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Esdebitazione

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99 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Esdebitazione fallimento: si applica la vecchia legge
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione stabilisce un principio chiave in materia di esdebitazione fallimento. Per le procedure di fallimento avviate prima dell'entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi (15 luglio 2022), la richiesta di liberazione dai debiti deve seguire le regole della vecchia Legge Fallimentare. La Corte ha chiarito che l'esdebitazione non è un procedimento autonomo, ma la fase conclusiva del fallimento, e pertanto soggiace alla stessa disciplina normativa applicata all'intera procedura, senza possibilità di applicare le norme sopravvenute.
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Esdebitazione negata: la condotta osta al beneficio
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che negava l'esdebitazione a due soci di una società fallita. L'esdebitazione negata è stata motivata dalla loro condotta non collaborativa con gli organi della procedura, da atti distrattivi del patrimonio e dalla presenza di condanne penali. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Esdebitazione negata: il valore del patteggiamento
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di esdebitazione a un imprenditore fallito. La decisione si fonda sulla valutazione di una precedente sentenza di patteggiamento per bancarotta fraudolenta, non come prova automatica, ma come un grave indizio di demerito, unito ad altre condotte distrattive e alla scarsa trasparenza nella gestione contabile, che insieme giustificano l'esclusione dal beneficio della liberazione dai debiti.
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Esdebitazione e riabilitazione penale: il caso
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esito positivo dell'affidamento in prova ai servizi sociali non è equiparabile alla riabilitazione penale ai fini della concessione dell'esdebitazione. Un imprenditore fallito, condannato per omesso versamento di ritenute, si è visto negare il beneficio della liberazione dai debiti residui perché, nonostante l'esito positivo della misura alternativa, non aveva ottenuto la specifica riabilitazione penale richiesta dalla legge fallimentare. La Corte ha sottolineato la diversa natura e finalità dei due istituti, escludendo un'interpretazione estensiva della norma.
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Termine impugnazione: quando decorre per il decreto?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso perché tardivo. Il caso chiarisce che il termine di impugnazione del decreto di 60 giorni decorre non dalla pubblicazione, ma dalla comunicazione integrale del provvedimento (motivazione e dispositivo) tramite PEC da parte della cancelleria al difensore. La mancata osservanza di questo termine preclude l'esame nel merito del ricorso.
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Patteggiamento esdebitazione: stop alla cancellazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un imprenditore fallito non può ottenere l'esdebitazione (la liberazione dai debiti residui) se ha precedentemente definito la sua posizione penale per bancarotta fraudolenta con una sentenza di patteggiamento. La Corte ha chiarito che, ai fini della legge fallimentare, il patteggiamento è equiparato a una sentenza di condanna e costituisce un ostacolo insormontabile per accedere al beneficio, a meno che non intervenga la riabilitazione. Questa decisione conferma che il nesso tra patteggiamento esdebitazione è negativo per il debitore.
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Rinuncia liquidazione patrimonio: non si può tornare indietro
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18118/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di sovraindebitamento. Una volta che il tribunale ha emesso il decreto di apertura della procedura di liquidazione del patrimonio, il debitore non può più rinunciarvi. La Corte ha chiarito che la procedura, pur avviata su istanza del debitore, acquisisce una natura concorsuale e pubblicistica, finalizzata a tutelare tutti i creditori secondo il principio della par condicio. La rinuncia liquidazione patrimonio è quindi possibile solo prima del decreto di apertura, dopodiché la procedura prosegue indipendentemente dalla volontà del debitore, similmente a quanto avviene nel fallimento.
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Esdebitazione e patteggiamento: no al beneficio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18520/2025, ha stabilito che un imprenditore fallito non può ottenere il beneficio dell'esdebitazione se ha riportato una condanna penale tramite patteggiamento per reati connessi all'attività d'impresa. La Corte chiarisce due punti fondamentali: primo, la sentenza di patteggiamento è equiparata a una sentenza di condanna ai fini della normativa fallimentare; secondo, l'estinzione del reato che consegue al patteggiamento non equivale alla riabilitazione, unico requisito che permetterebbe di superare l'ostacolo della condanna. La decisione sottolinea il rigore del legislatore nel valutare la meritevolezza del debitore, negando il beneficio della liberazione dai debiti in presenza di un precedente penale specifico, consolidando l'orientamento sull'incompatibilità tra esdebitazione e patteggiamento.
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Patteggiamento esdebitazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato che una sentenza di patteggiamento per bancarotta fraudolenta è pienamente equiparabile a una sentenza di condanna ai fini della concessione dell'esdebitazione. Di conseguenza, tale sentenza impedisce al fallito di ottenere la liberazione dai debiti residui. La Corte ha inoltre chiarito che la recente "Riforma Cartabia", che attenua gli effetti extra-penali del patteggiamento, non è retroattiva. La decisione sottolinea che la condanna penale, anche se patteggiata, costituisce un "fatto storico" che dimostra la mancanza di meritevolezza del debitore, bloccando l'accesso al beneficio.
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Liquidazione controllata: quando si avvia la procedura?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice nomina di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) non costituisce un procedimento giudiziario pendente e, pertanto, non può impedire l'apertura di una liquidazione controllata. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di una debitrice, chiarendo che la procedura di esdebitazione inizia solo con il deposito della domanda al giudice competente tramite l'OCC, non con il solo conferimento dell'incarico. Inoltre, per bloccare la liquidazione non basta una generica assenza di beni, ma è necessaria la certezza assoluta che non vi siano attivi da liquidare, neanche in futuro.
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Esdebitazione: Riabilitazione cruciale post-patteggiamento
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di esdebitazione a due soci falliti che avevano definito un procedimento penale con un patteggiamento. La Corte ha stabilito che l'estinzione del reato, conseguenza del patteggiamento, non è equiparabile alla riabilitazione, quest'ultima essendo un requisito specifico richiesto dalla legge fallimentare. La riabilitazione implica una valutazione positiva del ravvedimento del condannato, assente nel meccanismo del patteggiamento, rendendola indispensabile per accedere al beneficio della liberazione dai debiti.
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Sovraindebitamento familiare: quando è unica procedura?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha respinto il ricorso di alcuni creditori contro l'apertura di una procedura di liquidazione controllata per due familiari. La Corte ha chiarito che per attivare un'unica procedura di sovraindebitamento familiare è sufficiente la comune origine del debito. Inoltre, ha stabilito che la valutazione sulla meritevolezza del debitore non va fatta in fase di ammissione alla procedura, ma solo successivamente, in sede di esdebitazione.
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Colpa grave: No all’esdebitazione per debiti
La richiesta di cancellazione dei debiti (esdebitazione) di un consumatore è stata respinta per colpa grave. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, ritenendo che il debitore avesse agito con negligenza grave accumulando sistematicamente debiti sproporzionati rispetto al proprio reddito e, soprattutto, utilizzando parte dei fondi per ristrutturare un immobile di proprietà del padre. Questa condotta è stata considerata un ostacolo al beneficio della cancellazione del debito.
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Esdebitazione debitore: come ottenere la liberazione
Con decreto, il Tribunale di Brescia ha concesso l'esdebitazione a un debitore, dichiarando inesigibili i debiti non pagati dopo la liquidazione del patrimonio. La decisione si basa sulla cooperazione del debitore, l'assenza di frode e il rispetto dei requisiti previsti dalla legge sul sovraindebitamento, portando alla completa liberazione dai debiti residui.
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Esdebitazione: cancellare i debiti residui
Un debitore, al termine di una procedura di liquidazione del patrimonio in cui i creditori erano stati soddisfatti solo in parte, ha richiesto e ottenuto la cancellazione dei debiti rimanenti (esdebitazione). Il Tribunale di Brescia ha concesso il beneficio, dopo aver verificato la condotta meritevole e cooperativa del debitore e l'assenza di cause ostative, come previsto dalla legge sul sovraindebitamento (L. 3/2012).
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Liquidazione Controllata: anche senza beni attuali?
Un imprenditore agricolo ha impugnato l'apertura della liquidazione controllata a suo carico, sostenendo la nullità della notifica e l'assenza di beni da liquidare. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo, confermando la correttezza della notifica e stabilendo un principio chiave: la procedura di liquidazione controllata può essere avviata anche in assenza di un patrimonio attuale, poiché il debitore risponde delle obbligazioni anche con i beni futuri.
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Liquidazione controllata ex imprenditore: la decisione
Il Tribunale di Bolzano ha esaminato il caso di un ex imprenditore individuale. Pur dichiarando improcedibile la domanda di liquidazione giudiziale, poiché l'attività era cessata da oltre un anno, ha aperto la procedura di liquidazione controllata. La decisione si fonda sulla constatazione dello stato di sovraindebitamento dell'individuo, i cui debiti residui dall'attività d'impresa superavano i 50.000 euro, rendendolo un soggetto idoneo per questa specifica procedura di risoluzione della crisi.
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Liquidazione controllata: aperta per sovraindebitamento
Il Tribunale di Torino ha aperto la procedura di liquidazione controllata per un debitore in stato di sovraindebitamento con debiti per quasi 300.000 euro a fronte di un reddito mensile di 1.800 euro e beni di modesto valore. La sentenza stabilisce la somma mensile da lasciare al debitore per il mantenimento del suo nucleo familiare e nomina un Giudice Delegato e un Liquidatore per gestire il patrimonio.
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Sovraindebitamento: ok al piano senza colpa grave
Una coppia in stato di sovraindebitamento, causato da problemi di salute del figlio e dalla precedente attività imprenditoriale, ha ottenuto l'omologa del piano di ristrutturazione dei debiti. Il Tribunale di Venezia ha ritenuto il piano ammissibile e fattibile, escludendo la colpa grave dei debitori. Il piano prevede il pagamento integrale dei crediti prededucibili e del 25,33% dei crediti chirografari in sette anni.
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