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Fatto Di Lieve Entità

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617 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Fatto di lieve entità e spaccio continuato: la Cassazione decide
Due militari vengono condannati per aver alterato un drug-test e aver corrotto un collega con della cocaina per truccare i risultati. Inoltre, i due detenevano sostanze stupefacenti in casa. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del primo militare, poiché aveva concordato la pena in appello. Accoglie invece parzialmente il ricorso della seconda militare. I giudici di secondo grado avevano infatti escluso il fatto di lieve entità per i reati di droga basandosi solo sulla continuità dello spaccio. La Suprema Corte chiarisce che l'attività continuativa non esclude automaticamente il fatto di lieve entità, richiedendo una valutazione globale di tutti gli elementi del caso. La sentenza viene annullata limitatamente a questo punto con rinvio per un nuovo giudizio.
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Fatto di lieve entità: anche lo spaccio organizzato può esserlo
L'Imputato è stato condannato per spaccio di cocaina. La Corte d'Appello ha escluso l'ipotesi del fatto di lieve entità, valorizzando la presenza di tre clienti stabili e di strumenti per il confezionamento in dosi a casa dell'uomo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, annullando la sentenza con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che la modica quantità di droga (pari a soli 0,63 grammi) non può essere ignorata e che una struttura organizzata minima o la continuità dello spaccio non escludono automaticamente il fatto di lieve entità. Il caso dovrà essere interamente riesaminato.
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Spaccio di lieve entità: la condanna resta anche senza motorino
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di spaccio di lieve entità. L'uomo era stato sorpreso dalle forze dell'ordine mentre cedeva dosi di marijuana, poi sequestrate insieme a una somma di denaro ritenuta il profitto dell'attività illecita. La difesa contestava la proprietà del ciclomotore vicino al quale era nascosta la droga e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che l'osservazione diretta degli scambi rende irrilevante la proprietà del mezzo. Inoltre, la condotta non collaborativa e i precedenti penali giustificano il diniego dei benefici di legge e la confisca del denaro. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: la pena lieve cancella la cella
L'Imputato, mentre si trovava agli arresti domiciliari, veniva trovato in possesso di hashish. Il Tribunale di Gela riqualificava il reato come fatto di lieve entità, sostituendo la custodia cautelare in carcere con l'obbligo di dimora. Il Pubblico Ministero proponeva appello e il Tribunale del Riesame ripristinava il carcere, ritenendo che la pendenza dell'impugnazione escludesse il limite dei tre anni di pena previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Riesame. I giudici di legittimità hanno stabilito che la custodia cautelare in carcere non può essere mantenuta se sopravviene una sentenza, anche non definitiva, che infligge una pena inferiore ai tre anni. Il principio di proporzionalità deve infatti sempre prevalere, impedendo la massima misura restrittiva se la pena finale prevista è inferiore al limite di legge.
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Ricettazione di auto rubata: la finta ignoranza non salva
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di auto rubata. Il veicolo era privo di targhe regolari, con il numero di telaio contraffatto e senza documenti di circolazione. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di non essere consapevole della provenienza illecita del mezzo e chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la sussistenza del dolo, evidenziando le condizioni palesi del veicolo. Inoltre, hanno escluso la lieve entità a causa dell'elevato valore economico dell'auto, rubata poco prima del ritrovamento. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di tre droghe diverse: escluso il fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. L'imputato chiedeva che il reato venisse riqualificato come fatto di lieve entità, sostenendo la modesta entità della condotta. I giudici hanno però confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che l'uomo deteneva diverse tipologie di droghe (marijuana, hashish e cocaina) per un totale complessivo di ben 378 dosi. La Suprema Corte ha chiarito che la diversità delle sostanze e il quantitativo non modesto escludono l'applicazione della circostanza attenuante, in quanto la condotta non presenta una minima offensività penale. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Fatto di lieve entità negato: otto chili di droga costano caro
Due imputati sono stati condannati per traffico di marijuana. Entrambi hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle intercettazioni telefoniche, il diniego delle attenuanti generiche e la mancata riqualificazione del reato in fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'interpretazione delle intercettazioni spetta al giudice di merito e che il fatto di lieve entità va escluso quando emergono elementi di professionalità nello spaccio o il possesso di ingenti quantitativi di droga (come otto chili di marijuana). Di conseguenza, le condanne originarie sono state interamente confermate e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto di lieve entità escluso se trasporti chili di droga
Il caso riguarda un uomo fermato mentre trasportava in auto circa due chilogrammi di marijuana, pari a seimila dosi singole, nei pressi di una nota piazza di spaccio. La Corte d'Appello ha escluso la configurabilità del fatto di lieve entità, condannando il soggetto a oltre due anni di reclusione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la natura rudimentale del trasporto e la mancanza di prove circa i suoi legami con la criminalità organizzata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'ingente quantitativo di droga e l'assenza di risorse economiche personali per l'acquisto dimostrano un collegamento stabile con reti criminali organizzate, impedendo la concessione delle attenuanti e la riduzione della pena.
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Fatto di lieve entità: 170 dosi escludono lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di stupefacenti. L'imputato richiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, evidenziando che il possesso di ben 170 dosi già confezionate e pronte per la vendita, unitamente alla diversa natura delle sostanze, esclude categoricamente l'applicazione di questa attenuante. I giudici hanno inoltre ritenuto corretta l'applicazione della recidiva, basata sulla pericolosità sociale del soggetto e sui suoi precedenti penali. Di conseguenza, il ricorrente ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione: condannato chi dichiara il falso ritrovamento
Il ricorrente è stato condannato per il reato di ricettazione di svariati materiali industriali, tra cui schede madri e metalli. La difesa ha sostenuto che l'imputato avesse solo raccolto i beni abbandonati in un campo o che la condotta andasse qualificata come favoreggiamento. Ha inoltre contestato il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la provenienza illecita dei beni era provata e che le versioni degli imputati erano contraddittorie. Inoltre, per escludere la ricettazione di lieve entità, il giudice può legittimamente considerare non solo il valore economico della merce, ma anche i numerosi precedenti penali dell'imputato, che ne dimostrano la pericolosità sociale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto di lieve entità: 60g di hashish non bastano a escluderlo
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte di Appello che aveva negato la qualificazione del reato come fatto di lieve entità a carico dell'Imputata, trovata in possesso di 60 grammi di hashish. I giudici di secondo grado avevano escluso l'attenuante basandosi esclusivamente sul dato quantitativo della droga, ritenendolo indicativo di un inserimento in un circuito criminale. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice non può limitarsi a considerare solo il peso della sostanza, ma deve compiere una valutazione complessiva e comparativa di tutti gli elementi, come i mezzi, le modalità e le circostanze dell'azione. Di conseguenza, la Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputata e ha rinviato il caso alla Corte di Appello per un nuovo giudizio.
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Spaccio di stupefacenti: condanna anche senza sequestro di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di stupefacenti (cocaina). La difesa contestava la condanna basata solo su intercettazioni telefoniche, senza sequestri di droga o pedinamenti, e chiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità. I giudici hanno confermato la responsabilità penale dell'imputato: le intercettazioni erano chiare e frequenti, dimostrando che l'uomo era un fornitore stabile di un venditore al dettaglio. La Cassazione ha chiarito che i pedinamenti non sono indispensabili se le intercettazioni sono univoche e che la stabilità dei rapporti di fornitura esclude la lieve entità del reato. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Pena ridotta ma ricorso per cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile proposto da un cittadino condannato per reati in materia di stupefacenti. La Corte d'Appello aveva precedentemente ridotto la pena a due anni e otto mesi di reclusione e dodicimila euro di multa. L'imputato ha impugnato la sentenza chiedendo una nuova valutazione delle prove e la riqualificazione del fatto come reato di lieve entità. I giudici di legittimità hanno stabilito che tali richieste richiedono un esame di merito non consentito in sede di Cassazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio: no al fatto di lieve entità se la droga ha valore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna a quattro anni di reclusione e 18.000 euro di multa per spaccio di stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità, ma i giudici hanno respinto la richiesta a causa dell'elevata quantità di droga sequestrata. Inoltre, la Suprema Corte ha negato l'applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, poiché il valore economico della sostanza non era irrisorio. Infine, la gravità della recidiva ha giustificato il severo trattamento sanzionatorio, prevalendo sulla buona condotta processuale dell'uomo. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità: la quantità di droga nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La difesa chiedeva l'applicazione della circostanza attenuante del fatto di lieve entità. I giudici hanno rigettato la richiesta, confermando che il peso elevato della droga sequestrata esclude qualsiasi riduzione di pena. Di conseguenza, l'imputato dovrà scontare la condanna a due anni e otto mesi di reclusione, oltre a pagare dodicimila euro di multa, le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio da 20 euro: perché non basta per lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. La difesa chiedeva l'applicazione dell'attenuante del lucro di speciale tenuità, poiché la dose offerta a agenti sotto copertura valeva solo venti euro. I giudici hanno chiarito che tale attenuante non spetta se il venditore possiede un quantitativo maggiore di droga da cui attingere, poiché il profitto complessivo programmato supera la singola transazione. Inoltre, l'attenuante richiede la contemporanea e provata tenuità sia del lucro sia dell'evento dannoso complessivo.
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Fatto di lieve entità: lo spaccio organizzato non ha sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per spaccio continuato di cocaina e hashish. Uno dei ricorrenti ha rinunciato al ricorso, mentre per l'altro la Corte ha confermato la pericolosità sociale e l'espulsione dall'Italia. I giudici hanno negato la riqualificazione del reato come fatto di lieve entità, evidenziando che l'attività non era affatto occasionale o minima. Gli imputati, infatti, gestivano uno spaccio organizzato con telefoni dedicati, veicoli e una clientela fidelizzata, garantendo continuità nelle vendite. La sentenza ribadisce che per riconoscere il fatto di lieve entità occorre una minima offensività complessiva della condotta, esclusa in questo caso dall'organizzazione e dal volume dei traffici. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria.
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Attenuanti generiche e droga: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per reati di droga. Uno dei ricorrenti ha rinunciato all'impugnazione, mentre l'altro ha contestato il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche rispetto alle aggravanti. I giudici di legittimità hanno chiarito che il diniego delle attenuanti generiche rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Nel caso specifico, la decisione è stata ampiamente giustificata dalla gravità del fatto, caratterizzato dal possesso di un ingente quantitativo di cocaina pura (oltre 500 dosi) e da collegamenti stabili con un traffico organizzato di stupefacenti. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno a favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio e fatto di lieve entità: quando 1800 dosi costano caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per spaccio di stupefacenti. I giudici hanno escluso il fatto di lieve entità a causa dell'ingente quantitativo di marijuana sequestrato, idoneo a produrre circa 1866 dosi singole, e del possesso di attrezzature per il confezionamento non occasionale. Ha pesato sulla decisione anche il pessimo comportamento processuale dell'uomo, il quale ha tentato di occultare un bilancino di precisione e ha intimato alle forze dell'ordine di non perquisire l'abitazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Fatto di lieve entità: 97 kg di droga escludono il reato minore
Tre imputati sono stati condannati per la coltivazione e detenzione di oltre 97 chili di marijuana, equivalenti a circa 97.000 dosi. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità, sostenendo la rudimentalità delle operazioni svolte con semplici forbici e guanti. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando la condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione. I giudici hanno stabilito che l'enorme quantitativo di droga esclude categoricamente il fatto di lieve entità, nonostante la semplicità delle modalità esecutive. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che la riqualificazione giuridica operata dai giudici d'appello non viola i diritti della difesa né il divieto di peggioramento della pena, poiché la sanzione è rimasta invariata rispetto al primo grado.
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