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Fattispecie Di Lieve Entità

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118 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: quando è escluso? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due individui condannati per spaccio di stupefacenti. La richiesta di qualificare il reato come spaccio di lieve entità è stata respinta a causa dell'ingente quantitativo di droga (300 grammi di cocaina, pari a 932 dosi), del notevole investimento economico (€14.500) e delle modalità organizzate dell'acquisto, elementi considerati incompatibili con una minima offensività della condotta.
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Fatto di lieve entità: no con 1000 dosi di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. L'imputato chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità, ma la Corte ha ritenuto che l'ingente quantitativo di stupefacente (95 gr di hashish, pari a 1.056 dosi), la somma di denaro trovata (€ 1.090) e un recente precedente specifico fossero elementi incompatibili con la minima offensività richiesta per tale qualificazione giuridica.
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Lieve entità: quando lo spaccio non è un reato minore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La Corte ha escluso l'ipotesi di lieve entità a causa della continuità e professionalità dell'attività illecita, svolta per anni come unica fonte di reddito, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Spaccio lieve entità: la quantità elevata lo esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La difesa chiedeva il riconoscimento del reato di spaccio lieve entità, ma la Corte ha ritenuto che l'elevata quantità di droga (100 dosi di cocaina e 1900 di marijuana), l'alta percentuale di principio attivo e il sequestro di 4.000 euro fossero elementi incompatibili con la fattispecie di minore gravità.
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Spaccio lieve entità: quando 960 dosi sono troppe?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La difesa sosteneva che il fatto dovesse essere qualificato come spaccio lieve entità, ma la Corte ha stabilito che il possesso di una quantità di marijuana sufficiente per confezionare 960 dosi è incompatibile con tale ipotesi, indicando un'attività di spaccio su larga scala e non un episodio minore.
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Spaccio lieve entità: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata, confermando la condanna per spaccio di stupefacenti. La richiesta di qualificare il reato come spaccio di lieve entità è stata respinta a causa dell'ingente quantitativo di droga (249 dosi di cocaina) e di denaro (15.000 euro) rinvenuti. È stato inoltre negato il riconoscimento della continuazione con un precedente reato, poiché il lungo periodo di detenzione intercorso tra i fatti è stato ritenuto idoneo a interrompere il disegno criminoso.
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Lieve entità stupefacenti: quando è esclusa?
Un soggetto condannato per aver introdotto 83 grammi di stupefacenti e tre telefoni cellulari in carcere ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo che il reato fosse qualificato come di 'lieve entità stupefacenti'. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che le modalità fraudolente, la quantità non modesta della sostanza e la presenza di mezzi di comunicazione escludono la possibilità di una minima offensività penale, requisito fondamentale per la fattispecie di lieve entità.
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Lieve entità spaccio: quando è esclusa dalla Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di cocaina, confermando l'esclusione della fattispecie di lieve entità spaccio. La decisione si fonda su elementi oggettivi quali l'ingente quantitativo (52 grammi), l'elevato principio attivo (48%) e il considerevole numero di dosi ricavabili (169), ritenuti indicatori di una offensività non minima e incompatibili con la qualificazione del reato come di lieve entità.
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Spaccio di lieve entità: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ribadisce che il riconoscimento dello spaccio di lieve entità richiede una valutazione globale di tutti gli elementi, e la professionalità dell'attività criminale può essere un fattore decisivo per escluderlo. Viene inoltre sottolineato il limite del giudizio di legittimità, che non consente un riesame dei fatti già valutati dai giudici di merito.
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Coltivazione domestica: quando è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la coltivazione domestica di 21 piante di cannabis. La Corte ha confermato che un numero così elevato di piante, anche se giovani e con basso principio attivo, impedisce di qualificare il fatto come non punibile, sia per uso personale sia per particolare tenuità del fatto. Questa ordinanza rafforza il principio secondo cui la quantità di piante è un criterio decisivo nella valutazione della coltivazione domestica stupefacenti.
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Custodia cautelare: spaccio in carcere e atti digitali
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per due indagati accusati di spaccio di stupefacenti e estorsione all'interno di un penitenziario. I ricorsi, che contestavano la qualificazione giuridica dello spaccio e la validità della trasmissione degli atti su supporto informatico, sono stati respinti. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione sulla gravità dei fatti e ha escluso una lesione del diritto di difesa.
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Pena accessoria e continuazione: la Cassazione decide
Un soggetto condannato per detenzione di diverse sostanze stupefacenti ricorre in Cassazione. La Corte rigetta la richiesta di qualificare parte della condotta come fatto di lieve entità, ma annulla la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici. La sentenza chiarisce che per l'applicazione di tale sanzione si deve considerare solo la pena per il reato più grave, che nel caso specifico era inferiore alla soglia di legge di tre anni.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già valutate e respinte dalla Corte d'Appello. L'atto mancava di una critica specifica alla sentenza impugnata, risultando in una conferma della condanna e nell'imposizione di una sanzione pecuniaria a carico del ricorrente. Il caso verteva sulla richiesta di riqualificazione di un reato in una fattispecie di lieve entità.
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Inammissibilità ricorso cassazione: ecco perché
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso in materia di stupefacenti. La decisione si fonda sul principio che la mera riproposizione dei motivi già presentati in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata, rende il ricorso generico e quindi inammissibile. Il caso evidenzia i requisiti di specificità richiesti per l'inammissibilità del ricorso in cassazione.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti e di un'arma. Il caso evidenzia che un ricorso inammissibile è tale quando si limita a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza una critica specifica e motivata alla sentenza impugnata. La Corte ha confermato la gravità del fatto per l'ingente quantitativo di droga (quasi 5 kg) e l'assenza di elementi positivi per la concessione delle attenuanti generiche.
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Fatto di lieve entità: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La richiesta di riconoscere il fatto di lieve entità è stata respinta perché la condotta presentava indici di gravità, come l'ingente quantitativo di dosi, la professionalità e l'organizzazione, escludendo così l'ipotesi di minima offensività.
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Spaccio lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di spaccio di stupefacenti, escludendo la qualificazione di 'spaccio lieve entità'. La decisione si basa sulla natura sistematica e organizzata dell'attività illecita, sui guadagni significativi e sulla circostanza che i reati fossero commessi durante un periodo di detenzione domiciliare, ritenendo tali elementi prevalenti rispetto alla prova di un'attività lavorativa.
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Tenuità del fatto: quando è esclusa nello spaccio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la cessione di una dose di cocaina. La Corte chiarisce che la non punibilità per particolare tenuità del fatto non può essere concessa quando le modalità della condotta, come un contatto telefonico preliminare che suggerisce abitualità, e la natura della sostanza (droga pesante) indicano una certa gravità dell'offesa, distinguendo nettamente tale istituto dalla fattispecie di lieve entità.
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Tenuità del fatto: quando lo spaccio non è lieve
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti, a cui era stata negata l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sulla valutazione delle modalità della condotta (luogo, possesso di altra droga e di denaro ingiustificato), considerate indicative di abitualità e gravità, elementi che ostacolano il riconoscimento della tenuità del fatto secondo l'art. 131-bis del codice penale.
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Detenzione stupefacenti: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di un individuo trovato in possesso di hashish. Decisiva è stata la modalità di occultamento della sostanza (ingestione di ovuli), ritenuta un chiaro indice della destinazione alla vendita, a prescindere dalla modesta quantità. La Corte ha inoltre negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e di altre attenuanti, a causa della sistematicità della condotta e dei precedenti penali dell'imputato. La sentenza ribadisce che per la qualificazione della detenzione stupefacenti contano tutti gli elementi del caso, non solo il quantitativo.
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