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Esdebitazione

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99 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Esdebitazione: via libera anche con pagamento minimo
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esdebitazione, ovvero la liberazione dai debiti residui, può essere concessa a un socio fallito anche a fronte di un soddisfacimento minimo dei creditori. La Suprema Corte ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva negato il beneficio basandosi sulla percentuale irrisoria (circa il 2%) dei debiti pagati. Secondo la Cassazione, il requisito soggettivo della 'meritevolezza' del debitore prevale su una valutazione puramente matematica. Se il debitore ha agito correttamente e tutti i creditori hanno ricevuto un pagamento, seppur esiguo e non meramente simbolico, l'esdebitazione deve essere concessa, in linea con il principio del 'favor debitoris' e del diritto europeo che mira a garantire una seconda opportunità.
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Esdebitazione: via libera anche con pagamento minimo
Un socio di una società fallita si è visto negare il beneficio dell'esdebitazione perché i creditori erano stati soddisfatti solo in minima parte (circa l'1%). La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la valutazione non può essere puramente matematica. Se il debitore è considerato 'meritevole' e il pagamento non è meramente simbolico, l'esdebitazione deve essere concessa, in linea con il principio del 'fresh start' per l'imprenditore.
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Esdebitazione: quando il 4% è sufficiente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26303/2024, ha concesso il beneficio dell'esdebitazione a un imprenditore fallito. La Corte ha stabilito che un soddisfacimento dei creditori pari al 4,09% non può essere considerato 'affatto irrisorio' e, pertanto, non osta alla liberazione dai debiti residui. La decisione ribalta i precedenti giudizi di merito che avevano negato il beneficio, chiarendo che l'esdebitazione va concessa a meno che i creditori non siano rimasti totalmente insoddisfatti.
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Patteggiamento esdebitazione: la Cassazione fa chiarezza
Un imprenditore, a seguito di un patteggiamento per bancarotta fraudolenta, si è visto negare la richiesta di esdebitazione (liberazione dai debiti) sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non ha ancora deciso il caso nel merito ma ha ritenuto la questione fondamentale. Ha quindi rinviato la causa a una pubblica udienza per approfondire se il patteggiamento esdebitazione sia un binomio possibile, ovvero se una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti possa essere equiparata a una condanna penale che impedisce la concessione del beneficio.
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Esdebitazione: patteggiamento impedisce il perdono?
Un socio illimitatamente responsabile di una società fallita si è visto negare l'esdebitazione a causa di una precedente condanna penale tramite patteggiamento. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione di grande importanza giuridica, rinviando il caso a pubblica udienza per decidere se l'estinzione del reato post-patteggiamento equivalga alla riabilitazione richiesta dalla legge fallimentare per concedere il beneficio.
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Patteggiamento esdebitazione: effetti post-Cartabia
Un socio illimitatamente responsabile di una società fallita si è visto negare il beneficio dell'esdebitazione (la liberazione dai debiti residui) a causa di una precedente sentenza di patteggiamento per bancarotta fraudolenta. La Corte d'Appello aveva confermato tale diniego, equiparando il patteggiamento a una sentenza di condanna. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione, ritenendo necessario un approfondimento in pubblica udienza. La questione centrale riguarda l'impatto della Riforma Cartabia, che ha limitato l'efficacia del patteggiamento nei giudizi civili, e quale normativa applicare al caso specifico. La Corte dovrà quindi chiarire se, alla luce delle nuove norme, il binomio patteggiamento esdebitazione sia ancora un ostacolo insormontabile per il fallito.
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Esdebitazione e patteggiamento: vale come riabilitazione?
La Corte di Cassazione affronta un'importante questione sul rapporto tra esdebitazione e patteggiamento. Il caso riguarda due imprenditori a cui è stata negata la cancellazione dei debiti (esdebitazione) perché un precedente patteggiamento non è stato ritenuto equivalente alla riabilitazione penale. Riconoscendo la complessità e l'importanza della questione, la Corte ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Esdebitazione per meritevolezza: quando è negata
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'esdebitazione a un socio illimitatamente responsabile di una società fallita. La decisione si fonda sulla mancanza del requisito della meritevolezza, a causa di comportamenti non collaborativi tenuti dal socio durante la procedura fallimentare, come aver consentito l'accesso abusivo di terzi all'immobile del fallimento. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, poiché mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta al giudice di legittimità.
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Esdebitazione incapiente: no per debiti da fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30108/2025, ha stabilito un importante principio di diritto in materia di esdebitazione incapiente. Sebbene il ricorso sia stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali, la Corte ha chiarito che un debitore, già dichiarato fallito sotto la vigenza della vecchia legge fallimentare, non può successivamente accedere al beneficio dell'esdebitazione per il sovraindebitato incapiente (art. 283 CCII) per gli stessi debiti derivanti dalla procedura di fallimento. La Corte ha sottolineato che ogni procedura concorsuale ha il suo specifico e non intercambiabile percorso di esdebitazione.
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Liquidazione controllata: via libera dal Tribunale
Il Tribunale di Monza ha aperto la procedura di liquidazione controllata per un imprenditore individuale in stato di sovraindebitamento. La corte ha verificato la sussistenza dei requisiti soggettivi e oggettivi previsti dal Codice della Crisi, nominando un liquidatore e autorizzando il debitore a continuare a utilizzare l'automobile per motivi di lavoro, ritenendola un bene strumentale essenziale.
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Esdebitazione: l’errore di calcolo non la nega
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una Corte d'Appello che negava l'esdebitazione a un imprenditore fallito. La Corte ha riscontrato un errore nel calcolo della percentuale di soddisfacimento dei creditori, sottolineando che non si possono includere nel calcolo i crediti tardivi non ancora accertati. È stato riaffermato il principio del favor debitoris, secondo cui l'esdebitazione può essere negata solo se il soddisfacimento dei creditori è totalmente assente o 'affatto irrisorio', valutazione che spetta al giudice di merito sulla base di calcoli corretti e di un'interpretazione estensiva della norma.
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Esdebitazione: quando il debitore viene liberato
Un debitore, dopo una procedura di liquidazione del patrimonio in cui i creditori sono stati parzialmente soddisfatti, ha richiesto e ottenuto la liberazione da tutti i debiti residui (esdebitazione). Il Tribunale di Brescia ha accolto la richiesta, giudicando il debitore 'meritevole' per la sua condotta collaborativa, l'origine non fraudolenta del debito e il suo impegno nel mantenere un'occupazione. Il decreto sottolinea che anche una soddisfazione non totale dei creditori non impedisce l'esdebitazione se la condotta del debitore è irreprensibile.
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Liquidazione controllata: accesso dopo revoca concordato
Un professionista, a seguito della revoca di un concordato minore, ha richiesto la conversione in liquidazione controllata. Il Tribunale ha respinto l'istanza, ritenendola irregolare. La Corte d'Appello ha riformato la decisione, affermando il diritto del debitore di accedere alla liquidazione controllata come naturale prosecuzione della procedura, in base all'art. 83 CCII, quando la revoca non deriva da frode o inadempimento.
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Piano del consumatore: dilazione pagamenti possibile
Un debitore ha proposto un piano del consumatore che prevedeva un pagamento dilazionato per un creditore ipotecario, il quale si è opposto. Il Tribunale aveva respinto il piano per mancanza di consenso. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che nel piano del consumatore è possibile prevedere una dilazione di pagamento per i crediti prelatizi anche oltre l'anno e senza il consenso del creditore. La valutazione decisiva spetta al giudice, che deve comparare la convenienza del piano rispetto all'alternativa della liquidazione forzata dei beni.
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Esdebitazione legge applicabile: la Cassazione chiarisce
La richiesta di esdebitazione di due coniugi è stata respinta. La Cassazione chiarisce la questione della esdebitazione legge applicabile, stabilendo che per le procedure di liquidazione avviate sotto la vigenza della L. n. 3/2012, continuano ad applicarsi le norme previgenti, anche se la domanda di esdebitazione è presentata dopo l'entrata in vigore del Codice della Crisi. La Corte ha ritenuto irrilevante la distinzione tra colpa grave e colpa semplice, poiché la vecchia normativa negava il beneficio in caso di ricorso colposo e sproporzionato al credito.
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Interesse ad agire: quando il debitore può opporsi?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i limiti dell'impugnazione del piano di riparto da parte del debitore sovraindebitato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché la ricorrente non ha dimostrato di avere un concreto e personale interesse ad agire nel chiedere una diversa allocazione delle somme a favore di un suo creditore. La Corte ha ribadito che, per agire in giudizio, non basta un generico desiderio di correttezza procedurale, ma è necessaria la prova di un'utilità tangibile e diretta per chi propone l'azione.
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Esdebitazione negata per mancata collaborazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare il beneficio dell'esdebitazione a un imprenditore fallito. La ragione principale del diniego non è stata la bassa percentuale di soddisfacimento dei creditori (4,76%), ma la mancata collaborazione del fallito. Quest'ultimo non aveva fornito al curatore informazioni corrette sul valore di una quota societaria, che si è poi rivelata molto più alta a causa di beni immobili non dichiarati. Questo comportamento è stato considerato una violazione del dovere di cooperazione, rendendo inammissibili gli altri motivi del ricorso.
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Compensazione crediti IVA: onere della prova del Fisco
Una società finanziaria, cessionaria di un credito IVA, ha contestato la sospensione di un rimborso da parte dell'Agenzia delle Entrate, che eccepiva una compensazione con debiti pregressi del cedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di contestazione, l'Amministrazione finanziaria ha l'onere di provare pienamente in giudizio l'esistenza dei propri controcrediti, non essendo sufficiente la sola produzione di un estratto di ruolo. Inoltre, ha ribadito che nella compensazione crediti IVA in ambito concorsuale, i crediti e i debiti devono essere omogenei, ovvero entrambi sorti prima o entrambi sorti dopo l'inizio della procedura. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Esdebitazione irrisoria: quando il debito non si cancella
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'esdebitazione a due debitori, poiché la percentuale di pagamento dei creditori (5,6% del totale) è stata giudicata irrisoria. Secondo la Corte, per ottenere la liberazione dai debiti non basta la buona condotta del debitore (meritevolezza), ma è necessario anche un soddisfacimento non puramente simbolico dei creditori. Il caso chiarisce che una percentuale di pagamento troppo bassa, come quella in esame, costituisce un ostacolo oggettivo all'ottenimento del beneficio.
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Esdebitazione: Soddisfazione Irrisoria Blocca Beneficio
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un Tribunale che negava il beneficio dell'esdebitazione a due debitori. Nonostante la loro condotta fosse stata ritenuta meritevole, la percentuale di soddisfacimento dei creditori (5,6% del totale, con i creditori chirografari rimasti a zero) è stata giudicata 'irrisoria'. La Corte ha stabilito che il requisito oggettivo del pagamento, seppur parziale, deve essere sostanziale e non meramente simbolico, rientrando nella valutazione discrezionale del giudice di merito.
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