LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Esdebitazione

99 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Istituto giuridico che consente a una persona fisica fallita di essere liberata dai debiti residui non soddisfatti al termine della procedura fallimentare, permettendole di ripartire da zero ('fresh start').

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Proprietà beni ospedalieri: Fondazione vs Azienda, la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato una controversia sulla **proprietà beni ospedalieri** tra una Fondazione e un'Azienda Ospedaliera. La Fondazione rivendicava la proprietà di parte del complesso ospedaliero Umberto I, sostenendo che la legge di riorganizzazione non avesse trasferito tutti i beni. L'Azienda Ospedaliera chiedeva un risarcimento per l'occupazione. La Cassazione ha confermato che tutti i beni, mobili e immobili, funzionalmente connessi alle attività istituzionali dell'ospedale sono stati correttamente assegnati all'Azienda. Ha inoltre dichiarato inammissibile la richiesta di risarcimento dell'Azienda, a causa delle specifiche norme sulle procedure di commissariamento. Entrambi i ricorsi sono stati rigettati.
Continua »
Risoluzione del concordato preventivo e fallimento immediato
Una società in liquidazione ottiene l'omologazione di un concordato preventivo con cessione dei beni. Durante la fase esecutiva emerge un'incapienza patrimoniale che impedisce il soddisfacimento dei creditori chirografari e di parte dei privilegiati. Un creditore chiede ed ottiene la risoluzione del concordato preventivo e la contestuale dichiarazione di fallimento. La società impugna la decisione in Cassazione sostenendo di non aver garantito percentuali minime di pagamento e contestando la dichiarazione di fallimento prima del passaggio in giudicato della risoluzione. La Suprema Corte rigetta il ricorso: la causa concreta del concordato impone un minimo soddisfacimento dei creditori. Inoltre, la pronuncia di risoluzione è immediatamente esecutiva, consentendo la dichiarazione di fallimento senza attendere la sentenza definitiva. La società perde il ricorso e viene condannata alle spese.
Continua »
Esdebitazione e Debiti IVA: La Cassazione Conferma la Liberazione Fiscale
Un ex socio accomandatario di una società fallita aveva ottenuto un decreto di esdebitazione, liberandosi dai debiti residui. L'Agenzia delle Entrate ha poi cercato di riscuotere debiti IVA e IRAP, sostenendo che l'esdebitazione non si applicasse a tali tributi. La Corte di Cassazione, dopo aver interpellato la Corte di Giustizia Europea, ha stabilito che l'esdebitazione copre anche i debiti IVA, purché siano rispettate le rigide condizioni previste dalla legge fallimentare. La sentenza ha quindi rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la liberazione del debitore.
Continua »
Esdebitazione del fallito: quando i debiti si cancellano
Un socio illimitatamente responsabile di due società di persone fallite ha richiesto il beneficio dell'esdebitazione del fallito per cancellare i debiti residui delle due procedure. I giudici di merito hanno respinto la prima richiesta perché presentata oltre un anno dopo la chiusura del primo fallimento. Hanno poi rigettato anche la seconda richiesta, ritenendo che il pagamento effettuato ai soli creditori privilegiati (pari al 13,89%) fosse irrisorio. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso. I giudici di legittimità hanno confermato che il termine annuale per la domanda decorre in modo autonomo dalla chiusura della specifica procedura. Tuttavia, la Cassazione ha stabilito che la percentuale del 13,89% non può essere considerata automaticamente irrisoria. La decisione è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione del caso.
Continua »
Esdebitazione: la semplice richiesta non ferma l’esecuzione forzata
Un Lavoratore ha proposto ricorso contro l'esecuzione forzata avviata da alcuni Creditori, basata su una sentenza del giudice del lavoro. Il Lavoratore sosteneva che la sua istanza di esdebitazione (liberazione dai debiti) avrebbe dovuto bloccare l'azione esecutiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha chiarito che la semplice richiesta di esdebitazione non è sufficiente a sospendere l'esecuzione. Per ottenere la liberazione dai debiti, è indispensabile un provvedimento giudiziale specifico che abbia natura costitutiva, cioè che modifichi effettivamente la situazione debitoria. La Corte ha inoltre ribadito che per i crediti di lavoro, l'esecuzione può iniziare anche con la sola copia del dispositivo della sentenza.
Continua »
Risoluzione del concordato preventivo e fallimento
Una società proponeva un piano di concordato preventivo basato sulla scissione aziendale per superare la crisi. Tuttavia, la società beneficiaria della scissione non rispettava i pagamenti previsti, causando la risoluzione del concordato preventivo e la conseguente dichiarazione di fallimento della debitrice principale. I giudici di merito accertavano l'assenza di esdebitazione e il grave inadempimento della società, confermati dalla revoca definitiva del piano concordatario per mancanza di fattibilità giuridica. L'azienda ricorreva comunque in Cassazione per contestare la risoluzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la revoca del concordato era già passata in giudicato, condannando inoltre l'impresa per lite temeraria.
Continua »
Sequestro conservativo tributario: beni invenduti e debiti solidi
Una società ha richiesto la cancellazione del sequestro conservativo tributario posto su alcuni terreni di sua proprietà per garantire un debito fiscale di oltre quattro milioni di euro. La società sosteneva che il sequestro fosse divenuto inefficace in seguito al fallimento e alla successiva estinzione delle procedure esecutive sui beni rimasti invenduti. I giudici di merito hanno rigettato l'istanza, ricordando che la misura cautelare resta valida fino alla totale estinzione del debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, poiché quest'ultima ha tentato di produrre nuovi documenti e argomentazioni solo nella memoria finale, violando le regole del giudizio di legittimità. Di conseguenza, il vincolo cautelare sui beni rimane pienamente attivo.
Continua »
Diniego di esdebitazione per truffa a sostegno dell’azienda
Un imprenditore fallito chiedeva la cancellazione dei propri debiti residui tramite la procedura concorsuale. I giudici di merito hanno confermato il diniego di esdebitazione a causa di una precedente condanna per truffa aggravata. L'imprenditore aveva commesso il reato per reperire liquidità e tentare di salvare l'azienda dal collasso. Il debitore ha impugnato la decisione sostenendo che la corte territoriale avrebbe dovuto sospendere il procedimento in attesa dell'esito della riabilitazione penale richiesta al tribunale di sorveglianza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La Suprema Corte ha chiarito che il reato commesso in collegamento funzionale con l'attività d'impresa impedisce la liberazione dai debiti e che il giudice civile non ha alcun obbligo di attendere la futura riabilitazione penale.
Continua »
Liquidazione controllata: guida alla procedura
Il Tribunale di Firenze ha dichiarato l'apertura della liquidazione controllata per una debitrice con oltre 200.000 euro di debiti, principalmente fiscali. Con un reddito annuo modesto e priva di immobili, la ricorrente è stata ammessa alla procedura. Il tribunale ha inoltre chiarito l'esclusione della prededuzione per i crediti dei professionisti che assistono il debitore nella fase iniziale.
Continua »
Liquidazione controllata: guida alla procedura civile
Il Tribunale ha decretato l'apertura della liquidazione controllata per un debitore in stato di sovraindebitamento, titolare di un'impresa individuale inattiva classificata come impresa minore. La decisione si fonda sull'accertata insolvenza e sulla relazione positiva del gestore della crisi, portando alla nomina di un liquidatore e alla sospensione delle azioni esecutive individuali.
Continua »
Esdebitazione negata al socio: la Cassazione rinvia la decisione
Un socio di una società di persone dichiarata fallita ha chiesto l'esdebitazione per liberarsi dai debiti residui. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta a causa di gravi illeciti tributari e di un tasso di soddisfacimento dei creditori inferiore al due per cento. Il socio ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, non ha deciso immediatamente sul merito della questione. I giudici hanno invece disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per trattarla insieme ai ricorsi presentati dagli altri soci della stessa azienda. La decisione finale sull'esdebitazione è quindi rimandata per garantire una valutazione coordinata di tutta la vicenda societaria.
Continua »
Concordato minore: negato all’ex imprenditore cancellato
Un'ex imprenditrice individuale, dopo aver cancellato la propria attività dal registro delle imprese, ha proposto un concordato minore di tipo liquidatorio per risolvere i suoi debiti. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno inizialmente approvato la proposta, ritenendo che il divieto di accesso a questa procedura si applicasse solo alle società e non ai singoli imprenditori. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la domanda di concordato minore presentata da un imprenditore già cancellato dal registro delle imprese è sempre inammissibile. Di conseguenza, i giudici hanno revocato l'omologazione del piano, chiarendo che chi cessa volontariamente l'attività perde il diritto di accedere a strumenti negoziali di risoluzione della crisi, potendo ricorrere solo alla liquidazione controllata.
Continua »
Esdebitazione negata: nascondere l’eredità costa caro
Un debitore, ammesso alla liquidazione del patrimonio, ha chiesto l'esdebitazione per cancellare i suoi debiti residui. Il Tribunale ha respinto la richiesta a causa della sua mancata cooperazione: l'uomo aveva nascosto un nuovo rapporto di lavoro, trattenuto somme non autorizzate (tra cui tredicesime, quattordicesime e un'eredità) e omesso di consegnare gli estratti conto. Il debitore ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che le norme europee vietino il diniego del beneficio se non in caso di grave disonestà. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'esdebitazione richiede la massima trasparenza e collaborazione con i liquidatori. Chi ostruisce la procedura o nasconde entrate perde il diritto alla liberazione dai debiti. Il ricorrente è stato inoltre condannato a pagare tremila euro alla Cassa delle ammende per aver insistito in un ricorso palesemente infondato.
Continua »
Accordo di rinegoziazione dei crediti: efficace senza il giudice
Una società in concordato preventivo, dopo l'omologazione e prima della chiusura della procedura, ha stipulato un accordo di rinegoziazione dei crediti con alcune banche per ristrutturare il debito residuo. Successivamente, la società è fallita. La società cessionaria dei crediti bancari ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare. Il Tribunale ha respinto la domanda ritenendo l'accordo inopponibile perché non autorizzato dal giudice. La Cassazione ha invece stabilito che, dopo l'omologazione del concordato, la società torna in bonis e può liberamente stipulare un accordo di rinegoziazione dei crediti senza necessità di autorizzazioni giudiziali, in quanto non si tratta di una modifica del piano concordatario ma di un autonomo contratto. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso della società creditrice, rinviando la causa al Tribunale per un nuovo esame.
Continua »
Tecnica dell’assemblaggio: il ricorso nullo che salva il Fisco
Una contribuente ha impugnato due cartelle di pagamento per omessi versamenti IRPEF e ritenute d'acconto. Dopo il rigetto nei primi due gradi di merito, ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa dell'utilizzo della tecnica dell'assemblaggio. La ricorrente ha infatti riprodotto integralmente e letteralmente gli atti dei precedenti gradi di giudizio, senza sintetizzare i fatti né chiarire i motivi di censura. Inoltre, la Corte ha rilevato estrema confusione tra le procedure di fallimento, concordato e i relativi effetti di esdebitazione. Di conseguenza, la contribuente ha perso definitivamente la causa ed è stata condannata al pagamento del doppio del contributo unificato.
Continua »
Riabilitazione penale negata a chi non paga le spese di giustizia
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la riabilitazione penale a un condannato a causa del mancato pagamento delle spese di giustizia e della mancata richiesta di remissione del debito. Il ricorrente ha impugnato la decisione sostenendo di trovarsi in condizioni economiche disagiate e invocando le norme sull'esdebitazione fallimentare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il pagamento delle spese processuali o l'ottenimento della formale remissione del debito sono requisiti indispensabili per dimostrare la buona condotta necessaria alla riabilitazione penale. L'impossibilità economica deve essere accertata dal magistrato di sorveglianza tramite l'apposita procedura di remissione, non potendo il condannato semplicemente astenersi dal pagamento.
Continua »
Esdebitazione fallimentare negata: pagare solo il 3% non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due soci di una società di persone dichiarata fallita, confermando il diniego della esdebitazione fallimentare. I giudici di merito avevano ritenuto irrisorio il soddisfacimento dei creditori, pari ad appena il 3% dell'indebitamento complessivo (circa 34.000 euro realizzati a fronte di oltre 2 milioni di debiti). La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene la legge non imponga una soglia minima fissa (come il 10%), il giudice deve compiere una valutazione comparativa. Nel caso specifico, una percentuale così esigua non consente di considerare realizzato il presupposto oggettivo del parziale pagamento dei debiti. Di conseguenza, i soci non hanno ottenuto la liberazione dai debiti residui.
Continua »
Esdebitazione negata: pagare il 2% dei debiti non basta
Un imprenditore individuale, dichiarato fallito, ha chiesto l'esdebitazione per cancellare i debiti rimasti insoddisfatti dopo la chiusura del fallimento. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta. I giudici hanno rilevato che i creditori avevano ricevuto solo il 2,11% delle somme dovute (circa 162.000 euro a fronte di oltre 7 milioni di debiti). La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imprenditore. La Corte ha confermato che l'esdebitazione non può essere concessa se la percentuale di soddisfacimento dei creditori è del tutto irrisoria. La valutazione di questa percentuale spetta al prudente apprezzamento del giudice di merito, che ha ritenuto insufficiente il pagamento effettuato.
Continua »
Accollo del debito tributario: Fisco contro concordato
Un'azienda ha proposto un concordato fallimentare per rilevare i debiti di una società fallita, prevedendo la totale liberazione di quest'ultima anche per i debiti con il Fisco. I giudici di merito hanno rifiutato l'omologazione del concordato, ritenendo che l'accollo del debito tributario non possa mai essere liberatorio per il contribuente originario, in base allo Statuto del contribuente. L'assuntore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la prevalenza delle norme fallimentari. La Suprema Corte, rilevando l'assenza di precedenti specifici e la complessità della questione che vede contrapposte le norme tributarie e quelle fallimentari, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente e ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una trattazione approfondita.
Continua »
Liquidazione controllata: come funziona la procedura
Il Tribunale di Venezia ha decretato l'apertura della liquidazione controllata per un ex imprenditore in stato di sovraindebitamento. Nonostante un precedente fallimento non concluso con l'esdebitazione, il giudice ha ammesso il debitore alla procedura, consentendo la gestione di un debito superiore a 200.000 euro attraverso i beni attuali e parte dei redditi futuri.
Continua »