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Art. 142 Legge Fallimentare

11 provvedimenti

Esdebitazione del fallito: Cassazione apre anche con illeciti
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un socio di una società fallita a cui era stata negata l'esdebitazione. I giudici di merito avevano basato il diniego su vecchi illeciti fiscali e sul pagamento irrisorio dei creditori. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale sull'esdebitazione del fallito: le cause ostative sono solo quelle tassativamente previste dalla legge. Vecchi illeciti fiscali, non rientranti nei reati fallimentari specifici, non bastano a negare il beneficio. Inoltre, il criterio del pagamento 'irrisorio' deve essere valutato in modo più approfondito, non limitandosi al solo importo finale distribuito. La Corte ha quindi rinviato il caso per un nuovo esame.
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Esdebitazione Socio Fallito: Vecchi Illeciti Fiscali non Bastano
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione che negava la liberazione dai debiti a un imprenditore. I giudici di merito avevano respinto la richiesta a causa di vecchi illeciti fiscali e del pagamento irrisorio ai creditori. La Cassazione ha chiarito che le cause che impediscono l'esdebitazione del socio fallito sono elencate in modo tassativo dalla legge e non includono qualsiasi condotta passata. Inoltre, ha stabilito che la valutazione del 'pagamento irrisorio' deve essere più approfondita, considerando l'intero valore dei beni e non solo la somma finale distribuita. La causa torna alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Diniego esdebitazione: vende casa al figlio, debiti non perdonati
La Corte di Cassazione conferma il diniego esdebitazione a un'imprenditrice fallita. La decisione si basa su gravi comportamenti tenuti dalla donna prima e durante la procedura: mancata consegna di tutta la documentazione contabile, prelievi di cassa non tracciati per oltre 144.000 euro e la vendita dell'unico immobile di proprietà al figlio poco prima del fallimento. Secondo i giudici, queste azioni dimostrano una chiara mancanza di 'meritevolezza', un requisito essenziale per ottenere la cancellazione dei debiti. La condotta non trasparente, finalizzata a sottrarre risorse ai creditori, è stata ritenuta sufficiente per negare il beneficio, a prescindere da altre valutazioni.
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Esdebitazione: Legge applicabile e requisiti
Una debitrice, la cui procedura di liquidazione dei beni era iniziata sotto la vigenza della Legge 3/2012, si è vista negare la richiesta di esdebitazione. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la legge applicabile è quella in vigore all'inizio della procedura principale, la quale richiede il soddisfacimento almeno parziale dei creditori. Nel caso di specie, un pagamento del 3% del debito tributario è stato ritenuto insufficiente, e sono stati valutati negativamente anche precedenti atti di disposizione patrimoniale della debitrice.
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Esdebitazione: quando il pagamento è sufficiente?
Un'imprenditrice fallita si è vista negare il beneficio dell'esdebitazione poiché il soddisfacimento dei creditori (9,56% complessivo) è stato giudicato 'irrisorio'. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che per l'esdebitazione è sufficiente un pagamento parziale non simbolico a una parte dei creditori. Un pagamento del 44% ai creditori ipotecari non è affatto irrisorio e non osta alla concessione del beneficio.
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Esdebitazione: quando il pagamento è sufficiente?
La Corte di Cassazione ha analizzato il concetto di pagamento 'irrisorio' ai fini della concessione dell'esdebitazione. Un imprenditore si era visto negare il beneficio perché aveva soddisfatto i creditori solo per il 3,53% del totale. La Suprema Corte ha annullato la decisione, stabilendo che una tale percentuale, sebbene bassa, non può essere definita 'affatto irrisoria' e quindi non osta alla liberazione dai debiti residui, promuovendo un'interpretazione a favore del debitore.
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Esdebitazione: quando il pagamento parziale è sufficiente
La Corte di Cassazione ha stabilito che per concedere il beneficio dell'esdebitazione non è decisiva la percentuale di soddisfacimento dei creditori. Un socio di una società fallita si era visto negare la liberazione dai debiti perché aveva pagato solo il 5,1% dei creditori privilegiati. La Suprema Corte ha annullato la decisione, affermando che l'esdebitazione può essere negata solo se il pagamento è 'affatto irrisorio', cioè del tutto insignificante, e non basandosi su una mera valutazione matematica. La decisione si fonda sul principio del 'favor debitoris', volto a garantire al fallito una 'seconda chance'.
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Esdebitazione: via libera anche con pagamento minimo
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esdebitazione, ovvero la liberazione dai debiti residui, può essere concessa a un socio fallito anche a fronte di un soddisfacimento minimo dei creditori. La Suprema Corte ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva negato il beneficio basandosi sulla percentuale irrisoria (circa il 2%) dei debiti pagati. Secondo la Cassazione, il requisito soggettivo della 'meritevolezza' del debitore prevale su una valutazione puramente matematica. Se il debitore ha agito correttamente e tutti i creditori hanno ricevuto un pagamento, seppur esiguo e non meramente simbolico, l'esdebitazione deve essere concessa, in linea con il principio del 'favor debitoris' e del diritto europeo che mira a garantire una seconda opportunità.
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Esdebitazione: l’errore di calcolo non la nega
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una Corte d'Appello che negava l'esdebitazione a un imprenditore fallito. La Corte ha riscontrato un errore nel calcolo della percentuale di soddisfacimento dei creditori, sottolineando che non si possono includere nel calcolo i crediti tardivi non ancora accertati. È stato riaffermato il principio del favor debitoris, secondo cui l'esdebitazione può essere negata solo se il soddisfacimento dei creditori è totalmente assente o 'affatto irrisorio', valutazione che spetta al giudice di merito sulla base di calcoli corretti e di un'interpretazione estensiva della norma.
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Esdebitazione negata: la condotta osta al beneficio
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che negava l'esdebitazione a due soci di una società fallita. L'esdebitazione negata è stata motivata dalla loro condotta non collaborativa con gli organi della procedura, da atti distrattivi del patrimonio e dalla presenza di condanne penali. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Patteggiamento esdebitazione: stop alla cancellazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un imprenditore fallito non può ottenere l'esdebitazione (la liberazione dai debiti residui) se ha precedentemente definito la sua posizione penale per bancarotta fraudolenta con una sentenza di patteggiamento. La Corte ha chiarito che, ai fini della legge fallimentare, il patteggiamento è equiparato a una sentenza di condanna e costituisce un ostacolo insormontabile per accedere al beneficio, a meno che non intervenga la riabilitazione. Questa decisione conferma che il nesso tra patteggiamento esdebitazione è negativo per il debitore.
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