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Fattispecie Di Lieve Entità

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118 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso generico su droga e armi: la Cassazione conferma la pena
Due persone, condannate per un ingente traffico di stupefacenti e per il possesso di un'arma pronta all'uso, hanno presentato ricorso in Cassazione. Chiedevano di qualificare il reato come di 'lieve entità' e di ottenere una riduzione di pena maggiore. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. I motivi presentati erano astratti, non indicavano fatti precisi a sostegno delle richieste e criticavano la valutazione discrezionale del giudice sulla pena. La Corte ha stabilito che la pericolosità dimostrata (arma e capacità organizzativa) giustificava la decisione del giudice di merito, rendendo l'appello infondato. Di conseguenza, ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Coltivazione di stupefacenti: condanna anche con basso THC
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la coltivazione di una vasta piantagione di cannabis. L'imputato sosteneva che l'attività non fosse reato per via delle tecniche rudimentali e del basso principio attivo. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: la **coltivazione di stupefacenti** è reato quando la piantagione, per dimensioni e potenziale produttivo, è idonea a immettere sul mercato un quantitativo non trascurabile di droga. In questo caso, la capacità di produrre oltre 12 kg di sostanza, da cui ricavare quasi 5.000 dosi, ha reso la condotta offensiva per la salute pubblica, giustificando la condanna e negando la derubricazione a fatto di lieve entità.
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Aumento di pena: taglierino e precedenti aggravano la condanna
Un uomo, già condannato per tentata rapina e porto di taglierino, presenta ricorso in Cassazione. Egli lamenta un eccessivo aumento di pena per la continuazione, cioè per il reato collegato del porto dell'arma. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che la decisione dei gradi precedenti era ben motivata. La valutazione ha tenuto conto correttamente sia delle circostanze specifiche del fatto, sia dei precedenti penali dell'imputato. Di conseguenza, la condanna e la pena sono definitive e l'uomo deve pagare le spese processuali e un'ulteriore somma alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto e spaccio lieve
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per spaccio di lieve entità, contestando il diniego della particolare tenuità del fatto. I giudici di merito avevano escluso il beneficio basandosi su giudizi generici di spregiudicatezza, senza valutare l'incensuratezza e la modesta quantità di sostanza. La Suprema Corte ha inoltre ribadito che l'attenuante del lucro di speciale tenuità è applicabile anche ai reati in materia di stupefacenti, superando precedenti orientamenti restrittivi.
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Spaccio lieve entità: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione di merito che escludeva la qualificazione del reato come spaccio di lieve entità, valorizzando elementi come la pluralità delle sostanze, la continuità dell'attività e l'inserimento in contesti criminali organizzati, ritenendoli prevalenti rispetto al modesto quantitativo delle singole cessioni.
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Interpretazione intercettazioni: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma le condanne per spaccio di droga e ricettazione basate principalmente sull'interpretazione di intercettazioni. La sentenza stabilisce che la valutazione del contenuto dei dialoghi captati spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente. Vengono respinti i ricorsi che chiedevano di considerare i reati di lieve entità, data l'ingente quantità di stupefacenti e la gravità dei fatti.
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Concorso detenzione stupefacenti: il ruolo del coniuge
La Corte di Cassazione conferma la condanna di una donna per concorso in detenzione di stupefacenti insieme al marito. La sentenza stabilisce che fornire un contributo attivo alla conservazione della droga, come nascondere le chiavi di un deposito, costituisce piena partecipazione al reato (concorso detenzione stupefacenti) e non un semplice favoreggiamento, non potendo quindi beneficiare della causa di non punibilità prevista per i familiari.
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Spaccio lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una condanna per spaccio, confermando la decisione della Corte d'Appello di non qualificare il reato come spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione deve essere complessiva, considerando non solo la quantità di droga, ma anche la natura continuativa dell'attività, il numero di clienti e l'esistenza di un canale di rifornimento stabile, elementi che nel caso di specie escludevano la minore gravità del fatto.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di non qualificare il reato come fatto di lieve entità, basandosi su elementi come la detenzione di droga durante gli arresti domiciliari, il possesso di un bilancino di precisione e di una notevole somma di denaro non giustificata. L'inammissibilità ha riguardato anche i motivi sulla recidiva e sulle attenuanti generiche, in parte perché ripetitivi e in parte perché proposti per la prima volta in sede di legittimità.
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Fattispecie di lieve entità: quando è esclusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La richiesta di riconoscere la fattispecie di lieve entità è stata respinta a causa di plurimi indicatori di una certa gravità, tra cui l'ampia clientela, la diversità delle sostanze (hashish e marijuana), l'elevato numero di dosi ricavabili, il possesso di strumenti per il confezionamento e i precedenti specifici dell'imputato.
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Lieve entità stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di cocaina, confermando l'esclusione della fattispecie di lieve entità stupefacenti. La decisione si fonda sulla notevole quantità di principio attivo, sul numero di dosi ricavabili e sul possesso di una considerevole e ingiustificata somma di denaro, elementi che nel loro complesso denotano una spiccata potenzialità offensiva della condotta.
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Ricorso inammissibile: perizia non necessaria per droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per detenzione di 335 grammi di stupefacenti. I giudici hanno stabilito che un narcotest è sufficiente per provare la natura della sostanza e che la manifesta infondatezza dei motivi di ricorso impedisce di dichiarare l'eventuale prescrizione del reato.
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Fatto di lieve entità: quando lo spaccio non lo è
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, confermando la decisione della Corte d'Appello di non riconoscere l'ipotesi di reato come fatto di lieve entità. La decisione si fonda sulla natura organizzata e continuativa dell'attività, sui quantitativi considerevoli di diverse sostanze stupefacenti e sulle prove emerse dalle intercettazioni, che delineavano un quadro ben più grave di un'attività di spaccio occasionale.
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Valutazione complessiva stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di cocaina e cannabis. La Corte ha confermato la necessità di una valutazione complessiva stupefacenti, escludendo la fattispecie di lieve entità a causa della diversa natura delle sostanze, del quantitativo, delle modalità di detenzione e del possesso di una rilevante somma di denaro, elementi indicativi di professionalità nell'attività illecita.
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Fatto di lieve entità: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione conferma la condanna per spaccio, negando la configurabilità del fatto di lieve entità. La sentenza chiarisce che per ottenere la derubricazione del reato, è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli elementi, e la presenza di indici di professionalità può essere decisiva per escludere l'ipotesi meno grave, anche in presenza di altri fattori non allarmanti.
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Dosimetria della pena: motivazione obbligatoria
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per reati di droga, a causa della totale assenza di motivazione riguardo la dosimetria della pena. I giudici di merito avevano applicato una pena base quasi coincidente con il massimo edittale per il reato di lieve entità e una riduzione minima per le attenuanti generiche, senza fornire alcuna giustificazione. La Suprema Corte ha ribadito che il potere discrezionale del giudice nel determinare la sanzione deve essere sempre supportato da una spiegazione adeguata, a garanzia dell'imputato.
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Fatto di lieve entità: non basta la poca droga
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40811/2025, ha respinto il ricorso di un individuo che chiedeva di qualificare il suo reato come 'fatto di lieve entità' basandosi sulla modesta quantità di droga (20 grammi di cocaina). La Corte ha stabilito che la valutazione deve essere complessiva, considerando le modalità di spaccio (dosi singole, contabilità), la recidiva e il fatto che il reato sia stato commesso durante gli arresti domiciliari. Questi elementi dimostrano una professionalità criminale che esclude l'applicazione dell'attenuante del fatto di lieve entità.
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Ricorso patteggiamento: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso patteggiamento di un imputato che contestava il mancato riconoscimento della lieve entità. La Corte ha ribadito che i motivi di appello sono tassativi e non includono una rivalutazione del merito della pena concordata.
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Concorso detenzione stupefacenti: la Cassazione decide
Un soggetto viene condannato per concorso in detenzione di stupefacenti solo perché si trovava in compagnia di chi possedeva la droga. La Corte di Cassazione annulla la sentenza, ribadendo che per configurare il concorso detenzione stupefacenti non basta la mera presenza o conoscenza del reato altrui, ma è necessario dimostrare un contributo attivo, materiale o morale, alla condotta illecita. La mancanza di tale prova impone l'annullamento della condanna.
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Spaccio lieve entità: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, il quale richiedeva la qualificazione del reato come 'lieve entità spaccio'. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che l'ingente quantitativo di stupefacenti (oltre 2.200 dosi ricavabili), la diversità delle sostanze, le modalità di occultamento e la disponibilità di materiale per il confezionamento indicavano un'attività di spaccio su larga scala e con carattere di professionalità, elementi incompatibili con l'ipotesi della lieve entità.
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