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Esdebitazione

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99 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Compenso professionale: conta il risultato concreto
La Corte di Cassazione ha confermato la riduzione del compenso professionale spettante a un avvocato per l'assistenza in una procedura di concordato preventivo. Nonostante l'ottenimento dell'omologazione, la società era fallita dopo solo un anno. I giudici hanno stabilito che il compenso professionale può essere parametrato all'utilità concreta dell'opera: se il fallimento interviene prima del consolidamento degli effetti esdebitatori, il risultato professionale non può considerarsi pienamente raggiunto.
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Esdebitazione L. 3/2012: guida alla liberazione
Il Tribunale ha decretato l'esdebitazione L. 3/2012 per un debitore che, al termine della liquidazione dei beni, ha dimostrato meritevolezza e cooperazione. Avendo soddisfatto i creditori in misura non irrisoria (circa il 50%), il giudice ha dichiarato inesigibili i debiti residui.
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Esdebitazione L. 3/2012: come ottenere il beneficio
Il Tribunale di Trieste ha concesso l'esdebitazione L. 3/2012 a una debitrice che, dopo una crisi aziendale e familiare, ha completato con successo la liquidazione del patrimonio. Il giudice ha dichiarato inesigibili i debiti residui, riconoscendo la cooperazione e la meritevolezza del soggetto, nonostante il parziale soddisfacimento dei creditori.
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Esdebitazione del fallito: confermato il beneficio
La Corte d'Appello di Torino ha confermato il beneficio dell'esdebitazione del fallito per un socio di una società dichiarata fallita nel 2016. Nonostante il reclamo di un creditore che contestava l'esiguità del soddisfacimento dei debiti (circa l'8%) e il mancato pagamento dei crediti tributari, i giudici hanno ribadito che non esiste una soglia minima matematica per l'accesso al beneficio, purché il pagamento non sia meramente simbolico e il debitore risulti meritevole.
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Conversione del pignoramento: il termine è perentorio
Una debitrice presentava istanza di conversione del pignoramento sulla sua abitazione principale dopo l'emissione dell'ordinanza di vendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il termine previsto dalla legge per la richiesta di conversione del pignoramento è perentorio e non viola i principi costituzionali. La decisione bilancia il diritto del creditore a ottenere soddisfazione e la necessità di garantire la stabilità e la credibilità delle procedure esecutive, anche a fronte del diritto all'abitazione.
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Esdebitazione legge fallimentare: quale norma si applica?
Due imprenditori, dichiarati falliti sotto la vecchia normativa, hanno richiesto la liberazione dai debiti (esdebitazione) dopo l'entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi. La Corte di Cassazione ha respinto la loro richiesta, stabilendo che la disciplina applicabile è quella della vecchia legge fallimentare, in quanto l'esdebitazione è parte integrante della procedura concorsuale originaria. Di conseguenza, il diritto all'esdebitazione, già perso per decorrenza dei termini sotto la vecchia legge, non può essere riattivato dalla nuova normativa.
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Esdebitazione: quale legge si applica? La Cassazione
Un imprenditore, fallito sotto la vigenza della vecchia legge fallimentare, ha richiesto l'esdebitazione dopo l'entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la procedura di esdebitazione, essendo la fase conclusiva del fallimento, rimane disciplinata dalla legge vigente al momento dell'apertura della procedura concorsuale. Inoltre, la Corte ha confermato che anche i comportamenti tenuti dal debitore prima della dichiarazione di fallimento, se hanno ritardato la liquidazione dell'attivo, sono rilevanti per negare il beneficio della liberazione dai debiti.
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Liquidazione controllata per debiti dell’ex impresa
Il Tribunale di Milano ha aperto una procedura di liquidazione controllata per una debitrice, ex titolare di un'impresa individuale. Nonostante un passivo di oltre 300.000 euro, il tribunale ha ritenuto sussistenti i presupposti, dato che la ricorrente percepisce un reddito da lavoro dipendente e una pensione di reversibilità. La decisione stabilisce che una quota mensile del suo reddito venga destinata al pagamento dei creditori, permettendole di gestire una situazione di sovraindebitamento derivante dalla precedente attività commerciale.
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Esdebitazione: quale legge si applica? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che per una richiesta di esdebitazione presentata dopo l'entrata in vigore del Codice della Crisi, ma relativa a un fallimento dichiarato sotto la precedente legge fallimentare, si applica la vecchia normativa. L'esdebitazione non è un istituto autonomo, ma la fase conclusiva della procedura concorsuale. Pertanto, la richiesta del debitore è stata respinta perché, secondo la vecchia legge, era necessario un soddisfacimento almeno parziale dei creditori, requisito non previsto dalla nuova disciplina ma essenziale nel caso di specie, dove l'attivo era servito solo a pagare le spese di procedura.
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Esdebitazione: Legge applicabile e requisiti
Una debitrice, la cui procedura di liquidazione dei beni era iniziata sotto la vigenza della Legge 3/2012, si è vista negare la richiesta di esdebitazione. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la legge applicabile è quella in vigore all'inizio della procedura principale, la quale richiede il soddisfacimento almeno parziale dei creditori. Nel caso di specie, un pagamento del 3% del debito tributario è stato ritenuto insufficiente, e sono stati valutati negativamente anche precedenti atti di disposizione patrimoniale della debitrice.
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Compensazione crediti erariali: prova e limiti
Una società finanziaria, cessionaria di un credito IVA maturato da società in procedura concorsuale, ne chiedeva il rimborso. L'Amministrazione finanziaria si opponeva, eccependo in compensazione propri crediti erariali. La Corte di Cassazione ha stabilito che la compensazione crediti erariali è ammissibile anche in questo contesto, ma l'Erario ha l'onere di fornire in giudizio la prova piena ed effettiva dei propri crediti, non essendo sufficiente la mera produzione di un estratto di ruolo.
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Esdebitazione: quando il pagamento è sufficiente?
Un'imprenditrice fallita si è vista negare il beneficio dell'esdebitazione poiché il soddisfacimento dei creditori (9,56% complessivo) è stato giudicato 'irrisorio'. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che per l'esdebitazione è sufficiente un pagamento parziale non simbolico a una parte dei creditori. Un pagamento del 44% ai creditori ipotecari non è affatto irrisorio e non osta alla concessione del beneficio.
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Esdebitazione: affidamento in prova vale riabilitazione?
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rimesso alla pubblica udienza la questione sull'esdebitazione di un imprenditore fallito. Il nodo da sciogliere è se l'esito positivo dell'affidamento in prova ai servizi sociali possa considerarsi equipollente alla riabilitazione, requisito previsto dalla legge fallimentare per la cancellazione dei debiti.
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Esdebitazione: quando il pagamento è sufficiente?
La Corte di Cassazione ha analizzato il concetto di pagamento 'irrisorio' ai fini della concessione dell'esdebitazione. Un imprenditore si era visto negare il beneficio perché aveva soddisfatto i creditori solo per il 3,53% del totale. La Suprema Corte ha annullato la decisione, stabilendo che una tale percentuale, sebbene bassa, non può essere definita 'affatto irrisoria' e quindi non osta alla liberazione dai debiti residui, promuovendo un'interpretazione a favore del debitore.
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Esdebitazione: quando il pagamento è irrisorio?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per concedere l'esdebitazione al fallito, il giudice non deve basarsi unicamente sulle basse percentuali di soddisfacimento dei creditori. La valutazione del requisito del "pagamento parziale" deve essere complessiva, considerando tutte le risultanze della procedura, la condotta del debitore e il principio del "favor debitoris". Nel caso specifico, pur a fronte di percentuali di pagamento irrisorie per alcune classi di creditori, la Corte ha concesso il beneficio poiché era stata distribuita una somma non meramente simbolica e il debitore era stato ritenuto meritevole, accogliendo così il principio del "fresh start" promosso dalla normativa europea.
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Esdebitazione: quando il pagamento parziale basta
Un socio illimitatamente responsabile di una società fallita si è visto negare l'esdebitazione dai giudici di merito, i quali hanno ritenuto irrisorio il soddisfacimento dei creditori. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che la valutazione per la concessione dell'esdebitazione non può limitarsi a un mero calcolo percentuale, ma deve fondarsi su un apprezzamento complessivo che consideri tutte le risultanze della procedura, l'importo totale distribuito e la condotta non colpevole del debitore, in linea con il principio del 'favor debitoris' e l'obiettivo di consentire un nuovo inizio ('fresh start').
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Esdebitazione: non basta un calcolo matematico
Un socio illimitatamente responsabile di una società fallita si è visto negare il beneficio dell'esdebitazione dalla Corte d'Appello, a causa della bassissima percentuale (3,97%) di soddisfacimento dei creditori. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il diniego dell'esdebitazione non può fondarsi su un mero calcolo matematico. Il giudice di merito deve invece compiere una valutazione più ampia e complessa, considerando tutte le risultanze della procedura, la condotta del debitore e il principio del "favor debitoris", finalizzato a garantire un "fresh start" all'imprenditore onesto ma sfortunato.
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Esdebitazione e riabilitazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in tema di esdebitazione e riabilitazione. Se un imprenditore fallito ottiene la riabilitazione penale per reati come la bancarotta, la sua condotta non può essere nuovamente valutata per negargli il beneficio della liberazione dai debiti. Secondo la Corte, le cause ostative previste dalla legge fallimentare sono alternative: una volta superato l'ostacolo penale tramite la riabilitazione, il giudice non può riconsiderare gli stessi fatti sotto un'altra luce per negare l'esdebitazione, garantendo così il diritto a una 'seconda possibilità'.
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Esdebitazione: quando il pagamento parziale è sufficiente
La Corte di Cassazione ha stabilito che per concedere il beneficio dell'esdebitazione non è decisiva la percentuale di soddisfacimento dei creditori. Un socio di una società fallita si era visto negare la liberazione dai debiti perché aveva pagato solo il 5,1% dei creditori privilegiati. La Suprema Corte ha annullato la decisione, affermando che l'esdebitazione può essere negata solo se il pagamento è 'affatto irrisorio', cioè del tutto insignificante, e non basandosi su una mera valutazione matematica. La decisione si fonda sul principio del 'favor debitoris', volto a garantire al fallito una 'seconda chance'.
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Esdebitazione: non basta la bassa percentuale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27565/2024, ha stabilito che la concessione dell'esdebitazione a un imprenditore fallito non può essere negata basandosi unicamente su una percentuale di soddisfacimento dei creditori ritenuta 'irrisoria' (nella specie, inferiore all'1%). La valutazione del giudice deve essere complessiva e non meramente matematica, tenendo conto di tutte le circostanze del caso e del principio del 'favor debitoris'. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva respinto l'istanza di una socia fallita, poiché non aveva considerato correttamente né la sua quota di proprietà dei beni venduti prima del fallimento, né la natura e l'entità dei pagamenti effettivamente eseguiti.
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