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Fatto Di Lieve Entità

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617 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Lieve Entità Negata: Ricorso Bocciato in Cassazione
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di appello, contestando la mancata concessione della circostanza del fatto di lieve entità per il reato di stupefacenti e lamentando un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. I giudici hanno chiarito che l'imputato ha riproposto le medesime argomentazioni già valutate e respinte correttamente dal giudice di secondo grado. Di conseguenza, la Corte ha condannato l'imputato al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti o spaccio: il peso delle dosi
L'Imputato è stato trovato in possesso di ventinove dosi singole di cocaina e venti dosi tra hashish e marijuana. Il ricorrente ha sostenuto la tesi dell'uso personale di stupefacenti per ottenere l'assoluzione. I giudici di merito hanno invece accertato la destinazione a terzi della sostanza, pur concedendo la qualificazione del fatto nella lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso perché i motivi erano generici e miravano a una rivalutazione dei fatti già compiuta in appello. L'imputato deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità: condanna e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per violazione della normativa sugli stupefacenti alla pena di due anni e otto mesi di reclusione e oltre undicimila euro di multa. Il ricorrente contestava la responsabilità penale e la mancata qualificazione del reato come fatto di lieve entità ai sensi della disciplina di settore. I giudici di legittimità hanno accertato che i motivi del ricorso erano del tutto generici e privi di reale confronto critico con la sentenza d'appello, limitandosi a riprodurre le medesime doglianze già analizzate e correttamente respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna definitiva e ha imposto all'imputato il pagamento delle spese processuali, unitamente a una sanzione di tremila euro in favore della cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. L'uomo era stato trovato in possesso di oltre trentacinque grammi di hashish e marijuana. La difesa sosteneva la destinazione all'uso personale e richiedeva l'attenuante speciale del danno di speciale tenuità. I giudici di merito hanno respinto tali tesi valorizzando la quantità e la diversa tipologia di sostanze. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché privo di argomentazioni nuove e fondato sulla semplice riproposizione di censure di fatto già risolte. L'imputato è stato condannato alla pena di cinque mesi di reclusione, diecimila euro di multa, oltre al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la reiterazione non esclude la tenuità
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da più imputati condannati per traffico e cessione di sostanze stupefacenti. Uno dei ricorrenti ha contestato il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità, negato dai giudici di merito a causa della continuità dell'attività illecita e della presenza di tre fornitori. La Suprema Corte ha accolto questo ricorso, stabilendo che la natura abituale dello spaccio e la pluralità di canali non escludono automaticamente l'ipotesi attenuata quando i quantitativi ceduti restano minimi, nell'ordine di cinque o dieci grammi. I giudici hanno invece rigettato o dichiarato inammissibili le altre impugnazioni, confermando le valutazioni sul divieto di doppio giudizio e sul diniego delle attenuanti generiche. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio limitatamente alla posizione del ricorrente che chiedeva la riqualificazione del reato.
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Spaccio di droga: nessun fatto di lieve entità per lo shaboo puro
Tre imputati sono stati sorpresi in una stanza di un b&b affittata sotto falso nome mentre confezionavano metanfetamina pura al 98%, corrispondente a 220 dosi medie singole. Un quarto complice fungeva da palo all'esterno. La polizia ha sequestrato strumenti di pesatura e ingenti somme di denaro ingiustificate rispetto alle scarse entrate lavorative dichiarate. Gli imputati hanno presentato ricorso chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità nello spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, escludendo la lieve entità a causa dell'altissima purezza della droga sintetica, dell'organizzazione complessa, della suddivisione dei ruoli e dei proventi incompatibili con il reddito.
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Spaccio di lieve entità: Cassazione respinge il ricorso
L'Imputata ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza d'appello, lamentando il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità previsto dal testo unico sugli stupefacenti. I giudici supremi hanno rilevato che la difesa non aveva sollevato questa specifica questione durante il processo di secondo grado. La richiesta risultava inoltre generica e incompatibile con la presenza di una specifica circostanza aggravante già accertata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Di conseguenza, l'Imputata ha perso il ricorso e ha subito la condanna al pagamento delle spese di giudizio, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità: quando il ricorso non riduce i domiciliari
Un indagato sottoposto agli arresti domiciliari per detenzione di cocaina, marijuana e hashish ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha chiesto di riqualificare il reato come fatto di lieve entità, sostenendo che parte della sostanza fosse destinata all'uso personale e valorizzando la confessione resa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che non esiste un interesse concreto all'impugnazione se la diversa qualificazione del reato non comporta l'automatica liberazione dell'indagato o la scadenza dei termini di custodia. Inoltre, la confessione tardiva e la spesa di 2.500 euro per l'acquisto della droga hanno confermato la pericolosità e la capacità professionale dell'Indagato. Il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese.
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Fatto di lieve entità e sostanze dopanti: la Cassazione decide
L'Imputato è stato condannato per la detenzione e la vendita illecita di sostanze dopanti. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere la riqualificazione del reato, sostenendo la presenza di un fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'elevato quantitativo di medicinali sequestrati, la vasta rete di clienti, i guadagni cospicui che garantivano un alto tenore di vita e la vendita svolta regolarmente nell'abitazione familiare escludono categoricamente la minore gravità. L'Imputato è stato condannato alle spese del procedimento e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e ricorso generico
L'Imputato, accusato di spaccio di sostanze stupefacenti, ha ottenuto in appello la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità con relativa riduzione della pena. Ciononostante, la difesa ha presentato ricorso davanti alla Suprema Corte lamentando una presunta carenza di motivazione della sentenza di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato la totale inammissibilità del ricorso per cassazione. L'impugnazione era priva di reali argomenti critici e non contestava in modo specifico i punti della decisione impugnata. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la decisione precedente e condannato L'Imputato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Droga e fatto di lieve entità: 192 grammi escludono lo sconto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione dopo la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti. Le Forze dell'Ordine lo avevano arrestato in flagranza con 192 grammi di cocaina, equivalenti a 1048 dosi medie singole. La difesa richiedeva il riconoscimento dell'attenuante del fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'elevata quantità di droga supera ogni ragionevole limite ed esclude automaticamente il fatto di lieve entità, rendendo irrilevante qualsiasi altro elemento favorevole. L'Imputato deve quindi pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Fatto di lieve entità: la quantità di droga blocca lo sconto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento del fatto di lieve entità dopo il sequestro di oltre ottanta grammi di cocaina, idonei a ricavare oltre mille dosi medie personali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il quantitativo della sostanza rappresenta un elemento decisivo: quando il dato ponderale supera una soglia ragionevole e crea un concreto pericolo di diffusione, non è possibile concedere l'attenuante del fatto di lieve entità. Ogni altra circostanza favorevole diventa del tutto irrilevante di fronte alla consistenza numerica del sequestro. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Fatto di lieve entità e droga: Cassazione respinge il ricorso
L'Imputato propone ricorso in Cassazione per contestare la condanna per reati di droga, richiedendo il riconoscimento dell'ipotesi del fatto di lieve entità e l'annullamento della confisca del denaro sequestrato. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici rilevano che i motivi proposti sono generici e ripetono argomenti di merito già ampiamente respinti nei precedenti gradi di giudizio. La Corte conferma la gravità della condotta per il vasto inserimento dell'imputato nel mercato della droga e la netta sproporzione patrimoniale. L'Imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio e fatto di lieve entità: la purezza della droga conta
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che aveva negato il riconoscimento del fatto di lieve entità per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e privo di idonee contestazioni. I giudici hanno chiarito che per la concessione dell'attenuante serve una valutazione globale della condotta. Nel caso specifico, l'elevato grado di purezza della droga sequestrata (pari al 37%), l'alto numero di dosi ricavabili e i precedenti penali specifici dell'uomo dimostrano un'attività inserita in contesti di spaccio ben organizzati. Un solo elemento negativo rilevante può infatti escludere il beneficio. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Fatto di lieve entità negato se troppe dosi smentiscono il lavoro
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere il riconoscimento del fatto di lieve entità in un procedimento per spaccio di sostanze stupefacenti. L'uomo sosteneva che i contanti trovati in casa derivassero dal proprio lavoro di imbianchino. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato la presenza di 728 dosi singole di hashish, la tecnica professionale di occultamento e la presenza di somme divise in mazzette senza alcuna documentazione lavorativa. La valutazione globale della condotta esclude la minima offensività penale necessaria per concedere la riduzione di pena. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Patteggiamento per spaccio: inutile il ricorso contro la pena concordata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato tramite patteggiamento per spaccio di strada. L'imputato aveva concordato una pena di due anni e otto mesi di reclusione, ma ha poi contestato la qualificazione del reato e l'entità della sanzione. I giudici hanno stabilito che la motivazione del tribunale era logica e coerente, basata sulla gravità del fatto e sulla marginalità sociale del soggetto. Inoltre, l'imputato non può impugnare una decisione che ha egli stesso richiesto e concordato. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto di lieve entità: 16 kg di cocaina escludono lo sconto di pena
Un uomo, trovato in possesso di ben 16 chilogrammi di cocaina destinati alla distribuzione all'ingrosso, ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità e una riduzione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il fatto di lieve entità non può essere riconosciuto quando la condotta presenta un'elevata offensività, dimostrata dall'enorme quantitativo di droga e dal forte legame di fiducia con i complici. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna originaria, respingendo anche la richiesta di concessione delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali dell'imputato e del suo comportamento non collaborativo durante le indagini.
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Spaccio di stupefacenti: il piccolo guadagno non evita il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare in carcere per spaccio di stupefacenti. La difesa lamentava la violazione del divieto di doppio giudizio e chiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità, evidenziando i modesti guadagni. I giudici hanno respinto le tesi difensive: il sequestro di droga successivo alle cessioni esclude il doppio giudizio per impossibilità fisica di detenzione prolungata. Inoltre, la sistematicità e la regolarità dell'attività di spaccio di stupefacenti, inserita in una rete di approvvigionamento costante, impediscono la concessione dell'attenuante della lieve entità e confermano il concreto pericolo di reiterazione del reato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di autovettura: la fuga non cancella la colpa
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di autovettura dopo essere stato sorpreso alla guida di un veicolo rubato. Al momento del controllo, l'uomo ha tentato la fuga e ha successivamente fornito spiegazioni inattendibili sull'acquisto del mezzo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la fuga e le giustificazioni inverosimili dimostrano la consapevolezza della provenienza illecita del veicolo. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso la concessione dell'attenuante del fatto di lieve entità, poiché un'automobile mantiene un valore economico significativo legato alla sua utilità d'uso e l'imputato presentava precedenti penali. L'Imputato perde la causa e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto di lieve entità: quando le troppe dosi negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata a quattro anni di reclusione per violazione della legge sugli stupefacenti. La ricorrente chiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità, sostenendo che la condotta fosse meno grave. I giudici hanno respinto la richiesta poiché l'elevato numero di dosi medie singole ricavabili dalla sostanza sequestrata escludeva la minima offensività del fatto. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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