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Fatto Di Lieve Entità

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617 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Fatto di lieve entità: non solo la quantità conta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La difesa chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità basandosi solo sulla quantità dello stupefacente. La Corte ha ribadito che per questa attenuante contano anche la condotta dell'imputato e il contesto generale, non solo il dato ponderale della sostanza, che nel caso specifico avrebbe permesso di ricavare 227 dosi.
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Fatto di lieve entità: No al ricorso con precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La richiesta di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità' è stata respinta a causa dei numerosi precedenti penali specifici del soggetto e della quantità non trascurabile di sostanza stupefacente.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso? (Cassazione)
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che chiedeva la riqualificazione del reato di spaccio in 'fatto di lieve entità'. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che la pluralità e la reiterazione delle cessioni, unite a un inserimento stabile in una vera e propria piazza di spaccio, sono elementi ostativi al riconoscimento dell'ipotesi attenuata.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre individui condannati per spaccio di stupefacenti. Gli imputati chiedevano il riconoscimento del fatto di lieve entità e la concessione delle attenuanti generiche. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che la valutazione sulla lieve entità del fatto deve essere complessiva e non può basarsi su un singolo elemento. Nel caso specifico, l'elevato numero di dosi cedute e la continuità dell'attività di spaccio, tale da generare un profitto certo, escludono la configurabilità del reato minore. Anche le attenuanti generiche sono state negate a causa della gravità oggettiva dei fatti.
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Ricorso generico: Cassazione dichiara inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'appello di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sul fatto che il ricorso era un ricorso generico, limitandosi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza criticare specificamente la motivazione della sentenza impugnata. La Corte ha inoltre confermato che la natura organizzata del traffico internazionale escludeva la possibilità di qualificare il reato come di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: no con 1000 dosi di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. L'imputato chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità, ma la Corte ha ritenuto che l'ingente quantitativo di stupefacente (95 gr di hashish, pari a 1.056 dosi), la somma di denaro trovata (€ 1.090) e un recente precedente specifico fossero elementi incompatibili con la minima offensività richiesta per tale qualificazione giuridica.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. Viene esclusa l'ipotesi del fatto di lieve entità a causa della notevole quantità di droga, della diversità delle sostanze e della presenza di strumenti professionali come un bilancino di precisione e sostanza da taglio, elementi che indicano un'attività non occasionale.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di 84 grammi di cocaina. Viene esclusa l'ipotesi del fatto di lieve entità, poiché la quantità della sostanza e le modalità dell'attività illecita indicavano una notevole capacità di diffusione e professionalità, incompatibili con la minima offensività richiesta dalla norma.
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Fatto di lieve entità: Cassazione su spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La difesa sosteneva l'applicabilità dell'ipotesi di reato di fatto di lieve entità, ma la Corte ha confermato la decisione di merito che l'ha esclusa a causa di elementi indicativi di professionalità, come il possesso di un'ingente somma di denaro, che rendono la condotta incompatibile con la minima offensività richiesta dalla norma.
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Fatto di lieve entità: Cassazione su professionalità
La Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando la condanna per spaccio di stupefacenti. La Corte ha negato l'applicazione del fatto di lieve entità (art. 73, co. 5, D.P.R. 309/90) perché la detenzione di diverse qualità di droga e la quantità rilevante indicavano professionalità e una significativa capacità di diffusione sul mercato, incompatibili con una minima offensività.
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Fatto di lieve entità: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di spaccio in un fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che il rilevante quantitativo di sostanza, le modalità di detenzione e la professionalità dell'attività illecita sono incompatibili con la nozione di minima offensività richiesta per la fattispecie meno grave.
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Fatto di lieve entità: no se lo spaccio è sistematico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di non riconoscere l'ipotesi del 'fatto di lieve entità' (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90), sottolineando che la natura sistematica, professionale e continuativa dell'attività di spaccio, rivolta a una clientela fidelizzata e con l'uso di cautele per eludere i controlli, prevale sulla modesta quantità delle singole cessioni. Il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato in tutti i suoi punti.
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Fatto di lieve entità: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando la non applicabilità dell'attenuante del "fatto di lieve entità" per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sulla notevole quantità di droga (quasi mezzo chilo, per oltre 2800 dosi) e sulle modalità organizzate della cessione, avvenuta in un parcheggio per eludere i controlli. Questi elementi, secondo la Corte, indicano una offensività incompatibile con la nozione di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione e la droga
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. Esclusa l'ipotesi del fatto di lieve entità a causa dell'ingente quantitativo e varietà di droghe, dell'organizzazione dello spaccio e dell'uso di una ricetrasmittente, elementi che indicano un'attività non occasionale ma strutturata.
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Fatto di lieve entità: no se lo spaccio è sistematico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di cocaina. Viene confermato che l'attività di spaccio sistematica, continuativa e fonte primaria di sostentamento non può essere qualificata come fatto di lieve entità, giustificando la pena severa e la confisca dei beni sproporzionati rispetto ai redditi leciti.
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Coltivazione domestica: quando è reato? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per coltivazione di stupefacenti. La difesa sosteneva si trattasse di una coltivazione domestica per uso personale, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito. Secondo l'ordinanza, il numero di piante e la quantità di dosi ricavabili escludevano sia la non punibilità della condotta sia la configurabilità del fatto di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: quando lo spaccio è grave?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per qualificare lo spaccio come un fatto di lieve entità non basta considerare la singola cessione, ma occorre una valutazione complessiva dell'attività. Nel caso di specie, due persone sono state condannate per spaccio. Il loro ricorso, volto a ottenere il riconoscimento del fatto di lieve entità, è stato respinto perché, nonostante le singole cessioni potessero sembrare modeste, l'attività era abituale, organizzata e redditizia, come dimostrato dalla frequenza delle vendite e dal ritrovamento di una somma di denaro considerevole, provento dello spaccio. La Corte ha quindi confermato la condanna, sottolineando che una condotta criminale stabile e fiorente esclude la possibilità di applicare la fattispecie attenuata.
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Concorso in spaccio: la Cassazione chiarisce i ruoli
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso complesso di traffico di stupefacenti, analizzando le diverse posizioni di tre imputati. La sentenza chiarisce i criteri per determinare il concorso in spaccio, rigettando le difese basate su un presunto ruolo marginale. Per una ricorrente, la Corte annulla con rinvio la decisione sulle attenuanti generiche, valorizzando il tempo trascorso dai fatti. Per gli altri due, i ricorsi sono rigettati, confermando le condanne per la detenzione di un ingente quantitativo di droga e per episodi di spaccio continuato.
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Fatto di lieve entità: no se la condotta è grave
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto trovato in possesso di 75,45 grammi di hashish in carcere. La Corte ha confermato la decisione di merito che negava l'applicazione del fatto di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90), motivando che il quantitativo rilevante, le modalità di detenzione e l'introduzione della sostanza in un istituto penitenziario indicano una gravità della condotta incompatibile con la minima offensività richiesta dalla norma.
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Fatto di lieve entità: la richiesta in appello
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43419/2024, ha rigettato il ricorso di un imputato per rapina che lamentava la mancata applicazione della nuova attenuante del fatto di lieve entità, introdotta dalla Corte Costituzionale. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene la nuova norma fosse applicabile, l'imputato avrebbe dovuto richiederne l'applicazione durante il giudizio di rinvio in appello. Non avendolo fatto, gli è precluso sollevare la questione per la prima volta in Cassazione, poiché il mancato esercizio del potere officioso del giudice non costituisce un vizio di motivazione.
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