattasse di un fatto di lieve entità, data la sistematicità e l'ampio volume d'affari dell'attività illecita. L'appello è stato dichiarato inammissibile.
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Fatto di lieve entità: maxi-piantagione, condanna annullata
Quattro persone, condannate per aver coltivato una piantagione di cannabis di 430 piante da cui si potevano ricavare oltre 6.000 dosi, hanno fatto ricorso in Cassazione. Chiedevano il riconoscimento del reato come 'fatto di lieve entità', che prevede pene più basse. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la condanna. I giudici supremi hanno stabilito che per negare il 'fatto di lieve entità', non basta considerare solo la grande quantità di droga. È necessaria una valutazione completa di tutti gli elementi. Anche l'applicazione della recidiva è stata criticata per motivazione insufficiente. Il processo dovrà quindi essere celebrato di nuovo.
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Spaccio e fatto di lieve entità: bilancino e contanti costano il carcere
Un indagato, trovato in possesso di eroina, hashish, un bilancino di precisione e una notevole somma di denaro, si è visto confermare la custodia in carcere. La sua difesa sosteneva si trattasse di un fatto di lieve entità, data la quantità non eccezionale di droga. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: per qualificare un reato come fatto di lieve entità non basta guardare alla quantità. Bisogna fare una valutazione globale che include i mezzi usati (il bilancino), le circostanze (il denaro contante) e la professionalità dell'azione, elementi che in questo caso indicavano un'attività di spaccio strutturata e non occasionale.
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Gravi indizi di colpevolezza: hashish e contanti portano all’arresto
Un uomo viene messo agli arresti domiciliari perché trovato in possesso di 100 grammi di hashish, una notevole somma di denaro e con telecamere di sorveglianza in casa. L'indagato si difende sostenendo che la droga fosse per uso personale e fornendo giustificazioni per il denaro e le telecamere. La Corte di Cassazione ha confermato la misura, chiarendo il principio dei 'gravi indizi di colpevolezza'. Per applicare una misura cautelare non serve la certezza della colpevolezza, ma un alto grado di probabilità. La combinazione di tutti gli elementi (droga, soldi, telecamere), valutati nel loro insieme, è stata ritenuta sufficiente a integrare tale probabilità, giustificando la restrizione della libertà in attesa del processo.
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Ricorso contro patteggiamento: accordo accettato, poi contestato
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per reati di droga, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che il giudice avesse sbagliato a non riconoscere il fatto come di 'lieve entità'. La Corte Suprema ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiave sul ricorso contro patteggiamento: è ammesso solo per errori giuridici palesi e macroscopici, evidenti dalla sola lettura della sentenza. Non si può usare il ricorso per rimettere in discussione la valutazione dei fatti già accettata con l'accordo. L'impugnazione è stata quindi dichiarata inammissibile, con condanna dell'imputato al pagamento delle spese e di una multa.
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Spaccio di lieve entità: Cassazione nega sconti per troppa droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione ai fini di spaccio di un'ingente quantità di cocaina ed eroina. L'imputato aveva richiesto il riconoscimento del reato come 'spaccio di lieve entità' per ottenere una pena più bassa. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiaro: la notevole quantità di droga detenuta è un fattore decisivo che, da solo, esclude la possibilità di qualificare il fatto come di lieve entità. La professionalità dimostrata e la capacità di servire un'ampia clientela hanno ulteriormente aggravato la posizione, rendendo impossibile qualsiasi sconto di pena. L'imputato ha perso il ricorso e la sua condanna è diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità: condanna confermata, ricorso inutile
Un soggetto, condannato per detenzione e cessione di hashish e cocaina, si era difeso sostenendo che la droga fosse per uso personale. La Corte d'Appello, pur confermando la sua colpevolezza, aveva riqualificato il reato in spaccio di lieve entità, riducendo la pena. Nonostante ciò, l'imputato ha presentato un ulteriore ricorso alla Corte di Cassazione per contestare la sua responsabilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la questione sulla colpevolezza era ormai definitiva e non poteva essere ridiscussa. La condanna per spaccio di lieve entità è stata quindi confermata.
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Spaccio di Metanfetamina: No al Fatto di Lieve Entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di tre persone trovate in possesso di oltre 22 grammi di metanfetamina. La difesa aveva richiesto di classificare il reato come 'fatto di lieve entità', che prevede pene più miti. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiaro: per escludere il fatto di lieve entità è sufficiente anche un solo elemento di gravità. In questo caso, la quantità della sostanza, la sua natura di 'droga pesante' (capace di produrre oltre 160 dosi), il possesso di denaro e i precedenti penali di uno degli imputati sono stati ritenuti decisivi per confermare la gravità del reato e la condanna originaria.
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Piantagione pro: no al fatto di lieve entità per stupefacenti
La Corte di Cassazione ha escluso l'applicazione del 'fatto di lieve entità stupefacenti' per un uomo che coltivava una vera e propria piantagione di cannabis. La presenza di 851 piante e un sistema professionale di aerazione e irrigazione, alimentato con un allaccio abusivo alla rete elettrica, ha dimostrato un'attività organizzata e destinata a un mercato ampio. Secondo i giudici, la professionalità e la quantità della coltivazione sono incompatibili con la minima offensività richiesta per il reato di lieve entità. L'imputato è stato quindi condannato in via definitiva, con il rigetto del suo ricorso.
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87g di Cocaina: No alla detenzione di stupefacenti lieve entità
Una persona, condannata per il possesso di 87,47 grammi di cocaina, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato chiedeva di riconoscere l'ipotesi di detenzione di stupefacenti lieve entità, sostenendo che la quantità non fosse l'unico criterio da valutare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la valutazione dei tribunali precedenti era corretta, poiché teneva conto non solo della quantità, ma anche delle modalità di confezionamento della droga. L'appello è stato considerato generico e un tentativo di ridiscutere i fatti, non consentito in sede di legittimità. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Fatto di lieve entità: no per 50g di cocaina secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per la detenzione di circa 50 grammi di cocaina, da cui si potevano ricavare 255 dosi. L'imputato aveva chiesto di riconoscere il 'fatto di lieve entità', una fattispecie meno grave del reato. La Corte ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha stabilito che, sebbene la valutazione debba essere complessiva, il dato della quantità (il 'dato ponderale') era così significativo da essere da solo sufficiente a escludere la minore gravità del reato. Di conseguenza, la condanna originaria è stata confermata e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione.
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Cocaina in macrodosi: niente sconto per spaccio di lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due complici per detenzione di 44,43 grammi di cocaina, negando la qualifica di spaccio di lieve entità. La difesa sosteneva che il reato fosse minore, ma i giudici hanno stabilito il contrario. La decisione si basa su una valutazione complessiva che va oltre il solo peso della droga. Elementi decisivi sono stati l'ingente quantitativo, le modalità di confezionamento in 'macrodosi' pronte per un'ulteriore suddivisione, e il fatto che uno degli imputati fosse già ai domiciliari per reati simili. La Corte ha ribadito che questi indici dimostrano una notevole offensività, incompatibile con l'ipotesi di spaccio di lieve entità.
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Fatto di lieve entità stupefacenti: No se la quantità è alta
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per detenzione di stupefacenti. L'imputato chiedeva di riconoscere il reato come un 'fatto di lieve entità stupefacenti' e di ottenere le attenuanti generiche. La Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Il principio sancito è che una 'consistente quantità' di sostanza detenuta è incompatibile con la qualifica di lieve entità. La valutazione del giudice di merito, considerata logica e corretta, non è sindacabile in sede di legittimità. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Droga e contanti: no alla confisca del denaro per sola detenzione
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla confisca denaro detenzione stupefacenti. Se una persona è accusata solo di detenere droga per uso personale o comunque senza prove di spaccio, il denaro trovato in suo possesso non può essere confiscato. La Corte ha chiarito che manca il 'nesso di pertinenzialità', ovvero il legame diretto tra i soldi e il reato di detenzione. Questo è diverso dal reato di spaccio, dove il denaro è considerato il profitto dell'attività illecita. Di conseguenza, la sentenza che disponeva la confisca è stata annullata e il denaro è stato restituito all'imputata.
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Fuga in auto non è scappare: è resistenza a pubblico ufficiale
Un uomo viene condannato per spaccio di droga e per resistenza a pubblico ufficiale. La sua colpa non è stata solo la cessione di stupefacenti, ma anche la fuga in auto per evitare l'arresto. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante: una fuga alla guida di un veicolo, condotta in modo pericoloso e tale da scoraggiare l'inseguimento per evitare incidenti, non è una semplice scappatella, ma integra il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Questa condotta, infatti, costituisce una 'violenza impropria' che ostacola l'operato delle Forze dell'Ordine. La Corte ha quindi confermato la condanna e la confisca dei 50 euro, ritenuti il profitto dello spaccio.
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Spaccio di lieve entità negato: 38 dosi e precedenti pesano
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di un uomo trovato con 38 involucri di droga. L'imputato sosteneva si trattasse di spaccio di lieve entità, ma i giudici hanno respinto la sua tesi. La decisione si basa su elementi precisi: le modalità di detenzione e trasporto della sostanza, distribuita tra la persona e l'auto, indicavano un'attività non occasionale. Inoltre, i precedenti penali specifici dell'uomo hanno rafforzato la valutazione della sua pericolosità sociale. La Corte ha quindi escluso l'ipotesi del fatto lieve, ritenendo la condotta inserita in un contesto di spaccio organizzato e non sporadico, confermando la pena inflitta.
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Fatto di lieve entità negato: Cassazione conferma condanna spaccio
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti. L'imputato chiedeva di riconoscere il reato come 'Fatto di lieve entità', di concedere le attenuanti generiche e di escludere la recidiva. La Corte ha respinto tutte le richieste. Ha stabilito che il quantitativo della sostanza e l'organizzazione dell'attività erano troppo significativi per qualificare il reato come Fatto di lieve entità. Inoltre, i numerosi precedenti penali dell'imputato giustificavano sia il diniego delle attenuanti sia la conferma della sua pericolosità sociale. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Fatto di lieve entità: la quantità di droga esclude la pena mite
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una persona condannata per un reato legato agli stupefacenti. L'imputata sosteneva che il reato dovesse essere classificato come 'fatto di lieve entità', con una pena minore. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: anche un solo elemento negativo, come una quantità considerevole di droga, può essere sufficiente a escludere il 'fatto di lieve entità'. La valutazione del giudice deve essere complessiva, ma il dato quantitativo può avere un peso preponderante e decisivo. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna precedente confermata.
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Fatto di Lieve Entità: No se le Dosi Ricavabili sono Oltre 600
Un uomo condannato per detenzione di circa 90 grammi di hashish e marijuana si è rivolto alla Cassazione chiedendo di riconoscere il reato come 'fatto di lieve entità'. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro: la quantità della droga è l'elemento decisivo. Poiché dalle sostanze si potevano ricavare quasi 600 dosi, i giudici hanno ritenuto impossibile applicare la norma più favorevole. L'elevato numero di dosi ha assorbito ogni altro elemento di valutazione, come le modalità della vendita o il comportamento dell'imputato, confermando così la condanna originaria senza sconti di pena.
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Spaccio e fatto di lieve entità: no se l’attività è organizzata
Un uomo, arrestato per spaccio, ha chiesto ai giudici di riconoscere la sua condotta come un 'fatto di lieve entità', un'ipotesi di reato meno grave. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: per decidere sulla gravità dello spaccio, bisogna valutare tutti gli indizi nel loro insieme. La presenza di diversi tipi di droga, una somma di denaro sproporzionata per una persona disoccupata e le modalità organizzate dell'attività sono elementi sufficienti per escludere il 'fatto di lieve entità' e confermare l'accusa più grave. La valutazione complessiva ha dimostrato un'offensività non minima.
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