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Fattispecie Di Lieve Entità

118 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Prevista dall'art. 73, comma 5, del D.P.R. 309/90, è una forma meno grave del reato di spaccio, punita con una pena inferiore, che si configura quando mezzi, modalità, circostanze dell'azione e quantità/qualità della sostanza sono tali da indicare una minima offensività.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso penale inammissibile: quando la difesa non basta in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un imputato, condannato per reati legati agli stupefacenti (art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. n. 309/1990). L'imputato contestava il mancato riconoscimento della fattispecie di lieve entità (art. 73, comma 5) e l'omessa riduzione della pena. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato e non specifico, poiché riproponeva argomentazioni già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. L'imputato deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di Stupefacenti: Ricorso Inammissibile per Spaccio
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione di stupefacenti (cocaina e hashish) con l'intento di spaccio. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la piccola quantità di hashish non avesse rilevanza penale e chiedendo il riconoscimento della fattispecie di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le argomentazioni generiche e ha confermato che la sostanza era già divisa in dosi e che erano stati trovati strumenti per il confezionamento. La quantità e qualità della cocaina escludevano la lieve entità. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: spaccio grave, appello respinto
Un Imputato, condannato per spaccio di eroina e cocaina tramite patteggiamento, ha presentato ricorso in Cassazione. L'Imputato contestava l'erronea qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che il reato dovesse essere considerato di "lieve entità" (meno grave). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il ricorso inammissibile patteggiamento è consentito solo per motivi specifici, non per la contestazione della gravità del reato in questo caso, dato l'elevato numero di cessioni e acquirenti. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di droga: la ‘lieve entità’ non basta con quantità significative
Un individuo, condannato per spaccio di droga ai sensi dell'Art. 73, comma 1, d.P.R. 309/1990, ha presentato ricorso per ottenere il riconoscimento della fattispecie di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la 'spaccio di droga di lieve entità' non si applica quando la quantità di sostanza stupefacente è significativa (84,54 gr di cocaina) e l'attività presenta elementi organizzativi, come spostamenti ciclici e occultamento della droga. Le argomentazioni del ricorrente sono state considerate una mera reiterazione di quelle già respinte in appello.
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Spaccio di stupefacenti: Cassazione conferma condanna, ricorso inammissibile
Un Ricorrente, condannato per spaccio di stupefacenti (Art. 73 DPR 309/90), ha impugnato la sentenza d'appello. Lamentava il *ne bis in idem* (doppia condanna per gli stessi fatti), la mancanza di prove sulla sua responsabilità, il mancato riconoscimento della fattispecie di lieve entità e l'omessa motivazione sulla pena. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo l'eccezione di *ne bis in idem* per condotte distinte ma in continuazione. Ha ritenuto le altre doglianze generiche e infondate, data la quantità di droga e la reiterazione. Il Ricorrente è stato condannato alle spese e a una somma alla Cassa delle ammende.
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Cultivazione e detenzione di stupefacenti: quando non è lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due individui condannati per reati legati alla coltivazione e detenzione di stupefacenti. Un soggetto era stato condannato per coltivazione professionale di marijuana, l'altro per detenzione illecita di hashish e marijuana. La difesa contestava il mancato riconoscimento della fattispecie di lieve entità per il coltivatore e l'illogicità della motivazione circa l'uso personale. La Cassazione ha confermato che la coltivazione professionale e le quantità elevate escludono la lieve entità, e le quantità detenute dall'altro soggetto non erano compatibili con il solo uso personale. Le condanne sono state confermate.
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Ricorso inammissibile: Spaccio di droga e la mancata lieve entità
Un Lavoratore, condannato per spaccio di stupefacenti, ha presentato un ricorso per ottenere il riconoscimento della fattispecie di lieve entità del reato. La Corte d'Appello aveva già ridotto la pena, ma il Lavoratore ha insistito per una ulteriore mitigazione. La Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La Corte ha ritenuto che il ricorso fosse troppo vago e non affrontasse adeguatamente le motivazioni della sentenza precedente, che aveva considerato la natura della sostanza, il principio attivo e le dosi ricavabili. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di stupefacenti: quando la lieve entità non basta
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una condanna per spaccio di stupefacenti, chiedendo il riconoscimento della fattispecie di **spaccio di stupefacenti di lieve entità**. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso privi di specificità e meramente ripetitivi di argomentazioni già respinte in appello. La Corte d'Appello aveva correttamente escluso la lieve entità del reato, considerando la quantità (110 grammi di cocaina), la qualità della sostanza e le circostanze specifiche. La Cassazione ha ribadito che la minima offensività penale è essenziale per la lieve entità. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di Stupefacenti: Lieve Entità negata, ricorso inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di stupefacenti. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il suo caso rientrasse nella fattispecie di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la quantità e le modalità di detenzione della droga non permettevano di considerare il reato di lieve entità stupefacenti. Il Lavoratore ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Detenzione Stupefacenti Lieve Entità: la Cassazione conferma la doppia qualificazione
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione di diverse sostanze stupefacenti (hashish, eroina, cocaina). La Corte d'Appello ha riconosciuto la fattispecie di lieve entità solo per eroina e cocaina, mantenendo l'accusa più grave per l'hashish. Il Lavoratore ha fatto ricorso, sostenendo che la condotta dovesse essere valutata unitariamente come di lieve entità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che è legittimo per il giudice "scindere" la qualificazione giuridica dei fatti, anche se avvenuti in un unico contesto, applicando la `Detenzione stupefacenti lieve entità` solo ad alcune sostanze e non ad altre, basandosi su quantità e modalità. Il Lavoratore ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese processuali.
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Droga in casa: Concorso di persone nel reato e ricorso inammissibile
Una donna è stata condannata per detenzione illecita di droga, trovata nella sua abitazione condivisa con il compagno. La Corte d'Appello aveva confermato la sua responsabilità, ritenendo provato il concorso di persone nel reato di droga, basandosi sul ritrovamento di stupefacenti in una scarpa da donna e di denaro e strumenti per lo spaccio in casa. La donna ha presentato ricorso in Cassazione, contestando sia la sua partecipazione al reato sia il mancato riconoscimento della fattispecie di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la piena responsabilità della donna e l'esclusione della lieve entità, data la quantità e qualità delle sostanze e l'organizzazione dello spaccio.
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Spaccio di stupefacenti: Cassazione nega la lieve entità del reato
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di stupefacenti. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il suo caso rientrasse nella fattispecie di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la quantità e il tipo di droga, il numero di dosi ricavabili e i collegamenti con canali di rifornimento escludevano la configurabilità dello spaccio di stupefacenti di lieve entità. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Detenzione stupefacenti lieve entità: ricorsi inammissibili in Cassazione
Due imputati sono stati condannati per detenzione di stupefacenti (cocaina, hashish, marijuana) finalizzata alla vendita. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, respingendo la richiesta di qualificare il reato come Detenzione stupefacenti lieve entità. I ricorrenti hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata applicazione della lieve entità e la confisca del denaro. La Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili, ritenendo le motivazioni dei giudici precedenti logiche e sufficienti, data la varietà e quantità della droga, i mezzi predisposti e la suddivisione dei ruoli. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali.
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Lieve entità reato stupefacenti: Cassazione conferma gravità
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo che contestava il mancato riconoscimento della "lieve entità reato stupefacenti" per la detenzione di sostanze. Il ricorrente sosteneva un vizio di motivazione nella sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la Corte d'Appello aveva correttamente valutato la gravità del fatto, considerando la quantità di droga, le dosi ricavabili e la presenza di bilancini, fogli di conteggi e denaro. Il tentativo di rivalutare i fatti da parte del ricorrente non era ammissibile in sede di legittimità. L'individuo deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di droga: l’Erronea qualificazione del fatto non salva il patteggiamento
Un Lavoratore ha patteggiato una pena per spaccio di droga. Successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'erronea qualificazione del fatto, poiché il reato avrebbe dovuto essere considerato di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che l'erronea qualificazione del fatto è motivo di ricorso solo se l'errore è palesemente evidente e non discutibile. Nel caso specifico, la quantità di droga e la presenza di strumenti per il taglio e lo spaccio giustificavano la qualificazione più grave. Il Lavoratore ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese processuali.
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Spaccio di stupefacenti: Lieve entità o pervicace continuità?
Un individuo era stato posto in custodia cautelare in carcere per spaccio di stupefacenti, avendo ceduto cocaina e hashish in una nota piazza di spaccio a Roma per oltre trenta volte. Ha presentato ricorso, sostenendo che il reato dovesse essere considerato di lieve entità e che le esigenze cautelari fossero superate dal suo presunto cambiamento di vita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che la valutazione della lieve entità del reato di spaccio deve considerare tutti gli aspetti della condotta, non solo la quantità di droga. Ha inoltre confermato l'attualità del pericolo di reiterazione dei reati, data la 'pervicace continuità' del comportamento illecito dell'individuo.
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Spaccio di droga di lieve entità: la quantità esclude la minore gravità
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di droga. La Corte d'Appello ha escluso l'ipotesi di spaccio di droga di lieve entità, confermando la condanna. Il Lavoratore era stato trovato con quasi 50 grammi di cocaina, sufficienti per 281 dosi, destinate alla vendita. La droga era nel suo giubbotto, nella sua auto, di sera. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore, ribadendo che la valutazione della "lieve entità" deve considerare tutti gli elementi del fatto. La quantità e le modalità di detenzione della droga escludevano la minore gravità del reato. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una multa.
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Custodia Cautelare: Confermata per Droga, Negata la Lieve Entità
Un individuo era in custodia cautelare in carcere per reati di droga. Ha impugnato la decisione del Tribunale del riesame che aveva confermato la misura. I motivi del ricorso riguardavano la competenza del Giudice per le indagini preliminari distrettuale, la mancata applicazione della fattispecie di lieve entità per le condotte contestate e una questione di legittimità costituzionale sui limiti di pena per la custodia cautelare. La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i motivi, confermando la competenza e la non applicabilità della lieve entità, e ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Traffico di Stupefacenti: Cassazione conferma condanne e rigetta ricorsi
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati condannati per traffico di stupefacenti, relativo a 110 grammi di eroina. I ricorrenti lamentavano la nullità del giudizio d'appello per mancata autorizzazione a partecipare, il diniego della fattispecie di lieve entità, la mancata concessione delle attenuanti generiche, la pena eccessiva e, per uno, l'espulsione. La Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi, confermando le condanne. Ha ritenuto infondate le eccezioni procedurali, evidenziando che l'autorizzazione non era stata richiesta. Ha inoltre confermato la gravità del traffico di stupefacenti e la corretta valutazione delle attenuanti e della pena, nonché la legittimità dell'espulsione.
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Ricorso per Cassazione: Motivazione Insufficiente Annulla Condanna
La Cassazione ha annullato una condanna per spaccio di droga (Art. 73 D.P.R. 309/90) emessa in giudizio abbreviato. L'Imputato aveva contestato il mancato riconoscimento della fattispecie di lieve entità e delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha rilevato un vizio di motivazione nella sentenza della Corte d'Appello, ritenendo insufficienti le ragioni addotte per negare tali benefici. La decisione sottolinea l'importanza di una motivazione chiara e completa nel processo penale, specialmente in relazione al ricorso per Cassazione. Il caso tornerà alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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