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Fattispecie Di Lieve Entità

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118 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Stupefacenti: 489 dosi non sono “lieve entità reato stupefacenti”
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato come "lieve entità reato stupefacenti", sostenendo di aver solo trasportato la droga. La Corte ha ribadito che la valutazione della "lieve entità" richiede un'analisi complessiva di tutti gli elementi, inclusi quantità e qualità della sostanza. Nel caso specifico, le 489 dosi di cocaina trasportate impedivano di considerare il fatto di lieve entità. La decisione conferma che la quantità di droga è un fattore determinante per escludere la minore gravità del reato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Coltivazione di Stupefacenti: Quando non è Fatto di Lieve Entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione illecita e coltivazione di tredici piante di marijuana. L'imputato aveva impugnato la sentenza, sostenendo un vizio motivazionale e la mancata applicazione della fattispecie di lieve entità. La Suprema Corte ha ritenuto infondate le argomentazioni difensive. Ha sottolineato che la spontanea indicazione delle piante e la quantità di stupefacente ricavabile (circa 9800 dosi) escludevano la possibilità di considerare il fatto di lieve entità. La condanna e il pagamento delle spese processuali sono stati confermati.
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Detenzione illecita di stupefacenti: la lieve entità non basta
Una donna è stata condannata per detenzione illecita di stupefacenti, avendo nascosto 50 grammi di cocaina (equivalenti a 235 dosi) nel reggiseno. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la condanna, il mancato riconoscimento della fattispecie di lieve entità e l'applicazione delle attenuanti generiche. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la quantità e le modalità di occultamento fossero incompatibili con l'uso personale o con un'attività di spaccio di lieve entità. La condanna è stata confermata.
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Spaccio di droga di lieve entità: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per spaccio di droga. L'imputata chiedeva il riconoscimento della fattispecie di spaccio di droga di lieve entità. I giudici hanno confermato la condanna, evidenziando che la quantità di sostanze (cocaina, hashish, marijuana, con 132,97 dosi medie singole di cocaina) e le modalità organizzative (vendita dall'abitazione e approvvigionamento da terzi) escludevano la lieve entità. L'imputata deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di droga di lieve entità: l’appello fallisce in Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di droga. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua attività rientrasse nella "spaccio di droga di lieve entità" per la sua natura marginale e non professionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ritenuto il ricorso vago e non sufficientemente critico verso la sentenza precedente. Quest'ultima aveva correttamente evidenziato l'organizzazione dell'attività di spaccio, con più soggetti e vendita continua in un noto "punto di spaccio". Questa struttura organizzativa escludeva la qualificazione di lieve entità. Il Lavoratore ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Validità prove intercettazioni: Cassazione conferma custodia per spaccio
Un Lavoratore, accusato di spaccio di stupefacenti, ha contestato la sua custodia cautelare. Ha sollevato dubbi sulla validità delle prove nelle intercettazioni telefoniche e sull'identificazione fotografica, oltre a sostenere la lieve entità del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che un errore materiale nell'album fotografico non compromette l'identificazione. Ha inoltre chiarito che le registrazioni originali delle intercettazioni costituiscono prova valida, anche senza trascrizioni complete immediate. La Corte ha infine escluso la lieve entità del fatto, considerando la continuità e l'organizzazione dello spaccio.
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Impronte digitali su stupefacenti: condanna per spaccio certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio di un uomo, basata sulle sue impronte digitali su stupefacenti. Le tracce sono state trovate sulla pellicola che avvolgeva otto panetti di hashish, per un totale di oltre 3300 dosi. I giudici hanno ritenuto questa prova sufficiente, data l'assenza di spiegazioni alternative da parte dell'imputato. È stata inoltre respinta la richiesta di qualificare il reato come di 'lieve entità', proprio a causa dell'ingente quantitativo di droga, incompatibile con un'attività di spaccio marginale. L'imputato perde il ricorso e la condanna diventa definitiva.
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Spaccio di lieve entità: No se vendi 1kg ai domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per spaccio di droga, negando l'applicazione della fattispecie di 'spaccio di lieve entità'. L'imputato, già ai domiciliari per reati simili, aveva venduto un chilo di hashish e alcuni 'provini' tramite un complice. Secondo i giudici, la notevole quantità di droga, la condizione di detenzione domiciliare e l'uso di un intermediario sono elementi incompatibili con la lieve entità del fatto. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile, rendendo la condanna definitiva e condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: negato a detenuto con 4500 dosi in cella
La Corte di Cassazione ha escluso la configurabilità dello spaccio di lieve entità per un detenuto trovato in possesso di un ingente quantitativo di droga. L'uomo deteneva hashish e cocaina sufficienti per oltre 4.500 dosi, confezionate in modo professionale e destinate a essere introdotte in un istituto penitenziario. Secondo i giudici, la pluralità delle sostanze, la quantità, le modalità di confezionamento e il contesto carcerario sono elementi che dimostrano una notevole pericolosità e capacità criminale, incompatibili con l'ipotesi del reato minore. L'imputato ha perso il ricorso e la sua condanna è stata confermata.
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Spaccio di lieve entità: No se hai 1300 dosi e una mini-serra
La Corte di Cassazione ha escluso la possibilità di configurare lo spaccio di lieve entità per un individuo trovato in possesso di 363,4 grammi di marijuana, equivalenti a 1.378 dosi medie, e di attrezzatura rudimentale per la coltivazione. Secondo i giudici, sia l'ingente quantitativo della sostanza sia la presenza di strumenti per la produzione (vasi, lampada, pannelli riflettenti) indicano una condotta non occasionale e di gravità tale da impedire l'applicazione della norma più favorevole. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e respingendo anche la richiesta di attenuanti generiche a causa dei precedenti penali dell'imputato.
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Spaccio di lieve entità: No se l’attività è stabile e organizzata
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un individuo condannato per spaccio di cocaina. L'imputato chiedeva il riconoscimento dello spaccio di lieve entità e l'applicazione di una pena sostitutiva al carcere. La Corte ha negato entrambe le richieste, sottolineando che il possesso di un quantitativo significativo di droga pura (31,6 grammi), suddivisa in dosi e accompagnata da bilancini di precisione e appunti contabili, dimostra un'attività di spaccio stabile e non occasionale. Tale organizzazione esclude la possibilità di qualificare il fatto come di lieve entità. La richiesta di pene alternative è stata respinta anche a causa della gravità dei fatti e della pericolosità sociale del soggetto, già con precedenti penali.
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Spaccio di lieve entità negato: 1700 dosi sono troppe per la legge
La Corte di Cassazione ha escluso la possibilità di riconoscere lo spaccio di lieve entità a un imputato trovato in possesso di un quantitativo enorme di droga. Nello specifico, quasi 1400 dosi di cocaina e oltre 300 di hashish. Secondo i giudici, una quantità così rilevante è un elemento decisivo che impedisce di qualificare il reato come minore, nonostante le argomentazioni della difesa. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna decisa nei gradi precedenti. La motivazione della sentenza precedente è stata ritenuta solida, logica e non criticabile.
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Spaccio di lieve entità? No, se le prove sono schiaccianti
Un uomo, condannato per spaccio di droga in concorso, ha presentato ricorso in Cassazione. La sua condanna si basava sulla testimonianza di una donna, confermata dal ritrovamento di ingenti quantità di stupefacenti, denaro e telefoni criptati. L'imputato contestava l'attendibilità della testimone e chiedeva di qualificare il reato come spaccio di lieve entità. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. La richiesta di derubricazione è stata respinta perché non presentata nel precedente grado di giudizio. La condanna è quindi diventata definitiva, basandosi sulla solidità delle prove raccolte.
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Linguaggio cifrato spaccio: condanna valida anche senza droga?
Due persone sono state condannate per spaccio di cocaina. Le prove principali erano intercettazioni telefoniche in cui usavano un linguaggio cifrato per spaccio, parlando di 'carne', 'scarpe' o 'magliette' per riferirsi alla droga. La difesa sosteneva che queste conversazioni, senza il sequestro fisico della droga per ogni episodio, non fossero una prova sufficiente. La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi. Ha stabilito che l'interpretazione del linguaggio in codice da parte del giudice è legittima se logica e coerente con il contesto generale, che includeva altri sequestri e le dichiarazioni di altri soggetti coinvolti. La condanna è stata quindi confermata.
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Spaccio di Lieve Entità Negato: 83 Dosi di Cocaina Sono Troppe
La Corte di Cassazione ha escluso l'ipotesi di spaccio di lieve entità per un uomo trovato in possesso di circa 83 dosi di cocaina. La sostanza era già confezionata per la vendita e accompagnata da due bilancini di precisione. Secondo i giudici, questi elementi dimostrano una professionalità e un'organizzazione incompatibili con la minore gravità del reato. La Corte ha quindi ritenuto il ricorso inammissibile, confermando la condanna decisa nei gradi precedenti. La richiesta di attenuanti generiche è stata respinta per l'assenza di elementi positivi a favore dell'imputato.
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Pusher con ricetrasmittente: no allo spaccio di lieve entità
La Corte di Cassazione ha escluso la configurabilità dello spaccio di lieve entità per un individuo sorpreso a vendere droga. L'imputato operava come 'pusher' in una piazza di spaccio organizzata, utilizzando una ricetrasmittente e possedendo una notevole somma di denaro e numerose dosi. Al momento dell'arresto, ha tentato di fuggire con determinazione. Secondo i giudici, questi elementi (organizzazione, mezzi, quantità e comportamento) dimostrano una professionalità criminale incompatibile con la minore gravità del fatto. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato respinto e la sua condanna per spaccio 'ordinario' è diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità? Non con un laboratorio professionale
La Corte di Cassazione ha escluso l'ipotesi di spaccio di lieve entità per un soggetto trovato in possesso di ingenti quantitativi di droga e di attrezzature professionali. La presenza di un macchinario per il sottovuoto e di una piastra per marchiare i panetti di hashish ha rivelato una capacità organizzativa e una professionalità incompatibili con un'attività rudimentale e occasionale. Secondo i giudici, questi elementi dimostrano un'offensività della condotta che va oltre la soglia del fatto lieve. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile e la condanna confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Lucro di speciale tenuità: No Sconto per Spaccio Organizzato
Un uomo condannato per spaccio di lieve entità ha chiesto uno sconto di pena invocando l'attenuante del lucro di speciale tenuità. Sosteneva di vendere droga solo per finanziare il proprio consumo personale. La Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che, sebbene l'attenuante sia applicabile ai reati di droga, non può essere concessa quando l'attività di spaccio è organizzata e continuativa. Il possesso di una quantità di droga per 100-150 dosi, di strumenti per il confezionamento e le vendite periodiche dimostrano una finalità di guadagno non marginale, escludendo così il presupposto del lucro di speciale tenuità.
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Droga per 2000 dosi: no alla particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità di un individuo trovato in possesso di marijuana sufficiente per 2081 dosi. La Corte ha respinto la richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La sentenza chiarisce che i criteri per il reato di 'lieve entità' e la 'particolare tenuità del fatto' non coincidono. Quest'ultima, infatti, non può essere concessa se la condotta è abituale, come ritenuto nel caso specifico. L'enorme quantitativo di droga è stato inoltre giudicato incompatibile con un semplice uso personale, confermando la finalità di spaccio.
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Droga: rinuncia ai motivi d’appello e ricorso perso in Cassazione
Un uomo, condannato per detenzione di un'ingente quantità di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un'errata valutazione dei fatti e la mancata classificazione del reato come fatto di lieve entità. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. La ragione decisiva è la precedente rinuncia ai motivi di appello relativi alla responsabilità, effettuata nel giudizio di secondo grado. Avendo l'imputato scelto di non contestare più la sua colpevolezza in appello, non poteva più sollevare la questione in Cassazione. La condanna è diventata così definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali.
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