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Estinzione Del Giudizio — Anno 2024

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922 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Estinzione Del Giudizio

Provvedimenti

Canone di depurazione non dovuto: la Cassazione decide
Un utente ha citato in giudizio la società fornitrice del servizio idrico per aver pagato per dieci anni il canone di depurazione senza che il servizio fosse effettivamente erogato. Dopo aver perso in primo e secondo grado, la società ha presentato ricorso in Cassazione, ma lo ha successivamente ritirato. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il giudizio, condannando tuttavia la società ricorrente al pagamento delle spese legali, poiché la controparte non aveva formalmente accettato la rinuncia al ricorso.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: effetti e spese
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso. A seguito della rinuncia da parte della società ricorrente, accettata solo da alcuni dei controricorrenti, il giudizio viene dichiarato estinto. La Corte stabilisce la compensazione delle spese per le parti che hanno accettato la rinuncia e condanna la parte rinunciante al pagamento delle spese legali in favore di coloro che non l'hanno accettata, assorbendo il ricorso incidentale condizionato.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
Una società di servizi idrici, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza del Tribunale, decide di ritirarlo. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso e chiarisce un punto fondamentale: in caso di rinuncia, non è dovuto il cosiddetto 'doppio contributo unificato'. Questa sanzione, spiega la Corte, si applica solo nei casi tassativi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione, e non può essere estesa per analogia.
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Doppio contributo unificato: non dovuto con rinuncia
Una società di gestione idrica, dopo aver proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza del Tribunale di Genova, vi rinunciava. La Corte, nel dichiarare estinto il giudizio, ha chiarito un punto cruciale: il doppio contributo unificato non è dovuto in caso di rinuncia. La motivazione risiede nella natura sanzionatoria e di stretta interpretazione della norma, che prevede il raddoppio del contributo solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione, escludendo quindi l'applicazione analogica alla rinuncia volontaria.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Una società di servizi idrici, dopo aver presentato ricorso per cassazione contro una sentenza sfavorevole, ha deciso di ritirarlo. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia al ricorso, ha dichiarato estinto il giudizio. Di conseguenza, ha condannato la società al pagamento delle spese legali a favore delle controparti. La Corte ha inoltre precisato che, in caso di rinuncia, non si applica la sanzione del pagamento del doppio contributo unificato.
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Canone depurazione: rimborso per servizio non goduto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8202/2024, ha ribadito il diritto degli utenti al rimborso del canone depurazione qualora il servizio sia inesistente o non funzionante. A seguito della rinuncia al ricorso principale da parte di una società di gestione idrica, la Corte ha rigettato il ricorso incidentale di un'altra società, confermando che la pretesa di restituzione è soggetta a prescrizione decennale e non può essere negata sulla base di futuri o presunti costi di adeguamento degli impianti.
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Rinuncia al ricorso: costi e conseguenze in Cassazione
Una società di servizi idrici, dopo aver presentato ricorso in Cassazione, vi ha rinunciato. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio, condannando la società al pagamento delle spese legali. Cruciale la precisazione che in caso di rinuncia al ricorso non è dovuto il pagamento del doppio contributo unificato, essendo una misura sanzionatoria applicabile solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità.
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Rinuncia al ricorso: no al doppio contributo
Una società di servizi idrici aveva presentato ricorso per cassazione contro una sentenza del Tribunale. Successivamente, ha presentato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, condannando la società al pagamento delle spese legali della controparte. Tuttavia, ha chiarito che in caso di rinuncia al ricorso non è dovuto il pagamento del cosiddetto "doppio contributo unificato", poiché tale sanzione si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Canone depurazione non dovuto: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui una società di gestione idrica ha rinunciato al proprio ricorso, consolidando il principio secondo cui il canone depurazione non dovuto deve essere rimborsato agli utenti se il servizio di depurazione delle acque non è effettivamente fornito. La vicenda, originata dalla richiesta di rimborso di due utenti, si è conclusa con la dichiarazione di estinzione del giudizio e la condanna della società al pagamento delle spese legali, a seguito del suo allineamento a recenti e conformi pronunce della stessa Corte.
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Rimborso tariffa depurazione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla richiesta di rimborso della tariffa di depurazione da parte di utenti che non avevano beneficiato del servizio. La società di gestione del servizio idrico, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha rinunciato al ricorso in Cassazione. La Corte ha quindi dichiarato estinto il processo, confermando implicitamente il principio secondo cui la tariffa non è dovuta se il servizio di depurazione è inesistente, e ha condannato la società al pagamento delle spese legali.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio di responsabilità civile a seguito della rinuncia al ricorso presentata da entrambe le parti appellanti. Le controparti hanno accettato la rinuncia, portando alla compensazione integrale delle spese legali, come concordato tra le parti.
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Detrazione IVA reverse charge: analisi di un caso estinto
Una società si è vista contestare la detrazione IVA reverse charge su servizi ricevuti dalla capogruppo statunitense per presunta mancanza di inerenza. Le commissioni tributarie di primo e secondo grado hanno dato ragione alla società, ritenendo l'operazione neutra e l'inerenza irrilevante ai fini IVA. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, il giudizio è stato dichiarato estinto poiché la società ha aderito a una definizione agevolata, chiudendo la controversia senza una pronuncia nel merito da parte della Suprema Corte.
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Estinzione del giudizio: la definizione agevolata
Una società, in pendenza di un ricorso per cassazione contro avvisi di accertamento fiscale, ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla L. 197/2022. La Corte di Cassazione, verificato il deposito della domanda di definizione e del versamento della prima rata, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Questa ordinanza conferma che, ai fini della chiusura del contenzioso, è sufficiente adempiere al primo pagamento previsto dalla normativa sulla tregua fiscale, con spese legali che restano a carico di chi le ha anticipate.
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Nullità della domanda: quando la richiesta è nulla
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per differenze retributive legate al compenso di risultato. I tribunali di merito hanno respinto la sua richiesta a causa della nullità della domanda, poiché il ricorrente non aveva specificato i fatti costitutivi del suo diritto, ovvero il nesso diretto tra il fondo generale e il suo compenso individuale. Il procedimento si è concluso davanti alla Corte di Cassazione con una declaratoria di estinzione, a seguito della rinuncia al ricorso da parte del lavoratore stesso.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7944/2024, ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti e della successiva accettazione della controparte. La decisione chiarisce che, in caso di estinzione del giudizio, non si applica l'obbligo del versamento del doppio del contributo unificato. Le parti hanno inoltre concordato la totale compensazione delle spese legali.
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Estinzione giudizio Cassazione: l’accordo tra le parti
Una società creditrice, dopo aver visto accolta l'opposizione a un suo decreto ingiuntivo in primo e secondo grado, propone ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, tutte le parti raggiungono un accordo e presentano un'istanza congiunta per chiudere la controversia. La Corte Suprema, prendendo atto della volontà delle parti, dichiara l'estinzione del giudizio di Cassazione per rinuncia e dispone la compensazione integrale delle spese legali.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione e la rottamazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una controversia fiscale relativa all'imposta di registro. La decisione segue l'adesione della società contribuente alla definizione agevolata prevista dalla Legge n. 197/2022. Poiché la società ha presentato istanza, pagato la rata e rinunciato al giudizio, la Corte ha concluso che il procedimento si è perfezionato, portando alla sua estinzione e stabilendo che ogni parte debba sostenere le proprie spese legali.
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Estinzione del giudizio: l’accordo chiude la lite
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una controversia fiscale tra un'azienda di energia rinnovabile e l'Agenzia delle Dogane. La decisione segue la rinuncia al ricorso da parte della società, avvenuta nel contesto di un accordo di ristrutturazione dei debiti che risolveva tutte le pendenze, comprese quelle fiscali. La Corte ha compensato le spese e ha escluso l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato, data la natura dell'estinzione del giudizio.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una società, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio contro l'Agenzia delle Entrate per un accertamento fiscale, ricorre in Cassazione. Durante il processo, aderisce alla definizione agevolata della lite, pagando quanto dovuto. La Corte di Cassazione, preso atto dell'adesione e della conseguente rinuncia al ricorso, dichiara l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere, stabilendo che ogni parte debba sostenere le proprie spese legali.
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Estinzione giudizio: chi paga se una parte non accetta?
Una società edile, dopo aver perso in primo e secondo grado una causa per violazione delle distanze tra costruzioni, ricorre in Cassazione. Successivamente, trova un accordo stragiudiziale e rinuncia al ricorso. Non tutti i resistenti, però, accettano la rinuncia. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del giudizio, ma condanna la società a pagare le spese legali solo della parte che non ha accettato la rinuncia, compensando quelle delle altre.
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