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Disegno Criminoso — Anno 2025

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395 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Continuazione reati associativi: quando è esclusa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della continuazione reati associativi tra il delitto di associazione mafiosa e vari reati-fine (estorsioni, minacce). La Corte ha stabilito che la mera appartenenza a un clan e la finalità di rafforzarlo non sono sufficienti se i reati specifici non erano stati programmati fin dall'inizio, ma sono sorti da circostanze occasionali e contingenti.
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Disegno Criminoso: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del disegno criminoso tra più reati. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso un progetto unitario basandosi su elementi come la distanza temporale tra i fatti, la natura estemporanea di alcuni reati e l'assenza di un legame teleologico, configurando piuttosto una generica propensione a delinquere.
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Reato continuato: onere della prova e disegno criminoso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 20759/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso volto a ottenere l'applicazione del reato continuato. La Corte ha ribadito che non è sufficiente produrre le sentenze di condanna, ma è onere del richiedente allegare elementi specifici e concreti che dimostrino un'unica programmazione criminosa. L'eterogeneità dei delitti e la distanza temporale sono stati considerati indici contrari all'esistenza di un medesimo disegno.
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Continuazione tra reati: quando non è applicabile
Un soggetto condannato per vari reati, tra cui traffico di stupefacenti e violenza a pubblico ufficiale, ha richiesto l'applicazione della continuazione tra reati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione del tribunale. La Corte ha stabilito che non sussiste un unico disegno criminoso quando alcuni reati sono eterogenei e commessi in modo occasionale, come reazione a eventi imprevisti, anziché essere parte di un piano originario. La decisione sottolinea che la continuazione tra reati richiede una programmazione iniziale che abbracci, almeno nelle linee generali, tutti gli illeciti.
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Continuazione tra reati: il disegno criminoso unico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati per i delitti di evasione e violenza privata, oltre a quello di associazione mafiosa. La Corte ha confermato la decisione di merito, ritenendo che tali reati fossero di natura occasionale e personale, privi del necessario 'disegno criminoso unitario' che li avrebbe potuti collegare al reato associativo, rendendo così impossibile il riconoscimento di un trattamento sanzionatorio più favorevole.
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Continuazione tra reati: no con 8 anni di distanza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati commessi a otto anni di distanza. Secondo la Corte, un così lungo lasso di tempo è incompatibile con un medesimo disegno criminoso, rivelando piuttosto una generica tendenza a delinquere che si manifesta occasionalmente.
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Continuazione tra reati: no se c’è solo recidiva
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di applicazione della continuazione tra reati per due episodi di spaccio commessi a distanza di oltre un anno. La Corte ha stabilito che un lungo intervallo temporale, interrotto da un periodo di detenzione, e le diverse modalità esecutive dimostrano una mera inclinazione a delinquere e non un unico disegno criminoso, presupposto essenziale per il riconoscimento del beneficio.
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Disegno criminoso: quando non si applica la continuazione
Un soggetto si vede negare l'applicazione della continuazione tra due reati di ricettazione e detenzione d'armi, commessi a distanza di mesi. La Corte di Cassazione, confermando la decisione, chiarisce che la diversità dei beni, le differenti modalità esecutive e la distanza temporale escludono l'esistenza di un unico disegno criminoso, distinguendolo dalla mera inclinazione a delinquere.
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Disegno criminoso: la Cassazione chiarisce i limiti
Un professionista ha impugnato una decisione che negava il riconoscimento di un disegno criminoso per diverse condanne. Sosteneva che l'uso delle sue competenze professionali fosse l'elemento unificante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'uso della stessa professione non è sufficiente a dimostrare un unico piano criminale, soprattutto in presenza di reati eterogenei. La Corte ha quindi confermato la valutazione del giudice precedente, che aveva riscontrato una pianificazione separata per ogni illecito.
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Reato continuato e patteggiamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante l'applicazione del reato continuato a due sentenze di patteggiamento. La richiesta era stata già rigettata in precedenza e riproposta citando una norma specifica (art. 188 disp. att. c.p.p.). La Corte ha stabilito che, essendo la sostanza della richiesta identica, la seconda istanza costituisce una mera riproposizione inammissibile, poiché il presupposto del 'medesimo disegno criminoso' è lo stesso per entrambe le norme.
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Reato continuato: i requisiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo condannato per rapina, furti aggravati e tentato furto con tre sentenze distinte, il quale chiedeva il riconoscimento del reato continuato. La Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che per l'applicazione di tale istituto non è sufficiente la generica finalità di lucro o la natura simile dei reati. È indispensabile provare l'esistenza di un 'medesimo disegno criminoso', ovvero un piano unitario e preordinato fin dalla commissione del primo reato. Nel caso di specie, le diverse modalità esecutive, l'ampio lasso temporale e i periodi di detenzione intermedi hanno escluso tale programmazione, configurando i crimini come episodi distinti e frutto di determinazioni estemporanee.
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Reato continuato: no se i reati sono distanti nel tempo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione del reato continuato per undici condanne relative a reati commessi in un arco di 28 anni. La Corte ha stabilito che un intervallo temporale così vasto e la diversità dei crimini non sono compatibili con un unico disegno criminoso, ma denotano piuttosto uno stile di vita delinquenziale, escludendo così il trattamento sanzionatorio più favorevole.
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Reato continuato: quando non si applica per la droga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione del reato continuato per diversi episodi di spaccio e associazione a delinquere. Secondo la Corte, per ottenere tale beneficio non è sufficiente una generica tendenza a delinquere, ma è necessaria la prova di un unico disegno criminoso, programmato sin dall'inizio almeno nelle sue linee essenziali. Nel caso specifico, l'ampio arco temporale e le modalità esecutive dei reati indicavano una serie di decisioni autonome, non un piano unitario, escludendo così l'applicazione del trattamento sanzionatorio più favorevole.
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Continuazione tra reati: Cassazione rigetta ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati giudicati con tre sentenze definitive, tra cui associazione di tipo mafioso, estorsione e porto d'armi. La Corte ha stabilito che, per applicare la disciplina del reato continuato, non è sufficiente che i reati rientrino nell'attività di un sodalizio criminale, ma è necessario dimostrare che fossero parte di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio, e non il frutto di decisioni estemporanee o occasionali.
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Disegno criminoso: quando si applica il reato continuato
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato. La Corte ha chiarito che per riconoscere un unico disegno criminoso non basta la vicinanza temporale o un generico contesto criminale, ma serve una programmazione unitaria iniziale. Nel caso di specie, la tentata estorsione e lo spaccio di droga sono stati ritenuti frutto di decisioni separate e contingenti.
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Reato continuato: quando si applica la disciplina?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che riconosceva il reato continuato tra truffa e spendita di monete false commessi a più di un anno di distanza. Secondo la Corte, un notevole lasso temporale e la diversità dei beni giuridici tutelati sono indici che escludono l'unicità del disegno criminoso, elemento essenziale per l'applicazione della disciplina di favore del reato continuato.
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Reato continuato: la tossicodipendenza non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per una serie di delitti commessi a distanza di anni, motivandoli con la sua tossicodipendenza. La Corte ha ribadito che, per configurare il reato continuato, è necessaria la prova di un unico e preordinato disegno criminoso, concepito prima del primo reato, e che lo stato di tossicodipendenza, pur essendo un elemento da valutare, non è di per sé sufficiente a dimostrarlo, specialmente in presenza di un notevole lasso temporale tra i fatti.
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Disegno criminoso: la Cassazione nega la continuazione
Un individuo, condannato per due distinti reati di riciclaggio di veicoli, ha richiesto il riconoscimento del reato continuato basandosi su un presunto unico disegno criminoso motivato dal suo stato di indigenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la condizione di bisogno economico o una generica tendenza a delinquere non sono sufficienti a dimostrare un disegno criminoso. Per l'applicazione del reato continuato, è necessario provare che i diversi reati fossero stati programmati, almeno nelle linee generali, fin dall'inizio come parte di un unico piano.
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Continuazione tra reati: quando si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati per illeciti commessi a otto anni di distanza. La sentenza ribadisce che per applicare questo beneficio non basta una generica propensione al crimine, ma serve la prova concreta di un unico e preordinato disegno criminoso che leghi le diverse condotte. La notevole distanza temporale tra i fatti è stato un elemento decisivo per escludere tale programma unitario.
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Continuazione tra reati: quando non si applica
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati. La Corte ha ribadito che, per ottenere il beneficio, non è sufficiente dimostrare una generica tendenza a delinquere, ma è necessaria la prova di un unico e preordinato disegno criminoso che leghi tutte le condotte illecite. L'assenza di tale prova ha portato alla conferma della decisione del GIP e alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese.
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