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Disegno Criminoso — Anno 2025

395 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Reato continuato esecuzione: motivazione carente annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava l'applicazione del reato continuato in fase di esecuzione. La decisione è stata motivata dalla carenza e genericità delle argomentazioni del giudice di merito, il quale non ha analizzato in concreto gli indici sintomatici del disegno criminoso, né ha valutato adeguatamente l'incidenza dello stato di tossicodipendenza del condannato. La Suprema Corte ha ribadito la necessità di una motivazione specifica e non basata su formule di stile.
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Competenza territoriale truffa: il luogo del primo profitto
La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di truffe caratterizzate da molteplici pagamenti, la competenza territoriale truffa si determina nel luogo in cui l'agente ha percepito il primo ingiusto profitto, e non dove la vittima ha effettuato l'ultimo pagamento. La Corte ha distinto tra un reato unico a consumazione prolungata e una pluralità di reati unificati dal medesimo disegno criminoso, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano qualificato il caso come molteplici episodi di truffa.
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Reato continuato: quando si applica? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diversi delitti commessi tra il 2016 e il 2021. La Corte ha stabilito che un notevole lasso di tempo tra i fatti, unito alla diversità dei reati, interrompe la presunzione di un unico disegno criminoso. Secondo i giudici, la condizione di dipendenza da sostanze stupefacenti non è di per sé sufficiente a dimostrare quella programmazione unitaria iniziale richiesta per l'applicazione del più favorevole trattamento sanzionatorio previsto per il reato continuato.
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Reato continuato e tossicodipendenza: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza 41512/2025, ha annullato un'ordinanza che negava il reato continuato a un condannato, senza valutare la sua tossicodipendenza. Secondo la Corte, se la dipendenza è specificamente allegata, il giudice dell'esecuzione ha l'obbligo di motivare sulla sua influenza nel disegno criminoso unitario, specialmente per reati finalizzati a procurarsi i mezzi per la droga.
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Continuazione reato: quando è esclusa dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un Tribunale che negava il riconoscimento della continuazione reato tra più illeciti legati agli stupefacenti. La Suprema Corte ha ritenuto corretto escludere l'unicità del disegno criminoso a causa della notevole distanza temporale (circa sei anni) e della diversità dei luoghi in cui i reati erano stati commessi, considerandoli episodi distinti e non parte di un piano unitario iniziale.
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Reato continuato: tossicodipendenza non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41599/2025, ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra due episodi di spaccio di stupefacenti, commessi a distanza di anni e separati da un periodo di detenzione. La Corte ha stabilito che lo stato di tossicodipendenza, da solo, non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un 'medesimo disegno criminoso', specialmente in assenza di altri indicatori concreti che provino una programmazione unitaria dei delitti.
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Condotta unitaria stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La difesa sosteneva che più cessioni ravvicinate nel tempo costituissero una condotta unitaria stupefacenti. La Corte ha invece confermato che si tratta di più reati distinti, seppur legati da un unico disegno criminoso, data la diversità degli acquirenti e dei quantitativi venduti.
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Reato continuato: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava il riconoscimento del reato continuato. La Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione, nel valutare se più crimini facciano parte di un unico disegno criminoso, non può ignorare una precedente decisione che già riconosceva tale legame per altri reati, a meno di fornire una motivazione specifica e rafforzata, superando la semplice considerazione della distanza temporale tra i fatti.
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Disegno criminoso: Cassazione annulla per vizi
Un uomo condannato per quattro truffe chiede l'unificazione delle pene in virtù di un unico disegno criminoso. Il Tribunale rigetta la richiesta ma la Cassazione annulla la decisione. I giudici supremi hanno riscontrato errori di fatto e una motivazione insufficiente, ribadendo che per provare il disegno criminoso bastano indici significativi come la vicinanza temporale e l'identico modus operandi.
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Disegno criminoso: no a reato continuato per furti
La Corte di Cassazione ha negato l'applicazione dell'istituto del reato continuato a una serie di furti. La sentenza chiarisce che la reiterazione di illeciti simili, anche contro la stessa vittima, non configura automaticamente un unico disegno criminoso, ma può essere indice di un'abitualità a delinquere, che non beneficia di un trattamento sanzionatorio più mite.
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Disegno criminoso: quando non c’è continuazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41403/2025, ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra un delitto di spaccio e due truffe. La Corte ha stabilito che per configurare un unico disegno criminoso non è sufficiente addurre uno stato di difficoltà economica o di tossicodipendenza. È necessaria la prova di un programma unitario e deliberato fin dall'origine, che qui mancava data la diversità dei reati, il lasso temporale e le differenti modalità esecutive.
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Reato continuato: quando si applica il vincolo?
Un soggetto, condannato per estorsione e per danneggiamento aggravato, entrambi con l'aggravante del metodo mafioso, ha richiesto l'unificazione delle pene in virtù del reato continuato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la comunanza del metodo mafioso e la prossimità temporale non sono sufficienti a dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso, il quale deve essere programmato in modo specifico sin dall'inizio.
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Reato continuato: l’arresto non basta a escluderlo
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava il riconoscimento del reato continuato tra più delitti di evasione e furto. Il giudice di merito aveva escluso l'unicità del disegno criminoso basandosi sul lasso di tempo tra i reati e sugli arresti in flagranza. La Cassazione ha ritenuto tale motivazione insufficiente e apodittica, sottolineando che l'arresto non interrompe di per sé il disegno criminoso e che il giudice avrebbe dovuto considerare una precedente valutazione favorevole al riconoscimento della continuazione, fornendo ragioni specifiche per discostarsene. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Continuazione tra reati: no se manca un piano unico
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati di spaccio ed estorsione. La Suprema Corte ha confermato che per applicare l'istituto della continuazione tra reati è necessaria la prova di un unico disegno criminoso, deliberato in anticipo. In questo caso, la notevole distanza temporale tra i fatti, la diversa tipologia di stupefacenti e la natura imprevedibile dell'estorsione hanno escluso la possibilità di un programma unitario, portando al rigetto della richiesta.
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Particolare tenuità del fatto: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione dagli arresti domiciliari, a cui era stata negata la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Nonostante si trattasse di un singolo episodio, la Corte ha ritenuto corretta la valutazione dei giudici di merito, che hanno escluso la tenuità in ragione della grave modalità della condotta, indice di una totale indifferenza verso le prescrizioni dell'autorità giudiziaria.
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Proprietà transitiva continuazione: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di una Corte d'Appello, affermando il principio della proprietà transitiva continuazione. Se un reato A è legato in continuazione al reato B, e B è legato a C, allora anche A e C sono uniti dallo stesso disegno criminoso. La decisione evidenzia come il riconoscimento parziale della continuazione tra gruppi di reati imponga di estenderla all'intera serie, portando all'annullamento con rinvio per una nuova valutazione.
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Continuazione reato: il ricorso del PM è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Procuratore della Repubblica avverso un'ordinanza che riconosceva la continuazione reato tra due violazioni. La decisione si fonda sulla constatazione che il ricorso era basato su un presupposto di fatto errato, ovvero sulla presunta diversa natura dei reati unificati, smentita dagli atti processuali.
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Continuazione reati bancarotta: la decisione Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito che negava il riconoscimento della continuazione tra reati di bancarotta. La Corte ha stabilito che, per valutare la continuazione reati bancarotta, il giudice deve considerare il momento in cui sono state commesse le condotte illecite, non le date formali delle dichiarazioni di fallimento. Il caso riguardava un amministratore condannato per la bancarotta fraudolenta di due società distinte, fallite a dieci anni di distanza. La Cassazione ha ritenuto errata la decisione di appello basata solo sulla distanza temporale dei fallimenti, ordinando un nuovo esame che tenga conto di tutti gli indizi di un possibile disegno criminoso unitario.
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Continuazione esterna: quando è esclusa dalla Corte
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante il mancato riconoscimento della continuazione esterna. La Corte ha confermato la decisione di merito, escludendo l'esistenza di un unico disegno criminoso tra reati commessi a mesi di distanza in circostanze occasionali e non preventivabili. Il ricorso è stato ritenuto una mera riproposizione di censure già respinte.
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Disegno criminoso: quando non si applica la continuazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato per associazione mafiosa che chiedeva l'applicazione del 'disegno criminoso' tra due sentenze. La Corte ha stabilito che un notevole lasso di tempo e un radicale cambiamento nella struttura e leadership del clan mafioso interrompono l'unicità del piano criminale, impedendo così il riconoscimento della continuazione tra i reati.
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